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	<title>La Piccola Via &#187; Natale</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>Maria madre di Dio &#8211; Omelia Don Pollano</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 18:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Madre di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[MARIA SS. MADRE DI DIO Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21 “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” Se avessimo dovuto descrivere noi questa scena presentata da Luca, colma di entusiasmo e di lode, è probabile che avremmo scelto, riguardo a Maria, le parole che l&#8217;evangelista utilizza in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>MARIA SS. MADRE DI DIO</h4>
<p>Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21</p>
<p>“<em>Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore</em>”</p>
<p>Se avessimo dovuto descrivere noi questa scena presentata da Luca, colma di entusiasmo e di lode, è probabile che avremmo scelto, riguardo a Maria, le parole che l&#8217;evangelista utilizza in un’altra occasione: “<em>Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano e Maria da parte sua disse:- L’anima mia magnifica il Signore, il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore</em>”. Infatti avremmo percepito molto più armonico, in una pagina di gioia, un grido di gioia. Troviamo, invece, nel versetto 19 del capitolo secondo di Luca, ora letto, che Maria fa tutto l’opposto: da parte sua, tace, tace meditando raccolta. È proprio qui che ci attende il Vangelo oggi, per capire con Lei perché tace, e tacere un poco con Lei. Non è strano che si taccia quando si vuole riflettere e comprendere meglio, lo facciamo sempre tutti. E già questo è interessante.</p>
<p>Mentre i pastori, come molti, come noi stessi qualche volta, riducono ciò che hanno visto al loro sentimento, alla loro emozione, Maria sente che di fronte a quel bambino, che giace nella mangiatoia, non deve limitarsi a una gioia umana, deve, invece, elevarsi Lei per capirlo. Perciò sta tacendo, per non perdere la grandezza dell’evento appena cominciato e del momento presente. Troviamo, dunque, Maria in <strong>un atteggiamento interiore di  elevazione</strong>.</p>
<p>Non si tratta solo di comprensione, come quando si dice: “Voglio capire meglio”, ma sapendo che con la nostra intelligenza  ci riusciremo. E’ di più. È un’elevazione a qualcosa che ci supera, però in modo tale che ci avvince, ci attira, come può accaderci qualche volta quando preghiamo. Non capiamo, ma ci sentiamo portati a star lì, perché lì c’è Dio.</p>
<p>Il bisogno di elevarsi, per trovare cose più grandi, non è soltanto di Maria e non interessa solo l’ambito religioso. Tutta la storia umana è piena di tentativi di elevarsi, come testimoniano i grandi sistemi ideali delle filosofie, le mitologie o anche la fantascienza: mille modi di superare la nostra misura, però tutti quanti umani, cioè fatti, in sostanza, d’immaginario.</p>
<p>Qui, invece, non c’è nulla d’immaginario, qui c’è un bambino, in carne ed ossa, ma Maria è obbligata ad elevarsi proprio guardandolo, perché ricorda benissimo com’è nato da Lei. Lo ricorda come fosse accaduto il giorno prima: <em>“Lo Spirito Santo scenderà su di te, l’ombra dell’Altissimo ti coprirà”</em>. Di conseguenza, guardando quel piccolo bambino, è costretta ad andare alle origini che, per la sua cultura ebraica e per la sua pietà personale, sono davvero altissime, si perdono in alto. L’essere Madre del Figlio dell’Altissimo la sta sollevando, la sta incantando, potremmo dire. Perciò, da parte sua, <strong>tace e contempla</strong>.</p>
<p>Questo atteggiamento ci interessa molto, perché, visto che quel bambino è Gesù, il Figlio di Dio, lo stesso atteggiamento è richiesto anche a noi; altrimenti perché saremmo credenti?</p>
