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	<title>La Piccola Via &#187; Angolo dei Costruttori di Speranza</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>Salviamo Asia Bibi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 00:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo dei Costruttori di Speranza]]></category>
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		<description><![CDATA[La condanna a morte per blasfemia della contadina cristiana del Punjab riporta alla ribalta la precarietà delle minoranze religiose in Pakistan. Vittime di discriminazioni e violenze. I politici della prim’ora speravano che il Pakistan rimanesse a lungo un Paese tollerante, come loro l’avevano plasmato, a maggioranza musulmana, sì, certo, ma capace di garantire pari dignità anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1149" class="wp-caption alignleft" style="width: 274px"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Asia_Bibi_thumb3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1149" title="Asia_Bibi_thumb" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Asia_Bibi_thumb3-264x300.jpg" alt="Asia bibi" width="264" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Salvate Asia Bibi</p></div>
<h2>La condanna a morte per blasfemia della contadina cristiana del Punjab riporta alla ribalta la precarietà delle minoranze religiose in Pakistan. Vittime di discriminazioni e violenze.</h2>
<p><strong>I politici della prim’ora speravano che il Pakistan rimanesse a lungo un Paese tollerante, come loro l’avevano plasmato, a maggioranza musulmana, sì, certo, ma capace di garantire pari dignità anche a chi non aderisce ai principi dell’islam</strong>. L’11 agosto 1947, nel suo discorso davanti alla prima Assemblea costituente, <strong>Ali Jinnah</strong>, il principale tra i padri fondatori, affermò: «Voi siete liberi; siete liberi di frequentare i vostri templi, siete liberi di andare nelle vostre moschee o in qualsiasi altro luogo di culto dello Stato del Pakistan. Voi potete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo,  questo non ha nulla a che vedere con gli affari dello Stato… Vogliamo partire da questo principio fondamentale: che siamo tutti cittadini e cittadini con pari diritti».</p>
<p>Con il passar del tempo, però, la<strong> “terra dei puri” (questo significa in urdu la parola Pakistan)  ha invece imboccato una via diversa.</strong> In special modo negli anni ’70 e ’80 ha incoraggiato le frange più radicali dell’islam politico. Storicamente, i passi più importanti verso l’islamizzazione del Paese sono stati presi dal presidente <strong>Zia-ul Haq</strong> (in carica dal 1977 al 1988), il quale ha introdotto una serie di leggi, tra cui quella contro la blasfemia entrata in vigore nel 1986. Più del dilagante terrorismo legato ai talebani, i cristiani si sentono minacciati da queste norme.</p>
<p><strong>«La situazione è peggiorata», ammette monsignor Anthony Rufin, vescovo di Islamabad e Rawalpindi, alla guida di una diocesi grande quanto metà Italia, in cui vive una comunità di 180 mila cattolici che fanno capo a 19 parrocchie</strong> e mandano avanti 82 istituti scolastici e formativi di vario grado nonché 28 centri caritativi o di impegno sociale. Da un anno, monsignor Rufin è inoltre il segretario della Conferenza episcopale pakistana. «La recrudescenza della violenza estremista spaventa, anche se non penso che il Pakistan diventerà per i cristiani un nuovo Irak», afferma monsignor Rufin. «I terroristi colpiscono moschee, caserme e commissariati. Il vero problema, per noi, esigua minoranza (i cristiani, cattolici e protestanti, sono in tutto 2,8 milioni su una popolazione di 171 milioni di abitanti, <em>ndr.</em>)  è piuttosto rappresentato dalla legge sulla blasfemia in vigore dal 1986 e dal suo uso distorto: specialmente nelle campagne c’è chi ne approfitta per saldare conti personali».</p>
<p><strong>Asia Bibi e la sua storia rappresentano un esempio. L’ultimo, in ordine di tempo. Il più drammatico. Asia Bibi è una contadina di 45 anni, sposata con il cinquantunenne Ashiq Masih, ha cinque  figli, tra cui Esha, 10 anni, disabile. È cristiana. Protestante</strong>. L’hanno accusata di aver parlato male di Maometto e tanto è bastato per farla condannare a morte.  Il 7 novembre scorso, un tribunale del distretto di Nankana, nella regione pachistana del Punjab, circa 75 chilometri a ovest di Lahore, ha emesso la dura sentenza, da eseguirsi tramite impiccagione.</p>
