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	<title>La Piccola Via</title>
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		<title>ASCENSIONE  DEL SIGNORE : omelia Don Pollano</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 07:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Mistica]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ascensione]]></category>
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		<description><![CDATA[ASCENSIONE DEL SIGNORE Att 1,1-11; Sal 46; Eb. 9,24-28 ; 10,17-23; Luc 24,46-53 “Non solo sarò sempre con voi, ma tornerò da voi” Oggi Dio desidera donare anche a noi un poco almeno di questa grande gioia dei discepoli. Ne abbiamo certamente bisogno. Più si avanza nella vita infatti, più ci si accorge che le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ASCENSIONE  DEL SIGNORE<br />
Att 1,1-11;  Sal 46;  Eb. 9,24-28 ; 10,17-23;  Luc 24,46-53</p>
<p>“Non solo sarò sempre con voi, ma tornerò da voi”</p>
<p>Oggi Dio desidera donare anche a noi un poco almeno di questa grande gioia dei discepoli. Ne abbiamo certamente bisogno. Più si avanza nella vita infatti, più ci si accorge che le grandi gioie sono rare, se pure ne rimangono, e questo perché il grande sogno di ciascuno di noi, quello che si chiama con una parola tutta umana e anche tutta religiosa, la speranza, lentamente ha abbandonato il nostro cuore.<br />
Perché la Chiesa oggi ci chiede di vivere solennemente l’evento di questo ascendere di Gesù alla Gloria? Perché ci chiede di fermare qui la nostra attenzione? Non certamente per il fatto fisico di un’Ascensione che non è che un segno, ma per il suo significato straordinario. Il Signore Gesù, secondo la logica di Dio, termina il suo cammino e ci lascia l’incarico di procedere nella vita con la forza che ci ha procurata questo suo cammino. </p>
<p>Per capire il senso di questo elevarsi al di sopra della terra dove noi viviamo, serve una  parola del Vangelo: “Mentre li benediceva si staccò da loro”. Evidentemente qui non si tratta di uno staccarsi fisico: c’è molto di più di questo andarsene apparente.<br />
“Da che cosa ti stacchi Gesù? Ci abbandoni?”. “No, non vi abbandono, ho detto che sarò con voi fino alla fine dei tempi”. “E allora?”. “Allora non mi stacco da voi, mi stacco dal modo mondano di vivere”. E’ davvero così: Dio ha mandato il suo Figlio, Verbo eterno in mezzo a noi. Egli è venuto continuando a pensare come Dio, ad amare come Dio. E davanti al sistema della vita umana non lo ha analizzato come un filosofo, ma lo ha contraddetto e vinto come un Uomo dal cuore traboccante di compassione e di pietà.<br />
“Il vostro sistema è sbagliato,” &#8211; Egli ci ha detto con le parole e con i fatti &#8211;  “perché troppi di voi, a causa di esso, affondano nel dolore e nel fallimento della vita”. Tutta la storia di Dio sulla terra è questo grande rivelarci che l’ordinamento del mondo non risponde al suo progetto per noi. Può apparire tale per alcuni uomini, certo, ma per l’uomo, no! Egli lo ha detto con molta chiarezza: “Non puntate sulla vostra gloria, non cercate di dominare, non cercate di arricchirvi, non cercate i primi posti, perché se cercherete tutto questo, alcuni di voi lo troveranno, ma milioni di altri saranno sacrificati. Per questo io, che amo tutti, condanno questo modo perverso di essere uomini”.<br />
L’ha detto, e coloro che erano in  quel  tempo, come in ogni tempo, i primi responsabili e i protagonisti del sistema sbagliato hanno cominciato a percepire una insofferenza sempre più grande verso di Lui, quindi la sua storia pubblica è finita rapidamente: lo hanno buttato fuori dalla città e lo hanno ucciso, sperando che con la sua morte tutto finisse e con Lui scomparisse anche il suo messaggio. Ma Egli era Dio, è tornato in vita e le sue parole con Lui. </p>
<p>Ormai tutto è compiuto, Gesù si stacca dalla terra, ma il messaggio rimane per gli uomini che devono continuare la storia: “Riceverete potenza dall’alto, la mia verità e la mia forza di amare e, come ho fatto io, andrete ad annunciare a tutti che il sistema del mondo, che sacrifica, che opprime, che uccide, è perverso. Lo direte con schiettezza, rimedierete con le parole e con i fatti, e forse crocifiggeranno anche voi, ma non abbiate paura! Datemi testimonianza.”<br />
Questo è già un forte avviso anche per noi. Noi che siamo credenti in Cristo. E’ sperabile che non siamo protagonisti di nessuna grande perversità, ma dobbiamo riconoscere che questo staccarsi dal peccato riguarda anche noi: “Ti vogliamo seguire, Signore: avevi ragione prima, avevi ragione sulla croce e hai ragione adesso, risorto e glorioso. Tu sei Dio, e ci lasciamo oggi elevare, purificare, perché forse anche noi siamo colpevoli di cose che in qualche modo fanno ancora patire gli altri e li umiliano, e te ne chiediamo perdono”. Gesù si stacca da noi, ma non ci abbandona: “Non dimenticate: io mi sono staccato dal sistema che distrugge l’uomo, perché l’uomo io l’ho creato e lo amo e l’ho salvato. Siate dalla mia parte!”<br />
Possiamo dunque dire che sì, saremo dalla sua parte, nella vita di tutti i giorni, nei progetti, nelle intenzioni, nei modi e nei rapporti con il prossimo. Ci sono mille maniere di vivere il Vangelo quotidianamente, lo Spirito le suggerisce. Ma insieme Gesù ci ha lasciato anche la consolazione profonda della sua promessa e del suo invito: “E’ così vero che il mio distacco non è un abbandono, che, non solo sarò sempre con voi, ma tornerò da voi”. </p>
<p>Noi viviamo infatti in un tempo di libertà e di attesa. Conosciamo ciò che Dio ci chiede per il bene di tutti; lo faremo, se vorremo. Poi Egli verrà, e ci confronteremo con il suo cuore e con la sua giustizia di amore, e chi di noi sarà stato perseverante sarà per sempre insieme con Lui.<br />
Nel racconto degli Atti osserviamo una specie di contrasto: “Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme”: Gesù è a tavola, a pranzo, e, dopo questa scena così familiare e semplice, “fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse ai loro sguardi”.<br />
Qual è l’invito? “Io mi sono seduto alla vostra mensa ed ho mangiato il vostro pane, ora invito voi a sedere alla mia mensa, per sempre, al mio banchetto &#8211; come spesso diceva nel Vangelo  &#8211; alla mia festa che non ha fine”. E’ un bel modo di ricambiarci: “Voi mi avete accolto nel piccolo e nel poco. Mi sono seduto a tavola da voi e ho gradito il vostro povero pane, ma nella casa di mio Padre ci sono molti posti. Vado a preparare il posto anche per voi ed allora vedrete che cosa voleva dire la speranza che vi ho messo in cuore”. Non dimentichiamo questo invito di Dio. Non dimentichiamo la provvisorietà delle cose; soprattutto, ricchi della nostra stessa esperienza, sappiamo ringraziare Dio, l’unico capace di soddisfare tutta la nostra speranza.<br />
E’ un mistero la speranza! Chi può farne a meno? Ma rispetto ai nostri desideri e alle attese umane, che ci stimolano e nello stesso tempo non riescono mai in questo mondo ad essere realizzate compiutamente, la misura della speranza che Gesù ci offre è infinitamente più grande e più consolante.<br />
La vita umana è fatta così: portiamo dentro certe parole che ci superano: verità,  giustizia, libertà, ma più grande è la speranza. Fin che viviamo qui, cerchiamo, spesso senza riuscirvi, di realizzare le nostre speranze, ma solo la speranza che Dio ci offre non ci deluderà. Gesù non ha avuto verso i ricchi, i potenti, gli ambiziosi un atteggiamento di avversione, di disprezzo, ma di grande compassione e, sconvolgendo le categorie di questo mondo, ha detto: “E’ meglio servire che essere serviti: beati i poveri! Non vi illudete: quando sarete giunti dove volete giungere, non sarete felici, perché solo Dio può rendere felici”. </p>