<p>Dunque, tu, Maria, guardi tuo Figlio e vai molto in alto, più in alto che puoi, nel mistero di Jahvé, il trascendente Dio ebraico. Vai là per capire questo bambino e congiungi queste due realtà che sembrerebbero del tutto lontane, ma adesso non lo sono più: la suprema trascendenza di Dio e l’immanenza di questo piccolo bambino. Allora, oltre alla gratitudine, allo stupore, alla meraviglia, non può non nascerti in cuore anche un immenso: “Ma perché? Perché sei nato da me? E perché sei nato?”.</p>
<p>E il piccolo Gesù è la risposta incarnata.</p>
<p>“Prima di tutto volevo entrare nella storia del genere umano e allora sono nato da donna”.<em> Nato da donna </em>è l’espressione che usa l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. Essa, però,<em> </em>vuol anche dire: consegnato all’affetto, anzi all’amore profondo di una donna. E potremmo aggiungere, senza timore di sbagliare, al tipo di amore più profondo, dedicatorio, fedele che si trovi sulla terra<em>.</em> Ci sono tanti tipi di amore buono, lodevole, desiderabile, ma l’amore di una madre, che sia coerente e fedele, è imbattibile, perché sfida il tempo, i cambiamenti, le situazioni, sfida le ingratitudini, sfida tutto, e rimane.</p>
<p>Allora è già importante che Tu, Gesù, Figlio di Dio, per venire tra noi, non abbia solo cercato il grembo di tua Madre, ma anche il cuore di una creatura che, come madre, è quella che ti poteva accogliere di più. <strong> Hai cercato la via dell’affetto e della tenerezza</strong><em>.</em></p>
<p>Delle innumerevoli icone di Maria che esistono, alcune si fanno un po’ tradizionalmente risalire proprio a Luca, che si dice fosse anche pittore. Di lì sono nate tre figure tipiche dell’icona, che poi sono diventate modelli per tutti i ritratti della Madonna. La prima icona in assoluto comparsa nella tradizione cattolica è quella che probabilmente avrete visto qualche volta: la Madonna tutta china sul bimbo, che a sua volta le appoggia il volto sulla guancia, la cosiddetta <em>Madonna della Tenerezza</em>.</p>
<p>Dio cerca tenerezza e la cerca dove sa di trovarla: in un perfetto cuore materno. Sarebbe già molto, ma non è tutto, perché qui siamo davanti a Dio e, quando si parla di Dio, non basta fare né della biologia né della psicologia, bisogna fare della teologia: trovare le ragioni profonde di Dio in Dio.</p>
<p>Dio è amore, <em>agape </em>e la caratteristica dell’amore è il donarsi gratuitamente, il consegnarsi perdutamente all’altro. Allora ecco che<strong> Dio, attraverso Maria, si consegna a tutti noi</strong>: “Mi sono cercato una mamma per rassicurarvi. Potevo comparire tra voi come un San Giorgio con la spada, potevo fare quello che volevo, Io sono il Creatore. Ho scelto la via che convincesse di più, per farvi capire che era il mio infinito &#8211; che non è il freddo assoluto dei filosofi -, il mio vivo infinito d’amore che veniva a cercarvi”.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Così Maria, a poco a poco, crescendo nella fede, capisce quel nome:<em> Gesù.</em></p>
<p>Era un nome piuttosto frequente: <em>Jehoshu’a</em>, ‘Dio salva’. Nella storia ebraica c’erano stati dei Jehoshu’a-Gesù, ma il Dio che salva, in prima persona, non era ancora venuto, ed ora eccolo.</p>
<p>Maria vede, dunque, quel Bambino com’è: piccolo bambino che, appena si muove, fa sì che Lei si chini su di lui, perché, se trascurasse di occuparsene per qualche ora, lui non potrebbe vivere. E’ un piccolo bambino come tutti. Ma, nello stesso tempo, come diventa grande! E’ l’<em>Altissimo,</em> che sceglie l’amore per venire, diventa inerme nelle nostre mani, dipende in tutto da noi, perché se no muore di fame; dunque ci rassicura, cerca il nostro cuore per avere un tepore di vita, vuol essere amato, ma è Lui l’Amore molto più grande che si dona.</p>
<p>E si dona a tutti. Questa maternità diventa arbitra della storia umana, perché da quel momento in avanti, quando diciamo: “Mamma, madre”, non possiamo più soltanto pensare alla nostra, seppure ottima, amatissima mamma, troppo poco! Dio ha avuto una mamma e noi a Lei ci rivolgiamo, anche perché, essendo madre di un Dio, che a sua volta è Creatore di tutto, è diventata la Madre del creato, la Madre della Chiesa.</p>