<p><strong>I fatti risalgono al giugno 2009. Fa caldo. Alla donna, che lavora in un’azienda agricola,  viene chiesto di portare dell’acqua alle sue colleghe. Ma un gruppo di loro, musulmane, trova da ridire: Asia Bibi non prega Allah, non segue il Corano, lasci perdere perché è destinata a rendere impuri sia il recipiente che l’acqua.</strong> Ne nasce un vivace botta e risposta. Le donne musulmane cercano di convincere Asia ad abiurare il cristianesimo e a convertirsi all’Islam. Bibi tiene il punto, spiega che Gesù Cristo è morto sulla croce per redimere i peccati di tutta l’umanità e chiede: «Cos’ha fatto per voi Maometto?».</p>
<p><strong>Alcuni giorni dopo le donne islamiche vanno dall’imam locale, la cui moglie fa parte del gruppo, accusando Asia Bibi di aver offeso il profeta Maometto; l’imam  si reca dalla polizia che apre un’inchiesta.</strong> Asia Bibi è  arrestata nel villaggio di Ittanwalai,   accusata di aver violato la legge 295c (quella, appunto, sulla blasfemia), che non prevede – per chi accusa – l’onere di provare ciò che dice e che contempla nei casi estremi  la condanna a morte. La sentenza, emessa più di un anno dopo, è pronunciata dal giudice Naveed Iqbal che esclude «totalmente» la possibilità che Asia Bibi sia accusata ingiustamente e dice che «non esistono circostanze attenuanti» per lei.</p>
<p><strong>Il 9 novembre la storia di Asia viene raccontata dal quotidiano inglese The Telegraph. In Italia, il caso è seguito dalle agenzie di stampa Fides e Asianews. L’11 novembre, a Islamabad, i giornalisti italiani al seguito del titolare della Farnesina, pongono domande specifiche sulla vicenda </strong>durante la conferenza stampa congiunta dei ministri degli Esteri Makhdoom Shah Mahmood Qureshi e Franco Frattini (che nel suo intervento , a dire il vero, s’è già espresso con fermezza contro la legge sulla blasfemia e sui suoi abusi). Poche ore dopo, sempre l’11 novembre, si torna a parlare di Asia Bibi al termine del colloquio tra il ministro Frattini e il ministro pachistano delle minoranze, Shahbaz Bhatti, cattolico dichiarato, che indica un primo, possibile appiglio: contro la sentenza è stato presentato un ricorso in appello, e c’è da credere che l’Alta Corte non confermi la condanna a morte, anzi.</p>
<p><strong>Con il passare dei giorni la mobilitazione cresce, e diventa capillare. In Pakistan, gruppi in difesa delle minoranze e attivisti per i diritti umani si muovono per chiedere la cancellazione della legge sulla blasfemia perché essa è sfruttata per consumare vendette private o come vile scorciatoia per espropriare beni dei cristiani, incoraggiando in ogni caso l’estremismo islamico.</strong> Ali Dayan Hasan, della sezione pachistana di Human Rights Watch afferma senza mezzi termini ad Asianews: «La legge sulla blasfemia è assolutamente oscena e va rifiutata in blocco. Essa è utilizzata soprattutto contro gruppi vulnerabili che soffrono discriminazioni politiche e sociali. In particolare essa è utilizzata contro le minoranze religiose e le sette eretiche musulmane».</p>
<p><strong>Il 17 novembre interviene pubblicamente anche Benedetto XVI. «Esprimo la mia vicinanza ad Asia Bibi e i suoi familiari e chiedo che al più presto le sia restituita la libertà», dice il Papa al termine della consueta udienza generale del mercoledì.</strong> Nel suo appello, il Pontefice si  rivolge alla «comunità internazionale per la difficile situazione in cui si trovano i cristiani in Pakistan, che sono spesso vittime di violenze e discriminazioni.  Prego , infine, per quanti si trovano in situazioni analoghe, affinchè la loro dignità umana e i loro dirittifondamentali siano pienamente rispettati».</p>
