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	<title>La Piccola Via &#187; Angolo della Vita</title>
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		<title>San Giuseppe Moscati &#8211; Biografia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giuseppe Moscati (1880-1927) laico Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880. Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #663300; font-family: Times; font-size: small;">Giuseppe Moscati (1880-1927)<br />
<em>laico </em></span></strong></p>
<p>Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880.</p>
<p>Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua prima comunione nella festa dell&#8217;Immacolata del 1888. Dal 1889 al 1894 Giuseppe compì i suoi studi ginnasiali e poi quelli liceali al &#8221; Vittorio Emanuele &#8220;, conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all&#8217;etá di appena 17 anni. Pochi mesi dopo, cominciò gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell&#8217;Ateneo partenopeo.</p>
<p>E&#8217; possibile che la decisione di scegliere la professione medica sia stata in parte influenzata dal fatto che negli anni dell&#8217;adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe prodigò le sue cure premurose al fratello tanto amato, e allora dovette sperimentare la relativa impotenza dei rimedi umani e l&#8217;efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. È comunque un fatto che, fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt&#8217;uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all&#8217;opera salvifica del Medico Divino.</p>
<p>Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa, coronando così in modo degno il &#8221; curriculum &#8221; dei suoi studi universitari. A distanza di cinque mesi dalla laurea, il dottor Moscati prende parte al concorso pubblico indetto per l&#8217;ufficio di assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli; quasi contemporaneamente sostiene un altro concorso per coadiutore straordinario negli stessi ospedali, a base di prove e titoli. Nel primo dei concorsi, su ventun classificati, riesce secondo; nell&#8217;altro riesce primo assoluto, e ciò in modo così trionfale che &#8211; come si legge in un giudizio qualificato &#8211; &#8221; fece sbalordire esaminatori e compagni &#8220;.</p>
<p>Dal 1904 il Moscati presta servizio di coadiutore all&#8217;ospedale degl&#8217;Incurabili, a Napoli, e fra l&#8217;altro organizza l&#8217;ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell&#8217;ospedale di Torre del Greco, durante l&#8217;eruzione del Vesuvio nel 1906.</p>
<p>Negli anni successivi Giuseppe Moscati consegue l&#8217;idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l&#8217;ospedale di malattie infettive &#8221; Domenico Cotugno &#8220;. Nel 1911 prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, negli ospedali e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè a primario. Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti. A questo &#8221; curriculum &#8221; ospedaliero si affiancano le diverse tappe di quello universitario e scientifico: dagli anni universitari fino al 1908, il Moscati è assistente volontario nel laboratorio di fisiologia; dal 1908 in poi è assistente ordinario nell&#8217;Istituto di Chimica fisiologica. Consegue per concorso un posto di studio nella stazione zoologica. In seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica, e preposto al reparto chimico fino al 1911. Contemporaneamente, percorre i diversi gradi dell&#8217;insegnamento.</p>
<p>Nel 1911 ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica; ha l&#8217;incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell&#8217;Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni, &#8221; Indagini di laboratorio applicate alla clinica &#8221; e &#8221; Chimica applicata alla medicina &#8220;, con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia. Nel 1922, consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione.</p>
<p>Celebre e ricercatissimo nell&#8217;ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, assicurano al Moscati un posto d&#8217;onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo.</p>
