<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>La Piccola Via &#187; Famiglia di Therese</title>
	<atom:link href="http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/category/senza-categoria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.lapiccolavia.org/blog</link>
	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
	<lastBuildDate>Sun, 26 Jun 2011 07:21:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.2</generator>
		<item>
		<title>SANTI  PIETRO  E  PAOLO &#8211; Omelia don Pollano</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/26/santi-pietro-e-paolo-omelia-don-pollano/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/26/santi-pietro-e-paolo-omelia-don-pollano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 07:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1218</guid>
		<description><![CDATA[SANTI  PIETRO  E  PAOLO Apostoli At 12, 1-11; Sal 33; 2 Tm 4, 6-8. 17-18; Mt 16, 13-19 &#160; “Voi chi dite che io sia?” &#160; I nomi di Pietro e di Paolo, dunque gli uomini che essi indicano, sono un segno tra i più grandi che Dio ci abbia dato della sua provvidenza verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SANTI  PIETRO  E  PAOLO</p>
<p>Apostoli</p>
<p>At 12, 1-11; Sal 33; 2 Tm 4, 6-8. 17-18; Mt 16, 13-19</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Voi chi dite che io sia?</em>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I nomi di Pietro e di Paolo, dunque gli uomini che essi indicano, sono un segno tra i più grandi che Dio ci abbia dato della sua provvidenza verso l’uomo e la sua storia, per la salvezza grazie alla Chiesa. Perché dire così? Ecco, ne ricordiamo oggi con gioia almeno quattro fondate ragioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In loro Dio ha mostrato, prima di tutto, la sua ammirevole</strong> <strong>fedeltà</strong>. E’ il Dio dei padri, Abramo, Isacco, Giacobbe, che eleggendoli dal suo Popolo ha manifestato ancora una volta a tale Popolo il suo attaccamento tenero e forte. Ebrei in tutto il loro sangue e in tutta la loro fede, essi non hanno il compito di segnare rottura anche se le scelte umane drammaticamente la provocheranno. Come Gesù stesso, fioriscono nella speranza di Israele, ne evocano la memoria storica, cercano la continuità di una storia di amore divino che dovrà ad ogni modo, nel mistero dei tempi, essere ricostituita.</p>
<p>Pietro è figlio della Sinagoga, Paolo ancora di più. L’amore alla Legge e ai Profeti ha formato le loro personalità, essi sono cresciuti sforzandosi di “<em>amare il Signore Dio con tutta l’anima, il cuore, la mente</em>”: dinanzi a Gesù poi, cedendo con gioia alla sua conquista, nulla hanno rinnegato di essenziale nella loro fedeltà, anzi sono entrati con Lui in una storia ancora più salvata, secondo il sogno ebraico delle origini. Il Dio fedele è dunque quello che li ha segnati nel proprio cuore e li ha scelti, fior fiore di un Popolo sul quale il Figlio non si è vergognato di piangere lacrime di rammarico e rimpianto. E questa scelta di Dio già deve ammaestrarci, noi che siamo tanto propensi alla rinnovazione &#8211; quella religiosa compresa -  attraverso lacerazioni e conflitti che inondano di sangue tanta storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In secondo luogo Dio ha fatto rifulgere in loro, a consolazione di tutti gli uomini, <strong>la sua dolce</strong> <strong>misericordia</strong>. Sia veramente benedetto per questo!</p>
<p>Riflettiamo su una sola cosa: noi non abbiamo conosciuto i peccati di Giovanni, Andrea, Giacomo e tutti gli altri prescelti. Abbiamo conosciuto quello di Giuda, sì, ma egli giustamente &#8211; secondo la nostra logica &#8211; dal suo peccato è stato distrutto, e un altro ha preso il suo posto. Invece di Pietro e di Paolo abbiamo conosciuto chiaramente il peccato, la Bibbia lo ha consegnato alla Chiesa per i secoli, e senza attenuazioni: ripetuto rinnegamento nei confronti di un Maestro come Gesù; ostinata e feroce persecuzione contro i suoi primi discepoli.</p>
<p>Pietro e Paolo, peccatori come tutti gli uomini, hanno mostrato di esserlo con tutta evidenza, divenendo persone che un capo terreno non avrebbe più scelte, per incaricarle del suo progetto supremo. Invece Gesù lo ha fatto, con quello che può sembrare un eccesso di condiscendenza, ed è stato in realtà la dismisura del suo vincente amore.</p>
<p>Proprio Paolo lo avrebbe scritto poi, che dove abbonda il peccato “<em>sovrabbonda la misericordia</em>”, nella logica di Dio. Questo segnare di perdono i due uomini che a ragione la Chiesa guarda come le due “colonne” dell’origine è veramente un dono in più che Dio ci ha fatto, con realismo superiore a tutte le nostre attese.</p>
<p>Se Pietro ha rinnegato, ed è stato confermato primo papa; se Paolo aveva perseguitato, ed è stato eletto massimo apostolo; allora il cristianesimo è veramente stato pensato con divino affetto a misura d’uomo, come soltanto Dio poteva fare. Noi avremmo abbellito le cose, nascoste le colpe, eluso la verità. Pietro e Paolo incarnano invece una delle affermazioni più consolanti della Bibbia, ripetuta proprio da Pietro: “<em>E’ agli umili che Dio dà grazia</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La terza ragione di gioia per noi, a causa di Pietro e Paolo, è che in essi Dio ha composto in modo eccellente, e proprio grazie alla loro diversità,<strong> i due elementi di cui la Chiesa aveva bisogno per sussistere nella storia:</strong> <strong>saldezza nell’istituzione,</strong> <strong>mobilità </strong> <strong>nell’annuncio</strong>.     Che Pietro sia stato chiamato <em>“Roccia”</em> da Gesù è più che significativo: il Maestro era Via, Verità e Vita, tre costanti immutabili nel variare continuo della vicenda umana.</p>
<p>Egli dunque ha cercato l’uomo che fosse fondamento e lo ha costituito per i secoli. Da allora sono stati 263 dopo Pietro i successori, santi e non santi, ed il miracolo divino sta proprio nella misteriosa continuità di questo compito sovrumano. Continuare Gesù Cristo! Una vicarietà vertiginosa, a ben pensarci; e appunto insidiata da tutti gli ostacoli possibili e immaginabili in una vicenda anche umana. Ma la saldezza della verità, la garanzia del magistero, la norma della moralità sono rimaste e rimangono, realizzando la promessa di Gesù fatta a Pietro: “<em>Su di te edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa</em>”.</p>
<p>Paolo, a sua volta, ha impersonato in modo insuperabile ciò che la Chiesa deve poi sempre continuamente essere, per non ridursi a pura istituzione: slancio di missione fino a sempre nuovi confini del mondo, primavera intrattenibile dello Spirito.</p>
<p>Lo chiamiamo <em>l’Apostolo</em>, senza possibilità di confusioni. E ciò non soltanto per il suo dinamismo eccezionale, carico di coraggio indomabile pur nella debolezza dell’uomo; non soltanto per i suoi viaggi continui, le sue fondazioni grandiose; ma anche perché egli ha continuato a imparare la sua dottrina dalla profondità della contemplazione, nel dono dello Spirito, donandoci una volta per sempre una rivelazione su Gesù Cristo che noi non cessiamo di studiare, approfondire e a nostra volta predicare. Dio ha fatto davvero di lui l’inventore della missione che non ha confini, il mistico edificatore<strong> </strong>delle prime comunità sante.</p>
<p>Saldezza e mobilità, due caratteristiche della stessa Chiesa: per questo essa ricorda e celebra insieme questi suoi umili eroi dell’inizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, quarta ragione di gratitudine, e di commozione profonda, Dio ha unito Pietro e Paolo nel <strong>comune destino di</strong> <strong>morire per Gesù sommamente amato</strong>. Gli anni di Roma sono stati gli ultimi per tutti e due. Prima l’uno, poi l’altro, essi hanno versato il sangue “<em>in libagione</em>”, secondo il dire di Paolo, e sono morti dando la stessa testimonianza data dal Maestro. Neppure questo è casuale, evidentemente!</p>
<p>La Chiesa può infatti guardare i due grandi santi in un solo sacrificio, e imparare da loro qual è la misura perfetta della carità verso il Signore. La domanda posta da Gesù a Pietro vicino a Cesarea di Filippo: “<em>Voi chi dite che io sia?</em>” ha avuto anche per loro risposta progressiva.</p>
<p>“Tu sei quello per cui si predica”, “Tu sei quello per cui si vive”, “Tu sei quello per cui si soffre”, “Tu sei quello per cui si muore”. Fin qui sono appunto giunti Pietro e Paolo, dopo il lungo cammino. E se qualcosa di meno definitivo li congiungesse nella nostra venerazione forse, confessiamolo, non saremmo del tutto soddisfatti. La sublimità del morire per Gesù è infatti incomparabile.</p>
<p>Così noi li guardiamo oggi con tutta la Chiesa, così li preghiamo chiedendo loro che ci aiutino fino al martirio, se così piacesse a Dio, a confessare che Gesù è il Signore.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/26/santi-pietro-e-paolo-omelia-don-pollano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO &#8211; Omelia don Pollano</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/26/ss-corpo-e-sangue-di-cristo-omelia-don-pollano/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/26/ss-corpo-e-sangue-di-cristo-omelia-don-pollano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 07:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Corpo e Sangue di Cristo]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1216</guid>
		<description><![CDATA[SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO Gen 14, 18-20; Sal 109; 1 Cor 11, 23-26; Lc 9,11b-17 &#160; “Fate questo in memoria di me” Chi è il nostro Dio, chi è questo Gesù che preghiamo e che amiamo di giorno in giorno sempre di più? È l’Uomo che quel giorno fece il grande segno: il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO</p>
<p>Gen 14, 18-20; Sal 109; 1 Cor 11, 23-26; Lc 9,11b-17</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Fate questo in memoria di me”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Chi è il nostro Dio, chi è questo Gesù che preghiamo e che amiamo di giorno in giorno sempre di più? È l’Uomo che quel giorno fece il grande segno: il Signore che ha dato del pane alla gente che aveva fame. Esiste forse un gesto più umano?</p>
<p>Ecco chi è Dio: Colui che crea l’uomo e gli mette in cuore molti desideri, ma sopra tutti il desiderio di Lui stesso, Dio, e lo crea così perché si prepara a saziarlo per sempre.</p>