<p>Tutto questo non è affatto ridurre la teologia, che rimane molto alta, a dei parametri umani buoni, semplici, emotivi.</p>
<p>Dio è padrone del cuore umano e di tutte le sue ricchezze. Di conseguenza noi guardiamo a Lui, perché è Dio; guardiamo a Cristo, perché Cristo è Dio, Figlio di Dio, ma guardiamo anche a Lei, perché a Dio è piaciuto metterla così, tra noi e Lui, misteriosa, umilissima mediazione. Madre della nostra grazia: <strong>tutto ciò che Dio ci dona passa attraverso di Lei</strong>, mediatrice potente, silenziosa. Madre della nostra vita: pensate a tutte le cose grandi che le chiediamo, che andiamo a cercare a Lourdes, a Fatima, o qui, o dovunque! E’ una dispensatrice straordinaria, perché il suo cuore è materno. Chi ha un cuore materno non ha misura.</p>
<p>Come siamo saggi quando le diamo un posto importante nella nostra vita! Qualcuno qualche volta dice: “Ma io preferisco Gesù Cristo”. E’ un’ ingenuità, perché non è questione di preferenze, c’è ancora molto di psicologico in questo modo di esprimersi. Qui è questione di verità: è l’ordine di Dio.</p>
<p>Vi rivolgo allora una domanda molto concreta: l’umile ma sincera “<em>Ave Maria piena di grazia…”</em> che posto ha nella vostra vita?  Non c’è nulla di disdicevole nel dire: “<em>Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te…”, </em>nulla di popolare, nel senso riduttivo del termine. I contemplatori del Verbo non sono cristiani se fanno solo quello: bisogna prendere le cose come Dio ce le ha date, Egli ci conosce molto bene.</p>
<p>C’è davvero da augurarsi che quest’anno nuovo, che vuol dire un tempo nuovo, possa essere molto vissuto in un rapporto rinnovato e rafforzato con la Madre di Dio.</p>
<p>La Chiesa ha patito per definire Maria <em>Madre di Dio</em>. I primi secoli sono stati tormentati dal punto di vista teologico, perché questo attributo pareva ad alcuni eccessivo. Certo, se si pensa al Dio eterno e increato, non si pone una madre. Ma, quando Dio si fa uomo e rimane Dio, allora ecco scaturire dal Concilio di Calcedonia il termine, tanto caro ai nostri fratelli greco-ortodossi: <em>Theotokos</em>, la <em>Madre di Dio</em>. Li incanta questa espressione, di cui sentono tutta la grandezza. Non è un caso che l’icona, a differenza delle Madonne occidentali, abbia spesso l’aspetto trascendente che al nostro senso estetico può dire poco, mentre dice molto se lo si interpreta con intelligenza di arte e di fede. La <em>Theotokos, </em>la grandissima Madre di Dio!</p>
<p>Questo è il significato del nostro essere qui oggi: “<strong>Ti</strong> <strong>consegniamo non solo la nostra vita, ma il tempo del mondo. </strong>Tu sai, Tu che hai detto a Gesù quella volta: “<em>Non hanno più vino”</em>. Quanti significati ha questa frase! <em>Vino</em> rappresenta tutto ciò che serve all’uomo. Non hanno più chissà quante cose, ma, per tante che siano, ecco l’occhio e il cuore di Maria: “Non hanno più vino, Gesù! Che cosa fanno allora?”. E Gesù, come quella volta, agisce in modo che Lei possa dire: “<em>Fate quello che vi dirà</em>”, e tutto si risolve.</p>
<p>Ci riconsegniamo così, molto convinti, a Maria oggi. Non consideriamo certo questo gesto come un piccolo termine di devozione, ma le promettiamo che faremo quello che Gesù ci dirà, però col suo aiuto, perché Lei sa che siamo fragili e poveri: non è la Madre della Misericordia? Non è il Rifugio dei peccatori? Non è la Porta del Cielo?</p>
<p>Tutti i problemi, piccoli o grandi, personali, dei popoli, dell’ecumenismo… sono tutti nelle mani di Maria<em>.</em> Questo ci dà una fiducia sconfinata, però bisogna anche implorare: “Prendi, per favore, in mano Tu le sorti dell’umanità, perché, lasciata a se stessa, vedi quanto male sa fare. Prendi nelle mani Tu questo popolo in cammino”. Ditelo, e non ditelo solo oggi. Vi assicuro che potremo vedere risultati straordinari di bene e di grazia, per tutti.</p>
