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	<title>La Piccola Via &#187; Angolo della Piccola Via</title>
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		<title>San Giuseppe Moscati &#8211; Biografia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giuseppe Moscati (1880-1927) laico Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880. Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #663300; font-family: Times; font-size: small;">Giuseppe Moscati (1880-1927)<br />
<em>laico </em></span></strong></p>
<p>Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880.</p>
<p>Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua prima comunione nella festa dell&#8217;Immacolata del 1888. Dal 1889 al 1894 Giuseppe compì i suoi studi ginnasiali e poi quelli liceali al &#8221; Vittorio Emanuele &#8220;, conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all&#8217;etá di appena 17 anni. Pochi mesi dopo, cominciò gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell&#8217;Ateneo partenopeo.</p>
<p>E&#8217; possibile che la decisione di scegliere la professione medica sia stata in parte influenzata dal fatto che negli anni dell&#8217;adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe prodigò le sue cure premurose al fratello tanto amato, e allora dovette sperimentare la relativa impotenza dei rimedi umani e l&#8217;efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. È comunque un fatto che, fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt&#8217;uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all&#8217;opera salvifica del Medico Divino.</p>
<p>Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa, coronando così in modo degno il &#8221; curriculum &#8221; dei suoi studi universitari. A distanza di cinque mesi dalla laurea, il dottor Moscati prende parte al concorso pubblico indetto per l&#8217;ufficio di assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli; quasi contemporaneamente sostiene un altro concorso per coadiutore straordinario negli stessi ospedali, a base di prove e titoli. Nel primo dei concorsi, su ventun classificati, riesce secondo; nell&#8217;altro riesce primo assoluto, e ciò in modo così trionfale che &#8211; come si legge in un giudizio qualificato &#8211; &#8221; fece sbalordire esaminatori e compagni &#8220;.</p>
<p>Dal 1904 il Moscati presta servizio di coadiutore all&#8217;ospedale degl&#8217;Incurabili, a Napoli, e fra l&#8217;altro organizza l&#8217;ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell&#8217;ospedale di Torre del Greco, durante l&#8217;eruzione del Vesuvio nel 1906.</p>
<p>Negli anni successivi Giuseppe Moscati consegue l&#8217;idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l&#8217;ospedale di malattie infettive &#8221; Domenico Cotugno &#8220;. Nel 1911 prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, negli ospedali e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè a primario. Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti. A questo &#8221; curriculum &#8221; ospedaliero si affiancano le diverse tappe di quello universitario e scientifico: dagli anni universitari fino al 1908, il Moscati è assistente volontario nel laboratorio di fisiologia; dal 1908 in poi è assistente ordinario nell&#8217;Istituto di Chimica fisiologica. Consegue per concorso un posto di studio nella stazione zoologica. In seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica, e preposto al reparto chimico fino al 1911. Contemporaneamente, percorre i diversi gradi dell&#8217;insegnamento.</p>
<p>Nel 1911 ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica; ha l&#8217;incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell&#8217;Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni, &#8221; Indagini di laboratorio applicate alla clinica &#8221; e &#8221; Chimica applicata alla medicina &#8220;, con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia. Nel 1922, consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione.</p>
<p>Celebre e ricercatissimo nell&#8217;ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, assicurano al Moscati un posto d&#8217;onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo.</p>
<p>Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del Moscati &#8211; la sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica, il suo colpo d&#8217;occhio diagnostico fuori del comune &#8211; che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un&#8217;impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il Moscati è uno scienziato di prim&#8217;ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato. L&#8217;accettazione della Parola di Dio non è, d&#8217;altronde, per il Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la sua vita, l&#8217;accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui. Il Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il Moscati diventa l&#8217;apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell&#8217;amore sembra divorare Giuseppe Moscati. L&#8217;attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.</p>
<p>Quando, il 12 aprile 1927, il Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: &#8221; È morto il medico santo &#8220;. Queste parole, che riassumono tutta la vita del Moscati, ricevono oggi il suggello ufficiale della Chiesa.</p>
<p>Il Prof. Giuseppe Moscati è stato beatificato da S. S. Paolo VI nel corso dell&#8217;Anno Santo, il 16 novembre 1975.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati Due grandi santi del nostro tempo Giuseppe Samà s.j. S.Teresa di Lisieux (1873-1897) &#160; &#8220;Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità&#8220;. La mente era incalzata da questa affermazione di Giovanni Paolo II, mentre il treno ci portava, nel giugno scorso, in pellegrinaggio a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati</strong></p>
<p><strong><em>Due grandi santi del nostro tempo</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Giuseppe Samà s.j.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>S.Teresa di Lisieux (1873-1897)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità&#8220;. La mente era incalzata da questa affermazione di Giovanni Paolo II, mentre il treno ci portava, nel giugno scorso, in pellegrinaggio a <strong>Lisieux</strong>: un piccolo gruppo di religiosi e di laici, devoti di <strong>S.Teresa del Bambino Gesù</strong>, e desiderosi di approfondire la sua via dell’ &#8220;infanzia spirituale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lisieux è una cittadina della Normandia, che appare, vorremmo dire, non inquinata dal turbinio dei grossi centri commerciali: quasi un’oasi di silenzio e di compostezza psicologica, che sollecita lo spirito a scegliere soste di riflessione e di preghiera, la cui urgenza è tanto più avvertita quanto più ossessiva è &#8211; oggi &#8211; l’esaltazione dell’attivismo e dell’efficientismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla Basilica di S.Teresa, che domina le verdi colline della Normandia, alla chiesa del Carmelo e alla cappella dell’<em>Ermitage S.te Thérèse </em>(dove eravamo ospitati e dove si sono svolti i nostri incontri di preghiera e di adorazione eucaristica), abbiamo avuto modo di assimilare esistenzialmente l’itinerario della santità di Teresa, nelle sue varie tappe di crescita