<p>Oh, se avessimo di Dio un’idea così chiara e affascinante! Se non lo sentissimo troppo alto, troppo immobile, impassibile, un Dio che guarda senza intervenire nel mondo. Non è così, ma molte idee della nostra cultura senza fede tendono ad allontanarlo ancor sempre  dall’uomo, come se Egli non fosse il Dio che ama. Ed ecco, la storia di Gesù è invece quella  di Dio che ha assunto forma umana, per immettere nelle nostre piccole misure la totalità del suo amore.</p>
<p><em>“Dategli voi stessi da mangiare”</em>: quando celebriamo l’Eucaristia è perché ci troviamo davanti non a questa scena evangelica, che fu soltanto un annuncio, ma al compimento di essa; e la celebriamo con la fede che ci consente di coglierne la grandezza, di sciogliere il cuore nella gratitudine, e di conseguenza di rispondere a Gesù con tutto l’impegno della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo risentito nella seconda Lettura la narrazione che Paolo ci ha fatto di quella beata, ultima cena, quando Gesù prese il pane e il vino, e lo Spirito privò il pane e il vino della loro esistenza materiale, ed essi esistettero soltanto più come Corpo e Sangue di Cristo. Fu la prima volta. Abbiamo sentito la narrazione, e la gratitudine già potrebbe orientare la nostra riflessione di fede, ma molto più grande è la beatitudine, perché quella sera Gesù aggiunse le  poche, prodigiose parole: <em>“Fate questo in memoria di me”</em>.</p>
<p>Se la narrazione evocasse soltanto il ricordo di un fatto lontano, ci aggrapperemmo all’immaginario per credere in Lui. Ma questa non è soltanto memoria, come fatto psichico, è qualcosa di infinitamente più grande: è ciò che la Chiesa chiama <strong>il <em>memoriale</em>, che significa, ‘rifare vero’, adesso, proprio come allora, questo straordinario momento</strong>. Infatti ora io ripeterò le parole, ma non più come narrazione: di nuovo verrà lo Spirito che avrò invocato, di nuovo priverà di esistenza materiale il pane e il vino, e farà essere soltanto il Corpo e il Sangue del Signore. Allora saremo di fronte a questo abbagliante prodigio. Non ci sarà luce fisica, ma luce nei cuori sì, splendore di gioia. Che la Messa sia quotidiana, sia così semplice, facile, non toglie nulla alla sua immensa grandezza, e già di questo dobbiamo rendere grazie.</p>
<p><em>“Fate questo in memoria di me”</em>. E perché ancora, Signore?</p>
<p>E il Signore, richiamando la scena dei pani moltiplicati, potrebbe dirci: “Perché il pane che moltiplicai quella volta non vi basterebbe per vivere e non vi basterebbe per morire. Se fosse sufficiente il pane, avrei riempito di esso le vostre case, ma non è sufficiente. Né vi basta che siano saziati tutti i vostri desideri, per quanto buoni essi siano”. La verità, la gioia, gli affetti, una giusta riuscita nella vita, le cose come devono essere: tutti questi sono santi desideri, ma quando avessimo tutto questo e non avessimo Dio, non avremmo ancora avuto nulla.</p>
<p>Così, da quei pani moltiplicati Gesù è arrivato all’ultima, definitiva mensa, conservando il pane e il vino come segno di quel donarsi di sé; <em>il mio corpo </em>vuol dire “io”, <em>il mio sangue</em> vuol dire “la mia vita”: la comunione perfetta che fin da principio aveva programmata per noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed è comunione l’Eucaristia: è Dio che ti ha creato per averti e perché tu lo avessi, Dio che ti è amico molto di più di quanto tu non pensi, è Dio che ti rivuole, che intende vivere la tua vita e che tu viva la sua. E quale tua vita? La vita quotidiana. Nella cultura ebraica, come in tante altre, pane e vino erano il segno della quotidianità dell’esistenza, non erano cibo di re o  di sacerdoti, ma della gente comune. Sicché pane e vino &#8211; ecco il richiamo all’episodio di Abramo nell’Antico Testamento &#8211; significano fortemente il vissuto di ogni giorno.</p>
<p><strong>È la nostra quotidianità che Gesù vuole rendere divina</strong>, non sono i pochi momenti soltanto in cui andiamo da Lui e lo incontriamo. Se l’Eucaristia diventasse un gesto sacrale, nascosto, spiritualissimo, distante dalla vita di ogni giorno, ciò vorrebbe dire che non l’abbiamo capita. È quando lavoriamo, quando fatichiamo, quando facciamo le cose, quando muoviamo le mani per agire, è nel nostro essere noi stessi che Gesù vuole entrare per portarci con Sé nel suo Regno. Se avessimo sempre presente questo, che pur crediamo per fede, non finiremmo mai di desiderare questo cibo e questa bevanda.</p>
<p>E’ vero che potremmo sempre dirgli: “Signore, dici bene, ma non oso presentarti la mia vita quotidiana così com’è, non mi sento degno”. Ma Gesù ha la risposta anche per questo: “Tu vedi che ho preso pane e vino per farti capire che io voglio il tuo vissuto; ricorda però che questi non sono più pane e vino, ma sono Io, sacrificato per te. Il mio sangue ti ha lavato, il mio corpo ti rende puro. So che la tua vita quotidiana può diventare fango e miseria, so che sei peccatore, ma per questo sono venuto; e il mio cibo, quando tu vieni a me, perdonato ancor sempre da me, diventa la sorgente di una vita pura e santa, quella per cui sei stato creato. Vieni, dammi la tua vita quotidiana, so anch’io che tutti i giorni dovrà essere purificata, riscattata, sollevata: è la strada della santificazione; ma vieni poiché Io sono il tuo pane”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è il supremo dono. Quando tra poco avrò ripetuto in maniera efficace, sacerdotale, le parole del Vangelo, ed Egli sarà con noi, noi dovremo essere colmi della sua gioia, lasciare che i nostri cuori esultino. Bisogna almeno qualche volta esprimere a Gesù la nostra profonda allegrezza, perché Egli ha fatto tutto questo per noi che siamo meno che niente, eppure, così amati da Lui, diventiamo il suo tutto.</p>
<p>Questo Signore che viene in noi per dimorare in noi, che viene in noi per condurci al Padre, per accompagnarci oltre la morte a sconfinare nell’eterna gioia, questo Signore,  assumendo la nostra misura, ci dice: “Dammi la tua voce, altrimenti non potrò dire parole belle e giuste, dammi i tuoi gesti, dammi il tuo cuore, la tua libertà, la tua capacità d’agire, la tua intraprendenza, il tuo coraggio, la tua presenza nel mondo,… di te ho bisogno”.</p>
<p>Noi siamo il corpo di Cristo. La Bibbia è chiara con il cristiano, e gli assicura: se tu ricevi il Corpo di Cristo,  diventi Corpo di Cristo, così che, <strong>dovunque tu sia, porti Lui, mentre sei portato da Lui</strong>.</p>
<p>Sono certo che nella misura in cui siete ‘eucaristici’, molta gente si è accorta che portate in voi quel <em>qualcuno</em>, che è Lui: da come siete, da come agite, da come decidete. E poiché Egli ha detto: <em>“Io sono la luce”</em>, ecco anche voi, umilmente, siete luce nei luoghi dove vivete accanto a molti altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riconsegnatevi dunque oggi più che mai a Gesù Eucaristia, riandate al giorno della vostra prima Comunione &#8211; quando eravate piccoli, semplici, ma il cuore era già capace di ricevere il Signore -, rivivete quel giorno, pur nel carico delle vostre esperienze, delle vostre consapevolezze, delle vostre crescite nel bene, ma anche dei vostri dolori, dei vostri sbagli; rivivetelo: rifate alleanza eucaristica.</p>
<p>Riandate in questo momento al tempo in cui Maria, dopo che Gesù tornò al Padre, visse ancora su questa terra. Ricordate che Gesù l’affidò a Giovanni ed egli la prese nella sua casa. Non c’è dubbio che l’apostolo celebrasse l’Eucaristia, la <em>frazione del pane</em>: potete credere che Maria non fosse tra coloro che si nutrivano del Corpo del Signore? Provate a pensare alle comunioni di Maria, che, avendo dato al mondo il Salvatore, lo riceveva insieme ai suoi discepoli.</p>
<p>Entriamo in questo misterioso cerchio di grazia, che è pur tanto semplice e familiare. Sollevate i cuori, date a Gesù la gioia di uscire di qui ancor più motivati ad essere cristiani: “Signore, ti ricevo, perché altri sappiano”. Ecco l’umile, grande missione che la Chiesa vi affida e che lo Spirito si prepara a compiere in voi nella misura della vostra buona volontà.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/26/ss-corpo-e-sangue-di-cristo-omelia-don-pollano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Santissima Trinità &#8211; omelia don Pollano</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/19/santissima-trinita-omelia-don-pollano/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/19/santissima-trinita-omelia-don-pollano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 06:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1210</guid>
		<description><![CDATA[SANTISSIMA TRINITA’ Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15 « Gesù, il Padre, lo Spirito » Più che in tutti gli altri giorni oggi ci conviene dire a Gesù il nostro: “Grazie, Signore!”, perché il mistero che celebriamo, la Trinità santissima, è stato il segreto più intimo e prezioso di tutti quelli che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SANTISSIMA  TRINITA’</p>
<p>Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15</p>
<p>« Gesù, il Padre, lo Spirito »</p>