<p>Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del Moscati &#8211; la sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica, il suo colpo d&#8217;occhio diagnostico fuori del comune &#8211; che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un&#8217;impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il Moscati è uno scienziato di prim&#8217;ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato. L&#8217;accettazione della Parola di Dio non è, d&#8217;altronde, per il Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la sua vita, l&#8217;accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui. Il Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il Moscati diventa l&#8217;apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell&#8217;amore sembra divorare Giuseppe Moscati. L&#8217;attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.</p>
<p>Quando, il 12 aprile 1927, il Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: &#8221; È morto il medico santo &#8220;. Queste parole, che riassumono tutta la vita del Moscati, ricevono oggi il suggello ufficiale della Chiesa.</p>
<p>Il Prof. Giuseppe Moscati è stato beatificato da S. S. Paolo VI nel corso dell&#8217;Anno Santo, il 16 novembre 1975.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati Due grandi santi del nostro tempo Giuseppe Samà s.j. S.Teresa di Lisieux (1873-1897) &#160; &#8220;Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità&#8220;. La mente era incalzata da questa affermazione di Giovanni Paolo II, mentre il treno ci portava, nel giugno scorso, in pellegrinaggio a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati</strong></p>
<p><strong><em>Due grandi santi del nostro tempo</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Giuseppe Samà s.j.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>S.Teresa di Lisieux (1873-1897)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità&#8220;. La mente era incalzata da questa affermazione di Giovanni Paolo II, mentre il treno ci portava, nel giugno scorso, in pellegrinaggio a <strong>Lisieux</strong>: un piccolo gruppo di religiosi e di laici, devoti di <strong>S.Teresa del Bambino Gesù</strong>, e desiderosi di approfondire la sua via dell’ &#8220;infanzia spirituale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lisieux è una cittadina della Normandia, che appare, vorremmo dire, non inquinata dal turbinio dei grossi centri commerciali: quasi un’oasi di silenzio e di compostezza psicologica, che sollecita lo spirito a scegliere soste di riflessione e di preghiera, la cui urgenza è tanto più avvertita quanto più ossessiva è &#8211; oggi &#8211; l’esaltazione dell’attivismo e dell’efficientismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla Basilica di S.Teresa, che domina le verdi colline della Normandia, alla chiesa del Carmelo e alla cappella dell’<em>Ermitage S.te Thérèse </em>(dove eravamo ospitati e dove si sono svolti i nostri incontri di preghiera e di adorazione eucaristica), abbiamo avuto modo di assimilare esistenzialmente l’itinerario della santità di Teresa, nelle sue varie tappe di crescita interiore, e di rispondenza alla voce dello Spirito, nelle prove di un Getsemani nascosto, da lei vissuto con una generosità non comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla scuola di S.Teresa, definita da <strong>Pio XI</strong> &#8220;Parola di Dio&#8221;, abbiamo riscoperto il fascino dell’infanzia spirituale, radicata nelle paradossali parole di Gesù: &#8220;Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli&#8221; (<em>Mt</em> 18,3). Diventare &#8220;piccoli&#8221; per essere &#8220;grandi&#8221; nel Regno dei Cieli: &#8220;Nulla di puerile e di affettato &#8211; come disse <strong>Paolo VI</strong> &#8211; in questa via insegnata da S.Teresa: è la via della confidenza e dell’abbandono in Dio, o &#8211; come scrive la stessa Teresa &#8211; <em>&#8220;un dormire nelle braccia di Dio nostro Padre&#8221;,</em> che veglia con amore paterno su di noi &#8220;che siamo chiamati e siamo veramente figli di Dio&#8221;" (<em>1 Gv</em> 3,1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ una vita che, aliena da ogni forma di quietismo e di mediocrità, richiede una fede coraggiosa, un amore incondizionato, una collaborazione perseverante con Cristo Signore, al quale si devono <em>&#8220;gettare i fiori dei piccoli sacrifici&#8221;. </em>E’ una via sicura, che porta alla santità, perché il Signore ci vuole santi. E’ Lui l’artefice della nostra santità, anzi Lui stesso è la nostra santità, come si esprime Teresa nell’<em>Atto di Offerta all’Amore misericordioso:&#8221;Desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, mio Dio, di essere voi stesso la mia santità&#8220;. </em>Teresa domanda a Dio di essere Colui che ama in lei, perché è con l’amore di Dio stesso che siamo invitati ad amare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’amore di Teresa per Cristo così si manifesta nelle piccole cose del quotidiano: <em>&#8220;Canterò anche quando dovrò cogliere i miei fiori tra le spine, e il mio canto sarà tanto più melodioso quanto più le spine saranno lunghe e pungenti&#8221; </em>(<em>Manoscritto B,</em> n.258).