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		<title>Natale in  ogni  Tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 11:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo Ordinario]]></category>

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		<description><![CDATA[Quel lontano 25 dicembre fu Natale perché Dio ritornò agli uomini, la luce dissipò le tenebre, la bontà vinse la cattiveria, la carità ebbe il sopravvento sull’egoismo e l’innocenza sulla malizia. Era l’alba dell’era della pace, nel cuore dell’uomo, di ogni cuore animato da buona volontà…. Il Natale non è tanto una data storica da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel lontano 25 dicembre fu Natale perché Dio ritornò agli uomini, la luce dissipò le tenebre, la bontà vinse la cattiveria, la carità ebbe il sopravvento sull’egoismo e l’innocenza sulla malizia.</p>
<p>Era l’alba dell’era della pace, nel cuore dell’uomo, di ogni cuore animato da buona volontà….</p>
<p>Il Natale non è tanto una data storica da ricordare, quanto un continuo presente da vivere, nel proprio personale cammino verso la Luce e la Pace.</p>
<p>Quando al mattino ti svegli col desiderio  di amare il Signore e in Lui i fratelli</p>
<p>QUEL GIORNO E’ NATALE!</p>
<p>Quando in chiesa o in casa, nei campi o in fabbrica, in ufficio o per strada senti la necessità di entrare in te stesso per esaminare il tuo comportamento con Dio, con la famiglia, con i colleghi</p>
<p>QUELL’ ATTIMO E’ NATALE !</p>
<p>Quando accogli un bambino che è solo e lo curi come tuo proprio figlio</p>
<p>QUELL’ AZIONE E’ NATALE !</p>
<p>Quando entri in una casa di riposo e ti metti a servire chi è senza presenza, senza voce e senza forza</p>
<p>QUELLE ORE SONO NATALE !</p>
<p>Quando ti astieni da un piacere per dare un po’ di gioia al bisognoso, chiunque egli sia</p>
<p>QUEL SACRIFICIO E’ NATALE</p>
<p>Quando educhi il tuo bambino a rinunciare a un giocattolo inutile per offrire un pezzo di pane a chi non ha da mangiare</p>
<p>QUELL’ ATTEGGIAMENTO E’ NATALE !</p>
<p>Quando senti rimorso per lo spreco di denaro, pensando a chi muore per mancanza di tutto, anche del necessario</p>
<p>PER TE COMINCIA IL NATALE !</p>
<p>Quando capisci che questa vita di convenienza e di “ rancore” si può rendere più bella e più vivibile con l’amore, e tu sei disposto a muoverti per primo verso l’altro, tuo fratello</p>
<p>E’ ENTRATO NEL TUO CUORE IL NATALE !</p>
<p>Quando ti accorgi di essere pronto a dare te stesso per il Signore che soffre nei poveri</p>
<p><strong>ESULTA, PERCHE’</strong></p>
<p><strong>VIVI IL NATALE</strong></p>
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		<title>Battesimo: il concepimento che da’ la vita eterna</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 20:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Battesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Vangelo della domenica del 10 gennaio 2010 di padre Angelo del Favero* ROMA, venerdì, 8 gennaio 2010 (ZENIT.org).-“Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vangelo della domenica del 10 gennaio 2010</p>
<p>di padre Angelo del Favero* </p>
<p>ROMA, venerdì, 8 gennaio 2010 (ZENIT.org).-“Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”.(…) Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Lc 3,15-22).</p>
<p>“Oggi la vita e la luce di Dio sono discese nel mio cuore, per la gioia della mia casa e di tutta la Chiesa”: queste semplici parole sono state scritte nel “ricordo” del Battesimo della piccolissima Sara, avvenuto pochi giorni fa in Casa Accoglienza e atteso con gioia da tutte le mamme, i bambini, gli operatori, gli amici e dalla comunità parrocchiale: tutto il “popolo della vita” era in attesa!</p>
<p>La liturgia, oggi, ci offre il “ricordo” del giorno del Battesimo dell’adulto Gesù,..ad una sola settimana dall’incontro del Bambino con i Magi a Betlemme! Sì, ma non sono passati trent’anni in sette giorni, dal momento che Dio è bambino da sempre, sempre e per sempre, come afferma la Scrittura: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!”(Eb 13,8).</p>