interiore, e di rispondenza alla voce dello Spirito, nelle prove di un Getsemani nascosto, da lei vissuto con una generosità non comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla scuola di S.Teresa, definita da <strong>Pio XI</strong> &#8220;Parola di Dio&#8221;, abbiamo riscoperto il fascino dell’infanzia spirituale, radicata nelle paradossali parole di Gesù: &#8220;Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli&#8221; (<em>Mt</em> 18,3). Diventare &#8220;piccoli&#8221; per essere &#8220;grandi&#8221; nel Regno dei Cieli: &#8220;Nulla di puerile e di affettato &#8211; come disse <strong>Paolo VI</strong> &#8211; in questa via insegnata da S.Teresa: è la via della confidenza e dell’abbandono in Dio, o &#8211; come scrive la stessa Teresa &#8211; <em>&#8220;un dormire nelle braccia di Dio nostro Padre&#8221;,</em> che veglia con amore paterno su di noi &#8220;che siamo chiamati e siamo veramente figli di Dio&#8221;" (<em>1 Gv</em> 3,1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ una vita che, aliena da ogni forma di quietismo e di mediocrità, richiede una fede coraggiosa, un amore incondizionato, una collaborazione perseverante con Cristo Signore, al quale si devono <em>&#8220;gettare i fiori dei piccoli sacrifici&#8221;. </em>E’ una via sicura, che porta alla santità, perché il Signore ci vuole santi. E’ Lui l’artefice della nostra santità, anzi Lui stesso è la nostra santità, come si esprime Teresa nell’<em>Atto di Offerta all’Amore misericordioso:&#8221;Desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, mio Dio, di essere voi stesso la mia santità&#8220;. </em>Teresa domanda a Dio di essere Colui che ama in lei, perché è con l’amore di Dio stesso che siamo invitati ad amare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’amore di Teresa per Cristo così si manifesta nelle piccole cose del quotidiano: <em>&#8220;Canterò anche quando dovrò cogliere i miei fiori tra le spine, e il mio canto sarà tanto più melodioso quanto più le spine saranno lunghe e pungenti&#8221; </em>(<em>Manoscritto B,</em> n.258).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Chiesa del Carmelo a Lisieux</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’amore di Dio, spinto fino all’eroismo, ispira alla nostra Santa &#8211; quindici mesi dopo l’<em>Atto di Offerta</em> &#8211; quello che Laurentin (nel suo libro &#8220;Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux&#8221;) ha definito il suo &#8220;manifesto&#8221;, vibrante di accenti mistici, scritto sotto forma di lettera alla sorella Maria (<em>Manoscritto B,</em> nn.250-254). Nell’animo di Teresa tumultuano desideri e sogni irrealizzabili, contrastanti tra loro, sembra che il Carmelo non basti più al suo cuore tormentato da tante vocazioni: <em>&#8220;Sento &#8211; </em>così si esprime &#8211; <em>la vocazione del sacerdote, dell’apostolo, del dottore, del martire&#8230; [...] Gesù mio, che cosa risponderai a tutte le mie follie?&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Il Signore risponde a Teresa attraverso la lettura della I Lettera ai Corinzi (<em>1 Cor</em> 12-13), in cui l’apostolo Paolo, dopo aver paragonato la Chiesa ad un organismo vivente, composto di varie membra con funzioni diverse e complementari, aggiunge che esiste &#8220;una via migliore di tutte&#8221;, senza la quale anche i doni più perfetti sono nulla: l’amore (&#8220;agàpe&#8221;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Teresa esulta: &#8220;<em>Ho trovato finalmente la mia vocazione! La mia vocazione è l’amore! nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. Così sarò tutto, e il mio sogno sarà realizzato&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Così la &#8220;piccola Teresa&#8221;, varcando spiritualmente le anguste mura del Carmelo, si è messa &#8220;nel cuore della Chiesa&#8221;, facendone sue le necessità e le angosce. E’ quanto ha voluto confermare <strong>Pio XI</strong>, quando ha proclamato &#8211; nel 1927 &#8211; <strong>S.Teresa di Lisieux Patrona delle Missioni</strong>, sullo stesso piano del più grande missionario dei tempi moderni, <strong>San Francesco Saverio</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* * * * *</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>S. Giuseppe Moscati (1880-1927)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Man mano che le riflessioni teresiane si susseguivano nella cappella dell’<em>Ermitage, </em>non poteva sfuggire alla nostra mente qualche punto di accostamento ideale tra la Santa carmelitana, Teresa di Gesù Bambino, e il nostro <strong>San Giuseppe Moscati</strong>, &#8220;il Medico Santo di Napoli&#8221;, illustre clinico, scienziato e docente universitario, morto nel 1927 all’età di 47 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla corrispondenza del nostro Santo sappiamo che egli fu molto devoto di S.Teresa di Lisieux, della quale teneva esposto, nella sua camera, un grande ritratto, che ora si conserva nelle &#8220;Sale Moscati&#8221; della chiesa del Gesù Nuovo. Il quadro porta la dicitura: &#8220;Beata Teresa del Bambino Gesù&#8243;, perché fu acquistato dopo la Beatificazione, avvenuta a Roma il 29 aprile 1923, per opera di Pio XI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>18 luglio 1923</strong> &#8211; dunque pochi mesi dopo la beatificazione di Teresa &#8211; Moscati accenna ad una tentazione di scoraggiamento, superata in seguito ad alcune parole di Teresa su questo fenomeno e riportate nella &#8220;Storia di un’Anima&#8221;: &#8220;<em>Pochi giorni innanzi, leggevo nell’autobiografia della </em><strong><em>beata Teresa del Bambino Gesù</em></strong><em> una frase fatta per me: </em>&#8220;Anche lo scoraggiamento, mio Dio, è peccato&#8221;.<em> Sì, è un peccato di superbia, perché mi fa credere che possa aver accettato un’auto-opinione di aver fatto grandi cose! Quando invece si è stati sempre un servo inutile&#8221; </em>(le citazioni delle parole di Moscati sono tratte dal libro di Alfredo Marranzini s.j.: <em>Giuseppe Moscati, modello del laico cristiano di oggi,</em> Roma 1989).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune sue lettere, scritte da Edimburgo nel <strong>1923</strong>, contengono riferimenti alla &#8220;Beata&#8221; carmelitana. Nella lettera del 24 luglio 1923 alla sorella Nina, Moscati la informa di avere visitato la casa dei gesuiti presso la Lauriston Place, e precisa: <em>&#8220;Entrai e trovai esposta l’immagine della </em><strong><em>beata Teresa del Bambino Gesù</em></strong><em>&#8220;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un’altra lettera &#8211; sempre datata del luglio 1923 &#8211; così scrive alla sorella: <em>&#8220;Ho promesso a Miss Nasmyth di inviarle il testo francese della </em><strong><em>beata Teresa</em></strong><em>. Anzi, Nina, tu potresti inviarglielo a mio nome&#8221;</em>. Questo anche perché Moscati si sentiva obbligato per le tante premure di ospitalità che Miss Nasmyth aveva avuto nei suoi confronti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al ritorno da Edinburgo, il nostro Santo approfitta di una sosta a Parigi per scrivere ai familiari, con questo post-scriptum: &#8220;<em>Qui ho trovato finora terminate le edizioni della </em>&#8220;Vie de la bienheurese Thérèse <em>etc.&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’altra testimonianza di come la spiritualità di S.Teresa di Gesù Bambino abbia influito sull’animo di S.Giuseppe Moscati, l’abbiamo in una lettera che il Santo scrive il <strong>7 marzo 1924</strong>. Moscati si recava a Lecce quasi ogni mese, e qui, avendo conosciuto la figlia del Notaio De Magistris, le aveva inculcato la devozione verso l’allora Beata Teresa. Avendo avuto notizia della precoce morte di questa ragazza, Moscati scrive al padre queste commoventi parole:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La basilica di S. Teresa a Lisieux</em></p>