<p>Oggi, a questo Signore, il quale è andato a prepararci il posto, diciamo dunque un grazie pieno di slancio e gli rivolgiamo una preghiera: “Signore, aiutaci col tuo Spirito a sollevare la nostra speranza, meditando la gioia del tuo Regno in ogni momento della nostra vita, non solo quando ci ritroviamo qui in chiesa, o in qualche altra rara occasione. Saremmo tanto più in pace, liberi, generosi e buoni se alimentassimo il cuore a questa eternità che ci aspetta e che non ci estrania affatto dal mondo”.<br />
Non è un segreto che i più grandi servi degli uomini, i Santi e le Sante, erano traboccanti di speranza, sapevano le ragioni del loro operare. Spesso noi non le conosciamo. Così chiederò anche in questa Eucaristia che a ciascuno di voi Dio offra una verifica ed un supplemento della nostra speranza, un modo serio, non ingenuo, ma tranquillo e profondo di pensare il Regno verso il quale siamo incamminati, una gratitudine perché Dio è Colui che non ci delude. Ravviviamo la speranza, per noi e per gli altri, e mai lasciamoci tentare di disperazione, memori della parola di Dio: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi consolerò”. </p>
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		<title>La Vergine si chiamava Maria: meditazioni da ascoltare di don Giuseppe Pollano</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Don Pollano va ricordato nell’attività di sacerdote e formatore: «maestro del clero», ma anche maestro, padre, animatore e amico dei laici che in quasi 60 anni di sacerdozio lo hanno cercato e seguito, e che oggi gli sono riconoscenti. Al centro della sua esperienza c&#8217;è sempre stata la consapevolezza profonda del “mistero” della presenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Pollano va ricordato nell’attività di sacerdote e formatore: «maestro del clero», ma anche maestro, padre, animatore e amico dei laici che in quasi 60 anni di sacerdozio lo hanno cercato e seguito, e che oggi gli sono riconoscenti.</p>
<p>Al centro della sua esperienza c&#8217;è sempre stata la consapevolezza profonda del “mistero” della presenza di Dio nelle nostre vite e la certezza che questo “mistero” si rivela nell&#8217;amore &#8211; l&#8217;amore della carità cristiana e fra le persone.</p>
<p>Le sue omelie, oltre al dono della profondità, avevano quello di toccare l’anima e la mente di ciascuno, offrendo gioia, forza, e significato per la propria vita. Per questo, alle S. Messe celebrate da lui nel santuario della Consolata di Torino, arrivava gente da tutta la diocesi, per ascoltare (e registrare) le sue omelie.<br />
Mons. Giuseppe Pollano è morto a Torino il 2 gennaio 2010, all’età di 82 anni. Era nato a Torino, 20 aprile 1927. La sua vita e il suo apostolato sono stati “ una grande scuola di cuore, con Maria”.</p>
<p><em>In questo mese di Maggio, Regina Mundi vi offre la possibilità di ascoltare gli spunti di riflessione tratti dal libro di Mons Giuseppe Pollano, “La Vergine si chiamava Maria. Un mese con la Madonna” Letti da Rosario Tronnolone.</em></p>
<p>FdT ringrazia <a title="Regina Mundi" href="http://www.reginamundi.info/sichiamavaMaria/" target="_blank">Regina Mundi</a></p>
<p><strong> Ecco le Meditazioni</strong></p>
<p><strong>1 ) La Vergine si chiamava Maria</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM01.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>2 )Il Signore è con te</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM02.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>3 ) Benedetto il Frutto del tuo ventre</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM03.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>4 ) Come è possibile?</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM04.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>5 )  Avvenga di me quello che hai detto</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM05.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>6 ) La potenza del suo braccio</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM06.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>7 ) Raggiunse in fretta una città</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM07.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>8 ) Lo avvolse in fasce</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM08.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>9 ) Meditava nel suo cuore</strong> <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM09.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>10 ) Ha innalzato gli umili</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM10.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
<p><strong>11 ) Non hanno più vino</strong>  <span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fwww.lapiccolavia.org%2Fblog%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F05%2FSCM11.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span></p>
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		<title>MARIA E’ BEATA PER LA SUA FEDE</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Se vi è qualcosa che rivela la grandezza di Maria, è l’esclamazione di Elisabetta. Beata te, che hai creduto (Lc 1,45). Maria credette. E doveva alimentare sempre questa fede. Sempre più forte, sempre più tenace. La sua fede fu più grande che uomo abbia mai avuto. Abramo sovrasta per la formidabile elevatezza della sua fede, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se vi è qualcosa che rivela la grandezza di Maria, è l’esclamazione di Elisabetta. Beata te, che hai creduto (Lc 1,45).</p>
<p>Maria credette. E doveva alimentare sempre questa fede. Sempre più forte, sempre più tenace. La sua fede fu più grande che uomo abbia mai avuto.</p>
<p>Abramo sovrasta per la formidabile elevatezza della sua fede, ma a lei era chiesto di più che non ad Abramo. Poiché il Santo, che era nato da lei, che crescendo si allontanava da lei, saliva al di sopra di lei, e, distolto da lei, viveva in una distanza infinita: averlo generato e nutrito e veduto nel suo abbandono, e non lasciarsi vilmente smarrire di fronte alla sua maestà, ma anche non esitare nel suo amore, quando la sua protezione materna si trovò superata; e di tutto questo, credere che così era giusto e che vi si compiva il volere di Dio, non stancarsi mai, non annoiarsi mai, anzi tener duro e fare insieme, passo dopo passo, per forza di fede, il cammino che la persona del Figlio nel suo carattere arcano seguiva: ecco la sua grandezza. Ogni passo che il Signore ha compiuto incontro al suo destino, Maria lo ha percorso con lui, ma per fede. Soltanto la Pentecoste le donò di capire. Allora tutto ella intese quello che precedentemente “aveva serbato in cuore” credendo…</p>
<p>Da noi si esige che si lotti in spirito di fede con il mistero di Dio e contro la perversa resistenza del mondo. Non una fede carezzevolmente poetica ci è imposta, ma una fede rude, specialmente in un’epoca in cui s’infrangono i morbidi incanti delle cose e dappertutto è un incalzare di contraddizioni.</p>
<p>Quanto più tersa noi ricaviamo dal Nuovo Testamento la figura della Madre del Signore, tanto più grandi cose risultano, come è realmente, per la nostra vita cristiana. (Romano Guardini, da “Il Signore”).</p>
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		<title>RESTA CON NOI SIGNORE</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 10:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>

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		<description><![CDATA[RESTA CON NOI SIGNORE &#160; “Non dovete continuare ad essere tristi come gli altri, come quelli che non hanno nessuna speranza” (1Ts 4,13) Vale la pena, come dice Paolo, di credere all’amore che fa risorgere, alla vita nuova immessa da Cristo risuscitato nelle vene dell’umanità. Coraggio: credi, spera, ama, non arrenderti mai! Non è vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RESTA CON NOI SIGNORE</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Non dovete continuare ad essere tristi come gli altri, come quelli che non hanno nessuna speranza” (1Ts 4,13)</p>