<p>Più che in tutti gli altri giorni oggi ci conviene dire a Gesù il nostro: “Grazie, Signore!”, perché il mistero che celebriamo, la Trinità santissima, è stato il segreto più intimo e prezioso di tutti quelli che ci ha rivelato. 	La comparsa dei Tre che sono Dio è stata come un abbagliamento per la Chiesa, un dono di luce eterna che le causa sicurezza e consolazione, e la sostiene nel tempo, per la storia della Salvezza. E’ dunque ben giusto che noi celebriamo oggi con fede solenne il nome e la realtà di Dio com’è, nella sua gloria e nella sua verità: è teologia alta, ma tutt’altro che astratta e lontana da noi; anzi, essa ci solleva in sé per insegnarci a vivere nel migliore dei modi possibili, qui nell’esistenza terrena.  Il discorso di Gesù nel Vangelo odierno è indicativo in proposito. 	Esso ci svela qualche cosa a cui non siamo abituati quaggiù, cioè un vivere ben distinto dei tre che Gesù nomina in modo esplicito &#8211; lo Spirito, Se stesso e il Padre &#8211; che nello stesso tempo è un vivere completamente unitario, in un passaggio di verità e vita che ci risulta misterioso.   	Che cosa significa per noi che lo Spirito “prenderà” ciò che è di Gesù, ma con ciò stesso prenderà dal Padre, perché tutto ciò che è del Padre è di Gesù stesso? Non siamo certo di fronte a un indovinello, ma a una rivelazione: Gesù intende farci scrutare per un momento la vita che Egli vive, e ci mette perciò sulla via di comprendere un mistero altissimo di comunione. I termini sono espliciti: una sola verità esiste in Dio, ma vissuta in modo tale che il Padre ne fa dono al Figlio, e lo Spirito l’accoglie in sé come loro unica effusione; un modo di essere dunque che trova il suo segreto nel dono dato e ricevuto per fare comunione. Una verità la cui sostanza, realizzandosi in tale piena elargizione, è allora amore. 	Che l’amore si faccia dono, ci era già ben noto; ma che Dio fosse tutto amore che dona, unisce ed eternizza così la propria vita, questo non lo sapevamo affatto. Il discorso di Gesù acquista subito, di conseguenza, indicibile fascino. 	Qui non c’è altezza intellettuale, elucubrazione adatta a pochi; mistero sì, c’è, ma al quale tutti possono accedere grazie alla fede. E tale mistero ci conforta al massimo, perché dice Dio in modo tale che per intenderlo noi possiamo e dobbiamo fare appello all’esperienza del nostro stesso cuore.  Con le dovute proporzioni, si intende. Ma il segreto è uguale. 	Un essere che ama, per cominciare: Egli è per natura sua, ossia non potendo mai non esserlo, Padre. E questo nome evoca forza buona, vita che si dona, persona che esiste per fare esistere. Tutto ciò che è suo, lo è per generare il Figlio, l’essere amato e prediletto, l’Unico. Con l’intimo reciproco respiro dell’amore totale, lo Spirito che compie l’unità divina. Non ci sono ignote queste profondità della vita. 	Anche noi sappiamo e vogliamo amare donando, ed essere a nostra volta amati così. 	Anche noi sappiamo che cos’è un amore che unisce, che non è nessuno dei due eppure è tutti e due, e crea momenti di comunione inebriante. 	Solo che per noi si tratta di momenti, appunto; momenti frammischiati a molti altri ben diversi, dunque frammenti di una luce che non ci appartiene come vorremmo: non si può in terra disgiungere amore da dolore, indifferenza, noia, ostilità. Invece in Dio sì, accade: Dio è la perfezione di ciò che in noi brilla, ma in Lui è fuoco e vita. 	  La Trinità che è carità eterna, le Persone che la vivono e vogliono anzi farne parte anche a noi.       E’ il brano di Paolo nella Lettera ai Romani a illuminarci ancora di più su questa straordinaria partecipazione. Lì è detto infatti che noi grazie a Gesù benedetto siamo in pace con il Padre, dunque all’interno della loro vita amica; ma non solo: noi siamo anche divinamente resi vivi dallo Spirito &#8211; il loro Spirito &#8211; che ci è stato dato. Rasenta l’incredibile, per la sua magnificenza, questa verità certissima. Lo Spirito di Dio, proprio il suo e Dio Egli stesso, è ora anche nostro. Noi siamo cioè capaci di amare come Egli ama, con tutto ciò che consegue a questo amore che non è sentimento e passione nostri ma forza vitale creatrice, capace di fare tutto ciò che di bello, buono e giusto può essere fatto nella storia.       I santi e le sante della Chiesa sono di tale energia benefica testimonianza mai interrotta.  	Paolo dunque ci ricorda con chiarezza che il Dio Trinità non è lassù ma quaggiù, impegnato con noi e in noi a realizzare una vicenda umana benedetta e buona. E ciò significa che la Trinità non si accontenta con noi di essere creduta: essa, donandosi come si dona al popolo di Dio, esige di essere vissuta. 	Quale distanza dalle formulazioni del catechismo, ovviamente esatte ma ancora così “mentali” e scolastiche! La Trinità che Gesù ci svela e ci dona è Egli stesso mandato dal Padre e fatto dallo Spirito in Maria, la vergine di Nazaret. La Trinità è ancora il mistero pasquale dove il Padre chiede al suo Prediletto di donargli la vita in obbedienza, per annullare in tanta oblazione la nostra disobbedienza e consentire il dono della Pentecoste. La Trinità è nell’anima e nella vita di tutti i battezzati, e si rivela in loro facendoli sempre più umili e piccoli davanti al Padre, puri e generosi nel Figlio, ardenti e audaci nella testimonianza grazie allo Spirito. La Trinità infine è nella beatitudine del Regno, dove tutta l’economia della Salvezza splende chiara e compiuta, e i beati non cessano di glorificarla.  E questa Trinità, prossima a noi e continuamente con noi, è quella a cui di fatto noi ci rivolgiamo ogni giorno, nominandola mentre facciamo il segno di Croce: anche qui, si tratta di una familiarità vertiginosa, che rischia la più totale banalizzazione dell’abitudine, e va invece salvaguardata con fine avvertenza. 	“Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo”, diciamo. Padroni del segreto di Dio che Egli ci ha consegnato con generosità assoluta, ma appunto non perché soltanto “sapessimo” bensì perché ci sentissimo &#8211; e volessimo essere &#8211; coinvolti. E’ quasi paradossale che proprio la Trinità, suprema realtà che sembra perdersi così in alto, abbia scelto di diventare per noi una sorte di “esercizio quotidiano”. 	Perché la formula biblica “nel nome di…” ha un significato preciso, e forte. 	Nel linguaggio scritturale il “nome” è Dio stesso. Significa dunque, per chi lo dice consapevolmente: “nella presenza di…per l’azione di…con la forza di…”: tutte formule di grande potenza, che investono la piccola personalità dell’uomo e lo impegnano davanti a Dio, ovviamente con tutto il suo aiuto. 	“Nel nome del Padre” essere veramente figli; “nel nome del Figlio” farci veramente redenti; “nel nome dello Spirito” agire veramente da santi. La triplice invocazione nasconde un programma che non potremo rievocare tutto ogni volta, ma che non dobbiamo lasciar affondare nella inconsapevolezza. Non possiamo, conoscendo l’amore con il quale la Trinità si è donata e si dona a noi, assuefarci al suo nome come non ci ricordasse più nulla, e allora ripeterlo invano. Da una breve formula a uno sconfinato mistero, la nostra fede ci mantiene dunque a un alto livello di vita; non possiamo più, da veri cristiani, ‘credere’ vagamente in Dio, ‘ammettere’ che un Dio c’è, e fermarci lì. 	La divina verità come un sole ci entra negli occhi, e seguendo l’invito di Gesù noi dobbiamo oggi lasciarcene consolare e stimolare, perché la fede che professiamo con le labbra provenga in realtà dal nostro cuore e divenga vissutissima vita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/06/19/santissima-trinita-omelia-don-pollano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>San Giuseppe Moscati &#8211; Biografia</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/san-giuseppe-moscati-biografia/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/san-giuseppe-moscati-biografia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Mistica]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Piccola Via]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Moscati]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa di Lisieux]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1206</guid>
		<description><![CDATA[Giuseppe Moscati (1880-1927) laico Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880. Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #663300; font-family: Times; font-size: small;">Giuseppe Moscati (1880-1927)<br />
<em>laico </em></span></strong></p>
<p>Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880.</p>
<p>Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua prima comunione nella festa dell&#8217;Immacolata del 1888. Dal 1889 al 1894 Giuseppe compì i suoi studi ginnasiali e poi quelli liceali al &#8221; Vittorio Emanuele &#8220;, conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all&#8217;etá di appena 17 anni. Pochi mesi dopo, cominciò gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell&#8217;Ateneo partenopeo.</p>
<p>E&#8217; possibile che la decisione di scegliere la professione medica sia stata in parte influenzata dal fatto che negli anni dell&#8217;adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe prodigò le sue cure premurose al fratello tanto amato, e allora dovette sperimentare la relativa impotenza dei rimedi umani e l&#8217;efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. È comunque un fatto che, fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt&#8217;uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all&#8217;opera salvifica del Medico Divino.</p>
<p>Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa, coronando così in modo degno il &#8221; curriculum &#8221; dei suoi studi universitari. A distanza di cinque mesi dalla laurea, il dottor Moscati prende parte al concorso pubblico indetto per l&#8217;ufficio di assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli; quasi contemporaneamente sostiene un altro concorso per coadiutore straordinario negli stessi ospedali, a base di prove e titoli. Nel primo dei concorsi, su ventun classificati, riesce secondo; nell&#8217;altro riesce primo assoluto, e ciò in modo così trionfale che &#8211; come si legge in un giudizio qualificato &#8211; &#8221; fece sbalordire esaminatori e compagni &#8220;.</p>
<p>Dal 1904 il Moscati presta servizio di coadiutore all&#8217;ospedale degl&#8217;Incurabili, a Napoli, e fra l&#8217;altro organizza l&#8217;ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell&#8217;ospedale di Torre del Greco, durante l&#8217;eruzione del Vesuvio nel 1906.</p>
<p>Negli anni successivi Giuseppe Moscati consegue l&#8217;idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l&#8217;ospedale di malattie infettive &#8221; Domenico Cotugno &#8220;. Nel 1911 prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, negli ospedali e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè a primario. Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti. A questo &#8221; curriculum &#8221; ospedaliero si affiancano le diverse tappe di quello universitario e scientifico: dagli anni universitari fino al 1908, il Moscati è assistente volontario nel laboratorio di fisiologia; dal 1908 in poi è assistente ordinario nell&#8217;Istituto di Chimica fisiologica. Consegue per concorso un posto di studio nella stazione zoologica. In seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica, e preposto al reparto chimico fino al 1911. Contemporaneamente, percorre i diversi gradi dell&#8217;insegnamento.</p>
<p>Nel 1911 ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica; ha l&#8217;incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell&#8217;Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni, &#8221; Indagini di laboratorio applicate alla clinica &#8221; e &#8221; Chimica applicata alla medicina &#8220;, con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia. Nel 1922, consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione.</p>