<p>Il <strong>mondo non se ne sta con le mani in mano. In particolare ciò accade in India, negli Stati Uniti d’America e in Italia. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fa mettere un enorme ritratto di Asia Bibi davanti al Campidoglio. L’agenzia Asianews promuove una raccolta internazionale di firme da inviare al presidente pakistano Asif Zardari perché salvi la vita di Asia Bibi. </strong>Asianews chiede anche che il presidente Zardari cancelli o cambi l’iniqua legge sulla blasfemia, che s’accanisce contro tante vittime innocenti e mina la serena la convivenza nel Paese.  Per sostenere queste richieste, si puòi inviare un messaggio a un apposito indirizzo e-mail: <a href="mailto:salviamoasiabibi@asianews.it?subject=%22Salviamo%20Asia%20Bibi%22"><strong>salviamoasiabibi@asianews.it</strong></a>. E’ altresì possibile inviare direttamente i messaggi all’indirizzo del presidente pakistano (publicmail@president.gov.pk). Questa campagna si affianca a diverse altre avviate in Italia (da Tv2000 e dalla Comunità di Sant’Egidio), in Pakistan, in India, negli Stati Uniti d’America.</p>
<p><strong>In pochi giorni, rende noto il 23 novembre Fides, gli uffici del Governo pakistano sono  inondati da circa 40.000 e-mail provenienti da diverse parti del pianeta, che chiedono la liberazione della donna. </strong>La Chiesa pakistana e le comunità cristiane a livello internazionale rilanciano dal canto loro la petizione per l’abolizione della legge sulla blasfemia, diffusa un anno fa. L’iniziativa raccoglie, tra l’altro, l’appoggio dell’organismo cattolico “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.      In Pakistan, il caso di Asia Bibi continua a far dibattere la gente, le tv, i giornali (val la pena leggere gli articoli riportati sui quotidiani in lingua inglese The Dawn e The express) nonché  la classe politica. La Chiesa cattolica, la “Commissione Nazionale per i Diritti Umani” e altri gruppi della società civile, anche musulmani, contestano apertamente la legge sulla blasfemia  e ne chiedono l’abolizione. Domandano al Governo di aprire un tavolo ufficiale in Parlamento per riesaminarla.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Il ministro federale per le minoranze religiose, Shahbaz Batti, ne promuove la “revisione”. La Conferenza degli “Jamiat Ulema del Pakistan” (JUP), in rappresentanza di oltre 30 partiti religiosi, la ritiene invece “intoccabile” e minaccia dure proteste in caso contrario.</strong> Il 23 novembre, infine, si apprende che il presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, avrebbe  deciso di concedere la grazia ad Asia Bibi, se l’Alta Corte non cancellerà la sentenza di morte contro di lei e non la rilascerà. Le fonti giornalistiche citano il governatore del Punjab, Taseer. «Ciò che sostanzialmente ha fatto capire il Presidente», dice Taseer, è che Asia Bibi «non sarà vittima di questa legge». Zardari «è un presidente liberale e moderno, e non starà aguardare l’esecuzione di una povera donna».</p>
<p><strong>Stando ad AsiaNews che pubblica i  dati raccolti dalla Commissione nazionale di Giustizia e pace, un organismo della Chiesa cattolica pakistana (Ncjp), dal 1986 all’agosto del 2009 almeno 964 persone sono state incriminate in base alla legge.</strong> Di questi, 479 erano musulmani, 119 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù e 10 di religione sconosciuta. Asia Bibi, insomma, non è purtroppo la sola. In particolare, secondo l’agenzia di stampa Fides, che cita anch’essa la Commissione nazionale di Giustizia e pace,  sono 15 le donne cristiane, le madri di famiglia che, proprio come Asia Bibi, tra il 1987 e il 2010 sono state accusate di blasfemia e imprigionate. Per alcune di loro il processo si è concluso con l’assoluzione, per altre con la condanna. Alcune sono in attesa di verdetto, altre sono costrette a vivere nascoste, per le minacce degli estremisti. Il numero pare essere in difetto giacché potrebbero essere numerosi i casi che sfuggono al conteggio, in quanto non finiscono con una denuncia ufficiale.</p>
<p>25/11/2010 © FamigliaCristiana</p>