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Chiesa del Carmelo a Lisieux</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’amore di Dio, spinto fino all’eroismo, ispira alla nostra Santa &#8211; quindici mesi dopo l’<em>Atto di Offerta</em> &#8211; quello che Laurentin (nel suo libro &#8220;Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux&#8221;) ha definito il suo &#8220;manifesto&#8221;, vibrante di accenti mistici, scritto sotto forma di lettera alla sorella Maria (<em>Manoscritto B,</em> nn.250-254). Nell’animo di Teresa tumultuano desideri e sogni irrealizzabili, contrastanti tra loro, sembra che il Carmelo non basti più al suo cuore tormentato da tante vocazioni: <em>&#8220;Sento &#8211; </em>così si esprime &#8211; <em>la vocazione del sacerdote, dell’apostolo, del dottore, del martire&#8230; [...] Gesù mio, che cosa risponderai a tutte le mie follie?&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Il Signore risponde a Teresa attraverso la lettura della I Lettera ai Corinzi (<em>1 Cor</em> 12-13), in cui l’apostolo Paolo, dopo aver paragonato la Chiesa ad un organismo vivente, composto di varie membra con funzioni diverse e complementari, aggiunge che esiste &#8220;una via migliore di tutte&#8221;, senza la quale anche i doni più perfetti sono nulla: l’amore (&#8220;agàpe&#8221;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Teresa esulta: &#8220;<em>Ho trovato finalmente la mia vocazione! La mia vocazione è l’amore! nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. Così sarò tutto, e il mio sogno sarà realizzato&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Così la &#8220;piccola Teresa&#8221;, varcando spiritualmente le anguste mura del Carmelo, si è messa &#8220;nel cuore della Chiesa&#8221;, facendone sue le necessità e le angosce. E’ quanto ha voluto confermare <strong>Pio XI</strong>, quando ha proclamato &#8211; nel 1927 &#8211; <strong>S.Teresa di Lisieux Patrona delle Missioni</strong>, sullo stesso piano del più grande missionario dei tempi moderni, <strong>San Francesco Saverio</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* * * * *</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>S. Giuseppe Moscati (1880-1927)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Man mano che le riflessioni teresiane si susseguivano nella cappella dell’<em>Ermitage, </em>non poteva sfuggire alla nostra mente qualche punto di accostamento ideale tra la Santa carmelitana, Teresa di Gesù Bambino, e il nostro <strong>San Giuseppe Moscati</strong>, &#8220;il Medico Santo di Napoli&#8221;, illustre clinico, scienziato e docente universitario, morto nel 1927 all’età di 47 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla corrispondenza del nostro Santo sappiamo che egli fu molto devoto di S.Teresa di Lisieux, della quale teneva esposto, nella sua camera, un grande ritratto, che ora si conserva nelle &#8220;Sale Moscati&#8221; della chiesa del Gesù Nuovo. Il quadro porta la dicitura: &#8220;Beata Teresa del Bambino Gesù&#8243;, perché fu acquistato dopo la Beatificazione, avvenuta a Roma il 29 aprile 1923, per opera di Pio XI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>18 luglio 1923</strong> &#8211; dunque pochi mesi dopo la beatificazione di Teresa &#8211; Moscati accenna ad una tentazione di scoraggiamento, superata in seguito ad alcune parole di Teresa su questo fenomeno e riportate nella &#8220;Storia di un’Anima&#8221;: &#8220;<em>Pochi giorni innanzi, leggevo nell’autobiografia della </em><strong><em>beata Teresa del Bambino Gesù</em></strong><em> una frase fatta per me: </em>&#8220;Anche lo scoraggiamento, mio Dio, è peccato&#8221;.<em> Sì, è un peccato di superbia, perché mi fa credere che possa aver accettato un’auto-opinione di aver fatto grandi cose! Quando invece si è stati sempre un servo inutile&#8221; </em>(le citazioni delle parole di Moscati sono tratte dal libro di Alfredo Marranzini s.j.: <em>Giuseppe Moscati, modello del laico cristiano di oggi,</em> Roma 1989).