<p><em>&#8220;Ho qui sul mio tavolino, tra i primi fiori di primavera, il ritratto di vostra figlia, e mi soffermo, mentre vi scrivo, a meditare sulla caducità delle umane cose!</em></p>
<p><em> Bellezza, ogni incanto della vita passa&#8230;</em></p>
<p><em> Resta solo eterno l’amore, causa di ogni opera buona, che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’amore è Dio. Anche l’amore terreno Satana cercò d’inquinare, ma Dio lo purificò attraverso la morte. Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui cospetto questi fiori e la bellezza son nulla!</em></p>
<p><em> Il vostro angelo, rapito nei suoi verdi anni, come la sua diletta amica, ritrovata negli ultimi giorni, la </em><strong><em>beata Teresa</em></strong><em>, assiste voi e la mamma sua dal cielo&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste citazioni ci sollecitano a pensare che S.Giuseppe Moscati attingesse dalla devozione a S.Teresa di Lisieux forza e consolazione, per vivere la sua vita interiore impregnata di profonda unione con Dio e di partecipazione eucaristica. I suoi lunghi incontri mattutini con il Signore nella chiesa del Gesù Nuovo, o in quella di S.Chiara, si configuravano come un centro di gravitazione delle sue giornate massacranti di lavoro e di dedizione agli ammalati, nei quali egli serviva ed amava &#8220;la figura di Gesù Cristo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era lo spirito di Gesù Eucaristico, di cui Moscati si nutriva ogni mattina, che lo spingeva a fare della sua professione &#8220;un sacerdozio dei corpi e delle anime&#8221;. Così egli si esprime in una lettera del 1926: <em>&#8220;Beati noi medici, tanto spesso incapaci di allontanare una malattia, beati noi se ci ricordiamo che oltre ai corpi abbiamo di fronte delle anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi&#8221;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>S.Giuseppe Moscati non ci ha lasciato documenti scritti, in base ai quali si potesse ricostruire la storia dei suoi rapporti intimi con il Signore. Però un suo biglietto, ritrovato dopo la morte, ci fa capire quanto egli fosse innamorato del Signore Gesù: quasi eco fedelissima dell’&#8221;amore fino alla follia&#8221; di S.Teresa di Lisieux:</p>
<p><em>&#8220;Mio Gesù Amore &#8211; </em>leggiamo in questo biglietto del 5 giugno 1922 &#8211; <em>il vostro amore mi rende sublime; il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all’infinita bellezza di tutti gli essere creati a vostra immagine e somiglianza&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Ci sembra di ascoltare la voce ispirata di S.Teresa del Bambino Gesù, la &#8220;Santa dell’amore&#8221;, nel leggere questo pensiero di S.Giuseppe Moscati: <em>&#8220;Esercitiamoci ogni giorno nella carità. Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento, offerta delle nostre azioni, compiendo tutto per amore&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Dal nostro Santo emanava un tale ardore di carità evangelica da trasformarsi in una silenziosa germinazione di quelli che Paolo VI chiamò &#8220;i fioretti del Professore Moscati&#8221;. Spesso tra i malati c’era chi trovava una banconota di grosso taglio sotto il proprio cuscino, e non poche volte era lo stesso Moscati a provvedere alle spese delle medicine e a quanto occorreva per gli ammalati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per S.Giuseppe Moscati il Vangelo della carità, testimoniato nel quotidiano, è inscindibile dall’amore e dal servizio alla verità, come si legge in un biglietto da lui scritto il 17 ottobre 1922:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il manoscritto di Moscati</em></p>
<p><em>&#8220;</em><strong><em>Ama la Verità</em></strong><em>, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Questo scritto &#8211; di puro sapore evangelico &#8211; inquadrato nel contesto socioculturale in cui visse e operò S.Giuseppe Moscati, saturo di positivismo e di incredulità, ne delinea l’identità di uomo e di credente: sempre pronto a combattere la &#8220;buona battaglia della fede&#8221;, a camminare nella verità che è Cristo, il quale rende il cristiano libero e vittorioso sulla mentalità del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ricerca e l’amore alla verità, attraverso cui si è plasmata la personalità umana e cristiana di Moscati, ha caratterizzato lo stile di vita personale e comunitaria della &#8220;piccola Teresa&#8221;, che durante la malattia ripeteva: <em>&#8220;Io mi nutro solo della verità&#8221; (Novissima Verba).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Una delle ultime parole di Teresa &#8211; poche ore prima di morire, il 30 settembre 1897 &#8211; sono allo stesso tempo semplici e vere: <em>&#8220;Mi pare di aver cercato sempre la verità sola. Sì, ho capito l’umiltà del cuore&#8221;. </em>Quella &#8220;umiltà &#8211; rileva von Balthasar &#8211; che sta sul filo del rasoio tra l’abisso della verità e quello della menzogna; l’umiltà che non è una virtù, ma la convinzione di non avere virtù, perché tutto viene da Dio&#8221;.</p>
<div id="attachment_1204" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Giuseppe_Moscati.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1204" title="Giuseppe_Moscati" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Giuseppe_Moscati-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">S. Giuseppe Moscati</p></div>
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<p><strong><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/san-giuseppe-moscati-biografia/">Biografia</a></strong></p>
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		<title>Il Papa: santa Teresa di Lisieux, una meravigliosa storia d&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 06:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, oggi vorrei parlarvi di santa Teresa di Lisieux, Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, che visse in questo mondo solo 24 anni, alla fine del XIX secolo, conducendo una vita molto semplice e nascosta, ma che, dopo la morte e la pubblicazione dei suoi scritti, è diventata una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>oggi vorrei parlarvi di santa Teresa di Lisieux, Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, che visse in questo mondo solo 24 anni, alla fine del XIX secolo, conducendo una vita molto semplice e nascosta, ma che, dopo la morte e la pubblicazione dei suoi scritti, è diventata una delle sante più conosciute e amate. La &#8220;piccola Teresa&#8221; non ha mai smesso di aiutare le anime più semplici, i piccoli, i poveri e i sofferenti che la pregano, ma ha anche illuminato tutta la Chiesa con la sua profonda dottrina spirituale, a tal punto che il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, nel 1997, ha voluto darle il titolo di Dottore della Chiesa, in aggiunta a quello di Patrona delle Missioni, già attribuitole da Pio XI nel 1939. Il mio amato Predecessore la definì &#8220;esperta della <em>scientia amoris</em>&#8221; (<em>Novo Millennio ineunte, </em>27). Questa <em>scienza</em>, che vede risplendere nell&#8217;amore tutta la verità della fede, Teresa la esprime principalmente nel <em>racconto della sua vita</em>, pubblicato un anno dopo la sua morte sotto il titolo di <em>Storia di un&#8217;anima.