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		<title>La risposta è nella testimonianza</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/03/30/la-risposta-e-nella-testimonianza/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 14:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo dei Costruttori di Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Tonini: «Scandali? La risposta è nella testimonianza» Il New York Times attacca, lo Spiegel chiede le dimissioni del Papa, nella stampa internazionale la Chiesa cattolica è dipinta come un’associazione losca e menzognera. Ma il cardinale Ersilio Tonini, 95 anni, che pure alla sua età legge i giornali ogni mattina, non è preoccupato. «Non mi meraviglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>Tonini: «Scandali? La risposta</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>è nella testimonianza»</strong></div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Il New York Times attacca, lo Spiegel chiede le dimissioni del Papa, nella stampa internazionale la Chiesa cattolica è dipinta come un’associazione losca e menzognera. Ma il cardinale Ersilio Tonini, 95 anni, che pure alla sua età legge i giornali ogni mattina, non è preoccupato. «Non mi meraviglio affatto. L’odio contro la Chiesa c’è sempre stato. Ne ho ben memoria io, che sono stato bambino in Romagna negli anni Venti. Mi ricordo quando cominciavo a servire messa e nei campi un vecchio bracciante mi disse in dialetto: &#8220;Ragazzo, ma non vorrai mica andare prete? Guarda che son tutte bugie quelle dei preti, quelli badano solo a mantenere la loro bottega&#8221;. L’odio anticristiano c’è sempre stato, ci è stato, anzi, promesso; e non mi stupisco quando lo vedo. Anzi, al contrario, c’è da preoccuparsi quando la Chiesa è riverita e osannata».</div>
<div id="_mcePaste">Quindi il fatto che lo Spiegel chieda le dimissioni del Papa non la colpisce.</div>
<div id="_mcePaste">Per niente. Lo Spiegel, il New York Times fanno il loro mestiere. Parlano la lingua della politica e dell’economia, del potere, e non ne capiscono altre. La testimonianza della Chiesa oggi è rimasta la grande istanza che contraddice queste logiche, che pretende di essere un riferimento spirituale per gli uomini, e di formare le coscienze dei ragazzi. E un ragazzo che sia davvero cristiano è meno manipolabile dal potere degli altri. È naturale che la Chiesa sia considerata un’avversaria.</div>
<div id="_mcePaste">Però è comprensibile che ci sia smarrimento, tra i fedeli, nel sentire accusare il Papa di avere ignorato dei casi di pedofilia tra i sacerdoti.</div>
<div id="_mcePaste">Comprendo lo smarrimento di fronte a certi veleni, ma occorre che diciamo alla nostra gente di non avere paura. Ora che gli anni mi costringono a una vita un po’ più tranquilla rileggo le Lettere di Paolo, e sant’Agostino. È una evidenza nella storia della Chiesa che i tempi della avversità sono quelli più grandi, quelli in cui ci è chiesto di affrontare la sfida.</div>
<div id="_mcePaste">Di andare in battaglia, dunque?</div>
<div id="_mcePaste">Sì, ma non nel senso di rispondere allo schiaffo, non nel senso di sentirci perseguitati e di arroccarci su di noi. La risposta dei cristiani è la testimonianza. Occorre che ognuno, per quanto gli compete, sia più di prima testimone di Gesù Cristo. Senza avere paura, e nella consapevolezza che proprio la calunnia, l’ostilità devono spingerci a essere più fedeli a Cristo, a testimoniarlo con chiunque ci incontri.</div>
<div id="_mcePaste">Però pensiamo alle conseguenze di un attacco mediatico di queste proporzioni. Non susciterà in alcune madri almeno il dubbio che i figli vadano tenuti lontani dagli oratori? Non è particolarmente velenoso, il sospetto gettato a allontanare i bambini?</div>
<div id="_mcePaste">È vero, è possibile che questo rischio ci sia. Ma, dopo avere letto i giornali, quelle madri penseranno al prete che regge la loro parrocchia. Alla sua faccia: che conterà più dei titoli. Ancora una volta vincerà la testimonianza personale, da uomo a uomo, che è il grande metodo con cui il cristianesimo si tramanda. E poi non dimentichiamolo, perché spesso invece lo dimentichiamo, che il destino della Chiesa lo opera Dio. Dio pensa alla sua Chiesa, ricordiamoci di questo.</div>
<div id="_mcePaste">Nell’anno sacerdotale che Benedetto XVI ha indetto nella memoria del curato d’Ars per la santificazione dei sacerdoti viene alla luce il dramma nella Chiesa irlandese, viene scritta dal Papa una lettera drammatica ai cattolici di quel paese, i media internazionali si accaniscono contro la sua stessa persona. Come interpreta questa coincidenza?</div>
<div id="_mcePaste">La interpreto proprio come un richiamo di Dio, e anzi una grazia. Le grazie non sono sempre doni lieti di cui compiacerci: sono anche le prove che sfidano, e che ci fanno ritrovare le ragioni della nostra fede.</div>