<p>Informa Luca che “il popolo era in attesa”: di che cosa? Di un grande evento: ma non si trattava del Battesimo di Gesù, bensì dell’imminente venuta del Messia, annunciata da Giovanni con toni apocalittici: “Tiene in mano la pala per pulire la sua aia…brucerà la paglia con fuoco inestinguibile” (Lc 3,17).</p>
<p>“Possiamo immaginare la straordinaria impressione che dovettero destare la figura e l’annuncio del Battista nell’atmosfera accesa di quel momento della storia di Gerusalemme. Finalmente c’era di nuovo un profeta, qualificato come tale anche dalla sua vita. Finalmente si annunciava un nuovo agire di Dio nella storia. Giovanni battezza con l’acqua, ma il più Grande, Colui che battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco, è già alle porte” (Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret”, p. 35).</p>
<p>Come suggeriscono queste osservazioni a polarizzare l’attenzione è soprattutto il battezzatore umano, ed anche per questo nessuno dei presenti è in grado di comprendere la portata delle sue parole.</p>
<p>Nemmeno Nicodemo comprenderà il valore del Battesimo nello Spirito, quando Gesù glielo spiegherà direttamente: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio” (Gv 2,3). Il maestro d’Israele, infatti, replica:“Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?” (Gv 2,4).</p>
<p>Certamente anche noi oggi non riusciamo a comprendere a fondo il mistero del Battesimo; per questo ascoltiamo il Vicario del Maestro divino:“Si tratta di un nuovo inizio, e cioè di morte e di risurrezione, di ricominciare la vita da capo e in modo nuovo. Si potrebbe quindi dire che si tratta di rinascita. Tutto ciò verrà espressamente sviluppato solo nella teologia battesimale cristiana, ma è già incoativamente presente nella discesa di Gesù nel Giordano e nella risalita dalle sue acque” (B. XVI, id., p. 36).</p>
<p>Gesù, in effetti, parlando di “rinascita” non intende il parto, ma il concepimento: “un nuovo inizio, ricominciare la vita da capo e in modo nuovo”. Significa che lo Spirito Santo, nel Battesimo, “concepisce” l’uomo nuovo “fecondando” quello vecchio e sterile di prima e trasformandolo realmente in “figlio di Dio” ( 1Gv 3,1).</p>
<p>Per questo il Battesimo in acqua e spirito è condizione necessaria alla salvezza. Per esso noi entriamo nella grande famiglia della Chiesa come un bambino entra nella propria famiglia quando è concepito nel grembo della madre.</p>
<p>L’efficacia della parola divina “Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” consiste nella trasformazione dell’uomo nell’immagine e somiglianza di Cristo, in forza del potere che il Battesimo trae dalla morte e Risurrezione del Signore, rispettivamente rappresentate dalla discesa e dalla risalita di Gesù dalle acque del Giordano.</p>
<p>Ed ecco allora due domande che sorgono sul Battesimo e alle quali limito questo mio commento: una riguarda Colui che non aveva bisogno del Battesimo e lo ha ricevuto; l’altra riguarda coloro che pur avendo bisogno del Battesimo per la loro salvezza, non lo hanno ricevuto e non lo possono ricevere: i bambini concepiti che muoiono nel grembo senza Battesimo, sia per cause naturali, sia perché precocemente uccisi. La domanda riguarda anche tutti i bimbi concepiti nei laboratori e distrutti o congelati.</p>
<p>1) La prima domanda è: perché l’“Autore della vita” e del Battesimo, ha voluto essere battezzato? Premesso che la parola “battesimo” per Gesù designa la propria morte, il motivo sta in questo: che era necessaria la sua identificazione con noi peccatori per consentire la nostra identificazione con Lui Salvatore.</p>
<p>L’ingresso di Gesù nell’acqua, in solidarietà con i peccatori, rappresenta “l’ingresso nei peccati degli altri, è discesa “all’inferno” non solo da spettatore, ma con-patendo e con una sofferenza trasformatrice, convertendo gli inferi, travolgendo e aprendo le porte dell’abisso” (B.XVI, id., p. 40).</p>