</em> E’ un libro che ebbe subito un enorme successo, fu tradotto in molte lingue e diffuso in tutto il mondo. Vorrei invitarvi a riscoprire questo piccolo-grande tesoro, questo luminoso commento del Vangelo pienamente vissuto! La <em>Storia di un&#8217;anima</em>, infatti, è una meravigliosa <em>storia d&#8217;Amore,</em> raccontata con una tale autenticità, semplicità e freschezza che il lettore non può non rimanerne affascinato! Ma qual è questo Amore che ha riempito tutta la vita di Teresa, dall’infanzia fino alla morte? Cari amici, questo Amore ha un Volto, ha un Nome, è Gesù! La Santa parla continuamente di Gesù. Vogliamo ripercorrere, allora, le grandi tappe della sua vita, per entrare nel cuore della sua dottrina.</p>
<p>Teresa nasce il 2 gennaio 1873 ad Alençon, una città della Normandia, in Francia. E&#8217; l&#8217;ultima figlia di Luigi e Zelia Martin, sposi e genitori esemplari, beatificati insieme il 19 ottobre 2008. Ebbero nove figli; di essi quattro morirono in tenera età. Rimasero le cinque figlie, che diventarono tutte religiose. Teresa, a 4 anni, rimase profondamente ferita dalla morte della madre (Ms A, 13r). Il padre con le figlie si trasferì allora nella città di Lisieux, dove si svolgerà tutta la vita della Santa. Più tardi Teresa, colpita da una grave malattia nervosa, guarì per una grazia divina, che lei stessa definisce il &#8220;sorriso della Madonna&#8221; (<em>ibid.</em>, 29v-30v). Ricevette poi la Prima Comunione, intensamente vissuta (<em>ibid.</em>, 35r), e mise Gesù Eucaristia al centro della sua esistenza.</p>
<p>La &#8220;Grazia di Natale&#8221; del 1886 segna la grande svolta, da lei chiamata la sua &#8220;completa conversione&#8221; (<em>ibid.</em>, 44v-45r). Guarisce, infatti, totalmente dalla sua ipersensibilità infantile e inizia una &#8220;corsa da gigante&#8221;. All&#8217;età di 14 anni, Teresa si avvicina sempre più, con grande fede, a Gesù Crocifisso, e si prende a cuore il caso, apparentemente disperato, di un criminale condannato a morte e impenitente (<em>ibid.</em>, 45v-46v). &#8220;Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell&#8217;inferno&#8221;, scrive la Santa, con la certezza che la sua preghiera lo avrebbe messo a contatto con il Sangue redentore di Gesù. E&#8217; la sua prima e fondamentale esperienza di <em>maternità spirituale</em>: &#8220;Tanta fiducia avevo nella Misericordia Infinita di Gesù&#8243;, scrive. Con Maria Santissima, la giovane Teresa ama, crede e spera con &#8220;un cuore di madre&#8221; (cfr PR 6/10r).</p>
<p>Nel novembre del 1887, Teresa si reca in pellegrinaggio a Roma insieme al padre e alla sorella Celina (<em>ibid.</em>, 55v-67r). Per lei, il momento culminante è l&#8217;Udienza del Papa Leone XIII, al quale domanda il permesso di entrare, appena quindicenne, nel Carmelo di Lisieux. Un anno dopo, il suo desiderio si realizza: si fa Carmelitana, &#8220;per salvare le anime e pregare per i sacerdoti&#8221; (<em>ibid.</em>, 69v). Contemporaneamente, inizia anche la dolorosa ed umiliante malattia mentale di suo padre. E’ una grande sofferenza che conduce Teresa alla contemplazione del Volto di Gesù nella sua Passione (<em>ibid.</em>, 71rv). Così, il suo nome da Religiosa - <em>suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo </em>- esprime il programma di tutta la sua vita, nella comunione ai Misteri centrali dell&#8217;Incarnazione e della Redenzione. La sua professione religiosa, nella festa della Natività di Maria, l’8 settembre 1890, è per lei un vero matrimonio spirituale nella &#8220;piccolezza&#8221; evangelica, caratterizzata dal simbolo del fiore: &#8220;Che bella festa la Natività di Maria per diventare la sposa di Gesù! &#8211; scrive &#8211; Era la <em>piccola </em>Vergine Santa di un giorno che presentava il suo <em>piccolo </em>fiore al <em>piccolo </em>Gesù&#8243; (<em>ibid.</em>, 77r). Per Teresa essere religiosa significa essere <em>sposa di Gesù e madre delle anime</em> (cfr Ms B, 2v). Lo stesso giorno, la Santa scrive una preghiera che indica tutto l&#8217;orientamento della sua vita: chiede a Gesù il dono del suo Amore infinito, di essere la più piccola, e sopratutto chiede la salvezza di tutti gli uomini: &#8220;Che nessuna anima sia dannata oggi&#8221; (Pr 2). Di grande importanza è la sua <em>Offerta all&#8217;Amore Misericordioso</em>, fatta nella festa della Santissima Trinità del 1895 (Ms A, 83v-84r; Pr 6): un&#8217;offerta che Teresa condivide subito con le sue consorelle, essendo già vice maestra delle novizie.</p>
<p>Dieci anni dopo la &#8220;Grazia di Natale&#8221;, nel 1896, viene la &#8220;Grazia di Pasqua&#8221;, che apre l&#8217;ultimo periodo della vita di Teresa, con l&#8217;inizio della sua passione in unione profonda alla Passione di Gesù; si tratta della passione del corpo, con la malattia che la condurrà alla morte attraverso grandi sofferenze, ma soprattutto si tratta della passione dell&#8217;anima, con una dolorosissima <em>prova della fede</em> (Ms C, 4v-7v). Con Maria accanto alla Croce di Gesù, Teresa vive allora la fede più eroica, come luce nelle tenebre che le invadono l’anima. La Carmelitana ha coscienza di vivere questa grande prova per la salvezza di tutti gli atei del mondo moderno, chiamati da lei &#8220;fratelli&#8221;. Vive allora ancora più intensamente l&#8217;amore fraterno (8r-33v): verso le sorelle della sua comunità, verso i suoi due fratelli spirituali missionari, verso i sacerdoti e tutti gli uomini, specialmente i più lontani. Diventa veramente una &#8220;sorella universale&#8221;! La sua carità amabile e sorridente è l&#8217;espressione della gioia profonda di cui ci rivela il segreto: &#8220;Gesù, la mia gioia è amare Te&#8221; (P 45/7). In questo contesto di sofferenza, vivendo il più grande amore nelle più piccole cose della vita quotidiana, la Santa porta a compimento la sua vocazione di essere l’Amore nel cuore della Chiesa (cfr Ms B, 3v).</p>
<p>Teresa muore la sera del 30 settembre 1897, pronunciando le semplici parole &#8220;Mio Dio, vi amo!&#8221;, guardando il Crocifisso che stringeva nelle sue mani. Queste ultime parole della Santa sono la chiave di tutta la sua dottrina, della sua interpretazione del Vangelo. L&#8217;atto d&#8217;amore, espresso nel suo ultimo soffio, era come il continuo respiro della sua anima, come il battito del suo cuore. Le semplici parole &#8220;<em>Gesù Ti amo</em>&#8221; sono al centro di tutti i suoi scritti. L&#8217;atto d&#8217;amore a Gesù la immerge nella Santissima Trinità. Ella scrive: &#8220;Ah tu lo sai, Divin Gesù Ti amo, / Lo Spirito d&#8217;Amore m&#8217;infiamma col suo fuoco, / E&#8217; amando Te che io attiro il Padre&#8221; (P 17/2).</p>