<p>Vale la pena, come dice Paolo, di credere all’amore che fa risorgere, alla vita nuova immessa da Cristo risuscitato nelle vene dell’umanità.</p>
<p>Coraggio: credi, spera, ama, non arrenderti mai! Non è vero che tutto è perduto, non rassegnarti e, soprattutto, non sentirti solo. Anche le lacrime della Maddalena, che aveva perduto l’Amico ed il Maestro, si sono trasformate in un sussulto di gioia quando, andata al sepolcro il mattino di Pasqua, non ha trovato il corpo di Gesù e nemmeno si è accorta che Lui era lì vicino, tanto debole era ancora la sua fede e forte lo scoraggiamento per la perdita del suo Salvatore.</p>
<p>Appena si è sentita chiamare per nome: “Maria!”, i suoi occhi si sono come aperti e lo ha riconosciuto Vivente e risorto.</p>
<p>Nel cuore delle morti spirituali e morali che ci portiamo dentro, la sua Voce ripete il nostro nome e ci chiama a sperare al di là di tutto, aprendo i nostri occhi per riconoscerlo accanto come Signore, provvidente ed amico.</p>
<p>(dalla lettera dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217; Annunciazione</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 14:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo della Piccola Via]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno la Famiglia di Thérèse vuole testimoniare il suo impegno per la famiglia e la vita, organizzando, insieme ad altri movimenti un&#8217;Eucarestia nella festa dell’Annuciazione del Signore a Maria. Si vuole celebrare non la festa della donna, ma la festa della Maternità di Maria, nove mesi prima del Natale. In Lei Dio ha voluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno la Famiglia di Thérèse vuole testimoniare il suo impegno per la famiglia e la vita, organizzando, insieme ad altri movimenti un&#8217;Eucarestia nella festa dell’Annuciazione del Signore a Maria.</p>
<div>
<p>Si vuole celebrare non la festa della donna, ma la festa della Maternità di Maria, nove mesi prima del Natale.</p>
<p>In Lei Dio ha voluto che si incarnassero contemporaneamente le due dimensioni della vocazione della donna: la verginità e la maternità ed è Lei che noi vogliamo onorare e ringraziare per il dono della femminilità tutta rivolta a Dio.</p>
<p>E’ per noi la festa dell’Eccomi come vergini consacrate e come mamme.<br />
Lei richiama tutte noi all’ascolto della Parola di Dio, all’Eucarestia e alla Riconciliazione per divenire nel mondo, come Lei, segno dell’Amore di Dio per gli uomini.</p>
<p>Lei ci ricorda che, nella mente di Dio, la maternità non è solo fisica ma anche e soprattutto spirituale.</p>
<p>La spiga di grano che verrà donata ci ricorda Gesù, il seme che muore per dare la vita e darla in abbondanza.</p>
<p>La spiga è ricca di profondi significati cristiani e può diventare il simbolo della donna cristiana che,come Gesù, muore a se stessa per donare la vita, la pace, l’amore</p>
<div>
<p>La spiga macinata diviene pane per tutti e il bene donato ha un valore eterno agli occhi di Dio.</p>
<p>La benedizione delle mamme in attesa è il segno della nostra volontà di voler donare a Dio creature da fare crescere, con l’aiuto dello Spirito Santo in sapienza e grazia, come</p>
<p>Maria ha fatto con Gesù.</p>
<p>Vogliamo trovarci insieme e riconfermarci nella nostra comune volontà di voler essere il grande segno dell’amore di Dio per l’uomo, incominciando dall’accoglienza generosa della vita sin dal</p>
<p>suo concepimento, nell’accompagnamento vigile<br />
e attento per il corso della vita,<br />
alla presenza orante e silenziosa nell’ora della morte.</p>
<p>Saremo lì per rinnovare con Maria, il nostro ECCOMI a Dio per ESSERCI con Lei nel Natale e<br />
nella Passione dell’uomo,</p>
<p>come Lei umili e semplici, generose e forti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div>
<div>
<p>Dove</p>
<p>Torino &#8211; Santuario della Consolata lunedì 26 marzo ore 18 Celebra Card. Poletto Arcivescovo Emerito di Torino</p>
<p>&#8230; e in altre città&#8230;<br />
se volete organizzarlo anche nella vostra città contattateci&#8230;</p>
<p>per maggiori informazioni telefonate o visitate il sito<br />
per Torino vedere gli allegati</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>SAN GIUSEPPE SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA &#8211; Don Pollano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 09:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo di San Giuseppe]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[San Giuseppe]]></category>

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		<description><![CDATA[SAN GIUSEPPE SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA 2 Sam 7,4-5.12-14.16; Sal 88; Rm 4,13.16-18.22; Lc 2,41-51 “Egli ebbe fede”             E’ sempre buona cosa per noi credenti in Gesù Signore, incontrarci con Giuseppe di Nazaret, santo veneratissimo dalla Chiesa. Perché? Perché Giuseppe incarnò come nessun altro la fede dell’uomo posto faccia a faccia con Dio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<h1>SAN GIUSEPPE SPOSO DELLA BEATA VERGINE MARIA</h1>
<h2>2 Sam 7,4-5.12-14.16; Sal 88; Rm 4,13.16-18.22; Lc 2,41-51</h2>
<p align="center">
<p align="center">“<em>Egli ebbe fede</em>”</p>
<p align="center">
<p>            E’ sempre buona cosa per noi credenti in Gesù Signore, incontrarci con Giuseppe di Nazaret, santo veneratissimo dalla Chiesa.</p>
<p>Perché?</p>
<p>Perché Giuseppe incarnò come nessun altro la fede dell’uomo posto faccia a faccia con Dio anch’egli uomo,<strong> </strong>in<strong> un confronto</strong> <strong>quotidiano</strong> in cui tutto parla di cose terrene, faccende da risolvere, pane da guadagnare, realtà che ci fanno stare con lo sguardo rivolto a terra dal mattino alla sera.</p>
<p>C’era anche Maria a condividere con lui tale esperienza, dobbiamo dire; ma Ella fu singolarmente predisposta per la sua immacolatezza, Lei Tuttasanta, a immedesimarsi con il Figlio uscito dal suo grembo. Giuseppe non fu elevato a tanto, di Gesù non fu padre fisico, né fu arricchito in modo così magnifico dalla pienezza di grazia; egli, umilmente grande, fu l’uomo “<em>giusto prescelto da Dio</em>”, il “<em>servo saggio e fedele posto a capo della santa famiglia</em>”, che proprio in tutto ciò restò uomo, l’uomo che era.</p>
<p>Dovette dunque essere la fede la sua ricchezza suprema, e lo fu: per questo noi oggi lo guardiamo di nuovo, questo “<em>prescelto</em>”, per imparare l’arte di pienamente credere come egli fece, nel nascostissimo Dio che non fu per lui il Gesù dei miracoli ma quello della casa, della fame e della sete, della bottega di lavoro, della sinagoga frequentata ogni sabato.</p>
<p>Quella che chiamiamo abitualmente la “vita nascosta” di Gesù, e fu la più gran parte della sua esistenza terrena, potremmo infatti anche dirla la sua “vita qualunque”; non per svalorizzarla né tanto meno disprezzarla, s’intende, ma perché fu vita di un uomo in mezzo agli uomini, in un oscuro villaggio, alle prese con mille vicende senza storia. È in tale ambiente che Giuseppe conobbe Gesù, credette in Lui, lo amò di amore crescente, visse e morì. Lunghi anni nei quali la forza dello Spirito lo fece maturare in santità silenziosa, colma di stupore e dedizione, e gli insegnò la grandezza di Dio più di quanto avrebbero potuto fare i miracoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esistono, a proposito di quella “vita nascosta”, non poche narrazioni contenute in scritti vari detti <em>apocrifi</em> (ossia non autentici rispetto ai Vangeli) e dovuti al desiderio di avere una biografia di Gesù più ampia e circostanziata. Lì si trova un Gesù che aiuta continuamente con prodigi il lavoro di Giuseppe, e dunque un Giuseppe circondato da manifestazione straordinarie…Nulla di più fantasioso.</p>
<p>La fede di Giuseppe, purissima e robusta, percorse altro cammino.</p>
