<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>La Piccola Via &#187; Tempo Ordinario</title>
	<atom:link href="http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/category/tempi-dello-spirito/tempo-ordinario/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.lapiccolavia.org/blog</link>
	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
	<lastBuildDate>Sun, 26 Jun 2011 07:21:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.2</generator>
		<item>
		<title>Hai moltiplicato la gioia &#8211; 3 domenica Tempo ordinario anno A &#8211; Omelia don Pollano</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/01/22/hai-moltiplicato-la-gioia-3-domenica-tempo-ordinario-anno-a-omelia-don-pollano/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/01/22/hai-moltiplicato-la-gioia-3-domenica-tempo-ordinario-anno-a-omelia-don-pollano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 19:45:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo Ordinario]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=1132</guid>
		<description><![CDATA[Hai moltiplicato la gioia Is 8,23b &#8211; 9,3; Sal 26; 1 Cor 1,10-13. 17; Mt 4,12-23 La scena evangelica, piena di crescente entusiasmo per il Si­gnore, mostra com&#8217;è cominciata quella che potremmo chiamare la sua rapida, anche tragica, ma soprattutto amorosissima e glo­riosa «carriera» di Salvatore: «Gesù percorreva tutta la Galilea, &#8230; cu­rando ogni sorta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Hai moltiplicato la gioia</h1>
<p><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"> <span style="color: #800000;"> </span>Is 8,23b &#8211; 9,3; <span style="color: #800000;">Sal 26; </span>1 Cor 1,10-13. 17<span style="color: #800000;">; </span>Mt 4,12-23</span></p>
<p>La scena evangelica, piena di crescente entusiasmo per il Si­gnore, mostra com&#8217;è cominciata quella che potremmo chiamare la sua rapida, anche tragica, ma soprattutto amorosissima e glo­riosa «carriera» di Salvatore: «Gesù percorreva tutta la Galilea, &#8230; cu­rando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo».</p>
<p>Proviamo a immaginare questo personaggio che emerge dal nulla -chi sapeva chi fosse? &#8211; e che, all&#8217;improvviso, si mette con grande benevolenza a compiere queste azioni, a mostrare per tut­ti i sofferenti, per tutti i malati, una pietà sconfinata, accompagna­ta però subito dalla potenza di guarire: «Alzati! Sei guarito, cam­mina!». Che reazione deve avere suscitato nella gente, che fama improvvisa e meravigliosa: «È comparso un uomo che non solo sa guarirci, ma che vuole guarirci. E non lo fa perché noi poi gli andiamo dietro ad applaudirlo: abbiamo capito che vuole semplice­mente guarirci e che &#8211; non sappiamo perché &#8211; ci vuole bene»!</p>
<p>Gesù ha cominciato così e porta avanti così la sua opera: è il Gesù che cammina con noi anche oggi, perciò è un carissimo Ge­sù, con il quale è bene continuare ad incontrarsi per continuare a capirlo. Egli infatti guariva, e allora si comprendeva subito che era un uomo «vantaggioso», benefico, visto che non voleva nes­suna ricompensa. Nello stesso tempo, però, predicava e insegna­va. Non ci voleva molta intelligenza per collegare le due cose: se quest&#8217;uomo è così buono che, senza che glielo chiediamo, ci gua­risce, è evidente che ci vuole contenti; e se quest&#8217;uomo che ci vuo­le contenti ci dà anche degli insegnamenti, è chiaro che la sua in­tenzione è una sola: ci vuole contenti anche per le cose che ci dice, ce le dice proprio perché lo siamo sempre di più.</p>