<p>Cari amici, anche noi con santa Teresa di Gesù Bambino dovremmo poter ripetere ogni giorno al Signore che vogliamo vivere di amore a Lui e agli altri, imparare alla scuola dei santi ad amare in modo autentico e totale. Teresa è uno dei &#8220;piccoli&#8221; del Vangelo che si lasciano condurre da Dio nelle profondità del suo Mistero. Una guida per tutti, soprattutto per coloro che, nel Popolo di Dio, svolgono il ministero di teologi. Con l&#8217;umiltà e la carità, la fede e la speranza, Teresa entra continuamente nel cuore della Sacra Scrittura che racchiude il Mistero di Cristo. E tale lettura della Bibbia, nutrita dalla <em>scienza dell’amore</em>, non si oppone alla scienza accademica. La <em>scienza dei santi</em>, infatti, di cui lei stessa parla nell&#8217;ultima pagina della <em>Storia di un&#8217;anima</em>, è la scienza più alta &#8220;Tutti i santi l&#8217;hanno capito e in modo più particolare forse quelli che riempirono l&#8217;universo con l&#8217;irradiazione della dottrina evangelica. Non è forse dall&#8217;orazione che i Santi Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d&#8217;Aquino, Francesco, Domenico e tanti altri illustri Amici di Dio hanno attinto questa <em>scienza divina</em> che affascina i geni più grandi?&#8221; (Ms C, 36r). Inseparabile dal Vangelo, l&#8217;Eucaristia è per Teresa il Sacramento dell&#8217;Amore Divino che si abbassa all&#8217;estremo per innalzarci fino a Lui. Nella sua ultima <em>Lettera</em>, su un&#8217;immagine che rappresenta Gesù Bambino nell&#8217;Ostia consacrata, la Santa scrive queste semplici parole: &#8220;Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo! (&#8230;) Io Lo amo! Infatti, Egli non è che Amore e Misericordia!&#8221; (LT 266).</p>
<p>Nel Vangelo, Teresa scopre soprattutto la Misericordia di Gesù, al punto da affermare: &#8220;A me Egli ha dato la sua Misericordia infinita, attraverso essa contemplo e adoro le altre perfezioni divine! (&#8230;) Allora tutte mi paiono raggianti d&#8217;amore, la Giustizia stessa (e forse ancor più di qualsiasi altra) mi sembra rivestita d&#8217;amore&#8221; (Ms A, 84r). Così si esprime anche nelle ultime righe della <em>Storia di un&#8217;anima</em>: &#8220;Appena do un&#8217;occhiata al Santo Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù e so da che parte correre&#8230; Non è al primo posto, ma all&#8217;ultimo che mi slancio… Sì lo sento, anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei, con il cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia di Gesù, perché so quanto ami il figliol prodigo che ritorna a Lui&#8221; (Ms C, 36v-37r). &#8220;Fiducia e Amore&#8221; sono dunque il punto finale del racconto della sua vita, due parole che come fari hanno illuminato tutto il suo cammino di santità, per poter guidare gli altri sulla stessa sua &#8220;piccola via di fiducia e di amore&#8221;, dell’infanzia spirituale (cf Ms C, 2v-3r; LT 226). Fiducia come quella del bambino che si abbandona nelle mani di Dio, inseparabile dall&#8217;impegno forte, radicale del vero amore, che è dono totale di sé, per sempre, come dice la Santa contemplando Maria: &#8220;Amare è dare tutto, e dare se stesso&#8221; (<em>Perché ti amo, o Maria</em>, P 54/22). Così Teresa indica a tutti noi che la vita cristiana consiste nel vivere pienamente la grazia del Battesimo nel dono totale di sé all&#8217;Amore del Padre, per vivere come Cristo, nel fuoco dello Spirito Santo, il Suo stesso amore per tutti gli altri.</p>
<p>S.S. Benedetto XVI</p>
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		<title>L&#8217;arte di condividere, con Dio presente, tutto. San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 04:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Mistica]]></category>
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		<category><![CDATA[Angolo di San Giuseppe]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella lingua ebraica, yoseph-&#8217; el, Giuseppe significava «Che Dio aggiunga (altri figli) ». Nome davvero  profetico  nel caso di Giu­ seppe  di Nazaret, perché a lui solo Dio affidò la custodia del «Figlio aggiunto» all&#8217;umanità, il suo Unigenito eterno nato dalla vergine Maria. Straordinario incarico,  evidentemente. Inserire nella storia  diquesta  terra, nel piccolo ambiente d&#8217;un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella lingua ebraica, yoseph-&#8217; el, Giuseppe significava «Che Dio aggiunga (altri figli) ». Nome davvero  profetico  nel caso di Giu­ seppe  di Nazaret, perché a lui solo Dio affidò la custodia del «Figlio aggiunto» all&#8217;umanità, il suo Unigenito eterno nato dalla vergine Maria.</p>
<p>Straordinario incarico,  evidentemente. Inserire nella storia  diquesta  terra, nel piccolo ambiente d&#8217;un villaggio della Galilea, Colui che veniva come Signore e Salvatore della storia del mondo. È chiaro che un evento come questo richiedeva un uomo eccellente, e portava in più nella sua vita mutamenti insignì.</p>
<p>Di Giuseppe di Nazaret sappiamo poco di ciò che le nostre cronache odierne  elencherebbero per presentare un personaggio; sappiamo però, di valore inestimabile, il giudizio divino su di lui, quale ci è proprio oggi riferito dal Vangelo di Matteo: «Giuseppe era giusto». Qualifica suprema, nel mondo d&#8217;allora. Non abbiamo un termine  corrispondente nelle lingue di oggi, per la semplice ragione che non congiungiamo più, nella valutazione di una persona, dimensione religiosa e storica; ci basta  quest&#8217;ultima, e peggio per noi.</p>
<p>Ma Giuseppe  era giusto davanti a Dio e agli uomini,  non essendo poi neppure grande  o importante; sappiamo bene  che« L&#8217;uomo guarda l&#8217; apparenza , il Signore guarda il cuore»; e guardando il cuore di Giuseppe, preparato certo dallo Spirito, Dio gli affidò appunto, praticamente, l&#8217;evento di Gesù e della Salvezza. Per questo nella  prima Lettura troviamo l&#8217;esaltazione profetica di una santa paternità riferita  al Messia futuro: «Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Padre giuridico a pieno titolo, padre nel cuore con amore tota­ le, Giuseppe fu il più umile  uomo del mondo nel non assumere, su richiesta  di Dio, la paternità fisica del figlio di Maria. A Dio non era  necessaria per compiere, veramente a modo  suo,  l&#8217;Incarna­ zione  del Figlio grazie allo Spirito. Ma Giuseppe, uomo  in pienezza, scelse con cuore  acceso di gioia la rivelazione, veramente inaudita: « Non temere di prendere con te Maria &#8230; quello che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo».</p>
<p>Proviamo a pensarla, questa  situazione. In misura di responsabilità. Non fu un dramma affettivo, quello di Giuseppe, fu un dramma religioso perché si trattò per lui di assumere un compito sovrumano nell&#8217;umano. Bisognava  essere Ebrei santamente vicini a Dio, come egli era, per poter  valutare «con timore e tremore» il significato di quel «viene dallo Spirito Santo». Perché l&#8217;ebraismo era la religione della trascendenza, del rispetto infinito  per il Dio innominabile, della  trepidazione davanti al segreto del Tempio, della rete di prescrizioni meticolose e quasi paralizzanti&#8230; Ed ecco un figlio, carne ed ossa, occhi che guardano, bocca che parla  e ha fame e sete, familiarità che non ha regole fisse, un figlio di Dio da Dio nato.</p>
<p>C&#8217;era davvero da «temere»  e qui  neanche il coraggio umano bastava.               ·</p>