<p>Quello appunto di credere non perché si vede ma perché non si vede. Preziosissima fede di grande Santo. Infatti credere di fronte ai miracoli è pur sempre un merito, ma non è il meglio; Gesù stesso una volta rimproverò un tale dicendo: “<em>Se non vedete segni voi non credete</em>”. Egli voleva fede nella Parola.</p>
<p>E Giuseppe fu proprio l’uomo che <strong>al di là di ciò che vedeva di Gesù credette ricordando ciò che di Lui gli era stato detto.</strong></p>
<p><strong>            </strong>Ecco una grandezza che deve essere anche la nostra. Vivere da illuminati oltre la nostra ragione anche più giudiziosa, fare in un certo modo perché si è stati istruiti da Dio, trasformare l’esistenza in obbedienza che <strong>adora e</strong> <strong>perciò agisce</strong>, senza commento che non sia umile amore. Vedete quanto si rivela grande la virtù di questo Santo!</p>
<p>La sua vicenda è stata tutta al di là di lui, pur coinvolgendolo in pieno.</p>
<p>Sposo di Maria, e squassato dalla sua maternità misteriosa; preso in ore di contraddizione oscurissima e tuttavia fedele; deciso ad affrontare l’imprevisto con tutta la giustizia di cui era capace; poi sollevato di colpo a verità supreme che gli furono dette senza che egli ne avesse prova, e alle quali pienamente seppe credere; e di lì in poi tutto dedito, con responsabilità appassionata, al disegno sentito da Dio.</p>
<p>Davanti a un Gesù caro e amatissimo, ma senza trasfigurazione. Ancor sempre credendo nella Parola, dunque, e misurando con crescente meraviglia la familiarità di Dio, che giocava, sedeva alla tavola quotidiana, mangiava pane, pesce secco, i fichi dell’orto, lavorava, si stancava proprio come lui, Giuseppe, e in questo essere così era il Dio vero, quello che amava infinitamente l’uomo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giuseppe camminò nella quotidianità come in una liturgia, ma senza nulla che fosse straordinario. È la sua fede fedele, che fu straordinaria.</p>
<p>E così di giorno in giorno egli costruì, una volta per tutte, l’icona della eroicità semplice di credere sempre,<strong> credere come si respira, senza mai diminuire il mistero</strong>. Ci tocca davvero fermarci e meditare, a questo punto.</p>
<p>Anche noi, infatti, il mistero lo possediamo. È nella Bibbia che teniamo sul tavolo, è nell’Eucaristia riposta nel tabernacolo, è in noi stessi che siamo tempio dello Spirito, è nel prossimo dove sta nascosto Gesù stesso…Ma quanta dimenticanza è possibile, non è vero?</p>
<p>E la dimenticanza può essere ancora comprensibile per la nostra debolezza, noi per primi non la vorremmo. Ma il peggio è quando la Bibbia l’apriamo con mente distratta, e il tabernacolo lo visitiamo ma con il cuore rimasto in piazza, e lo Spirito lo ignoriamo quasi, e il prossimo lo guardiamo solo all’umana.</p>
<p>Il peggio è quando la fede non è attuale e viva proprio lì dove dovrebbe, e ciò rischia di accadere troppo spesso nell’assillo e nell’attrattiva delle cose…</p>
<p>Giuseppe fu certo, sotto questo aspetto, <strong>l’uomo che non poteva dimenticare</strong>: l’uomo cioè che conobbe come noi e più di noi la fatica, l’occupazione del lavoro assorbente, la tensione delle cose &#8211; quella fuga in Egitto non fu un gioco, né quel ritorno a rischio, fra vita e morte &#8211; eppure viveva di ricordo continuo, di consapevolezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fosse vero che noi, come lui, non riusciamo a dimenticare Dio nella varietà delle giornate, e siamo sostenuti dal pensiero che Egli c’è, ma non lontano, anzi vicino quanto è possibile, e sempre. Perché allora il vivere s’illumina, noi possiamo andare oltre nella comprensione della missione che Giuseppe visse ed è anche nostra.</p>
<p>Infatti l’estasi di Giuseppe, che pure ci fu nel suo profondo pregare, giunse alle lacrime senza fatica ogni volta che egli contemplò Gesù riconoscendo in Lui la fiducia indicibile del <strong>Dio affidato ad un uomo</strong>. Sì, questo non finì di toccargli il cuore fino all’ultimo giorno della vita. Il Figlio di Dio, venuto in Maria dallo Spirito Santo, che a lui, Giuseppe di Nazaret il carpentiere, parlava dicendogli: “<em>Abbà, padre</em>”. E da lui riceveva tutto per vivere, e volentieri imparava, fidandosi.</p>
<p>È esperienza, questa di Giuseppe, che noi possiamo appena intravedere nella sua giornaliera sublimità; e che tuttavia ci è propria. Il Gesù che riceviamo non è infatti un Gesù che a noi si affida?<strong> </strong>Non conta su di noi per essere nel mondo? Certamente sì. Giuseppe conobbe bene, e in mille cose, la grandezza di ispirare fiducia a Gesù, e di meritarla tutta. Non può essere questo anche per noi uno dei sentimenti più profondi, anzi il più profondo, nei riguardi di Gesù fratello?</p>
<p>“<em>Ebbe fede”</em> il grande Santo.</p>
<p>Vedete se non ci è utile incontrarlo e considerarlo, per camminare come lui, per vivere alla sua maniera la familiarità con Dio. La Chiesa ha costantemente percepito l’attrattiva di tale imitazione, e non cessa di voler entrare nel silenzio di Giuseppe, come oggi facciamo ancora, per cogliervi una delle più grandi lezioni di amor di Dio.</p>
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		<title>Nel segreto tempio del suo cuore l&#8217;uomo trova Dio. Omelia Don Pollano III Domenica di Quaresima</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 11:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Quaresima]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi la grazia di vivere questo giorno del Signore nella pace, accorgendovi di avere un cuore buono, forse più di quanto non pensate, sia con tutti voi. E con… In questa Eucarestia ciascuno offra se stesso a Dio, i suoi pensieri e i suoi desideri e tutti insieme chiediamo, il dono di Fede, per chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi la grazia di vivere questo giorno del Signore nella pace, accorgendovi di avere un cuore buono, forse più di quanto non pensate, sia con tutti voi. <em>E con…</em></p>
<p>In questa Eucarestia ciascuno offra se stesso a Dio, i suoi pensieri e i suoi desideri e tutti insieme chiediamo, il dono di Fede, per chi non crede, il dono di speranza per chi non spera, il dono di amore per chi non ama.</p>
<p>Facciamoci umile voce di tutti, fratelli e sorelle, e rivolgiamoci con fiducia alla Misericordia del Padre.</p>
<p>Es 20,1-17; Sal 18; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25</p>
<p>Entriamo in questo, vigoroso gesto di Gesù, rimasto celebre nella sua storia, per capirlo e per condividerlo. Per comprendere è bene mettere in confronto <em>il Tempio</em> e <em>Gesù stesso.</em></p>
<p>Il Tempio, nella Tradizione ebraica, era di una importanza unica ed era il luogo, il tempo e il simbolo dell’incontro con Dio. Come sapete era la aspirazione suprema del popolo di Israele: incontrare Dio, vedere Dio. Questo era il Tempio.</p>
<p>Gesù a sua volta, realizzava in maniera, completamente nuova e immensamente più vera, l’incontro di Dio con l’uomo, perché era Dio <em>fatto uomo</em>. Riportava in sé la passione, <em>divorante</em>, dice la Scrittura, che questa unione di Dio con l’uomo, e dell’uomo con Dio, si consumasse per la felicità di entrambi. Un uomo dunque, <em>divorato</em> da una passione di comunione.</p>
<p>Si spiega come, entrando nel Tempio, Egli non abbia resistito, alla grandissima disarmonia che ha colto. Che cosa accadeva infatti? Accadeva che nel Tempio, luogo e simbolo dell’incontro con Dio, si fossero collocati i mercanti, che voleva dire: coloro che incarnavano meglio la mentalità del mercato, la mentalità del ‘dare per avere’, la conosciamo tutti.</p>
<p>Non è una mentalità diabolica, sia ben chiaro, senza mercato non sussisterebbe la possibilità di una vita comune, ma come ogni cosa, deve rimanere al suo posto, nel suo tempo e nel suo luogo.</p>
<p>Voi capite, fratelli e sorelle, che se invece, nel tempo e nel luogo dove si dovrebbe incontrare ‘solo’ Dio e ‘supremamente’ Dio, anche lì, si insinua la mentalità e la avidità del mercato, allora si è consumato un rovesciamento sacrilego, insopportabile!.</p>