<p>Celebre e ricercatissimo nell&#8217;ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, assicurano al Moscati un posto d&#8217;onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo.</p>
<p>Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del Moscati &#8211; la sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica, il suo colpo d&#8217;occhio diagnostico fuori del comune &#8211; che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un&#8217;impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il Moscati è uno scienziato di prim&#8217;ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato. L&#8217;accettazione della Parola di Dio non è, d&#8217;altronde, per il Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la sua vita, l&#8217;accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui. Il Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il Moscati diventa l&#8217;apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell&#8217;amore sembra divorare Giuseppe Moscati. L&#8217;attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.</p>
<p>Quando, il 12 aprile 1927, il Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: &#8221; È morto il medico santo &#8220;. Queste parole, che riassumono tutta la vita del Moscati, ricevono oggi il suggello ufficiale della Chiesa.</p>
<p>Il Prof. Giuseppe Moscati è stato beatificato da S. S. Paolo VI nel corso dell&#8217;Anno Santo, il 16 novembre 1975.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/san-giuseppe-moscati-biografia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/s-teresa-di-lisieux-e-s-giuseppe-moscati/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/s-teresa-di-lisieux-e-s-giuseppe-moscati/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Mistica]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Piccola Via]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1203</guid>
		<description><![CDATA[S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati Due grandi santi del nostro tempo Giuseppe Samà s.j. S.Teresa di Lisieux (1873-1897) &#160; &#8220;Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità&#8220;. La mente era incalzata da questa affermazione di Giovanni Paolo II, mentre il treno ci portava, nel giugno scorso, in pellegrinaggio a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati</strong></p>
<p><strong><em>Due grandi santi del nostro tempo</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Giuseppe Samà s.j.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>S.Teresa di Lisieux (1873-1897)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità&#8220;. La mente era incalzata da questa affermazione di Giovanni Paolo II, mentre il treno ci portava, nel giugno scorso, in pellegrinaggio a <strong>Lisieux</strong>: un piccolo gruppo di religiosi e di laici, devoti di <strong>S.Teresa del Bambino Gesù</strong>, e desiderosi di approfondire la sua via dell’ &#8220;infanzia spirituale&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lisieux è una cittadina della Normandia, che appare, vorremmo dire, non inquinata dal turbinio dei grossi centri commerciali: quasi un’oasi di silenzio e di compostezza psicologica, che sollecita lo spirito a scegliere soste di riflessione e di preghiera, la cui urgenza è tanto più avvertita quanto più ossessiva è &#8211; oggi &#8211; l’esaltazione dell’attivismo e dell’efficientismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla Basilica di S.Teresa, che domina le verdi colline della Normandia, alla chiesa del Carmelo e alla cappella dell’<em>Ermitage S.te Thérèse </em>(dove eravamo ospitati e dove si sono svolti i nostri incontri di preghiera e di adorazione eucaristica), abbiamo avuto modo di assimilare esistenzialmente l’itinerario della santità di Teresa, nelle sue varie tappe di crescita interiore, e di rispondenza alla voce dello Spirito, nelle prove di un Getsemani nascosto, da lei vissuto con una generosità non comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla scuola di S.Teresa, definita da <strong>Pio XI</strong> &#8220;Parola di Dio&#8221;, abbiamo riscoperto il fascino dell’infanzia spirituale, radicata nelle paradossali parole di Gesù: &#8220;Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli&#8221; (<em>Mt</em> 18,3). Diventare &#8220;piccoli&#8221; per essere &#8220;grandi&#8221; nel Regno dei Cieli: &#8220;Nulla di puerile e di affettato &#8211; come disse <strong>Paolo VI</strong> &#8211; in questa via insegnata da S.Teresa: è la via della confidenza e dell’abbandono in Dio, o &#8211; come scrive la stessa Teresa &#8211; <em>&#8220;un dormire nelle braccia di Dio nostro Padre&#8221;,</em> che veglia con amore paterno su di noi &#8220;che siamo chiamati e siamo veramente figli di Dio&#8221;" (<em>1 Gv</em> 3,1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ una vita che, aliena da ogni forma di quietismo e di mediocrità, richiede una fede coraggiosa, un amore incondizionato, una collaborazione perseverante con Cristo Signore, al quale si devono <em>&#8220;gettare i fiori dei piccoli sacrifici&#8221;. </em>E’ una via sicura, che porta alla santità, perché il Signore ci vuole santi. E’ Lui l’artefice della nostra santità, anzi Lui stesso è la nostra santità, come si esprime Teresa nell’<em>Atto di Offerta all’Amore misericordioso:&#8221;Desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, mio Dio, di essere voi stesso la mia santità&#8220;. </em>Teresa domanda a Dio di essere Colui che ama in lei, perché è con l’amore di Dio stesso che siamo invitati ad amare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’amore di Teresa per Cristo così si manifesta nelle piccole cose del quotidiano: <em>&#8220;Canterò anche quando dovrò cogliere i miei fiori tra le spine, e il mio canto sarà tanto più melodioso quanto più le spine saranno lunghe e pungenti&#8221; </em>(<em>Manoscritto B,</em> n.258).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Chiesa del Carmelo a Lisieux</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’amore di Dio, spinto fino all’eroismo, ispira alla nostra Santa &#8211; quindici mesi dopo l’<em>Atto di Offerta</em> &#8211; quello che Laurentin (nel suo libro &#8220;Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux&#8221;) ha definito il suo &#8220;manifesto&#8221;, vibrante di accenti mistici, scritto sotto forma di lettera alla sorella Maria (<em>Manoscritto B,</em> nn.250-254). Nell’animo di Teresa tumultuano desideri e sogni irrealizzabili, contrastanti tra loro, sembra che il Carmelo non basti più al suo cuore tormentato da tante vocazioni: <em>&#8220;Sento &#8211; </em>così si esprime &#8211; <em>la vocazione del sacerdote, dell’apostolo, del dottore, del martire&#8230; [...] Gesù mio, che cosa risponderai a tutte le mie follie?&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Il Signore risponde a Teresa attraverso la lettura della I Lettera ai Corinzi (<em>1 Cor</em> 12-13), in cui l’apostolo Paolo, dopo aver paragonato la Chiesa ad un organismo vivente, composto di varie membra con funzioni diverse e complementari, aggiunge che esiste &#8220;una via migliore di tutte&#8221;, senza la quale anche i doni più perfetti sono nulla: l’amore (&#8220;agàpe&#8221;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Teresa esulta: &#8220;<em>Ho trovato finalmente la mia vocazione! La mia vocazione è l’amore! nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. Così sarò tutto, e il mio sogno sarà realizzato&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Così la &#8220;piccola Teresa&#8221;, varcando spiritualmente le anguste mura del Carmelo, si è messa &#8220;nel cuore della Chiesa&#8221;, facendone sue le necessità e le angosce. E’ quanto ha voluto confermare <strong>Pio XI</strong>, quando ha proclamato &#8211; nel 1927 &#8211; <strong>S.Teresa di Lisieux Patrona delle Missioni</strong>, sullo stesso piano del più grande missionario dei tempi moderni, <strong>San Francesco Saverio</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* * * * *</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>S. Giuseppe Moscati (1880-1927)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Man mano che le riflessioni teresiane si susseguivano nella cappella dell’<em>Ermitage, </em>non poteva sfuggire alla nostra mente qualche punto di accostamento ideale tra la Santa carmelitana, Teresa di Gesù Bambino, e il nostro <strong>San Giuseppe Moscati</strong>, &#8220;il Medico Santo di Napoli&#8221;, illustre clinico, scienziato e docente universitario, morto nel 1927 all’età di 47 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla corrispondenza del nostro Santo sappiamo che egli fu molto devoto di S.Teresa di Lisieux, della quale teneva esposto, nella sua camera, un grande ritratto, che ora si conserva nelle &#8220;Sale Moscati&#8221; della chiesa del Gesù Nuovo. Il quadro porta la dicitura: &#8220;Beata Teresa del Bambino Gesù&#8243;, perché fu acquistato dopo la Beatificazione, avvenuta a Roma il 29 aprile 1923, per opera di Pio XI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>18 luglio 1923</strong> &#8211; dunque pochi mesi dopo la beatificazione di Teresa &#8211; Moscati accenna ad una tentazione di scoraggiamento, superata in seguito ad alcune parole di Teresa su questo fenomeno e riportate nella &#8220;Storia di un’Anima&#8221;: &#8220;<em>Pochi giorni innanzi, leggevo nell’autobiografia della </em><strong><em>beata Teresa del Bambino Gesù</em></strong><em> una frase fatta per me: </em>&#8220;Anche lo scoraggiamento, mio Dio, è peccato&#8221;.<em> Sì, è un peccato di superbia, perché mi fa credere che possa aver accettato un’auto-opinione di aver fatto grandi cose! Quando invece si è stati sempre un servo inutile&#8221; </em>(le citazioni delle parole di Moscati sono tratte dal libro di Alfredo Marranzini s.j.: <em>Giuseppe Moscati, modello del laico cristiano di oggi,</em> Roma 1989).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune sue lettere, scritte da Edimburgo nel <strong>1923</strong>, contengono riferimenti alla &#8220;Beata&#8221; carmelitana. Nella lettera del 24 luglio 1923 alla sorella Nina, Moscati la informa di avere visitato la casa dei gesuiti presso la Lauriston Place, e precisa: <em>&#8220;Entrai e trovai esposta l’immagine della </em><strong><em>beata Teresa del Bambino Gesù</em></strong><em>&#8220;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un’altra lettera &#8211; sempre datata del luglio 1923 &#8211; così scrive alla sorella: <em>&#8220;Ho promesso a Miss Nasmyth di inviarle il testo francese della </em><strong><em>beata Teresa</em></strong><em>. Anzi, Nina, tu potresti inviarglielo a mio nome&#8221;</em>. Questo anche perché Moscati si sentiva obbligato per le tante premure di ospitalità che Miss Nasmyth aveva avuto nei suoi confronti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al ritorno da Edinburgo, il nostro Santo approfitta di una sosta a Parigi per scrivere ai familiari, con questo post-scriptum: &#8220;<em>Qui ho trovato finora terminate le edizioni della </em>&#8220;Vie de la bienheurese Thérèse <em>etc.&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’altra testimonianza di come la spiritualità di S.Teresa di Gesù Bambino abbia influito sull’animo di S.Giuseppe Moscati, l’abbiamo in una lettera che il Santo scrive il <strong>7 marzo 1924</strong>. Moscati si recava a Lecce quasi ogni mese, e qui, avendo conosciuto la figlia del Notaio De Magistris, le aveva inculcato la devozione verso l’allora Beata Teresa. Avendo avuto notizia della precoce morte di questa ragazza, Moscati scrive al padre queste commoventi parole:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La basilica di S. Teresa a Lisieux</em></p>