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune sue lettere, scritte da Edimburgo nel <strong>1923</strong>, contengono riferimenti alla &#8220;Beata&#8221; carmelitana. Nella lettera del 24 luglio 1923 alla sorella Nina, Moscati la informa di avere visitato la casa dei gesuiti presso la Lauriston Place, e precisa: <em>&#8220;Entrai e trovai esposta l’immagine della </em><strong><em>beata Teresa del Bambino Gesù</em></strong><em>&#8220;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un’altra lettera &#8211; sempre datata del luglio 1923 &#8211; così scrive alla sorella: <em>&#8220;Ho promesso a Miss Nasmyth di inviarle il testo francese della </em><strong><em>beata Teresa</em></strong><em>. Anzi, Nina, tu potresti inviarglielo a mio nome&#8221;</em>. Questo anche perché Moscati si sentiva obbligato per le tante premure di ospitalità che Miss Nasmyth aveva avuto nei suoi confronti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al ritorno da Edinburgo, il nostro Santo approfitta di una sosta a Parigi per scrivere ai familiari, con questo post-scriptum: &#8220;<em>Qui ho trovato finora terminate le edizioni della </em>&#8220;Vie de la bienheurese Thérèse <em>etc.&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’altra testimonianza di come la spiritualità di S.Teresa di Gesù Bambino abbia influito sull’animo di S.Giuseppe Moscati, l’abbiamo in una lettera che il Santo scrive il <strong>7 marzo 1924</strong>. Moscati si recava a Lecce quasi ogni mese, e qui, avendo conosciuto la figlia del Notaio De Magistris, le aveva inculcato la devozione verso l’allora Beata Teresa. Avendo avuto notizia della precoce morte di questa ragazza, Moscati scrive al padre queste commoventi parole:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La basilica di S. Teresa a Lisieux</em></p>
<p><em>&#8220;Ho qui sul mio tavolino, tra i primi fiori di primavera, il ritratto di vostra figlia, e mi soffermo, mentre vi scrivo, a meditare sulla caducità delle umane cose!</em></p>
<p><em> Bellezza, ogni incanto della vita passa&#8230;</em></p>
<p><em> Resta solo eterno l’amore, causa di ogni opera buona, che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’amore è Dio. Anche l’amore terreno Satana cercò d’inquinare, ma Dio lo purificò attraverso la morte. Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui cospetto questi fiori e la bellezza son nulla!</em></p>
<p><em> Il vostro angelo, rapito nei suoi verdi anni, come la sua diletta amica, ritrovata negli ultimi giorni, la </em><strong><em>beata Teresa</em></strong><em>, assiste voi e la mamma sua dal cielo&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste citazioni ci sollecitano a pensare che S.Giuseppe Moscati attingesse dalla devozione a S.Teresa di Lisieux forza e consolazione, per vivere la sua vita interiore impregnata di profonda unione con Dio e di partecipazione eucaristica. I suoi lunghi incontri mattutini con il Signore nella chiesa del Gesù Nuovo, o in quella di S.Chiara, si configuravano come un centro di gravitazione delle sue giornate massacranti di lavoro e di dedizione agli ammalati, nei quali egli serviva ed amava &#8220;la figura di Gesù Cristo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era lo spirito di Gesù Eucaristico, di cui Moscati si nutriva ogni mattina, che lo spingeva a fare della sua professione &#8220;un sacerdozio dei corpi e delle anime&#8221;. Così egli si esprime in una lettera del 1926: <em>&#8220;Beati noi medici, tanto spesso incapaci di allontanare una malattia, beati noi se ci ricordiamo che oltre ai corpi abbiamo di fronte delle anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi&#8221;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>S.Giuseppe Moscati non ci ha lasciato documenti scritti, in base ai quali si potesse ricostruire la storia dei suoi rapporti intimi con il Signore. Però un suo biglietto, ritrovato dopo la morte, ci fa capire quanto egli fosse innamorato del Signore Gesù: quasi eco fedelissima dell’&#8221;amore fino alla follia&#8221; di S.Teresa di Lisieux:</p>
<p><em>&#8220;Mio Gesù Amore &#8211; </em>leggiamo in questo biglietto del 5 giugno 1922 &#8211; <em>il vostro amore mi rende sublime; il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all’infinita bellezza di tutti gli essere creati a vostra immagine e somiglianza&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Ci sembra di ascoltare la voce ispirata di S.Teresa del Bambino Gesù, la &#8220;Santa dell’amore&#8221;, nel leggere questo pensiero di S.Giuseppe Moscati: <em>&#8220;Esercitiamoci ogni giorno nella carità. Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento, offerta delle nostre azioni, compiendo tutto per amore&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Dal nostro Santo emanava un tale ardore di carità evangelica da trasformarsi in una silenziosa germinazione di quelli che Paolo VI chiamò &#8220;i fioretti del Professore Moscati&#8221;. Spesso tra i malati c’era chi trovava una banconota di grosso taglio sotto il proprio cuscino, e non poche volte era lo stesso Moscati a provvedere alle spese delle medicine e a quanto occorreva per gli ammalati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per S.Giuseppe Moscati il Vangelo della carità, testimoniato nel quotidiano, è inscindibile dall’amore e dal servizio alla verità, come si legge in un biglietto da lui scritto il 17 ottobre 1922:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il manoscritto di Moscati</em></p>