<p>Con l’immersione nel Giordano Gesù ha anticipato la sua morte in croce, e con la risalita dall’acqua ha anticipato la sua risurrezione, così “il punto della sua anticipazione della morte è ora diventato per noi il punto della nostra anticipazione della risurrezione insieme con Lui” (B.XVI, id., p.39). Questo “punto” è l’acqua stessa battesimale.</p>
<p>La conseguenza è questa: ogni volta che le “acque del Giordano” (santificate dal Battesimo di Gesù e rese capaci di comunicare la Vita divina) entrano in contatto con il battezzando catecumeno, operano realmente la sua liberazione dal Maligno (il forte di Lc 11,21), in forza dello Spirito di Cristo risorto (il più forte di Lc 11,22).</p>
<p>Ascoltiamo ancora il Papa: “Questo Forte, invincibile con le sole forze della storia universale, viene sopraffatto e legato dal più Forte che, essendo della stessa natura di Dio, può prendere su di sé tutta la colpa del mondo e la esaurisce soffrendola fino in fondo. Questa lotta è la “svolta” dell’essere, che produce una nuova qualità dell’essere, prepara un nuovo cielo e una nuova terra. Il sacramento – il Battesimo – appare quindi come dono di partecipazione alla lotta di trasformazione del mondo intrapresa da Gesù nella svolta della vita che è avvenuta nella sua discesa e risalita” (id., p. 40-41).</p>
<p>Tutto scaturisce dalla vittoria della Pasqua, e come istituendo l’Eucaristia nel Cenacolo Gesù ha anticipato il suo sacrificio sul Calvario, offrendosi liberamente e realmente (non con gesto semplicemente simbolico) alla sua passione per darsi in Carne da mangiare e Sangue da bere, così nel Giordano Gesù anticipa realmente la sua vittoria sulla morte, ne comunica l’efficacia salvifica alle acque e consegna per sempre al battezzato le chiavi della vita.</p>
<p>2) Il tema della seconda domanda rappresenta una questione sempre più drammatica ed urgente per la Chiesa e il mondo intero: “nonostante che a prima vista possa sembrare marginale rispetto ad altre questioni teologiche, solleva invece interrogativi di grande spessore e profondità. In questo nostro tempo sta crescendo sensibilmente il numero di bambini che muoiono senza essere stati battezzati. (…).. questo fenomeno è anche in parte conseguenza della fecondazione in vitro e dell’aborto. Alla luce di questi sviluppi si ripropone con nuova urgenza l’interrogativo sulla sorte di questi bambini” (Commissione Teologica Internazionale, “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo”, 2007, Introduzione).</p>
<p>Ho voluto io sottolineare “questi bambini” per fermare l’attenzione sulla loro identità: si tratta di tutti gli esseri umani concepiti, a partire dall’istante della fecondazione.</p>
<p>Per ognuno di loro (più di un miliardo di bambini solo negli ultimi vent’anni) valgono queste conclusioni della citata dichiarazione della C.T.I.: “Se un bambino non battezzato è incapace di un votum baptismi, allora, in virtù dei medesimi vincoli di comunione, la Chiesa può forse intercedere per il bambino ed esprimere a suo nome un votum baptismi efficace davanti a Dio. Inoltre la Chiesa di fatto esprime proprio un tale votum nella liturgia, per quella stessa carità verso tutti rinnovata in ogni celebrazione eucaristica. Gesù ha insegnato: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5); da ciò comprendiamo la necessità del Battesimo sacramentale. Similmente ha detto: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” (Gv 6,53); dal che comprendiamo la necessità (strettamente correlata) dell’Eucaristia. Tuttavia, come questo secondo testo non ci conduce ad affermare che non può essere salvato chi non ha ricevuto il sacramento dell’Eucaristia, così non si dovrebbe dedurre dal primo testo che non può essere salvato chi non ha ricevuto il sacramento del Battesimo. Dovremmo invece arrivare alla conclusione che nessuno è salvato senza una qualche relazione al Battesimo e all’Eucaristia, e quindi alla Chiesa, che da questi sacramenti è definita. Ogni salvezza ha una qualche relazione con il Battesimo, l’Eucaristia e la Chiesa. Il principio per cui “fuori della Chiesa non c’è salvezza” significa che non c’è salvezza