<p><em>&#8220;Ho qui sul mio tavolino, tra i primi fiori di primavera, il ritratto di vostra figlia, e mi soffermo, mentre vi scrivo, a meditare sulla caducità delle umane cose!</em></p>
<p><em> Bellezza, ogni incanto della vita passa&#8230;</em></p>
<p><em> Resta solo eterno l’amore, causa di ogni opera buona, che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’amore è Dio. Anche l’amore terreno Satana cercò d’inquinare, ma Dio lo purificò attraverso la morte. Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui cospetto questi fiori e la bellezza son nulla!</em></p>
<p><em> Il vostro angelo, rapito nei suoi verdi anni, come la sua diletta amica, ritrovata negli ultimi giorni, la </em><strong><em>beata Teresa</em></strong><em>, assiste voi e la mamma sua dal cielo&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Queste citazioni ci sollecitano a pensare che S.Giuseppe Moscati attingesse dalla devozione a S.Teresa di Lisieux forza e consolazione, per vivere la sua vita interiore impregnata di profonda unione con Dio e di partecipazione eucaristica. I suoi lunghi incontri mattutini con il Signore nella chiesa del Gesù Nuovo, o in quella di S.Chiara, si configuravano come un centro di gravitazione delle sue giornate massacranti di lavoro e di dedizione agli ammalati, nei quali egli serviva ed amava &#8220;la figura di Gesù Cristo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Era lo spirito di Gesù Eucaristico, di cui Moscati si nutriva ogni mattina, che lo spingeva a fare della sua professione &#8220;un sacerdozio dei corpi e delle anime&#8221;. Così egli si esprime in una lettera del 1926: <em>&#8220;Beati noi medici, tanto spesso incapaci di allontanare una malattia, beati noi se ci ricordiamo che oltre ai corpi abbiamo di fronte delle anime immortali, divine, per le quali urge il precetto evangelico di amarle come noi stessi&#8221;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>S.Giuseppe Moscati non ci ha lasciato documenti scritti, in base ai quali si potesse ricostruire la storia dei suoi rapporti intimi con il Signore. Però un suo biglietto, ritrovato dopo la morte, ci fa capire quanto egli fosse innamorato del Signore Gesù: quasi eco fedelissima dell’&#8221;amore fino alla follia&#8221; di S.Teresa di Lisieux:</p>
<p><em>&#8220;Mio Gesù Amore &#8211; </em>leggiamo in questo biglietto del 5 giugno 1922 &#8211; <em>il vostro amore mi rende sublime; il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all’infinita bellezza di tutti gli essere creati a vostra immagine e somiglianza&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Ci sembra di ascoltare la voce ispirata di S.Teresa del Bambino Gesù, la &#8220;Santa dell’amore&#8221;, nel leggere questo pensiero di S.Giuseppe Moscati: <em>&#8220;Esercitiamoci ogni giorno nella carità. Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento, offerta delle nostre azioni, compiendo tutto per amore&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Dal nostro Santo emanava un tale ardore di carità evangelica da trasformarsi in una silenziosa germinazione di quelli che Paolo VI chiamò &#8220;i fioretti del Professore Moscati&#8221;. Spesso tra i malati c’era chi trovava una banconota di grosso taglio sotto il proprio cuscino, e non poche volte era lo stesso Moscati a provvedere alle spese delle medicine e a quanto occorreva per gli ammalati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per S.Giuseppe Moscati il Vangelo della carità, testimoniato nel quotidiano, è inscindibile dall’amore e dal servizio alla verità, come si legge in un biglietto da lui scritto il 17 ottobre 1922:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il manoscritto di Moscati</em></p>
<p><em>&#8220;</em><strong><em>Ama la Verità</em></strong><em>, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Questo scritto &#8211; di puro sapore evangelico &#8211; inquadrato nel contesto socioculturale in cui visse e operò S.Giuseppe Moscati, saturo di positivismo e di incredulità, ne delinea l’identità di uomo e di credente: sempre pronto a combattere la &#8220;buona battaglia della fede&#8221;, a camminare nella verità che è Cristo, il quale rende il cristiano libero e vittorioso sulla mentalità del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ricerca e l’amore alla verità, attraverso cui si è plasmata la personalità umana e cristiana di Moscati, ha caratterizzato lo stile di vita personale e comunitaria della &#8220;piccola Teresa&#8221;, che durante la malattia ripeteva: <em>&#8220;Io mi nutro solo della verità&#8221; (Novissima Verba).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Una delle ultime parole di Teresa &#8211; poche ore prima di morire, il 30 settembre 1897 &#8211; sono allo stesso tempo semplici e vere: <em>&#8220;Mi pare di aver cercato sempre la verità sola. Sì, ho capito l’umiltà del cuore&#8221;. </em>Quella &#8220;umiltà &#8211; rileva von Balthasar &#8211; che sta sul filo del rasoio tra l’abisso della verità e quello della menzogna; l’umiltà che non è una virtù, ma la convinzione di non avere virtù, perché tutto viene da Dio&#8221;.</p>
<div id="attachment_1204" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Giuseppe_Moscati.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1204" title="Giuseppe_Moscati" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/05/Giuseppe_Moscati-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">S. Giuseppe Moscati</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/san-giuseppe-moscati-biografia/">Biografia</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/05/17/s-teresa-di-lisieux-e-s-giuseppe-moscati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In Gesù Cristo salvati dal finito &#8211; Conferenza del 11 aprile 2011 &#8211; Santuario della Consolata Torino</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/04/12/n-gesu-cristo-salvati-dal-finito-conferenza-del-11-aprile-2011-santuario-della-consolata-torino/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/04/12/n-gesu-cristo-salvati-dal-finito-conferenza-del-11-aprile-2011-santuario-della-consolata-torino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 15:33:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Mistica]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1180</guid>
		<description><![CDATA[Si è tenuta ieri l&#8217;attesa conferenza di presentazione dell&#8217;ultimo libro di  Don Giuseppe Pollano  - In Gesù Cristo salvati dal finito &#8211; nel Santuario della Consolata a Torino. Moltissime persone hanno reso omaggio al pensiero e la parola di Mons. Pollano che ha accompagnato la nostra  vita così santamente. qui di seguito  vogliate trovare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1198" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-12-a-17.21.52.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1198" title="In Gesù Cristo salvati dal finito" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-12-a-17.21.52-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">In Gesù Cristo salvati dal finito</p></div>
<p>Si è tenuta ieri l&#8217;attesa conferenza di presentazione dell&#8217;ultimo libro di  Don Giuseppe Pollano  - In Gesù Cristo salvati dal finito &#8211; nel Santuario della Consolata a Torino.</p>
<p>Moltissime persone hanno reso omaggio al pensiero e la parola di Mons. Pollano che ha accompagnato la nostra  vita così santamente.</p>
<p style="text-align: left;">qui di seguito  vogliate trovare la registrazione degli interventi  di Don Dario Berruto, Prof. Rinaldo Bertolino e Prof. Riconda</p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/04/11_04_11%2021.01%20Voice%20Memo.m4a">Prima Parte Conferenza sul libro In Gesù Cristo salvati dal finito di Don Pollano</a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/04/11_04_11%2021.51%20Voice%20Memo.m4a">Seconda Parte Conferenza sul libro In Gesù Cristo salvati dal finito di Don Pollano</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/04/12/n-gesu-cristo-salvati-dal-finito-conferenza-del-11-aprile-2011-santuario-della-consolata-torino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/04/11_04_11%2021.01%20Voice%20Memo.m4a" length="119439350" type="audio/mpeg" />
<enclosure url="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/04/11_04_11%2021.51%20Voice%20Memo.m4a" length="19790324" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Le reliquie di Santa Teresina di Lisieux in Terra Santa</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/03/23/le-reliquie-di-santa-teresina-di-lisieux-in-terra-santa/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/03/23/le-reliquie-di-santa-teresina-di-lisieux-in-terra-santa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 09:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Betlemme]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Nazareth]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa]]></category>
		<category><![CDATA[Terra Santa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1174</guid>