<p>Perché se anche nel Tempio, nella Chiesa, dove vai per incontrare Dio, porti il tuo cuore attaccato alle cose, dov’è allora che troverai ancora Dio? Puoi certamente dire, che Dio è perduto!.</p>
<p>Confronto dunque tra questa situazione che era diventata normale, e lo zelo divorante di dare a Dio quel che è di Dio, provocò questo gesto, clamoroso, ma giustissimo.</p>
<p>E questo gesto, la Chiesa l’ha sempre capito così, soprattutto se voi ricordate che il Tempio è soltanto un simbolo perché, come sappiamo dalle Scritture e dalla esperienza, siamo noi dove Dio abita, sei tu il Tempio. Paolo lo dice con chiarezza: <em>“Non sapete che siete il Tempio di Dio perché lo Spirito di Dio abita in voi?”</em>.</p>
<p>Siamo dunque al rischio della sconsacrazione del Tempio, non quello fatto di mura, ma il Tempio del ‘tuo cuore’. È chiara l’ansia di Gesù.</p>
<p>Se nel cuore dell’uomo, nei penetrali del cuore dell’uomo, dov’egli dovrebbe sapersi incontrare con Dio, entrano i pensieri e le ansie del mondo, non c’è dubbio che esse ‘<em>soffocheranno</em>’, come ha detto in una celebre parabola, Dio e la sua presenza. In questo modo la situazione si attualizza in maniera impressionante.</p>
<p>Siamo tutti presi da pensieri economici, qualche volta, anche molto preoccupanti, qualche altra volta no, ma sono la nostra mentalità, il nostro pensare quotidiano. Possiamo entrare in una Chiesa, possiamo starci, possiamo vivere, mentre il nostro cuore rimane occupato e, questa invasione indebita del cuore, è la rovina della Fede, perché rimane tutto tranquillo.</p>
<p>Questo gesto rappresenta, dunque, l’inizio di una liberazione.</p>
<p><em>“Voglio liberare il tuo cuore da ciò che gli impedisce di accogliere Dio, di trovare Dio, sentire Dio, amare Dio e quindi, impedisce l’inizio della vera religione”</em>.</p>
<p>Atto liberatorio che Gesù continua a compiere in noi, lo ha compiuto con il battesimo, lo compie con la sua grazia, lo compie col suo perdono, con le mille purificazioni che ci dona. Dobbiamo stare attenti, fratelli e sorelle, perché nessuno di noi è esente da questo rischio, e può dire: <em>‘il mio cuore è semplicemente tuo’</em>. Dobbiamo aver l’umiltà di purificarci.</p>
<p>L’obiettivo di Gesù è instaurare, tra Dio e noi, il Padre e noi, se stesso e noi, quell’Alleanza profonda che è l’amicizia che ci renderebbe anche per sempre.</p>
<p>Allora, ecco, in questo cuore che ha riacquistato gli spazi interni, si sente di nuovo la Parola.</p>
<p>La prima Lettura è quella che vi ha ricordati semplicemente, i <em>Comandamenti di Dio</em>, che meglio si dicono: <em>La Parola di Dio</em>, esprime la tappa successiva; in un cuore sufficientemente attento, che non è portato via dai suoi pensieri, dai suoi interessi, ecco risuona la Parola. <em>Le Parole </em>con cui Dio, amandoti, ti insegna a vivere bene. A realizzare quel tipo di uomo, che in questo mondo è migliore e ti garantisce la vita eterna.</p>
<p>A questo punto però c’è da fare qualche osservazione.</p>
<p>I Comandamenti<em> di Dio, </em>la legge<em> di Dio</em>, è molto meglio dire: La legge <em>‘da’</em> Dio, quella che gli viene dal suo cuore. Se ti dico i Comandamenti di Dio e la Legge di Dio, sono questi Comandamenti, Leggi che mi balzano agli occhi; attirano la mia attenzione e il <em>‘di Dio’</em> rimane un po’ in ombra…, non colgo che sono le sue parole per aiutarmi a vivere, diventano davanti a me delle norme, oggettive, staccate, universali, un po’ impersonali.</p>
<p>Ma quando io dimentico che quelle Parole mi vengono da mio Padre che mi ama, credetelo, perdono di interesse. Diventano delle note fredde, che possono anche pesarmi e diventarmi molto antipatiche e addirittura insopportabili. Mentre nella legge umana è normale che sia così, faccio un esempio.</p>
<p>Se il sindaco emana un’ordinanza ai cittadini, poi lo firma, il suo scritto e sotto ci mette un <em>post scriptum</em>: ‘<em>cittadini, fatelo per me!</em>’ noi ci mettiamo a ridere perché non è previsto che l’affetto entri tra me e il mio sindaco. Accetto una norma e la osservo. Ma ciò che nella struttura giuridica di una società va bene, non va affatto bene tra noi e Dio. Perché invece Dio firma proprio così: <em>“Ascoltami perché mi ami, e riconosci che se Io ti ho parlato è perché ti amo. Fallo per me di obbedirmi, fallo per te di obbedirmi, ma non far diventare la mia legge una norma fredda, che, soprattutto oggi, ci metterai molto poco tempo a buttarti alle spalle”</em>.</p>
<p>Sicché il cuore sgombrato, per accogliere la Parola, accoglie la Parola <em>‘da Qualcuno’</em>, non una Parola di Dio, l’Essere perfettissimo, metafisicamente giusto dire così, ma che non mi tocca il cuore. E qui, credo che dobbiamo interrogarci con molta onestà, fratelli e sorelle.</p>
<p>La Legge di Dio, la Parola di Dio, le Parole con cui Dio mi accompagna nel faticoso cammino di vivere, mi indica le scelte. Qualcuna è così mia che anche se Dio non me le dicesse, forse la sentirei da solo, ma non c’è da fidarsi troppo.</p>
<p>Dio, con dieci semplicissime parole, mi traccia un cammino; mi traccia un cammino e mi dice: <em>“Attento, questo è il cammino”</em>.</p>
<p>La nostra società si è abituata ai molti cammini, ai molti sentieri che si intrecciano per tutte le direzioni: parliamo oggi molto di morale autonoma, di morale individuale o neppure più di morale, o semplicemente di scelta, o addirittura, qualche volta di capriccio…</p>
<p>Siamo disabituati all’idea che Dio amandoci, ci tracci una semplice strada, di felicità, diciamo pure così. Anche noi cristiani possiamo essere soggetti a questa influenza della nostra cultura, un po’ personali nell’interpretare.</p>
<p>I comandi sono dieci, la prima frattura è tra i primi tre e tutti gli altri. Si può mettere da parte i comandi che riguardano Dio e osservare, più o meno gli altri; o viceversa, osservare un po’ di religione ed essere molto liberi in tutto il resto.</p>
<p>Solo legati dalla infrangibile Sapienza di Dio, i comandi, e si osservano perché si ama. Abbiamo infatti il rischio, ce lo ricordava Immanuel Kant, di sentirci… legalmente apposto perché osserviamo la legge, ma dentro di noi non d’accordo con Dio: l’uomo morale, la donna morale. Non sono quelli che osservano perché c’è, ma osservano la legge perché sono d’accordo con Dio che glie la insegna. Ecco la moralità con il tuo cuore, batte secondo il cuore di Dio e anche se sei fragile, anche se, se non sempre sei fedele, torni lì perché lì ti ritrovi, nella sapienza con cui Dio ti insegna a vivere.</p>
<p>Ma è così per noi? Il rifarsi una coscienza è un lavoro che non finisce mai, non finisce mai. E sulla base di questa sapienza che, diciamo pure, è una sapienza di fondo, grande, forte, ma anche un po’ elementare, allora Dio costruisce il resto. Dio ci <em>trascina</em> in quella sapienza superiore che non è più soltanto: non rubare, non uccidere, non mentire, non desiderare, ma che è il suo disegno d’amore che ci supera completamente.</p>
<p>La parola di Paolo ai Corinzi è molto chiara. Paolo dice un termine che noi traduciamo con <em>stoltezza, </em>per essere un po’ garbati con Dio. La parola è <em>‘follia’ – ‘pazzia’.</em></p>
<p>Sulla Croce vedete una <em>pazzia di Dio</em>, ne più ne meno, che stona col nostro innato buon senso. Un Dio, non può arrivare fin lì – dicevano i Giudei contemporanei di Paolo –, è impossibile!. Un Dio non si ‘sfigura’ così, è una pazzia!. Quanto ispirò i filosofi i sapienti, beh, per loro era addirittura inconcepibile, questo buon Dio, ma non ne parliamo neppure!.</p>
<p>L’idea che abbiamo noi di Dio, grande, degna, indicibile…, è ben altro! È vero, il nostro buon senso si ferma prima, ma Dio nel suo amore, dovendo sconvolgere tutto, salvarci dal peccato, trasformarci, uccidere in se stesso il peccato nostro…, spinto da quell’immenso amore, non si ferma. Nessuno ha fermato Gesù Cristo, sullag via della croce, proprio nessuno. Solo lui poteva fermare se stesso, ma non l’ha fatto.</p>