<p><em>&#8220;</em><strong><em>Ama la Verità</em></strong><em>, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Questo scritto &#8211; di puro sapore evangelico &#8211; inquadrato nel contesto socioculturale in cui visse e operò S.Giuseppe Moscati, saturo di positivismo e di incredulità, ne delinea l’identità di uomo e di credente: sempre pronto a combattere la &#8220;buona battaglia della fede&#8221;, a camminare nella verità che è Cristo, il quale rende il cristiano libero e vittorioso sulla mentalità del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ricerca e l’amore alla verità, attraverso cui si è plasmata la personalità umana e cristiana di Moscati, ha caratterizzato lo stile di vita personale e comunitaria della &#8220;piccola Teresa&#8221;, che durante la malattia ripeteva: <em>&#8220;Io mi nutro solo della verità&#8221; (Novissima Verba).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Una delle ultime parole di Teresa &#8211; poche ore prima di morire, il 30 settembre 1897 &#8211; sono allo stesso tempo semplici e vere: <em>&#8220;Mi pare di aver cercato sempre la verità sola. Sì, ho capito l’umiltà del cuore&#8221;. </em>Quella &#8220;umiltà &#8211; rileva von Balthasar &#8211; che sta sul filo del rasoio tra l’abisso della verità e quello della menzogna; l’umiltà che non è una virtù, ma la convinzione di non avere virtù, perché tutto viene da Dio&#8221;.</p>
<div id="attachment_1204" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Giuseppe_Moscati.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1204" title="Giuseppe_Moscati" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Giuseppe_Moscati-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">S. Giuseppe Moscati</p></div>
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<p><strong><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/san-giuseppe-moscati-biografia/">Biografia</a></strong></p>
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		<title>Battesimo: il concepimento che da’ la vita eterna</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 20:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Battesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Vangelo della domenica del 10 gennaio 2010 di padre Angelo del Favero* ROMA, venerdì, 8 gennaio 2010 (ZENIT.org).-“Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vangelo della domenica del 10 gennaio 2010</p>
<p>di padre Angelo del Favero* </p>
<p>ROMA, venerdì, 8 gennaio 2010 (ZENIT.org).-“Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”.(…) Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Lc 3,15-22).</p>
<p>“Oggi la vita e la luce di Dio sono discese nel mio cuore, per la gioia della mia casa e di tutta la Chiesa”: queste semplici parole sono state scritte nel “ricordo” del Battesimo della piccolissima Sara, avvenuto pochi giorni fa in Casa Accoglienza e atteso con gioia da tutte le mamme, i bambini, gli operatori, gli amici e dalla comunità parrocchiale: tutto il “popolo della vita” era in attesa!</p>
<p>La liturgia, oggi, ci offre il “ricordo” del giorno del Battesimo dell’adulto Gesù,..ad una sola settimana dall’incontro del Bambino con i Magi a Betlemme! Sì, ma non sono passati trent’anni in sette giorni, dal momento che Dio è bambino da sempre, sempre e per sempre, come afferma la Scrittura: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!”(Eb 13,8).</p>
<p>Informa Luca che “il popolo era in attesa”: di che cosa? Di un grande evento: ma non si trattava del Battesimo di Gesù, bensì dell’imminente venuta del Messia, annunciata da Giovanni con toni apocalittici: “Tiene in mano la pala per pulire la sua aia…brucerà la paglia con fuoco inestinguibile” (Lc 3,17).</p>
<p>“Possiamo immaginare la straordinaria impressione che dovettero destare la figura e l’annuncio del Battista nell’atmosfera accesa di quel momento della storia di Gerusalemme. Finalmente c’era di nuovo un profeta, qualificato come tale anche dalla sua vita. Finalmente si annunciava un nuovo agire di Dio nella storia. Giovanni battezza con l’acqua, ma il più Grande, Colui che battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco, è già alle porte” (Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret”, p. 35).</p>