		<description><![CDATA[Le reliquie di Santa Teresina di Lisieux a Gerusalemme 2.000 persone festeggiano il loro arrivo nella Città Santa GERUSALEMME, venerdì, 18 marzo 2011 (ZENIT.org).- Una moltitudine in festa ha accolto questo mercoledì l&#8217;arrivo solenne, per la prima volta nella storia, delle reliquie di Santa Teresina di Lisieux nella Città Santa di Gerusalemme. La visita in Terra Santa è diventata un grande evento per le comunità cristiane, che la attendevano dal 1977. Secondo quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Le reliquie di Santa Teresina di Lisieux a Gerusalemme</h5>
<h6>2.000 persone festeggiano il loro arrivo nella Città Santa</h6>
<div>
<p>GERUSALEMME, venerdì, 18 marzo 2011 (ZENIT.org).- Una moltitudine in festa ha accolto questo mercoledì l&#8217;arrivo solenne, per la prima volta nella storia, delle reliquie di Santa Teresina di Lisieux nella Città Santa di Gerusalemme.</p>
<p>La visita in Terra Santa è diventata un grande evento per le comunità cristiane, che la attendevano dal 1977.</p>
<p>Secondo quanto ha sottolineato la Custodia di Terra Santa, il reliquiario con i resti della Santa è stato accolto con grande calore e affetto dai cristiani locali. Non è un caso, ricordano gli organizzatori, che la stessa Santa abbia paragonato il suo ingresso nel Carmelo con quello di Cristo a Gerusalemme.</p>
<p>Una processione animata dagli scout ha ricevuto la Santa alla porta di Jaffa, che dà accesso al Quartiere Cristiano della Città Vecchia, e l&#8217;ha accompagnata alla Chiesa patriarcale, dove il reliquiario è stato esposto per tutto il giorno alla venerazione dei fedeli.</p>
<p>“La più grande Santa dei tempi moderni ci viene oggi incontro”, ha affermato il Patriarca di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, al termine della processione e della recita dei Vespri nella Chiesa patriarcale.</p>
<p>“Invochiamo la Grazia per l&#8217;unità di noi Cristiani e anche per l&#8217;unità con i nostri fratelli ebrei e musulmani&#8230; e chiediamo la grazia per l&#8217;attuazione delle disposizioni del recente Sinodo”, ha aggiunto.<br />
<strong><br />
Visita di due mesi</strong></p>
<p>Santa Teresina di Lisieux resterà in Terra Santa per due mesi. Le sue reliquie sono arrivate lunedì in aereo. Una delegazione guidata dal Nunzio Apostolico, monsignor Antonio Franco, e dai rappresentanti dell&#8217;Associazione dei Carmelitani di Terra Santa le ha accolte con emozione all&#8217;aeroporto Ben Gurion.</p>
<p>“E&#8217; una grande grazia per la Chiesa locale&#8230; Ella viene a parlarci&#8230; la Chiesa desidera essere attenta al suo messaggio, al suo amore per Cristo e al suo totale abbandono al Padre&#8230; Al di sopra di tutto,Teresa parlerà alle anime di coloro che apriranno il cuore”, ha affermato monsignor Franco durante il benvenuto.</p>
<p>La permanenza durerà fino al 31 maggio prossimo. Il reliquiario si trova questa settimana a Haifa,  e nella prossima visiterà, tra gli altri luoghi, Nazareth e Tiberiade. Il 4 aprile sarà alla Domus Galilaeae, e la Domenica delle Palme con i Carmelitani di Nazareth.</p>
<p>Per la Settimana Santa, il reliquiario si recherà a Gerusalemme e Betlemme, con le monache carmelitane delle due città. Quasi al termine del suo percorso, sarà portato a Ramallah, Gerico e Gaza.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/03/23/le-reliquie-di-santa-teresina-di-lisieux-in-terra-santa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BAMBINI NON NATI &#8211; L’onore e la pietà &#8211; Roma 25-27 marzo 2011</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/03/03/1162/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/03/03/1162/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 14:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1162</guid>
		<description><![CDATA[Fondazione “Ut Vitam Habeant” Associazione Difendere la Vita con Maria Associazione “Donum vitae” “Il bambino di Betlemme dirige il nostro sguardo verso tutti i bambini sofferenti ed abusati nel mondo, i nati come i non nati” (omelia della Notte di Natale 2006, Benedetto XVI) &#160; Roma, 7 gennaio 2011 Carissimi, desidero informarvi che il prossimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fondazione “Ut Vitam Habeant”</strong></p>
<p><strong><em>Associazione Difendere la Vita con Maria </em></strong><strong>Associazione “Donum vitae”</strong></p>
<p><em>“Il bambino di Betlemme dirige il nostro sguardo verso tutti i bambini sofferenti ed abusati nel mondo, i nati come i non nati” (omelia della Notte di Natale 2006, Benedetto XVI)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 7 gennaio 2011</p>
<p>Carissimi,</p>
<p>desidero informarvi che il prossimo mese di marzo, nei giorni 25, 26 e 27 si svolgerà a Roma presso la Basilica papale di S. Maria Maggiore e il Pontificio Ateneo “Regina Apostolorum” un Convegno internazionale dal titolo: “Bambini non nati: l’onore e la pietà”.</p>
<p>Il convegno, che nasce dalla sollecitazione contenuta nell’Istruzione “Donum vitae”, vuole portare una corretta informazione dal punto di vista teologico‐pastorale, giuridico e sociale su un argomento sensibile e del quale poco ancora si conosce.</p>
<p>Questo messaggio di consolazione è necessario alle persone che hanno sofferto la perdita di un bambino per aborto sia per motivi naturali che procurati. È però rivolto anche alle Istituzioni che operano nell’ambito della famiglia sotto il profilo ecclesiale, sociale e civile. In particolare, ai direttori degli uffici diocesani della famiglia, della sanità, della pastorale giovanile e soprattutto alle cappellanie degli ospedali.</p>
<p>Nella speranza perciò di potervi incontrare a Roma in occasione del Convegno, vi ringraziamo per quanto in ogni modo potrete fare per promuovere e  sostenere questa iniziativa e ci è cara l’occasione per salutarvi con un particolare ricordo nella preghiera.</p>
<p><strong>A</strong><strong>SSOCIAZIONE </strong><strong>D</strong><strong>IFENDERE LA VITA CON </strong><strong>M</strong><strong>ARIA </strong><strong>F</strong><strong>ONDAZIONE </strong><strong>U</strong><strong>T </strong><strong>V</strong><strong>ITAM HABEANT</strong></p>
<p><em>(</em><em>Don Maurizio Gagliardini) </em><strong>A</strong><strong>SSOCIAZIONE </strong><strong>“D</strong><strong>ONUM VITAE</strong><strong>”</strong></p>
<p><em>(Card. Elio Sgreccia)</em></p>
<p><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/03/scheda_iscrizione.pdf">scheda iscrizione</a></p>
<p><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/03/Volantino_sh1.pdf">Volantino</a> Programma</p>
<p><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/03/Scheda-di-presentazione-dellADVM.pdf">Scheda di presentazione dell&#8217;ADVM</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/03/03/1162/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salviamo Asia Bibi</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/02/02/salviamo-asia-bibi/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/02/02/salviamo-asia-bibi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 00:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo dei Costruttori di Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Bibi]]></category>
		<category><![CDATA[Asianews]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Maometto]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1148</guid>
		<description><![CDATA[La condanna a morte per blasfemia della contadina cristiana del Punjab riporta alla ribalta la precarietà delle minoranze religiose in Pakistan. Vittime di discriminazioni e violenze. I politici della prim’ora speravano che il Pakistan rimanesse a lungo un Paese tollerante, come loro l’avevano plasmato, a maggioranza musulmana, sì, certo, ma capace di garantire pari dignità anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1149" class="wp-caption alignleft" style="width: 274px"><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Asia_Bibi_thumb3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1149" title="Asia_Bibi_thumb" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Asia_Bibi_thumb3-264x300.jpg" alt="Asia bibi" width="264" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Salvate Asia Bibi</p></div>
<h2>La condanna a morte per blasfemia della contadina cristiana del Punjab riporta alla ribalta la precarietà delle minoranze religiose in Pakistan. Vittime di discriminazioni e violenze.</h2>
<p><strong>I politici della prim’ora speravano che il Pakistan rimanesse a lungo un Paese tollerante, come loro l’avevano plasmato, a maggioranza musulmana, sì, certo, ma capace di garantire pari dignità anche a chi non aderisce ai principi dell’islam</strong>. L’11 agosto 1947, nel suo discorso davanti alla prima Assemblea costituente, <strong>Ali Jinnah</strong>, il principale tra i padri fondatori, affermò: «Voi siete liberi; siete liberi di frequentare i vostri templi, siete liberi di andare nelle vostre moschee o in qualsiasi altro luogo di culto dello Stato del Pakistan. Voi potete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo,  questo non ha nulla a che vedere con gli affari dello Stato… Vogliamo partire da questo principio fondamentale: che siamo tutti cittadini e cittadini con pari diritti».</p>
<p>Con il passar del tempo, però, la<strong> “terra dei puri” (questo significa in urdu la parola Pakistan)  ha invece imboccato una via diversa.</strong> In special modo negli anni ’70 e ’80 ha incoraggiato le frange più radicali dell’islam politico. Storicamente, i passi più importanti verso l’islamizzazione del Paese sono stati presi dal presidente <strong>Zia-ul Haq</strong> (in carica dal 1977 al 1988), il quale ha introdotto una serie di leggi, tra cui quella contro la blasfemia entrata in vigore nel 1986. Più del dilagante terrorismo legato ai talebani, i cristiani si sentono minacciati da queste norme.</p>
<p><strong>«La situazione è peggiorata», ammette monsignor Anthony Rufin, vescovo di Islamabad e Rawalpindi, alla guida di una diocesi grande quanto metà Italia, in cui vive una comunità di 180 mila cattolici che fanno capo a 19 parrocchie</strong> e mandano avanti 82 istituti scolastici e formativi di vario grado nonché 28 centri caritativi o di impegno sociale. Da un anno, monsignor Rufin è inoltre il segretario della Conferenza episcopale pakistana. «La recrudescenza della violenza estremista spaventa, anche se non penso che il Pakistan diventerà per i cristiani un nuovo Irak», afferma monsignor Rufin. «I terroristi colpiscono moschee, caserme e commissariati. Il vero problema, per noi, esigua minoranza (i cristiani, cattolici e protestanti, sono in tutto 2,8 milioni su una popolazione di 171 milioni di abitanti, <em>ndr.</em>)  è piuttosto rappresentato dalla legge sulla blasfemia in vigore dal 1986 e dal suo uso distorto: specialmente nelle campagne c’è chi ne approfitta per saldare conti personali».</p>