<p><em>“Io vi amo fino alla pazzia”</em>. Frase che noi non diciamo, ci sembra un po’ così, da ‘<em>foietò’</em>, da racconto da quattro soldi: <em>ti amo alla follia</em>, è passato di moda dire così, ma per Dio no. Se tu dici che un uomo crocefisso così è una pazzia, dillo pure, è vero, ma ricordati <em>“che sono lì perché ti ho amato”.</em> È evidente che un mistero così ci rapisce, ci porta oltre, qui non bastano neppure i Dieci Comandamenti per dirsi cristiani. Saranno il fondamento per non sprofondare nel disordine, ma, ma c’è molto di più.</p>
<p>Vedete che disegno, il disegno con cui Dio ci conquista: prima viene e sgombra il cuore: <em>“Lasciami spazio, pensami, ricordati di me. Regalami un po’ della tua intelligenza, ne hai, ne hai. Medita su di Me… Allora ti accorgerai di questo fondamento che Io ho costruito in te, e forse avrai qualche rimprovero da farti e qualche conversione da vivere. Non avere paura, la mia Misericordia è tua, ma trasformati, perché Io ti voglio portare molto più avanti”. </em></p>
<p>Dove l’uomo è nuovo: che è l’uomo della mitezza, della generosità, dell’audacia fino al martirio, ma nello stesso tempo della bontà di cuore. È quello che deve emergere da questa famosa storia nuova che è un utopia che ci ossessiona tutti, e che non si farà mai. Se non accetteremo la presenza di Dio che anche di noi vuol fare, in qualche maniera, dei <em>folli d’amore</em>, non come quei primi monaci che facevano i veri matti, no, no, no…</p>
<p>Trascinati da una Carità senza limiti, che lasci agli altri sbalorditi. Molti Santi han lasciato gli altri sbalorditi, ma in modo dolce, bello, persuasivo.</p>
<p>Il cammino del popolo di Dio è questo. <em>“Lascia che sgombri il tuo cuore, non avere paura se farò anch’io la sferza di cordicelle per te e fustigherò i pensieri che non ci devono essere e le passioni, che ingombrano il mio passo. Lascia che ti purifichi. Lascia, fidati…, fidati, non scappare da Me. E allora ricostruirò la tua coscienza e ti porterò nell’essere davvero un cristiano, felice di esserlo. Perché è una razza un po’ rara, questa, purtroppo”. </em>E invece il cristiano è così.</p>
<p>Possiamo riaffidarci oggi, che ne dite, fratelli e sorelle?, a questo Gesù robusto, vigoroso, purificante, purificante…. Questo ricostruttore della nostra morale di fondo, questo ‘incantatore’ che ci porta nel mistero della salvezza, della croce, della generosità.</p>
<p>Possiamo riaffidarci a Lui. Una Quaresima seria, un Giubileo serio, sono poi sempre questo ritorno alle radici.</p>
<p><em>“Eccomi qui fratello Gesù. Tu hai fatto per me ‘tutto’ e vorrei cominciare, oggi, a fare anch’io un po’ di questo ‘tutto’. Non forse in una volta sola, ma un cammino che accetti la ‘totalità’ di ciò che Tu hai fatto per me. Ecco la ‘totalità’ della tua amicizia. Ti prometto che non mi tirerò indietro, che non cercherò alibi, che non mi nasconderò nelle mie reticenze, che non sarò latitante davanti a Te. Ti prometto che farò questo Signore”. </em>E l’Alleanza si ricostruisce, tra noi e Lui, per il bene di tutti, credetelo, per il bene di tutti!.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Preghiamo il Padre per riconfermare e offrire la nostra preghiera.</p>
<p>Offriamo a Dio, Padre che attende la nostra preghiera, la nostra umile fede e la nostra gratitudine perché siamo suoi figli. …</p>
<p>Rinnova Padre i nostri cuori e anche il cuore di molti e di molte. Perché abbiano come noi la consolazione di credere, di servirti e di conoscerti e di godere del tuo cuore per l’eternità. Te lo chiede con noi Maria, ascoltala ed esaudiscici, per Gesù Cristo, Signore nostro. <em>Amen</em><em>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un Padre che sacrifica il Figlio &#8211; seconda domenica di Quaresima  Don Pollano</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 19:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Quaresima]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>

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		<description><![CDATA[Possiamo prepararci a fare un regalo a Dio il nostro Padre, che tra non molto invocheremo solennemente: il regalo è semplicemente risponderGli :”SI ascolteremo il Tuo Figlio, l’Eletto”. Infatti questa ammonizione scende a noi, fratelli e sorelle, dalla voce di un Padre che ci ama e che certo in qualche modo ci comanda di ascoltare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Possiamo prepararci a fare un regalo a Dio il nostro Padre, che tra non molto invocheremo solennemente: il regalo è semplicemente risponderGli <em>:”SI ascolteremo il Tuo Figlio, l’Eletto”.</em></p>
<p>Infatti questa ammonizione scende a noi, fratelli e sorelle, dalla voce di un Padre che ci ama e che certo in qualche modo ci comanda di ascoltare il Signore Gesù, non che ce lo chiede, con una voce amorevole e così supplichevole, Si! ascolteremo tuo Figlio.</p>
<p>Difatti il senso di questa grande pagina si raccoglie tutta qui: il segno della luce, comparso anche nella prima lettura è sempre un segno  di Dio: c’è qualcosa ancora da sapere, ancora da vedere, ancora da imparare: ecco il simbolo della luce rispetto al buio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E tutti gli uomini sono chiamati a questa illuminazione, ma noi cristiani la possediamo questa illuminazione, possediamo Gesù Cristo: ecco perché questo “<em>Ascoltatelo</em>” si addice pienamente a quello che siamo, al punto che dovremo semplificare le idee. Il cristiano chi è poi? E’ proprio l’ascoltatore di Dio, anzi diciamo è cristiano nella misura in cui ha e si  fà sempre meglio ascoltatore di Dio. Il cristiano  è l’ascoltatore per eccellenza, il più grande ascoltatore dell’umanità, perché, fratelli e sorelle,   riflettiamo: chi ascolta il cristiano, chi ascoltiamo noi? <em> Ascoltiamo Dio!</em></p>
<p>E se Lo ascoltiamo come ci è detto di ascoltarLo, con tutto il cuore, l’anima e la mente, ecco la nostra vita è impregnata di questo ascolto: sei cristiano dunque, nella misura che sei un vero ascoltatore di Dio.</p>
<p>Dobbiamo capire perché tanta importanza alla categoria dell’ascolto. Ci sono tante maniere di vivere, ma non è difficile capirlo: ascolti la parola di un altro, chiunque esso sia, quando lasci che la sua parola penetri nella tua coscienza, nella tua mente, cioè, quando la accogli o addirittura poi la vuoi; e quando capita questo non è la parola dell’altro che entra in te, <em>ma è l’altro : mediante la sua parola</em>.  Tu accetti dunque che l’altro entri nella tua vita, profondamente, fino a trasformarla. Questa esperienza ci è notissima, basta che pensiamo come sempre ai nostri comportamenti quando amiamo; quando tu ami ascolti la parola di chi ami, la accogli, la vuoi  e neppure perchè sia tutte le volte chissà quale parola, qualche volta pare una chiacchera, ma ti piace che attraverso la parola l’altro, l ’altra, entrino in te. La parola in sostanza è il segreto della nostra comunione.</p>
<p>Perciò ora è più chiaro: <em>la</em> <em>parola di Dio è Dio che viene in noi con la parola, e dunque ci fà vivere.</em></p>
<p>Tutto questo è giusto, è giusto sempre nella misura che tu la accogli, anzi, che la vuoi la parola, ossia che ami; non possiamo chiedere questo ad ogni indifferente verso Dio. Egli può conoscere la <em>parola</em> a memoria, da esperto, da filologo, ma lascia lì perché non desidera che Dio entri in lui mediante la <em>parola</em>, <em>noi Sì</em>!</p>
<p>Anche qui siamo oggi per questo, ciò detto però, si potrebbe fare un obiezione del tutto, direi attuale, adatto ai nostri tempi:  Si! ascoltateLo, ma siamo ancora in grado di dare veramente ascolto alla parola, perché se l’ascolto è questo richiede alcune, alcune condizioni che molto spesso ci sono sotratte, vorremmo essere ascoltatori, ma corriamo il rischio di non riuscirci, perché?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco la nostra civiltà, soprattutto negli ultimi cinquant’anni, è andata vertiginosamente crescendo nella capacità di darci delle parole, lo sappiamo tutti, ci somministra fiumi di parole.</p>