<p>Come suggeriscono queste osservazioni a polarizzare l’attenzione è soprattutto il battezzatore umano, ed anche per questo nessuno dei presenti è in grado di comprendere la portata delle sue parole.</p>
<p>Nemmeno Nicodemo comprenderà il valore del Battesimo nello Spirito, quando Gesù glielo spiegherà direttamente: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio” (Gv 2,3). Il maestro d’Israele, infatti, replica:“Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?” (Gv 2,4).</p>
<p>Certamente anche noi oggi non riusciamo a comprendere a fondo il mistero del Battesimo; per questo ascoltiamo il Vicario del Maestro divino:“Si tratta di un nuovo inizio, e cioè di morte e di risurrezione, di ricominciare la vita da capo e in modo nuovo. Si potrebbe quindi dire che si tratta di rinascita. Tutto ciò verrà espressamente sviluppato solo nella teologia battesimale cristiana, ma è già incoativamente presente nella discesa di Gesù nel Giordano e nella risalita dalle sue acque” (B. XVI, id., p. 36).</p>
<p>Gesù, in effetti, parlando di “rinascita” non intende il parto, ma il concepimento: “un nuovo inizio, ricominciare la vita da capo e in modo nuovo”. Significa che lo Spirito Santo, nel Battesimo, “concepisce” l’uomo nuovo “fecondando” quello vecchio e sterile di prima e trasformandolo realmente in “figlio di Dio” ( 1Gv 3,1).</p>
<p>Per questo il Battesimo in acqua e spirito è condizione necessaria alla salvezza. Per esso noi entriamo nella grande famiglia della Chiesa come un bambino entra nella propria famiglia quando è concepito nel grembo della madre.</p>
<p>L’efficacia della parola divina “Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” consiste nella trasformazione dell’uomo nell’immagine e somiglianza di Cristo, in forza del potere che il Battesimo trae dalla morte e Risurrezione del Signore, rispettivamente rappresentate dalla discesa e dalla risalita di Gesù dalle acque del Giordano.</p>
<p>Ed ecco allora due domande che sorgono sul Battesimo e alle quali limito questo mio commento: una riguarda Colui che non aveva bisogno del Battesimo e lo ha ricevuto; l’altra riguarda coloro che pur avendo bisogno del Battesimo per la loro salvezza, non lo hanno ricevuto e non lo possono ricevere: i bambini concepiti che muoiono nel grembo senza Battesimo, sia per cause naturali, sia perché precocemente uccisi. La domanda riguarda anche tutti i bimbi concepiti nei laboratori e distrutti o congelati.</p>
<p>1) La prima domanda è: perché l’“Autore della vita” e del Battesimo, ha voluto essere battezzato? Premesso che la parola “battesimo” per Gesù designa la propria morte, il motivo sta in questo: che era necessaria la sua identificazione con noi peccatori per consentire la nostra identificazione con Lui Salvatore.</p>
<p>L’ingresso di Gesù nell’acqua, in solidarietà con i peccatori, rappresenta “l’ingresso nei peccati degli altri, è discesa “all’inferno” non solo da spettatore, ma con-patendo e con una sofferenza trasformatrice, convertendo gli inferi, travolgendo e aprendo le porte dell’abisso” (B.XVI, id., p. 40).</p>
<p>Con l’immersione nel Giordano Gesù ha anticipato la sua morte in croce, e con la risalita dall’acqua ha anticipato la sua risurrezione, così “il punto della sua anticipazione della morte è ora diventato per noi il punto della nostra anticipazione della risurrezione insieme con Lui” (B.XVI, id., p.39). Questo “punto” è l’acqua stessa battesimale.</p>
<p>La conseguenza è questa: ogni volta che le “acque del Giordano” (santificate dal Battesimo di Gesù e rese capaci di comunicare la Vita divina) entrano in contatto con il battezzando catecumeno, operano realmente la sua liberazione dal Maligno (il forte di Lc 11,21), in forza dello Spirito di Cristo risorto (il più forte di Lc 11,22).</p>
<p>Ascoltiamo ancora il Papa: “Questo Forte, invincibile con le sole forze della storia universale, viene sopraffatto e legato dal più Forte che, essendo della stessa natura di Dio, può prendere su di sé tutta la colpa del mondo e la esaurisce soffrendola fino in fondo. Questa lotta è la “svolta” dell’essere, che produce una nuova qualità dell’essere, prepara un nuovo cielo e una nuova terra. Il sacramento – il Battesimo – appare quindi come dono di partecipazione alla lotta di trasformazione del mondo intrapresa da Gesù nella svolta della vita che è avvenuta nella sua discesa e risalita” (id., p. 40-41).</p>