che non provenga da Cristo e che non sia ecclesiale per sua stessa natura. (…) La nostra conclusione è che i molti fattori che abbiamo sopra considerato offrono seri motivi teologici e liturgici per sperare che i bambini che muoiono senza Battesimo saranno salvati e potranno godere della visione beatifica. Sottolineiamo che si tratta qui di motivi di speranza nella preghiera, e non di elementi di certezza. Vi sono molte cose che semplicemente non ci sono state rivelate (cfr Gv 16,12). Viviamo nella fede e nella speranza nel Dio di misericordia e di amore che ci è stato rivelato in Cristo, e lo Spirito ci spinge a pregare in gratitudine e letizia incessante (cfr 1 Ts 5,18)” (C.T.I., id., n. 98-102).</p>
<p>Questo lungo messaggio, oltre a costituire un opportuno chiarimento dottrinale, sia fonte di profonda consolazione per ogni mamma divenuta pienamente e dolorosamente consapevole di avere spento nel suo grembo la vita del suo bambino. Ascolti ora le parole che, dalla finestra del Cielo spalancata su di lei, le rivolge il Papa santo della Vita (per esprimere anche la mia vicinanza personale, trasformo il “voi” del testo nel “tu”): “Non lasciarti prendere dallo scoraggiamento e non abbandonare la speranza. Sappi comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretalo nella sua verità. Se ancora non l’hai fatto, apriti con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia ti aspetta per offrirti il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Ti accorgerai che nulla è perduto e potrai chiedere perdono anche al tuo bambino, che ora vive nel Signore” (Enciclica “Evangelium vitae”, n. 99).</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E&#8217; diventato carmelitano nel 1987. E&#8217; stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.</p>
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		<title>Il Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 09:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Natale. La Madonna doveva essere giovane ancora, quando, nel corso di un viaggio disagiato, lì per la strada, forse nel colmo della notte, respinta dalla città, e scansata, come sono scansati i poveri, dagli uomini, partorì il Figlio di Dio nel fondo di una stamberga, ricovero di animali, e lo depose sopra un pugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Natale.</strong></p>
<p>La Madonna doveva essere giovane ancora,</p>
<p>quando, nel corso di un viaggio disagiato, lì per la strada, forse nel colmo della notte, respinta dalla città, e scansata, come sono scansati i poveri, dagli uomini, partorì il Figlio di Dio nel fondo di una stamberga, ricovero di animali, e lo depose sopra un pugno di paglia e lo adorò bambino.  Pensatori, poeti, pittori, musicisti non si sono stancati di commentare l&#8217;evento: l&#8217;Eterno che nasce nel corso del tempo, l&#8217;infinito che nasce sopra un bruscolo di polvere qual&#8217;é la terra tra i mondi, Dio che nasce uomo, uomo anche lui, tra nuvoli d&#8217;uomini: folti, sporchi, minuscoli, come moscerini sopra un&#8217;acqua stagnante.  I santi non sapevano capacitarsene, e sempre li battevano con il pensiero: Dio uomo, Dio fattosi uomo!</p>
<p>La storia ne é rimasta spezzata in due tronconi, non tanto di qua prima di Cristo, di là dopo Cristo, quanto di qua chi lo conosce e adora, di là chi lo disconosce e combatte: dietro a loro, come in un limbo, coloro i quali, senza colpa, lo ignorano.</p>
<p>Tutto il mondo e tutta la storia, tutta l&#8217;anima nostra e tutte le umane speranze poggiano sopra e girano intorno a questa ora così intima di Maria: da lei Iddio nasce uomo tra gli uomini.</p>