<p>Così la notizia ha cominciato a diventare «la bellissima noti­zia», che andava molto oltre la salute del corpo. È la stessa, sem­plicissima logica che noi dobbiamo avere guardando Gesù: «Ascoltiamo la tua parola, Signore, ed è così chiaro che viene da un cuore che ci vuole bene che, qualunque cosa Tu ci dica, che ci piaccia o no, siamo certi che è per la nostra gioia». Avessimo già una fede così semplice, così giusta!</p>
<p>«Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia»: si realizza l&#8217;an­tica profezia di Isaia riguardo all&#8217; opera di Dio. «Proprio questo sono venuto a fare: -dice Gesù -a moltiplicare la vostra gioia, miei poveri fratelli e sorelle, che ne avete così poca, sono venuto ad aumentare la vostra letizia». Gesù, capito così, si accetta a cuo­re aperto, altrimenti non ci interessa.</p>
<p>Allora il discorso continua, perché appunto Egli guariva e pre­dicava. Abbiamo il diritto di domandargli: «Signore, di gente che ci promette gioie, piccole e grandi, soddisfazioni, felicità &#8230; , ne ab­biamo fin che ne vogliamo attorno a noi, basta uno spot pubblici­tario. E Tu? Che cosa intendi quando affermi che vuoi aumentare la nostra letizia e moltiplicare la nostra gioia? Abbiamo capito che non si tratta solo di tornare ad essere sani, se eravamo malati. Cer­to, già questo è motivo di molta gioia, ma è chiaro che Tu vuoi di più».</p>
<p>L&#8217;altra profezia è molto illuminante: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tene­brosa una luce rifulse». Gesù annuncia: «Fratelli e sorelle, sono ve­nuto perché voi siete un povero popolo che dimora in terra e om­bra di morte, dal momento che la vostra esperienza &#8211; la lunga vi­cenda umana &#8211; vi ha impresso nella mente alcune convinzioni che io voglio infrangere; prima di tutto il credere che si viva e poi si muoia, e basta». E c&#8217;è in più la rassegnazione perché, anche men­tre si vive, muoiono già delle cose: le gioie che tu potevi avere, l&#8217;affetto, l&#8217;amore, la famiglia, il lavoro che ti davano della pace, possono morire prima di te e farti rimanere nella tristezza. Sicché la vita, com&#8217;è stato detto, è diventata un&#8217; «inquietudine di vita».</p>
<p>«Allora», &#8211; continua Gesù &#8211; «pensi che tutto questo non m&#8217;im­pietosisca? Ti vedo desideroso di felicità, e hai ragione ad esserlo, tu ti affatichi così tanto nel cercarla: percorri una strada, poi un&#8217;al­tra; poi compi degli sbagli, arranchi, e spesso sei triste. lo sono ve­nuto perché la tua gioia di essere vivo aumenti».</p>
<p>Di questo abbiamo tutti bisogno, e purtroppo non è il discorso che ci facciamo tutti i giorni. Quello che ci comunichiamo quoti­dianamente è l&#8217;altro versante, sono spesso le nostre tristezze e le nostre fatiche: non abbiamo il coraggio di andare oltre.</p>
<p>Gesù dunque ha cominciato così, mostrandosi buono e «van­taggioso», non soltanto perché guariva i malati, ma perché veniva, a guarirci dalla malattia di vivere come viviamo: che l&#8217;esistenza sia diventata l&#8217;inquietudine di esistere, per quanto sia ormai un fatto ordinario, non è una condizione sana. Egli ce lo dice: «Io vo­glio dare alla vostra vita dei significati in più».</p>
<p>Questa intenzione di Gesù ci coinvolge particolarmente, per­ché anche noi vogliamo dare alla vita dei significati, ed è bellissi­mo che lo facciamo, del tutto dignitoso. Per esempio, ad una crea­tura che è ignorante, noi diamo istruzione, scienza, la educhiamo: da una persona analfabeta ad una persona che sa molto, quanto si­gnificato in più! Noi viviamo in un mondo che tende, purtroppo, per le sue passioni, a molto disordine, a confusione, a tristezze, ed ecco allora lo sforzo umano di dare un significato più elevato. Pensiamo anche ai tentativi di mettere insieme la legalità della vi­ta, il diritto, la sicurezza, l&#8217;equilibrio. In ogni campo si passa dal­l&#8217;improvvisazione alla competenza più fine: noi tendiamo a dare tutto il significato che possiamo alle cose, non possiamo vivere trascurandoci, «vivacchiare» come si dice; ma con tutto questo ­che ci crea già delle severe responsabilità &#8211; non riusciamo ad arri­vare ai significati finali. Sogniamo una società che sia piena di si­gnificati positivi, che sappia vivere, ma, quand&#8217;anche riuscissimo</p>