<p>Occorsero le virtù forti, quelle che fanno vivere in un altro mo­ do  le solite  cose, e prima fra tutte la fede  capace  di alimentare grandissimo amore. Ecco la grandezza di Giuseppe, quella che ammiriamo e celebriamo oggi.</p>
<p>Egli fu colui che, dopo Maria  e al suo fianco, credette più  di tutti  nella storia degli uomini. Perché il suo rapporto quotidiano, per anni, fu con Dio fatto bimbo, fanciullo, giovane e uomo. Fede d&#8217;ogni momento, senza  riti né incensi né insegne, fede sufficiente  a se stessa, quella  che a noi spesso fa difetto. Vedere, sentire, toccare  e credere oltre. Contemplare nel silenzio la presenza del mistero. Prima adorare e poi agire anche se il Figlio di Dio lavora l’ nella bottega e impara. E’ sempre amare, perché la dimensione unica della vita, in un caso come questo, è appunto ama  e, soltanto con la forza  del proprio cuore  umano ma  per il sottile fuoco dello Spirito di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giuseppe divenne se stesso gradatamente e sempre di più, istruito  da ciò che credeva. Quella che dovrebbe essere anche per noi la vera strada. Egli, che non era sacerdote addetto al Tempio, apprese dagli occhi stessi di Gesù il segreto della contemplazione, e visse nello stupore indicibile di Dio così vicino.</p>
<p>Anche questo dovrebbe essere  un  nostro sentimento fondamentale.</p>
<p>Il Dio che sta nel Libro e ancor più è Eucaristia sugli altari e nei tabernacoli. È proprio questo che la Chiesa  ha sempre intuito ed ammirato in Giuseppe: l&#8217;arte di condividere con Dio presente tutto. Sotto questo aspetto egli assume, davanti alle generazioni, un ruolo pedagogico fondamentale.</p>
<p>Santo del silenzio, non va certo passato sotto silenzio.</p>
<p>Santo dell&#8217;umile laboriosità, non va solo pensato come carpentiere.</p>
<p>Santo dell&#8217;ultimo posto, non va certo considerato in subordine.</p>
<p>E così via.</p>
<p>La Chiesa  illuminata dallo Spirito, ha sempre venerato e venera Giuseppe come modello eccellente dell’esistenza proprio in quanto questa è radicata in Dio ma svolta sulla terra, mistica ma laboriosa, povera ma nobilissima, incerta del tutto fedele responsabile ma completamente affidata. a Dio.</p>
<p>Non meno che tutto ciò poteva darsi nell’uomo a cui il Figlio di Dio avrebbe detto con amore  e fiducia pieni: «Abbà, babbo». Perché Dio la sua familiarità non la svende, come facciamo noi, Dio sceglie i cuori a cui intende affidarsi, quelli che nella sua Grazia saranno veramente suoi, nel tanto e nel poco, quelli con cui sa che troverà sempre «a casa».</p>
<p>C&#8217;è qui per noi un&#8217;imponente lezione.</p>
<p>Il Giuseppe «di tutti i giorni», non soltanto quello dei momenti forti: annuncio dell&#8217;angelo, accoglienza di Maria, Betlemme, fuga in Egitto, ritorno a Nazaret&#8230; Questi segnano la fedeltà  e la coerenza_ dell&#8217;uomo in momenti irripetibili, e noi dunque possiamo ammirarli ma non riviverli. Gli altri possiamo invece rivivere, che sono la massima parte, quelli appunto che non sono scritti perché non meritano memoria eppure sono il tessuto della  santità dei giorni.</p>
<p>Qui sì, Giuseppe dice delle cose, maestro prezioso di vita. Pensate la considerazione diuturna, tacita e instancabile, dei misteri che egli vive.  Giuseppe percepisce che sono misteri vicinissimi, Gesù,  Maria, lo spazio e il desco  quotidiano, e tuttavia abissali come Disegno di Dio. Vi partecipa con tutto se stesso e però si sente  anche affacciato a realtà  che lo sovrastano senza schiacciarlo, anzi amandolo. Ma lo sovrastano. Così egli vive, senza sforzo, di considerazione che alimenta la sua fede e regge l&#8217;intera esistenza. Che modello per noi, poveri distratti, che abbiamo pure Dio così prossimo, e lo lasciamo sovente a distanze astrali proprio «come non  fosse»,  quando pure anche  a noi basterebbe un poco più di considerazione di fede.</p>
<p>Pensiamo alla sua  posizione nel mistero che vive.  Non ci stupiremo certo di trovarlo umile di umiltà  perfetta, e servo, vero ser­ vo nell&#8217;anima, e lieto e riconoscente e pronto, perché sa e vuole vivere di Dio soltanto come  gli è stato chiesto. E anche qui, che lezione per noi, tanto spesso malati di protagonismo, pretese, invidie, pigrizie, come se anche la nostra esistenza non fosse servizio a Dio e al prossimo, come non fossimo neppure cristiani.</p>
<p>Pensiamo alla sua serietà nell&#8217;essere se stesso davanti a Gesù ea Maria, icone della volontà di Dio; dove serietà è il massimo coinvolgimento di tutto  il proprio essere e fare, la tensione magnifica dell&#8217;offerta di sé oltre se stessi, affinché possa  compiersi qualche cosa di più grande di noi ma che interpella anche noi. Serietà con Dio sinonimo di santità, il nostro destino. E Giuseppe va visto cosi, capolavoro umano di serietà nelle cose che anche tutti noi facciamo e maneggiamo; serio di una serietà che non è poi quella del  galantuomo soltanto, né  del  lavoratore o dell&#8217;artista appassionati, ma che scende dall&#8217;alto e potenzia cuore e volontà  ancora di più, secondo Dio. La serietà cristiana, per noi.</p>
<p>E lasciamo allora sfilare qui, in umile revisione di vita, le nostre leggerezze, latitanze di fronte ai doveri divini e umani, superficialità, disimpegni. Eppure siamo cristiani, e la forza dello Spirito è in noi.</p>
<p>Conviene allora dare a Giuseppe uno sguardo di simpatia forte, che vuole approvarlo, comprenderlo e imitarlo; e un moto del cuore schietto e fiducioso, perché egli nella gloria di Gesù e Maria</p>
<p>è ora potente nel bene, protegge l&#8217;intera Chiesa, è amico d&#8217;ognuno di noi. L&#8217;uomo a cui Dio consegnò il Figlio con piena fiducia, è anche  quello che ci aiuta  a dire:  «Gesù!»  come tante volte  lui lo disse nella vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tutti Santi &#8211; con Don Pollano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 15:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
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		<category><![CDATA[Santità]]></category>
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		<description><![CDATA[Vogliamo riproporre la registrazione di una omelia di Don Giuseppe Pollano per la Festa di Tutti i Santi. Buona festa a tutti&#8230; Carlo Giacoma]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vogliamo riproporre la registrazione di una omelia di Don Giuseppe Pollano per la Festa di Tutti i Santi.</strong></p>
<p><object style="width: 100px; height: 100px;" classid="clsid:02bf25d5-8c17-4b23-bc80-d3488abddc6b" width="100" height="100" codebase="http://www.apple.com/qtactivex/qtplugin.cab#version=6,0,2,0"><param name="src" value="http://lapiccolavia.org/blog/wp-content/omelie_don_pollano/santi04.mp4" /><embed style="width: 100px; height: 100px;" type="video/quicktime" width="100" height="100" src="http://lapiccolavia.org/blog/wp-content/omelie_don_pollano/santi04.mp4"></embed></object></p>
<p>Buona festa a tutti&#8230;</p>
<p>Carlo Giacoma</p>