<p>Tutto scaturisce dalla vittoria della Pasqua, e come istituendo l’Eucaristia nel Cenacolo Gesù ha anticipato il suo sacrificio sul Calvario, offrendosi liberamente e realmente (non con gesto semplicemente simbolico) alla sua passione per darsi in Carne da mangiare e Sangue da bere, così nel Giordano Gesù anticipa realmente la sua vittoria sulla morte, ne comunica l’efficacia salvifica alle acque e consegna per sempre al battezzato le chiavi della vita.</p>
<p>2) Il tema della seconda domanda rappresenta una questione sempre più drammatica ed urgente per la Chiesa e il mondo intero: “nonostante che a prima vista possa sembrare marginale rispetto ad altre questioni teologiche, solleva invece interrogativi di grande spessore e profondità. In questo nostro tempo sta crescendo sensibilmente il numero di bambini che muoiono senza essere stati battezzati. (…).. questo fenomeno è anche in parte conseguenza della fecondazione in vitro e dell’aborto. Alla luce di questi sviluppi si ripropone con nuova urgenza l’interrogativo sulla sorte di questi bambini” (Commissione Teologica Internazionale, “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo”, 2007, Introduzione).</p>
<p>Ho voluto io sottolineare “questi bambini” per fermare l’attenzione sulla loro identità: si tratta di tutti gli esseri umani concepiti, a partire dall’istante della fecondazione.</p>
<p>Per ognuno di loro (più di un miliardo di bambini solo negli ultimi vent’anni) valgono queste conclusioni della citata dichiarazione della C.T.I.: “Se un bambino non battezzato è incapace di un votum baptismi, allora, in virtù dei medesimi vincoli di comunione, la Chiesa può forse intercedere per il bambino ed esprimere a suo nome un votum baptismi efficace davanti a Dio. Inoltre la Chiesa di fatto esprime proprio un tale votum nella liturgia, per quella stessa carità verso tutti rinnovata in ogni celebrazione eucaristica. Gesù ha insegnato: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5); da ciò comprendiamo la necessità del Battesimo sacramentale. Similmente ha detto: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” (Gv 6,53); dal che comprendiamo la necessità (strettamente correlata) dell’Eucaristia. Tuttavia, come questo secondo testo non ci conduce ad affermare che non può essere salvato chi non ha ricevuto il sacramento dell’Eucaristia, così non si dovrebbe dedurre dal primo testo che non può essere salvato chi non ha ricevuto il sacramento del Battesimo. Dovremmo invece arrivare alla conclusione che nessuno è salvato senza una qualche relazione al Battesimo e all’Eucaristia, e quindi alla Chiesa, che da questi sacramenti è definita. Ogni salvezza ha una qualche relazione con il Battesimo, l’Eucaristia e la Chiesa. Il principio per cui “fuori della Chiesa non c’è salvezza” significa che non c’è salvezza che non provenga da Cristo e che non sia ecclesiale per sua stessa natura. (…) La nostra conclusione è che i molti fattori che abbiamo sopra considerato offrono seri motivi teologici e liturgici per sperare che i bambini che muoiono senza Battesimo saranno salvati e potranno godere della visione beatifica. Sottolineiamo che si tratta qui di motivi di speranza nella preghiera, e non di elementi di certezza. Vi sono molte cose che semplicemente non ci sono state rivelate (cfr Gv 16,12). Viviamo nella fede e nella speranza nel Dio di misericordia e di amore che ci è stato rivelato in Cristo, e lo Spirito ci spinge a pregare in gratitudine e letizia incessante (cfr 1 Ts 5,18)” (C.T.I., id., n. 98-102).</p>
<p>Questo lungo messaggio, oltre a costituire un opportuno chiarimento dottrinale, sia fonte di profonda consolazione per ogni mamma divenuta pienamente e dolorosamente consapevole di avere spento nel suo grembo la vita del suo bambino. Ascolti ora le parole che, dalla finestra del Cielo spalancata su di lei, le rivolge il Papa santo della Vita (per esprimere anche la mia vicinanza personale, trasformo il “voi” del testo nel “tu”): “Non lasciarti prendere dallo scoraggiamento e non abbandonare la speranza. Sappi comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretalo nella sua verità. Se ancora non l’hai fatto, apriti con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia ti aspetta per offrirti il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Ti accorgerai che nulla è perduto e potrai chiedere perdono anche al tuo bambino, che ora vive nel Signore” (Enciclica “Evangelium vitae”, n. 99).</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E&#8217; diventato carmelitano nel 1987. E&#8217; stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.</p>
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