<div id="_mcePaste">Cosa direbbe, a un sacerdote avvilito dalla lettura dei giornali?</div>
<div id="_mcePaste">Che la Chiesa sa che la stragrande maggioranza di loro è fatta di uomini buoni e generosi. Che questo non è il momento dell’avvilimento, ma di lavorare di più, di essere padre per tanti ragazzi&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">E alle famiglie, invece?</div>
<div id="_mcePaste">Ai padri, alle madri direi di non preoccuparsi delle calunnie, ma di aiutare i figli ad ascoltare se stessi e il desiderio più vero e profondo del loro cuore. Ciò che nessuno, all’infuori della Chiesa, insegna più a riconoscere.</div>
<div id="_mcePaste">E al Papa, eminenza, cosa direbbe, quasi da fratello più anziano, in questo momento amaro?</div>
<div id="_mcePaste">Gli direi che anche questi attacchi confermano che questo è un momento straordinario nella storia della Chiesa. Ma, ne sono certo, il Papa lo sa bene.</div>
<div id="_mcePaste">Marina Corradi</div>
<p>Tonini: «Scandali? La risposta è nella testimonianza»Il New York Times attacca, lo Spiegel chiede le dimissioni del Papa, nella stampa internazionale la Chiesa cattolica è dipinta come un’associazione losca e menzognera. Ma il cardinale Ersilio Tonini, 95 anni, che pure alla sua età legge i giornali ogni mattina, non è preoccupato. «Non mi meraviglio affatto. L’odio contro la Chiesa c’è sempre stato. Ne ho ben memoria io, che sono stato bambino in Romagna negli anni Venti. Mi ricordo quando cominciavo a servire messa e nei campi un vecchio bracciante mi disse in dialetto: &#8220;Ragazzo, ma non vorrai mica andare prete? Guarda che son tutte bugie quelle dei preti, quelli badano solo a mantenere la loro bottega&#8221;. L’odio anticristiano c’è sempre stato, ci è stato, anzi, promesso; e non mi stupisco quando lo vedo. Anzi, al contrario, c’è da preoccuparsi quando la Chiesa è riverita e osannata».<br />
Quindi il fatto che lo Spiegel chieda le dimissioni del Papa non la colpisce.Per niente. Lo Spiegel, il New York Times fanno il loro mestiere. Parlano la lingua della politica e dell’economia, del potere, e non ne capiscono altre. La testimonianza della Chiesa oggi è rimasta la grande istanza che contraddice queste logiche, che pretende di essere un riferimento spirituale per gli uomini, e di formare le coscienze dei ragazzi. E un ragazzo che sia davvero cristiano è meno manipolabile dal potere degli altri. È naturale che la Chiesa sia considerata un’avversaria.<br />
Però è comprensibile che ci sia smarrimento, tra i fedeli, nel sentire accusare il Papa di avere ignorato dei casi di pedofilia tra i sacerdoti.Comprendo lo smarrimento di fronte a certi veleni, ma occorre che diciamo alla nostra gente di non avere paura. Ora che gli anni mi costringono a una vita un po’ più tranquilla rileggo le Lettere di Paolo, e sant’Agostino. È una evidenza nella storia della Chiesa che i tempi della avversità sono quelli più grandi, quelli in cui ci è chiesto di affrontare la sfida.<br />
Di andare in battaglia, dunque?Sì, ma non nel senso di rispondere allo schiaffo, non nel senso di sentirci perseguitati e di arroccarci su di noi. La risposta dei cristiani è la testimonianza. Occorre che ognuno, per quanto gli compete, sia più di prima testimone di Gesù Cristo. Senza avere paura, e nella consapevolezza che proprio la calunnia, l’ostilità devono spingerci a essere più fedeli a Cristo, a testimoniarlo con chiunque ci incontri.<br />
Però pensiamo alle conseguenze di un attacco mediatico di queste proporzioni. Non susciterà in alcune madri almeno il dubbio che i figli vadano tenuti lontani dagli oratori? Non è particolarmente velenoso, il sospetto gettato a allontanare i bambini?È vero, è possibile che questo rischio ci sia. Ma, dopo avere letto i giornali, quelle madri penseranno al prete che regge la loro parrocchia. Alla sua faccia: che conterà più dei titoli. Ancora una volta vincerà la testimonianza personale, da uomo a uomo, che è il grande metodo con cui il cristianesimo si tramanda. E poi non dimentichiamolo, perché spesso invece lo dimentichiamo, che il destino della Chiesa lo opera Dio. Dio pensa alla sua Chiesa, ricordiamoci di questo.<br />