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		<title>Alla tavola dei peccatori e dei lontani</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="font-weight: normal;">Teresa e i peccatori: nella sua vita un rapporto costante e crescente. A 14 anni capisce che il suo posto è «sotto la Croce» per spargere sui peccatori il sangue di Gesù, e proprio a lui chiede un segno di gradimento. Lo ottiene: Enrico Pranzini, pluriassassino impenitente, già sulla ghigliottina, bacia tre volte il Crocifisso. È il «suo primo figlio». Ne seguiranno tanti, laici e preti, ma alla fine arrivano in folla. Negli ultimi 18 mesi di vita subisce la prova più tremenda. Lei che ha vissuto solo di fede e per il cielo, «non sente» più la fede: è sommersa dalle tenebre e dai dubbi.</span></h4>
<p>Diventa &#8220;sorella&#8221; degli atei, dei disperati, seduta con loro «alla tavola dove mangiano i peccatori», che sente veri &#8220;fratelli&#8221;. Nella tempesta, reagisce: «Credo di aver fatto più atti di fede ora che in tutta la mia vita». Ma acconsente a restare lì, con i peccatori, i senza fede, i disperati, fino alla fine. Non basta: elabora una teologia del peccato tutta sua. Attorno a lei vivono Dio come &#8220;giustizia&#8221; inesorabile. Per lei Dio è «Amore, la cui proprietà sta nell’abbassarsi» (Man. A) per amare la creatura. E allora il peccato, nella sua essenza, è un rifiuto, è una «diga opposta all’Amore», a Dio che vuole invadere la sua creatura.</p>
<p>Perciò chi si lascia amare da Dio, senza riserve, trascina i suoi fratelli («Attirami! Noi correremo», Man. C). Non solo. Perciò chi si lascia amare è subito purificato, anche se è il più grande peccatore. Sono le ultime righe della Storia di un’Anima : «Anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati&#8230; andrei, con il cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia di Gesù&#8230;». Alle soglie del 2000 è un messaggio per tutti, soprattutto per chi è alla tavola dei peccatori, dei lontani, dei disperati&#8230;</p>
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		<title>Preghiera: fiducia e &#8220;azione di Dio&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[azione di Dio]]></category>
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		<description><![CDATA[Teresa e la preghiera, tutta una vita: dai «pensieri profondi» all’«immersione in una vera e propria orazione» dietro il letto, ancora bambina. Ben oltre «le preghiere». Nella prima Comunione (1883) sperimenta «il primo bacio di Gesù», una vera «fusione». Pregare, per lei, vuol dire «immergersi nell’infinito». Con Celina sperimenta (1887) stati simili alle &#8220;estasi&#8221; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="font-weight: normal;">Teresa e la preghiera, tutta una vita: dai «pensieri profondi» all’«immersione in una vera e propria orazione» dietro il letto, ancora bambina. Ben oltre «le preghiere». Nella prima Comunione (1883) sperimenta «il primo bacio di Gesù», una vera «fusione». Pregare, per lei, vuol dire «immergersi nell’infinito». Con Celina sperimenta (1887) stati simili alle &#8220;estasi&#8221; di santa Monica e Agostino. Poi entra al Carmelo, dove tutte &#8220;pregano&#8221; molto. Prega con loro. A luglio 1890 sperimenta un’intera settimana di uno stato che chiama «volo di spirito», come nascosta «sotto il velo della santa Vergine».</span></h4>
<p>A giugno 1895 ha una «ferita di fuoco» dopo una comunione. La sua preghiera si allarga ai confini della Chiesa e del mondo intero, ma &#8220;le preghiere&#8221; recitate in comune sono per lei una «vera penitenza». Solo nel Vangelo, letto e rimasticato nel cuore, trova un po’ di riposo. Poi, negli ultimi due anni, neppure in quello. Sopravviene una lunga stagione di aridità totale e silenzio di Dio. Non si stanca ed elabora una sua definizione: «Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di riconoscenza e d’amore in mezzo alla prova&#8230;».</p>
<p>Il suo fisico fragile, da anni non ce la fa, e l’&#8221;aridità&#8221; totale durerà fino alla morte: durante l’orazione, due ore al giorno, e durante i ringraziamenti alla comunione, lei, letteralmente, &#8220;dorme&#8221;. Lo riconosce, lo dichiara, e ne ricava la lezione più preziosa: «Dovrei desolarmi&#8230; Non mi desolo». Ecco le due ragioni, tutte sue, geniali e profondissime: «i figli piccoli piacciono ai genitori anche quando dormono», e «i medici, quando vogliono operare un paziente, lo addormentano». La preghiera è innanzitutto &#8220;azione&#8221; di Dio. A noi tocca offrirci totalmente, e slanciare il cuore verso di lui, quali che siano i nostri limiti. Il resto – efficacia della preghiera e della stessa missione – è affare suo.</p>
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		<title>Nel cuore della Chiesa-Mistero</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa di Lisieux]]></category>

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		<description><![CDATA[Teresa e la Chiesa. Ci vorrebbe un volume. Pare che non ne abbia parlato molto. Ha vissuto la sua vita cristiana. Nel viaggio a Roma ha visto anche i limiti dei preti e dell’istituzione storica. È arrivata a stringere le ginocchia del vecchio Leone XIII. Non ha mai avuto un vero direttore spirituale, e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Teresa e la Chiesa. Ci vorrebbe un volume. Pare che non ne abbia parlato molto. Ha vissuto la sua vita cristiana. Nel viaggio a Roma ha visto anche i limiti dei preti e dell’istituzione storica. È arrivata a stringere le ginocchia del vecchio Leone XIII. Non ha mai avuto un vero direttore spirituale, e si è scelta il &#8220;direttore dei direttori&#8221;, Gesù. Da morta, poi, ha conquistato Papi, vescovi, preti, fedeli&#8230; E invece c’è ben altro. Nel Man. B racconta di aver «trovato il suo posto nella Chiesa» e, «finalmente», «scoperto la sua vocazione».</p>
<p>Eccone l’essenza schematica. Nel &#8220;Corpo Mistico della Chiesa&#8221; – lei lo chiamava già così – come «carmelitana, sposa di Cristo e madre delle anime», sapeva di essere «nel cuore», tra quelli cioè il cui «mestiere» è amare. Ma non le bastava: voleva essere «anche» e «insieme», Apostolo, Dottore, Martire, Profeta&#8230; Voleva essere «tutto», era «tormentata da desideri infiniti». Il cap. 13 della prima lettera ai Corinzi le dà una &#8220;chiave&#8221;: la cosa più importante è l’amore. Ma proprio lì Paolo dice il contrario di quello che lei vuole: ciascuno stia al suo posto, non tutti possono essere tutto. Ma lei va oltre, e fa la sua scoperta, tutta sua.</p>
<p>A settembre 1896, da più di un anno, dall’&#8221;Atto di offerta come vittima all’Amore misericordioso&#8221;, lei sa di essere, per grazia di Dio stesso, realmente, «una cosa sola» con lo Spirito Santo che «arde nel cuore della Chiesa» e che dà vita a tutto, anzi, che «è tutto». Ha trovato! La sua «follia» è realizzata, il suo «sogno» è realtà: «Ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto sei tu, o Dio, che me l’hai dato. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’Amore, e così sarò tutto!». Il Mistero di Dio e della Chiesa intrecciato in una sola realtà. È questa l’ecclesiologia di Teresa.</p>
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		<title>Se vuoi essere santo, entra in un Carmelo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 20:18:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[carmelo]]></category>
		<category><![CDATA[Santità]]></category>