<p>a realizzare questi obiettivi, ci scontreremmo contro le inesorabi­li barriere del vivere quaggiù.</p>
<p>Il Signore approva che noi diamo senso alla vita, che passiamo dall&#8217;ignoranza alla scienza, dall&#8217;incompetenza alla competenza, dal disordine alla legalità. Gli piace tutto questo, ma aggiunge: «lo sono venuto ad aumentare la vostra gioia, vi do di più, perché posso darvelo: io vengo da altrove. Accettate la vita della grazia? Accettate che la vostra speranza se ne vada tranquilla oltre la mor­te senza né disperazione né paura, anzi con una prospettiva di gioia più vera e per sempre? Accettate che l&#8217;amore, la benevolen­za reciproca possa diventare uno stato di esistenza: sapete che è possibile?».</p>
<p>Il discorso diventa molto concreto. Considerate, per esempio, una famiglia qualsiasi che, da quando esiste o poco meno, si tor­menti per i rapporti difficili, fragili: quanto ci si fa soffrire nel pic­colo e nel grande! Vi piacerebbe vivere come dice Paolo: «unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra di voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d&#8217;intenti»? Sareste contenti di vivere così, voi, mariti e mogli che non andate d&#8217;accordo, genitori e figli che non v&#8217;incontrate più e che spesso vi parlate solo per litigare? «Sì, ma è un sogno», sarebbe la risposta più probabile.</p>
<p>Gesù invece è venuto a dirci che non è un sogno, che, se accet­tiamo il suo Spirito di carità, possiamo vivere amandoci: ecco do­ve si aumenta la letizia, dove si moltiplica la gioia. A volte delle persone vengono a dire al sacerdote: «Speriamo che duri, sono tre mesi che non litighiamo: è un mezzo miracolo». Ma tre mesi sono pochi, perché il Signore è capace di darvi pace fin che vivete, se volete. Portate tutti in voi affanni, fastidi, speranze e paure, tanta fatica del cuore. Chi può affermare: «Grazie, Signore, mi basta la gioia che ho, sono a posto»?</p>
<p>Accogliete allora l&#8217;invito di Gesù: scegliete il momento diffici­le della vita e mettetelo sull&#8217;altare. Ditegli: «Anche noi siamo un poco nell&#8217; ombra della morte, abbiamo i nostri pensieri neri, i no­stri momenti tenebrosi. Ci rivolgiamo a Te, Signore, perché sei quello che guarisce, che solleva, che ci porta oltre».</p>
<p>Si spiega allora perché l&#8217;entusiasmo della situazione eccezio­nale descritta da Matteo affascinò molti. Gesù passa, dice a due pescatori: «Seguitemi&#8230; », ed essi lo seguono subito. È stato un en­tusiasmo straordinario, perché hanno capito che Lui li conduceva oltre, infatti essere pescatori di uomini, attrarre a Dio altri è l&#8217;im­presa più bella del mondo. È il «lavoro» del prete: incontri una persona che è ferita dalla vita, che non sa più che cosa fare, e puoi dirle: «Guarda che la tua gioia può risorgere ed essere moltipli­cata; c&#8217;è Chi sa farlo ed io ho il bene di comunicartelo». È un ma­gnifico compito, non solo dei preti, ma di ogni cristiano, perché tutti siamo battezzati nel sacerdozio di Gesù.</p>
<p>È molto bello tutto questo, è veramente tale che allarga il cuo­re alla gratitudine: «Come sei buono, Signore, come sei grande! Ci incarichi di passare in mezzo agli altri con parole di bontà, di fi­ducia, con apertura di cuore, con stile d&#8217;incoraggiamento, di ac­compagnamento, di profezia, portando qualcuno a Te».</p>