<p><strong>Asia Bibi e la sua storia rappresentano un esempio. L’ultimo, in ordine di tempo. Il più drammatico. Asia Bibi è una contadina di 45 anni, sposata con il cinquantunenne Ashiq Masih, ha cinque  figli, tra cui Esha, 10 anni, disabile. È cristiana. Protestante</strong>. L’hanno accusata di aver parlato male di Maometto e tanto è bastato per farla condannare a morte.  Il 7 novembre scorso, un tribunale del distretto di Nankana, nella regione pachistana del Punjab, circa 75 chilometri a ovest di Lahore, ha emesso la dura sentenza, da eseguirsi tramite impiccagione.</p>
<p><strong>I fatti risalgono al giugno 2009. Fa caldo. Alla donna, che lavora in un’azienda agricola,  viene chiesto di portare dell’acqua alle sue colleghe. Ma un gruppo di loro, musulmane, trova da ridire: Asia Bibi non prega Allah, non segue il Corano, lasci perdere perché è destinata a rendere impuri sia il recipiente che l’acqua.</strong> Ne nasce un vivace botta e risposta. Le donne musulmane cercano di convincere Asia ad abiurare il cristianesimo e a convertirsi all’Islam. Bibi tiene il punto, spiega che Gesù Cristo è morto sulla croce per redimere i peccati di tutta l’umanità e chiede: «Cos’ha fatto per voi Maometto?».</p>
<p><strong>Alcuni giorni dopo le donne islamiche vanno dall’imam locale, la cui moglie fa parte del gruppo, accusando Asia Bibi di aver offeso il profeta Maometto; l’imam  si reca dalla polizia che apre un’inchiesta.</strong> Asia Bibi è  arrestata nel villaggio di Ittanwalai,   accusata di aver violato la legge 295c (quella, appunto, sulla blasfemia), che non prevede – per chi accusa – l’onere di provare ciò che dice e che contempla nei casi estremi  la condanna a morte. La sentenza, emessa più di un anno dopo, è pronunciata dal giudice Naveed Iqbal che esclude «totalmente» la possibilità che Asia Bibi sia accusata ingiustamente e dice che «non esistono circostanze attenuanti» per lei.</p>
<p><strong>Il 9 novembre la storia di Asia viene raccontata dal quotidiano inglese The Telegraph. In Italia, il caso è seguito dalle agenzie di stampa Fides e Asianews. L’11 novembre, a Islamabad, i giornalisti italiani al seguito del titolare della Farnesina, pongono domande specifiche sulla vicenda </strong>durante la conferenza stampa congiunta dei ministri degli Esteri Makhdoom Shah Mahmood Qureshi e Franco Frattini (che nel suo intervento , a dire il vero, s’è già espresso con fermezza contro la legge sulla blasfemia e sui suoi abusi). Poche ore dopo, sempre l’11 novembre, si torna a parlare di Asia Bibi al termine del colloquio tra il ministro Frattini e il ministro pachistano delle minoranze, Shahbaz Bhatti, cattolico dichiarato, che indica un primo, possibile appiglio: contro la sentenza è stato presentato un ricorso in appello, e c’è da credere che l’Alta Corte non confermi la condanna a morte, anzi.</p>
<p><strong>Con il passare dei giorni la mobilitazione cresce, e diventa capillare. In Pakistan, gruppi in difesa delle minoranze e attivisti per i diritti umani si muovono per chiedere la cancellazione della legge sulla blasfemia perché essa è sfruttata per consumare vendette private o come vile scorciatoia per espropriare beni dei cristiani, incoraggiando in ogni caso l’estremismo islamico.</strong> Ali Dayan Hasan, della sezione pachistana di Human Rights Watch afferma senza mezzi termini ad Asianews: «La legge sulla blasfemia è assolutamente oscena e va rifiutata in blocco. Essa è utilizzata soprattutto contro gruppi vulnerabili che soffrono discriminazioni politiche e sociali. In particolare essa è utilizzata contro le minoranze religiose e le sette eretiche musulmane».</p>
<p><strong>Il 17 novembre interviene pubblicamente anche Benedetto XVI. «Esprimo la mia vicinanza ad Asia Bibi e i suoi familiari e chiedo che al più presto le sia restituita la libertà», dice il Papa al termine della consueta udienza generale del mercoledì.</strong> Nel suo appello, il Pontefice si  rivolge alla «comunità internazionale per la difficile situazione in cui si trovano i cristiani in Pakistan, che sono spesso vittime di violenze e discriminazioni.  Prego , infine, per quanti si trovano in situazioni analoghe, affinchè la loro dignità umana e i loro dirittifondamentali siano pienamente rispettati».</p>
<p>Il <strong>mondo non se ne sta con le mani in mano. In particolare ciò accade in India, negli Stati Uniti d’America e in Italia. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fa mettere un enorme ritratto di Asia Bibi davanti al Campidoglio. L’agenzia Asianews promuove una raccolta internazionale di firme da inviare al presidente pakistano Asif Zardari perché salvi la vita di Asia Bibi. </strong>Asianews chiede anche che il presidente Zardari cancelli o cambi l’iniqua legge sulla blasfemia, che s’accanisce contro tante vittime innocenti e mina la serena la convivenza nel Paese.  Per sostenere queste richieste, si puòi inviare un messaggio a un apposito indirizzo e-mail: <a href="mailto:salviamoasiabibi@asianews.it?subject=%22Salviamo%20Asia%20Bibi%22"><strong>salviamoasiabibi@asianews.it</strong></a>. E’ altresì possibile inviare direttamente i messaggi all’indirizzo del presidente pakistano (publicmail@president.gov.pk). Questa campagna si affianca a diverse altre avviate in Italia (da Tv2000 e dalla Comunità di Sant’Egidio), in Pakistan, in India, negli Stati Uniti d’America.</p>
<p><strong>In pochi giorni, rende noto il 23 novembre Fides, gli uffici del Governo pakistano sono  inondati da circa 40.000 e-mail provenienti da diverse parti del pianeta, che chiedono la liberazione della donna. </strong>La Chiesa pakistana e le comunità cristiane a livello internazionale rilanciano dal canto loro la petizione per l’abolizione della legge sulla blasfemia, diffusa un anno fa. L’iniziativa raccoglie, tra l’altro, l’appoggio dell’organismo cattolico “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.      In Pakistan, il caso di Asia Bibi continua a far dibattere la gente, le tv, i giornali (val la pena leggere gli articoli riportati sui quotidiani in lingua inglese The Dawn e The express) nonché  la classe politica. La Chiesa cattolica, la “Commissione Nazionale per i Diritti Umani” e altri gruppi della società civile, anche musulmani, contestano apertamente la legge sulla blasfemia  e ne chiedono l’abolizione. Domandano al Governo di aprire un tavolo ufficiale in Parlamento per riesaminarla.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Il ministro federale per le minoranze religiose, Shahbaz Batti, ne promuove la “revisione”. La Conferenza degli “Jamiat Ulema del Pakistan” (JUP), in rappresentanza di oltre 30 partiti religiosi, la ritiene invece “intoccabile” e minaccia dure proteste in caso contrario.</strong> Il 23 novembre, infine, si apprende che il presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, avrebbe  deciso di concedere la grazia ad Asia Bibi, se l’Alta Corte non cancellerà la sentenza di morte contro di lei e non la rilascerà. Le fonti giornalistiche citano il governatore del Punjab, Taseer. «Ciò che sostanzialmente ha fatto capire il Presidente», dice Taseer, è che Asia Bibi «non sarà vittima di questa legge». Zardari «è un presidente liberale e moderno, e non starà aguardare l’esecuzione di una povera donna».</p>
<p><strong>Stando ad AsiaNews che pubblica i  dati raccolti dalla Commissione nazionale di Giustizia e pace, un organismo della Chiesa cattolica pakistana (Ncjp), dal 1986 all’agosto del 2009 almeno 964 persone sono state incriminate in base alla legge.</strong> Di questi, 479 erano musulmani, 119 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù e 10 di religione sconosciuta. Asia Bibi, insomma, non è purtroppo la sola. In particolare, secondo l’agenzia di stampa Fides, che cita anch’essa la Commissione nazionale di Giustizia e pace,  sono 15 le donne cristiane, le madri di famiglia che, proprio come Asia Bibi, tra il 1987 e il 2010 sono state accusate di blasfemia e imprigionate. Per alcune di loro il processo si è concluso con l’assoluzione, per altre con la condanna. Alcune sono in attesa di verdetto, altre sono costrette a vivere nascoste, per le minacce degli estremisti. Il numero pare essere in difetto giacché potrebbero essere numerosi i casi che sfuggono al conteggio, in quanto non finiscono con una denuncia ufficiale.</p>
<p>25/11/2010 © FamigliaCristiana</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/02/02/salviamo-asia-bibi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Maria madre di Dio &#8211; Omelia Don Pollano</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/12/31/maria-madre-di-dio-omelia-don-pollano/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/12/31/maria-madre-di-dio-omelia-don-pollano/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 18:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Madre di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1125</guid>
		<description><![CDATA[MARIA SS. MADRE DI DIO Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21 “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” Se avessimo dovuto descrivere noi questa scena presentata da Luca, colma di entusiasmo e di lode, è probabile che avremmo scelto, riguardo a Maria, le parole che l&#8217;evangelista utilizza in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>MARIA SS. MADRE DI DIO</h4>
<p>Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21</p>
<p>“<em>Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore</em>”</p>
<p>Se avessimo dovuto descrivere noi questa scena presentata da Luca, colma di entusiasmo e di lode, è probabile che avremmo scelto, riguardo a Maria, le parole che l&#8217;evangelista utilizza in un’altra occasione: “<em>Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano e Maria da parte sua disse:- L’anima mia magnifica il Signore, il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore</em>”. Infatti avremmo percepito molto più armonico, in una pagina di gioia, un grido di gioia. Troviamo, invece, nel versetto 19 del capitolo secondo di Luca, ora letto, che Maria fa tutto l’opposto: da parte sua, tace, tace meditando raccolta. È proprio qui che ci attende il Vangelo oggi, per capire con Lei perché tace, e tacere un poco con Lei. Non è strano che si taccia quando si vuole riflettere e comprendere meglio, lo facciamo sempre tutti. E già questo è interessante.</p>