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		<description><![CDATA[Avviato il processo di canonizzazione di una religiosa brasiliana di Alexandre Ribeiro TREMEMBÉ, martedì, 9 febbraio 2010 (ZENIT.org).- &#8220;Il Carmelo è un giardino di santi. Se vuoi essere santo, entra in un Carmelo&#8221;. Con gioia e buonumore le Carmelitane di Tremembé (a 135 km da San Paolo, in Brasile) hanno annunciato l&#8217;avviamento della causa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Avviato il processo di canonizzazione di una religiosa brasiliana</strong></h2>
<p>di Alexandre Ribeiro</p>
<p>TREMEMBÉ, martedì, 9 febbraio 2010 (ZENIT.org).- &#8220;Il Carmelo è un giardino di santi. Se vuoi essere santo, entra in un Carmelo&#8221;. Con gioia e buonumore le Carmelitane di Tremembé (a 135 km da San Paolo, in Brasile) hanno annunciato l&#8217;avviamento della causa di canonizzazione di Madre Maria do Carmo da Santíssima Trindade.<a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/me-carminha-novica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-411" title="Madre Maria del Carmelo della Santissima trinità" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/me-carminha-novica.jpg" alt="" width="428" height="612" /></a></p>
<p>Questa domenica il Vescovo di Taubaté, monsignor Carmo João Rhoden, ha presieduto la cerimonia di introduzione della causa della religiosa, nota come Carminha di Tremembé, fondatrice del Carmelo Santo Volto e Pio XII, dove oggi vivono 19 Carmelitane.</p>
<p>Madre Thereza Maria, una delle responsabili del processo di canonizzazione, non esagera nel descrivere il Carmelo come un &#8220;giardino di santi&#8221;. Santa Teresa d&#8217;Avila, San Giovanni della Croce e Santa Teresina del Bambin Gesù, per ricordarne solo tre, sono santi carmelitani dottori della Chiesa.</p>
<p>Ma qual è la gioia di vivere in un Carmelo? &#8220;E&#8217; vivere per Lui, vivere per Gesù&#8243;, hanno risposto col sorriso sulle labbra, quasi in coro, le cinque religiose che hanno ricevuto ZENIT la settimana scorsa per parlare della loro Madre fondatrice.</p>
<p>Madre Maria do Carmo (Carmen Catarina Bueno) nacque a Itu, nello Stato di San Paolo, il 25 dicembre 1898. A 18 anni era fidanzata, ma quando entrò in un rinomato collegio religioso di San Paolo &#8211; che il fidanzato, di una famiglia ricca, aveva indicato perché aumentasse le sue conoscenze e si preparasse al matrimonio &#8211; disse di sì alla vocazione religiosa.</p>
<p>Nel collegio di San Paolo, tra gli studi umanistici e l&#8217;amore per la letteratura e la poesia, lesse la &#8220;Storia di un&#8217;anima&#8221;, della futura Santa Teresina. Decise allora di essere come la giovane di Lisieux, carmelitana.<span id="more-406"></span></p>
<p>Nel 1926, a 27 anni, Carminha entrò nel Carmelo San Giuseppe a Rio de Janeiro. Lì fu maestra delle novizie, vicepriora e priora. Nel 1955 lasciò Rio per andare a fondare il Carmelo Santo Volto e Pio XII a Tremembé.</p>
<p>Sotto la sua guida e con la sua determinazione, in due anni era stata costruita un&#8217;ala e mezza del monastero. Qualche anno dopo tutta l&#8217;area era strutturata, con cappella, refettorio, giardini&#8230;</p>
<p>Lì visse in preghiera e umiltà, virtù sottolineata dalle religiose con cui viveva. Dedicò grande attenzione alla formazione del noviziato e alla cura delle sorelle di comunità.</p>
<p>Con grafia ferma, descrisse durante tutta la vita in poemi il suo spirito e la sua dedizione totale all&#8217;amore di Dio.</p>
<p>Riflettendo sulla morte, confessò in un sonetto: &#8220;Dio, Padre mio, non posso più soffrire / la nostalgia del cielo che consuma&#8230; / l&#8217;ansia torturante di vederti (&#8230;)&#8221;.</p>
<p>Madre Carminha morì nel 1966 per emorragia cerebrale. Aveva 67 anni. La sua fama di santità valicò la clausura del Carmelo nel 1972. Si progettava di trasferire il monastero nella città di Mairinque (San Paolo); la sua tomba venne aperta e il suo corpo venne trovato incorrotto.</p>
<p>&#8220;Sembrava il pomeriggio del seppellimento&#8221;, racconta Madre Teresa Margarida, priora del Carmelo. &#8220;Perfino i fiori si erano conservati&#8221;, ha aggiunto la priora, che visse 10 anni con Madre Carminha.</p>
<p>Da allora, la fama di santità si diffuse nei Carmeli e nelle comunità. Il popolo di Tremembé si mobilitò e impedì che il corpo e il monastero cambiassero città.</p>
<p>Una deposizione registrata del medico che accompagnò la riesumazione rivela la sua sorpresa: &#8220;Sono profondamente emozionato&#8221; disse il dottor Mário Degni, dell&#8217;Università di San Paolo.</p>
<p>Gli stessi tecnici che procedettero alla riesumazione dissero di tornare a porre il corpo nella tomba, lasciando due aperture per il passaggio dell&#8217;aria, per vedere se il cadavere si decomponeva.</p>
<p>Il corpo andò in decomposizione, come si è constatato con riesumazioni successive.</p>
<p>L&#8217;indicazione della Chiesa, tuttavia, &#8220;è non mettere mano&#8221;, ha spiegato Madre Thereza Maria, che riconosce che per disinformazione è stato commesso un errore facendo le aperture nella bara.</p>
<p>La decomposizione del corpo non ha ad ogni modo compromesso la devozione. I fedeli hanno iniziato a rivolgersi sempre più all&#8217;intercessione di Madre Carminha per chiedere guarigioni e benedizioni di Dio.</p>
<p>Secondo le Carmelitane di Tremembé, ci sono due casi di miracoli che potrebbero già integrare un processo di canonizzazione: quello di un neonato guarito da una lussazione congenita al ginocchio (oggi è un bambino di due anni che correva nel giardino del Carmelo un giorno prima della visita di ZENIT alle religiose) e il caso di un adulto guarito da peritonite acuta quando i medici già disperavano. Oggi è un signore che diffonde la devozione a Madre Carminha.</p>
<p>Solo Dio sa se in futuro il nome di Madre Carminha di Tremembé brillerà nel giardino dei santi del Carmelo, ma ciò che la Chiesa sa è che ogni giorno aumentano i fedeli che si rivolgono alla religiosa.</p>
<p>[Traduzione dal portoghese di Roberta Sciamplicotti]</p>
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		<title>SIGNORE, STAMMI VICINO</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/02/05/signore-stammi-vicino/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Piccola Via]]></category>
		<category><![CDATA[cammino]]></category>
		<category><![CDATA[preghiera]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sei lontano, Signore, ma qui, accanto a me, dentro di me. Sei qui per illuminarmi, per perdonarmi, per dare un orientamento al mio cammino, per non abbandonarmi nella solitudine quotidiana. Non ha senso vivere, devo sapere perché. Non ha senso camminare, devo sapere per dove. Non ha senso fare, devo sapere che cosa. Sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sei lontano, Signore,</p>
<p>ma qui, accanto a me, dentro di me.</p>
<p>Sei qui per illuminarmi, per perdonarmi,</p>
<p>per dare un orientamento al mio cammino,</p>
<p>per non abbandonarmi</p>
<p>nella solitudine quotidiana.</p>
<p>Non ha senso vivere,</p>
<p>devo sapere perché.</p>
<p>Non ha senso camminare,</p>
<p>devo sapere per dove.</p>
<p>Non ha senso fare,</p>
<p>devo sapere che cosa.</p>
<p>Sia la tua parola, Signore,</p>
<p>la luce del mio mattino,</p>
<p>la strada della mia fatica,</p>
<p>il motivo del mio impegno,</p>
<p>l’arco della mia speranza,</p>
<p>la prospettiva del mio amore,</p>
<p>il riposo della mia stanchezza,</p>
<p>il porto del mio rifugio,</p>
<p>la casa della mia salvezza.</p>
]]></content:encoded>
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