<p>Non dite che non sapete chi accompagnare: tutti, se volete, po­tete condurre qualcuno a Gesù Cristo. Se vi pare che non sia così, domandate al Signore qual è la persona che dovete accompagna­re ed Egli ve la metterà sulla strada, subito. Siamo profeti, popolo di profeti: chiediamolo. E, offrendo al Padre questo stesso Gesù nel momento culminante del suo dono -« . . .il mio corpo, il mio sangue dati per voi» -, esprimiamo la nostra infinita riconoscen­za, e anche un grande desiderio che il suo invito a seguirlo diven­ti una voce affascinante, irresistibile per molti, giovani o non gio­vani. «Seguitemi»: tanti si alzeranno e lo seguiranno.</p>
<p>Don Giuseppe Pollano</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2011/01/22/hai-moltiplicato-la-gioia-3-domenica-tempo-ordinario-anno-a-omelia-don-pollano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Natale in  ogni  Tempo</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/12/13/natale-in-ogni-tempo/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/12/13/natale-in-ogni-tempo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 11:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo Ordinario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=443</guid>
		<description><![CDATA[Quel lontano 25 dicembre fu Natale perché Dio ritornò agli uomini, la luce dissipò le tenebre, la bontà vinse la cattiveria, la carità ebbe il sopravvento sull’egoismo e l’innocenza sulla malizia. Era l’alba dell’era della pace, nel cuore dell’uomo, di ogni cuore animato da buona volontà…. Il Natale non è tanto una data storica da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel lontano 25 dicembre fu Natale perché Dio ritornò agli uomini, la luce dissipò le tenebre, la bontà vinse la cattiveria, la carità ebbe il sopravvento sull’egoismo e l’innocenza sulla malizia.</p>
<p>Era l’alba dell’era della pace, nel cuore dell’uomo, di ogni cuore animato da buona volontà….</p>
<p>Il Natale non è tanto una data storica da ricordare, quanto un continuo presente da vivere, nel proprio personale cammino verso la Luce e la Pace.</p>
<p>Quando al mattino ti svegli col desiderio  di amare il Signore e in Lui i fratelli</p>
<p>QUEL GIORNO E’ NATALE!</p>
<p>Quando in chiesa o in casa, nei campi o in fabbrica, in ufficio o per strada senti la necessità di entrare in te stesso per esaminare il tuo comportamento con Dio, con la famiglia, con i colleghi</p>
<p>QUELL’ ATTIMO E’ NATALE !</p>
<p>Quando accogli un bambino che è solo e lo curi come tuo proprio figlio</p>
<p>QUELL’ AZIONE E’ NATALE !</p>
<p>Quando entri in una casa di riposo e ti metti a servire chi è senza presenza, senza voce e senza forza</p>
<p>QUELLE ORE SONO NATALE !</p>
<p>Quando ti astieni da un piacere per dare un po’ di gioia al bisognoso, chiunque egli sia</p>
<p>QUEL SACRIFICIO E’ NATALE</p>
<p>Quando educhi il tuo bambino a rinunciare a un giocattolo inutile per offrire un pezzo di pane a chi non ha da mangiare</p>
<p>QUELL’ ATTEGGIAMENTO E’ NATALE !</p>
<p>Quando senti rimorso per lo spreco di denaro, pensando a chi muore per mancanza di tutto, anche del necessario</p>
<p>PER TE COMINCIA IL NATALE !</p>
<p>Quando capisci che questa vita di convenienza e di “ rancore” si può rendere più bella e più vivibile con l’amore, e tu sei disposto a muoverti per primo verso l’altro, tuo fratello</p>
<p>E’ ENTRATO NEL TUO CUORE IL NATALE !</p>
<p>Quando ti accorgi di essere pronto a dare te stesso per il Signore che soffre nei poveri</p>
<p><strong>ESULTA, PERCHE’</strong></p>
<p><strong>VIVI IL NATALE</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/12/13/natale-in-ogni-tempo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tempo Ordinario</title>