<p>Mentre i pastori, come molti, come noi stessi qualche volta, riducono ciò che hanno visto al loro sentimento, alla loro emozione, Maria sente che di fronte a quel bambino, che giace nella mangiatoia, non deve limitarsi a una gioia umana, deve, invece, elevarsi Lei per capirlo. Perciò sta tacendo, per non perdere la grandezza dell’evento appena cominciato e del momento presente. Troviamo, dunque, Maria in <strong>un atteggiamento interiore di  elevazione</strong>.</p>
<p>Non si tratta solo di comprensione, come quando si dice: “Voglio capire meglio”, ma sapendo che con la nostra intelligenza  ci riusciremo. E’ di più. È un’elevazione a qualcosa che ci supera, però in modo tale che ci avvince, ci attira, come può accaderci qualche volta quando preghiamo. Non capiamo, ma ci sentiamo portati a star lì, perché lì c’è Dio.</p>
<p>Il bisogno di elevarsi, per trovare cose più grandi, non è soltanto di Maria e non interessa solo l’ambito religioso. Tutta la storia umana è piena di tentativi di elevarsi, come testimoniano i grandi sistemi ideali delle filosofie, le mitologie o anche la fantascienza: mille modi di superare la nostra misura, però tutti quanti umani, cioè fatti, in sostanza, d’immaginario.</p>
<p>Qui, invece, non c’è nulla d’immaginario, qui c’è un bambino, in carne ed ossa, ma Maria è obbligata ad elevarsi proprio guardandolo, perché ricorda benissimo com’è nato da Lei. Lo ricorda come fosse accaduto il giorno prima: <em>“Lo Spirito Santo scenderà su di te, l’ombra dell’Altissimo ti coprirà”</em>. Di conseguenza, guardando quel piccolo bambino, è costretta ad andare alle origini che, per la sua cultura ebraica e per la sua pietà personale, sono davvero altissime, si perdono in alto. L’essere Madre del Figlio dell’Altissimo la sta sollevando, la sta incantando, potremmo dire. Perciò, da parte sua, <strong>tace e contempla</strong>.</p>
<p>Questo atteggiamento ci interessa molto, perché, visto che quel bambino è Gesù, il Figlio di Dio, lo stesso atteggiamento è richiesto anche a noi; altrimenti perché saremmo credenti?</p>
<p>Dunque, tu, Maria, guardi tuo Figlio e vai molto in alto, più in alto che puoi, nel mistero di Jahvé, il trascendente Dio ebraico. Vai là per capire questo bambino e congiungi queste due realtà che sembrerebbero del tutto lontane, ma adesso non lo sono più: la suprema trascendenza di Dio e l’immanenza di questo piccolo bambino. Allora, oltre alla gratitudine, allo stupore, alla meraviglia, non può non nascerti in cuore anche un immenso: “Ma perché? Perché sei nato da me? E perché sei nato?”.</p>
<p>E il piccolo Gesù è la risposta incarnata.</p>
<p>“Prima di tutto volevo entrare nella storia del genere umano e allora sono nato da donna”.<em> Nato da donna </em>è l’espressione che usa l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. Essa, però,<em> </em>vuol anche dire: consegnato all’affetto, anzi all’amore profondo di una donna. E potremmo aggiungere, senza timore di sbagliare, al tipo di amore più profondo, dedicatorio, fedele che si trovi sulla terra<em>.</em> Ci sono tanti tipi di amore buono, lodevole, desiderabile, ma l’amore di una madre, che sia coerente e fedele, è imbattibile, perché sfida il tempo, i cambiamenti, le situazioni, sfida le ingratitudini, sfida tutto, e rimane.</p>
<p>Allora è già importante che Tu, Gesù, Figlio di Dio, per venire tra noi, non abbia solo cercato il grembo di tua Madre, ma anche il cuore di una creatura che, come madre, è quella che ti poteva accogliere di più. <strong> Hai cercato la via dell’affetto e della tenerezza</strong><em>.</em></p>
<p>Delle innumerevoli icone di Maria che esistono, alcune si fanno un po’ tradizionalmente risalire proprio a Luca, che si dice fosse anche pittore. Di lì sono nate tre figure tipiche dell’icona, che poi sono diventate modelli per tutti i ritratti della Madonna. La prima icona in assoluto comparsa nella tradizione cattolica è quella che probabilmente avrete visto qualche volta: la Madonna tutta china sul bimbo, che a sua volta le appoggia il volto sulla guancia, la cosiddetta <em>Madonna della Tenerezza</em>.</p>
<p>Dio cerca tenerezza e la cerca dove sa di trovarla: in un perfetto cuore materno. Sarebbe già molto, ma non è tutto, perché qui siamo davanti a Dio e, quando si parla di Dio, non basta fare né della biologia né della psicologia, bisogna fare della teologia: trovare le ragioni profonde di Dio in Dio.</p>
<p>Dio è amore, <em>agape </em>e la caratteristica dell’amore è il donarsi gratuitamente, il consegnarsi perdutamente all’altro. Allora ecco che<strong> Dio, attraverso Maria, si consegna a tutti noi</strong>: “Mi sono cercato una mamma per rassicurarvi. Potevo comparire tra voi come un San Giorgio con la spada, potevo fare quello che volevo, Io sono il Creatore. Ho scelto la via che convincesse di più, per farvi capire che era il mio infinito &#8211; che non è il freddo assoluto dei filosofi -, il mio vivo infinito d’amore che veniva a cercarvi”.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Così Maria, a poco a poco, crescendo nella fede, capisce quel nome:<em> Gesù.</em></p>
<p>Era un nome piuttosto frequente: <em>Jehoshu’a</em>, ‘Dio salva’. Nella storia ebraica c’erano stati dei Jehoshu’a-Gesù, ma il Dio che salva, in prima persona, non era ancora venuto, ed ora eccolo.</p>
<p>Maria vede, dunque, quel Bambino com’è: piccolo bambino che, appena si muove, fa sì che Lei si chini su di lui, perché, se trascurasse di occuparsene per qualche ora, lui non potrebbe vivere. E’ un piccolo bambino come tutti. Ma, nello stesso tempo, come diventa grande! E’ l’<em>Altissimo,</em> che sceglie l’amore per venire, diventa inerme nelle nostre mani, dipende in tutto da noi, perché se no muore di fame; dunque ci rassicura, cerca il nostro cuore per avere un tepore di vita, vuol essere amato, ma è Lui l’Amore molto più grande che si dona.</p>
<p>E si dona a tutti. Questa maternità diventa arbitra della storia umana, perché da quel momento in avanti, quando diciamo: “Mamma, madre”, non possiamo più soltanto pensare alla nostra, seppure ottima, amatissima mamma, troppo poco! Dio ha avuto una mamma e noi a Lei ci rivolgiamo, anche perché, essendo madre di un Dio, che a sua volta è Creatore di tutto, è diventata la Madre del creato, la Madre della Chiesa.</p>
<p>Tutto questo non è affatto ridurre la teologia, che rimane molto alta, a dei parametri umani buoni, semplici, emotivi.</p>
<p>Dio è padrone del cuore umano e di tutte le sue ricchezze. Di conseguenza noi guardiamo a Lui, perché è Dio; guardiamo a Cristo, perché Cristo è Dio, Figlio di Dio, ma guardiamo anche a Lei, perché a Dio è piaciuto metterla così, tra noi e Lui, misteriosa, umilissima mediazione. Madre della nostra grazia: <strong>tutto ciò che Dio ci dona passa attraverso di Lei</strong>, mediatrice potente, silenziosa. Madre della nostra vita: pensate a tutte le cose grandi che le chiediamo, che andiamo a cercare a Lourdes, a Fatima, o qui, o dovunque! E’ una dispensatrice straordinaria, perché il suo cuore è materno. Chi ha un cuore materno non ha misura.</p>
<p>Come siamo saggi quando le diamo un posto importante nella nostra vita! Qualcuno qualche volta dice: “Ma io preferisco Gesù Cristo”. E’ un’ ingenuità, perché non è questione di preferenze, c’è ancora molto di psicologico in questo modo di esprimersi. Qui è questione di verità: è l’ordine di Dio.</p>
<p>Vi rivolgo allora una domanda molto concreta: l’umile ma sincera “<em>Ave Maria piena di grazia…”</em> che posto ha nella vostra vita?  Non c’è nulla di disdicevole nel dire: “<em>Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te…”, </em>nulla di popolare, nel senso riduttivo del termine. I contemplatori del Verbo non sono cristiani se fanno solo quello: bisogna prendere le cose come Dio ce le ha date, Egli ci conosce molto bene.</p>
<p>C’è davvero da augurarsi che quest’anno nuovo, che vuol dire un tempo nuovo, possa essere molto vissuto in un rapporto rinnovato e rafforzato con la Madre di Dio.</p>
<p>La Chiesa ha patito per definire Maria <em>Madre di Dio</em>. I primi secoli sono stati tormentati dal punto di vista teologico, perché questo attributo pareva ad alcuni eccessivo. Certo, se si pensa al Dio eterno e increato, non si pone una madre. Ma, quando Dio si fa uomo e rimane Dio, allora ecco scaturire dal Concilio di Calcedonia il termine, tanto caro ai nostri fratelli greco-ortodossi: <em>Theotokos</em>, la <em>Madre di Dio</em>. Li incanta questa espressione, di cui sentono tutta la grandezza. Non è un caso che l’icona, a differenza delle Madonne occidentali, abbia spesso l’aspetto trascendente che al nostro senso estetico può dire poco, mentre dice molto se lo si interpreta con intelligenza di arte e di fede. La <em>Theotokos, </em>la grandissima Madre di Dio!</p>
<p>Questo è il significato del nostro essere qui oggi: “<strong>Ti</strong> <strong>consegniamo non solo la nostra vita, ma il tempo del mondo. </strong>Tu sai, Tu che hai detto a Gesù quella volta: “<em>Non hanno più vino”</em>. Quanti significati ha questa frase! <em>Vino</em> rappresenta tutto ciò che serve all’uomo. Non hanno più chissà quante cose, ma, per tante che siano, ecco l’occhio e il cuore di Maria: “Non hanno più vino, Gesù! Che cosa fanno allora?”. E Gesù, come quella volta, agisce in modo che Lei possa dire: “<em>Fate quello che vi dirà</em>”, e tutto si risolve.</p>
<p>Ci riconsegniamo così, molto convinti, a Maria oggi. Non consideriamo certo questo gesto come un piccolo termine di devozione, ma le promettiamo che faremo quello che Gesù ci dirà, però col suo aiuto, perché Lei sa che siamo fragili e poveri: non è la Madre della Misericordia? Non è il Rifugio dei peccatori? Non è la Porta del Cielo?</p>
<p>Tutti i problemi, piccoli o grandi, personali, dei popoli, dell’ecumenismo… sono tutti nelle mani di Maria<em>.</em> Questo ci dà una fiducia sconfinata, però bisogna anche implorare: “Prendi, per favore, in mano Tu le sorti dell’umanità, perché, lasciata a se stessa, vedi quanto male sa fare. Prendi nelle mani Tu questo popolo in cammino”. Ditelo, e non ditelo solo oggi. Vi assicuro che potremo vedere risultati straordinari di bene e di grazia, per tutti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/12/31/maria-madre-di-dio-omelia-don-pollano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