<p>O nostra aurora, alba del nostro giorno, Maria; o donna sopra ogni donna, madre ammirabile, veramente il nostro sguardo non si può affisare in te senza restare abbagliato, veramente tu riverbero troppo intensamente la luce di Dio, gli occhi nostri, non la sostengono.  Eppure, o Maria, lasciaci dire, se tu sapessi quanto ti vogliamo bene! per alta che tu sia, la tua altezza non ci sgomenta, anzi ci consola.  Ti sentiamo della nostra stessa stoffa e misura, per quanto tu sii colma e riboccante delle grazie più larghe che Iddio possa elargire a creatura puramente umana.  Gesù é figlio dell&#8217;uomo, ma é Figlio di Dio; tu sei tutta figlia dell&#8217;uomo, sebbene tu sei madre di Dio.  Sapessi, o Maria, quanto ti vogliamo bene! Te lo vogliamo male, ma te ne vogliamo tanto: le più belle poesie sono per te, e le più belle pitture e sculture, e le più belle chiese; sono per te le prime parole degl’infanti, le ultime di chi muore.  Non c&#8217;è momento di gioia o di pena, che non s’esprima invocandoti: donna che sei la madre del nostro Dio, la sorella maggiore delle nostre mamme, lo specchio delle spose, la luce delle adolescenti; donna che ci hai dato Gesù, carne della tua carne, sangue del tuo sangue; donna alla quale Gesù, nascendo, rassomigliò nella luce degli occhi, nella linea del volto, nella figura e nel moto della persona.  Tutti gl&#8217;inni sono pochi, tutte le lodi sono scarse al nostro amore, o Maria che ci hai dato Gesù.  Continua a darcelo in ogni ora, sii in noi costantemente la sua Madre.</p>
<p>La Madonna doveva essere giovane ancora,</p>
<p>quando, nel corso di un viaggio disagiato, lì per la strada, forse nel colmo della notte, respinta dalla città, e scansata, come sono scansati i poveri, dagli uomini, partorì il Figlio di Dio nel fondo di una stamberga, ricovero di animali, e lo depose sopra un pugno di paglia e lo adorò bambino.  Pensatori, poeti, pittori, musicisti non si sono stancati di commentare l&#8217;evento: l&#8217;Eterno che nasce nel corso del tempo, l&#8217;infinito che nasce sopra un bruscolo di polvere qual&#8217;é la terra tra i mondi, Dio che nasce uomo, uomo anche lui, tra nuvoli d&#8217;uomini: folti, sporchi, minuscoli, come moscerini sopra un&#8217;acqua stagnante.  I santi non sapevano capacitarsene, e sempre li battevano con il pensiero: Dio uomo, Dio fattosi uomo!</p>
<p>La storia ne é rimasta spezzata in due tronconi, non tanto di qua prima di Cristo, di là dopo Cristo, quanto di qua chi lo conosce e adora, di là chi lo disconosce e combatte: dietro a loro, come in un limbo, coloro i quali, senza colpa, lo ignorano.</p>
<p>Tutto il mondo e tutta la storia, tutta l&#8217;anima nostra e tutte le umane speranze poggiano sopra e girano intorno a questa ora così intima di Maria: da lei Iddio nasce uomo tra gli uomini.</p>
<p>O nostra aurora, alba del nostro giorno, Maria; o donna sopra ogni donna, madre ammirabile, veramente il nostro sguardo non si può affisare in te senza restare abbagliato, veramente tu riverbero troppo intensamente la luce di Dio, gli occhi nostri, non la sostengono.  Eppure, o Maria, lasciaci dire, se tu sapessi quanto ti vogliamo bene! per alta che tu sia, la tua altezza non ci sgomenta, anzi ci consola.  Ti sentiamo della nostra stessa stoffa e misura, per quanto tu sii colma e riboccante delle grazie più larghe che Iddio possa elargire a creatura puramente umana.  Gesù é figlio dell&#8217;uomo, ma é Figlio di Dio; tu sei tutta figlia dell&#8217;uomo, sebbene tu sei madre di Dio.  Sapessi, o Maria, quanto ti vogliamo bene! Te lo vogliamo male, ma te ne vogliamo tanto: le più belle poesie sono per te, e le più belle pitture e sculture, e le più belle chiese; sono per te le prime parole degl’infanti, le ultime di chi muore.  Non c&#8217;è momento di gioia o di pena, che non s’esprima invocandoti: donna che sei la madre del nostro Dio, la sorella maggiore delle nostre mamme, lo specchio delle spose, la luce delle adolescenti; donna che ci hai dato Gesù, carne della tua carne, sangue del tuo sangue; donna alla quale Gesù, nascendo, rassomigliò nella luce degli occhi, nella linea del volto, nella figura e nel moto della persona.  Tutti gl&#8217;inni sono pochi, tutte le lodi sono scarse al nostro amore, o Maria che ci hai dato Gesù.  Continua a darcelo in ogni ora, sii in noi costantemente la sua Madre.</p>
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