Nell’anno sacerdotale che Benedetto XVI ha indetto nella memoria del curato d’Ars per la santificazione dei sacerdoti viene alla luce il dramma nella Chiesa irlandese, viene scritta dal Papa una lettera drammatica ai cattolici di quel paese, i media internazionali si accaniscono contro la sua stessa persona. Come interpreta questa coincidenza?La interpreto proprio come un richiamo di Dio, e anzi una grazia. Le grazie non sono sempre doni lieti di cui compiacerci: sono anche le prove che sfidano, e che ci fanno ritrovare le ragioni della nostra fede.<br />
Cosa direbbe, a un sacerdote avvilito dalla lettura dei giornali?Che la Chiesa sa che la stragrande maggioranza di loro è fatta di uomini buoni e generosi. Che questo non è il momento dell’avvilimento, ma di lavorare di più, di essere padre per tanti ragazzi&#8221;.<br />
E alle famiglie, invece?Ai padri, alle madri direi di non preoccuparsi delle calunnie, ma di aiutare i figli ad ascoltare se stessi e il desiderio più vero e profondo del loro cuore. Ciò che nessuno, all’infuori della Chiesa, insegna più a riconoscere.<br />
E al Papa, eminenza, cosa direbbe, quasi da fratello più anziano, in questo momento amaro?Gli direi che anche questi attacchi confermano che questo è un momento straordinario nella storia della Chiesa. Ma, ne sono certo, il Papa lo sa bene.</p>
<p>Marina Corradi</p>
<p>© Avvenire</p>
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		<title>Approvata la Riforma Sanitaria USA</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 11:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo dei Costruttori di Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Save Children life onlus, accoglie con gioia la notizia dell&#8217;approvazione questa notte della nuova legge che porterà la copertura sanitaria ad oltre 31 milioni di americani più poveri e deboli&#8230;. MEDCHILD&#8230; Carlo Giacoma / Ilja Gardi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Save Children life onlus, accoglie con gioia la notizia dell&#8217;approvazione questa notte della nuova legge che porterà la copertura sanitaria ad oltre 31 milioni di americani più poveri e deboli&#8230;.</strong></h2>
<p><strong><a title="Riforma Sanitaria USA approvata: il contributo di Medchild" href="http://www.savechildrenlife.org/it/news/obama_riforma_sanità.html" target="_blank">MEDCHILD&#8230;</a></strong></p>
<p><em>Carlo Giacoma / Ilja Gardi</em></p>
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		<title>Visita di Mons Rabban a Torino</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/03/19/visita-di-mons-rabban-a-torino/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 08:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo dei Costruttori di Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>

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		<description><![CDATA[Visita a Torino di Mons Rabban Vescovo delKurdistan. Per chi lo volesse incontrare ci contatti al 011530293. in ogni caso S. Messa alle 18.30 a Maria Ausiliatrice ( 19/03/2010). Grande grazia di condivisione con i fratelli  perseguitati e consolidamento dei progetti che stiamo portando avanti in quella terra martoriata con la  Fondazione Medchild, che abbiamo contribuito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Visita a Torino di <span style="color: #6495ed;">Mons Rabban Vescovo del<a href="http://www.savechildrenlife.org/it/facciamo/proj/health/peacekeeping/kurdistan/peacekeeping_kurdistan_missioni.html" target="_blank">Kurdistan</a></span>. Per chi lo volesse incontrare ci contatti al 011530293. in ogni caso S. Messa alle 18.30 a Maria Ausiliatrice ( 19/03/2010).</h2>
<p>Grande grazia di condivisione con i fratelli  perseguitati e consolidamento dei progetti che stiamo portando avanti in quella terra martoriata con la  Fondazione Medchild, che abbiamo contribuito  fondare tramite Save Children Life..</p>
<p>per approfondimenti</p>
<p><a title="Save CHildren Life / Medchild " href="http://www.savechildrenlife.org/it/facciamo/proj/health/peacekeeping/kurdistan/peacekeeping_kurdistan_missioni.htl" target="_blank">http://www.savechildrenlife.org/it/facciamo/proj/health/peacekeeping/kurdistan/peacekeeping_kurdistan_missioni.htl</a></p>
<p><em>Carlo Giacoma</em></p>
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