<p>Nel 1947, quindi è passato un bel po’ di tempo, due esperti di questa faccenda hanno dovuto inventare un termine, che poi è diventato corrente, “<em>l’industria culturale</em>”  la quale industria, la parola la dice lunga vero?, mira precisamente a trasmettere del sapere, a tutti i livelli, e si è costruita un gigantesco apparato di strumentazione; quando quei due pensavano, la gran parte degli strumenti che oggi ci forniscono sapere non esistevano se non nei laboratori, ma hai il giornale, hai il periodico, hai il libro e il testo scolastico e la biblioteca e la biblioteca informatica se vuoi leggere, hai internet, oppure hai la cassetta, la videocassetta, il televisivo se vuoi vedere e questo sarebbe il meno… io dico  se vuoi, ma <em>l’industria culturale </em>di fatto, avendo in sé un fine culturale buono, ma ovviamente anche uno cattivo: economico, ci ha catturati tutti. A noi pare di essere così liberi, siamo molto presi dentro questo invisibile mondo del messaggio che arriva sempre, che tu voglia o che tu non voglia, e che in fondo se non stai attento ti schiavizza.</p>
<p>Anche qui, lo studioso aveva parlato del fatto che siamo tutti ampiamente colonizzati, è vero, ma in questo caso la colonia non è più un territorio<em>, è la nostra anima</em>, colonizzata da un’invasione di parola, parole, messaggi, informazioni che, sono decisamente eccessive per la nostra stessa capacità di ricevere.</p>
<p>Si che siamo intasati dentro, è vero e proprio così; non ce la siamo andati a cercare questa situazione, ne siamo vittime, no, la gente qualunque insomma<span style="text-decoration: underline;">, io no, ne siamo vittime</span>, ma ne siamo vittime  che patiscono di questo peso.</p>
<p>Dunque Tu Padre dici<em> ”ascolta il mio Eletto”</em>: io Ti rispondo Sì  che lo ascolto, ma poi mi fermo e dico “Si, ma quando e ma come?” .  E così vedete che è <span style="text-decoration: underline;">fondamentale</span> conservarsi o addirittura crescere nell’arte di essere “ascoltatori” oggi richiede qualche attenzione, non viene da sé.</p>
<p>Se tu apri le orecchie e tu apri gli occhi: sei invaso, dovunque tu sia; e diventiamo anche dipendenti di questa cosa, in effetti c’è gente che quando c’è uno sciopero di un giornale ci stà male perché quel giorno lì non ha quel tanto di  notizie, non è il voler sapere, per chissà quali scopi, e perché siamo assuefatti e ci pare di essere denutriti se ci manca quel tanto, addirittura una musichetta nell’orecchio, siamo fatti così: molto condizionabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dunque, ascoltatore, ascoltatrice della <em>Parola, </em>ascoltatore e ascoltatrice nati per ascoltare, battezzati nella<em> Parola</em> e che dovete la<em> Parola </em>ascoltarla per donarla agli altri, siamo un popolo di <em>evangelizzatori</em>? Dunque, attenti, il cammino non è facile, ma si può!</p>
<p>Perché dire “non si può più ascoltare la Parola di Dio” è diventato una specie di conclusione pessimistica, ingiusta, ma molti si rassegnano. Quante volte ci sentiamo dire “io vorrei  pure mettermi li un poco, ma come faccio? Sono sempre dentro tutto!”. Fracasso, inferno e caos collaborano strettamente, l’ha detto qualcuno… è proprio vero.</p>
<p>Allora rifatti la strada verso la <em>Parola</em> e la prima cosa, evidentemente, se vuoi ascoltare sarà: rifatti il silenzio, uno spazio di silenzio dentro.</p>
<p>Del silenzio abbiamo tutti un po’ nostalgia, ma rifatti un po’ di silenzio puramente fisico se puoi; la città è terribile sotto questo aspetto, uccide il silenzio fisico, è impossibile a qualunque ora del giorno e della notte trovare un silenzio fisico, c’è né ancora un po’, ma … eppure ti ci vuole, trovati un angolino dove in qualche modo un po’ di silenzio fisico c’è. E allora fai il silenzio psichico, perché non basta che niente entri nelle tue orecchie, occorre che anche quel che dentro ti parla sempre: pensieri, preoccupazioni, fantasticherie tu lo quieti, lo metta da parte, faccia vuoto, faccia vuoto! Guardate come vi parla dentro una preoccupazione: in maniera assillante, in maniera ossessiva certe volte; fa silenzio, fa silenzio. E allora arrivi al silenzio spirituale, ti accorgi che Dio c’è, perché c’è, non è che te lo inventi tu, c’è. Se solo sai fare un po’ di silenzio fisico e un po’ di silenzio psichico, t’accorgi che ecco c’è, c’è  perché sei buono, Dio è in te, lo avverti ecco sei in condizione di ascoltare, hai fatto silenzio; dove silenzio come vedete non è azzerare tutto, ma mettersi in posizione d’ascolto davanti all’altro.</p>
<p>Anche questo è un meccanismo che conosciamo benissimo, quando due o tre si parlano proprio per parlarsi e fanno  tutto questo senza neanche accorgersene, tutto scompare e sono lì che si ascoltano, fallo con Dio. Giustamente si dice tra noi il linguaggio è la parola, stò facendo proprio questo, <em>ma tra noi e Dio il linguaggio è il silenzio</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Verissimo, allora sei pronto ad ascoltare? E adesso cosa fai? E adesso ascolti, cioè ti prendi il Vangelo, è parola no?,  e lasci che questi piccoli diamanti di verità cadano dentro, questa conca di silenzio che hai saputo farti, ogni parola di Gesù illumina, dice sempre qualcosa e diventi ascoltatore non solo perché la senti, la reciti, ma perché come vero ascoltatore fai alcune cose rispetto alla parola: primo la ammiri, la parola di Dio merita ammirazione, ma non crediate che ammirare la parola di Dio sia come dirlo: ci vuole appunto un momento di calma, un po’ di fede perché sentiamo che la parola di Gesù è ammirevole.</p>
<p>E’ una specie di estetica della parola di Dio, che però non è un’emozione: che bella cosa hai detto! Bé qualche volta anche voi l’avete pur detto a qualcun altro: che bella cosa!</p>
<p>Signore che bella cosa hai detto! Chissa se vi capita qualche volta leggendo il Vangelo di uscire in questa semplicissima reazione: che bella cosa. Bello proprio all’ebraica vuol dire bello, vuol dire buono, vuol dire tutto positivo, ecco : che bella cosa Signore!</p>
<p>Non si può essere ascoltatori della Parola se non si è nel silenzio, tanto per cominciare, ammiratori della Parola; e questo per noi credenti, fratelli e sorelle, è connaturale, abbiamo in noi lo Spirito di Gesù siamo fratelli di Gesù, dunque siamo fatti per questo, si tratta solo di scrostare un po’ di polvere e poi siamo in sintonia con Gesù: che bello Gesù!</p>
<p>E se foste capaci anche solo di arrivare qui, a questo momento di ammirazione gratuita, pura,  potreste già dire che sapete ascoltare. Anche se di fatto non ci si ferma qui.</p>
<p>Che bella cosa hai detto Signore! E poi il bello diventa un bello che come ogni bello è desiderabile e allora la Parola ti diventa una cosa che ti prende il consenso interiore, e il consenso è più che dire che bello, il consenso è chiaro che prende il cuore, prende la volontà, insomma: comincia a muoverti il consenso.</p>
<p>Il consenso è tale che quando voi leggete una Parola di Dio l’ammirate e sentite che è vera, ecco il consenso,  se poi in quel momento mossi da qualche elemento negativo in voi, vi arrivasse la voglia di resistere, se lo faceste sentireste dentro una specie di dolore: è un segreto rimorso, che non potreste eliminare.</p>
<p>Non si uccide mai, neanche una  sillaba della Parola di Dio in noi senza sentire che abbiamo ucciso!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Spero che non lo facciate! Anche se non c’è da meravigliarsi che sulle prime la Parola bella, tuttavia, ci crea anche queste reazioni, perché è una Parola forte, lo sappiamo benissimo; ma se voi consentite, se vi lasciate convincere da Gesù, la Parola diventa quello che deve diventare: diventa una Parola che prende tutta la vostra confidenza.</p>