		<link>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/02/11/tempo-ordinario/</link>
		<comments>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/02/11/tempo-ordinario/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tempo Ordinario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lapiccolavia.org/blog/?p=441</guid>
		<description><![CDATA[Chi non lo constatata? Ci si sente a proprio agio durante i tempi privilegiati: Avvento, Natale, Quaresima, Settimana Santa, Pasqua. Si prova invece un certo fastidio durante il tempo “ ordinario ” . Forse l’uomo moderno, oppresso dal grigiore quotidiano, conserva una segreta nostalgia dei momenti importanti e della festa dai quali é invitato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi non lo constatata? Ci si sente a proprio agio durante i tempi privilegiati: Avvento, Natale, Quaresima, Settimana Santa, Pasqua.</p>
<p>Si prova invece un certo fastidio durante il tempo “ ordinario ” .</p>
<p>Forse l’uomo moderno, oppresso dal grigiore quotidiano, conserva una segreta nostalgia dei momenti importanti e della festa dai quali é invitato e provocato a vivere con intensità e verità… Forse per questo non desideriamo essere donne e uomini ordinari che hanno di fronte le responsabilità o i mille doveri quotidiani.  Un po&#8217; come i tre apostoli della Trasfigurazione o i due discepoli di Emmaus vorremmo “ alzare una tenda” , arrestare i momenti e le ore essenziali e fuggire i momenti opachi.</p>
<p>E’ questa la difficoltà della vita cristiana: avere il coraggio di vivere la quotidianità di Dio e dell&#8217;uomo. Ricordarsi che la sorgente di tutti i nostri timori e di ogni peccato sta nella paura di vivere. Dimentichiamo troppo spesso l’ammonimento dell&#8217;Ascensione: “ E’ bene per voi che me ne vada”; dimentichiamo la</p>
<p><em>ordinaria</em>; ma fondata su un’audacia del vivere che rivelava la potenza dello Spirito, a causa dello spazio che in essa hanno riservato a Gesù e ai fratelli.</p>
<p>Il tempo delle domeniche ordinarie ci insegna a vivere il Giorno del Signore. Tempo nel quale riprendiamo fiato, poiché tutta la nostra vita è intessuta da un soffio:quello dello Spirito, che fa delle nostre vite, apparentemente ordinarie, un’offerta perenne per la gloria di Dio.</p>
<p>Pentecoste: lo Spirito, del quale abbiamo provato la fedeltà.</p>
<p>Lo Spirito ci spinge alla vita, al nutrimento, alla calma, all’orientamento.</p>
<p>Da lui attingiamo la qualità della vita. Allora perché. non renderci conto &#8211; faticosamente, è vero &#8211; che questo ordinario diventa straordinario, poiché attraverso il battesimo ci siamo rivestiti di colui che invia lo Spirito?</p>
<p>Quando si parlava di beatificare Teresa di Lisieux, una suora del Carmelo esclamò: “Ma lei ha fatto solo cose ordinarie!” . E’ il paradosso della santità semplice e povera incontra ogni giorno le beatitudini.  Il giorno della festa di Tutti i Santi, la Chiesa associa i santi famosi e “straordinari”  ai santi  sconosciuti . Vive così il paradosso prodotto dall&#8217;imprevedibilità dello Spirito.  Celebra coloro che, come noi, condussero una vita all&#8217;apparenza molto <em>ordinaria</em>; ma fondata su un’audacia del vivere che rivelava la potenza dello Spirito, a causa dello spazio che in essa hanno riservato a Gesù e ai fratelli.</p>
<p>Il tempo delle domeniche ordinarie ci insegna a vivere il Giorno del Signore. Tempo nel quale riprendiamo fiato, poiché tutta la nostra vita è intessuta da un soffio:quello dello Spirito, che fa delle nostre vite, apparentemente ordinarie, un’offerta perenne per la gloria di Dio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lapiccolavia.org/blog/index.php/2010/02/11/tempo-ordinario/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