<p>Mi fido Signore, mi stai dicendo cose più che umane, ma mi fido, anzi mi fido proprio per questo.</p>
<p>E  se mi affido, come capita normalmente,  mi affido a Te, mi consiglio.  A questo punto la Parola ha dato il frutto: tu ti alzi più cristiano, perché la Parola è arrivata a crearti gli atteggiamenti diversi e atteggiarsi tutti sappiamo cosa vuol dire.</p>
<p>E’ per questo vedete che un cristiano che non sia un ascoltatore: è una strana persona, bisogna domandarsi che cosa sia, chi sia, cosa fa da cristiano, mentre è naturale che il cristiano,  tanto o poco sia ascoltatore e desideri crescere in questa arte di ascoltare.</p>
<p>“Io cerco Te”-  diceva Sant’Agostino – “perché in Te verità la mia anima vive”.</p>
<p>Quando ti senti vivo perché hai sentito un po’ di Vangelo tuo e tu il suo, o ringrazio Dio: sei proprio figlio della luce.</p>
<p>La carmelitana <span style="text-decoration: underline;">Madre Teresa …….</span> Diceva “O Verbo eterno, parola del mio Dio, vorrei passare tutta la vita ad ascoltarti”.</p>
<p>Era in clausura, nella cella, ma non crediate che sia impossibile a qualunque cristiano e in qualunque situazione ascoltare la Parola, e questa esperienza potete anche fare, non si tratta di ascoltare un libro, ma la presenza, la Parola, Dio che c’è insomma, i mille modi con cui Lui entra nella nostra consapevolezza.</p>
<p>Ecco come possiamo oggi fare al nostro Padre Dio  il regalo che aspetta: Lo ascolteremo e se siamo un po’ frastornati e un po’ prigionieri dentro, il villaggio globale, come si dice, se siamo un po’ sovradosati, insomma, di tutto quello che ci dicono, ci gridano, bene: sapremo trovarci la strada, non saremo figli stolti o pessimisti, Lo ascolteremo Tuo Figlio, Lo ascolteremo.</p>
<p>Se il popolo di Dio deve avere la sua primavera come è ben augurabile che l’abbia, allora sarà primavera che nasce di qui, insieme cade, la Parola c’è.</p>
<p>Rileggetevi la parabola di Gesù proprio riguardo la Parola, la celebre parabola del seminatore, la sorte della Parola e desiderate di essere quel buon terreno dove il seme da proprio molto frutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi prego di avere fiducia in voi stessi, fratelli e sorelle, tutti né siete certamente capaci, su questo non c’è dubbio al mondo: Dio si è impegnato.</p>
<p>E’ Lui l’alleato forte, noi siamo sostenuti da Lui e vi ripeto raccomandatevi a Maria, che ha saputo molto bene cosa voleva dire immergersi  nella Parola, perdersi nella Parola e tutto l’opposto di essere nemica della Croce, credere appassionatamente alla Parola quando se Lo vedeva morire lì,  davanti agli occhi,  era suo Figlio; e non ha tradito la Parola, non ha detto: no Figlio non morire, è morta con Lui spiritualmente.</p>
<p>Così dobbiamo essere, per non essere quei poverissimi di cui parla Paolo, il cui Dio è il loro ventre: espressione tremenda a pensarci bene!</p>
<p>Se mettete insieme i due significati: Dio e il ventre è praticamente il mondo degli istinti, allora fa paura che ci siano uomini e donne il cui Dio è questo.</p>
<p>No, no il nostro Dio è la Parola.</p>
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		<title>Natale</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 07:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Avvento]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla di Betlemme. Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo. Pace nella finzione e nel silenzio delle figure di legno: ecco i vecchi del villaggio, la stella che risplende e l’asinello di colore azzurro. Pace nel cuore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardo il presepe scolpito, dove sono i pastori appena giunti alla povera stalla di Betlemme.</p>
<p>Anche i Re Magi nelle lunghe vesti salutano il potente Re del mondo.</p>
<p>Pace nella finzione e nel silenzio delle figure di legno: ecco i vecchi del villaggio, la stella che risplende e l’asinello di colore azzurro.</p>
<p>Pace nel cuore di Cristo in eterno; ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.</p>
<p>Anche con Cristo, e sono venti secoli, il fratello si scaglia sul fratello.</p>
<p>Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?</p>
<p>SALVATORE QUASIMODO</p>
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		<title>Tutta la nostra vita può diventare attesa di Dio &#8211; Omelia Don Pollano II Domenica di Avvento B</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 02:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
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		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
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		<description><![CDATA[   IIª Domenica di Avvento &#8211; B  Is. 40,1-5.9-11; Sal. 84; 2Pt .3,8-14; Mc. 1,1-8 Ecco, miei cari fratelli e sorelle, una pagina di Vangelo molto opportuna, per dir poco, in questo tempo che ci avvicina all’evento del Natale ancor più nella luce di quell’anno di consapevolezza e di conversione, che vuol essere il Giubileo. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">  <strong> IIª Domenica di Avvento &#8211; </strong><strong>B</strong><strong></strong></p>
<p align="center">
<p><em> Is. 40,1-5.9-11; Sal. 84; 2Pt .3,8-14; Mc. 1,1-8</em></p>
<p>Ecco, miei cari fratelli e sorelle, una pagina di Vangelo molto opportuna, per dir poco, in questo tempo che ci avvicina all’evento del Natale ancor più nella luce di quell’anno di consapevolezza e di conversione, che vuol essere il Giubileo. Una pagina molto opportuna, perché dico così? Perché ci aiuta a sottrarci ad ogni abitudine natalizia; anche alla presente condizione di “città mercato”, per dire così. Insomma, questa pressione della cultura attorno a noi che ci fa sbancare nei giorni natalizi con il rischio di pochissima, vera, coscienza. Ebbene, questo è un Vangelo fatto apposta per un forte stacco.</p>
<p>Inizia qui, di fatto, la storia del Cristianesimo, nel senso che Gesù è, come avete sentito, annunziato e non come un personaggio lontano, ma come uno che c’è già, che è lì. Infatti Gesù si presenterà a Giovanni, come sapete, e chiederà di essere sottoposto al simbolico gesto della purificazione. Ecco che cosa accade.</p>
<p>Vicino a Gerusalemme, la grande città di sempre, questo spettacolo: lo spettacolo di un personaggio, nuovo, austero, inquietante, il quale senza mezze misure alza un grido che è il grido che intende richiamare tutti a un più giusto rapporto con Dio.</p>
<p>Notate che questa figura descritta dagli Evangelisti, è una figura diversa dalle figure solite: da come veste, a come parla, al luogo in cui si colloca. È evidente che questa figura vuole inaugurare, quella che oggi chiameremmo quasi una contro-cultura, un altro modo di pensare, fare, dare la priorità ai valori, eccetera, eccetera.</p>
<p>È nel deserto che Giovanni, il battezzatore, grida. Cosa vuol dire secondo voi nel deserto? Perché non si è messo a gridare sulle piazze in Gerusalemme?</p>
<p>Il deserto per la Bibbia è sempre un altro luogo rispetto alla vita di tutti i giorni. È un momento psicologico, il deserto, nel quale si mette da parte ogni occupazione ordinaria, si rientra in se stessi, si prende coscienza di realtà che la vita ordinaria, appunto, ci fa spesso dimenticare ed in questa atmosfera purificata ci si rende conto di Dio. È potentemente simbolico anche questo gesto di Giovanni.</p>
<p>Il tempo poi,  il momento in cui sospendi tutto e, nell’assenza di tutto ciò che non è Dio, ti confronti con Lui.</p>
<p>Vi pare a voi che sia molto opportuno questo gesto? Ritengo proprio di sì. Immersi dal mattino alla sera nella vita com’è, in tutti i suoi messaggi, le sue vibrazioni. Abbiamo veramente bisogno, noi uomini di oggi, di fare questo spazio vuoto per fare il quale, ammettiamolo, ci vuole anche un pizzico o due, di coraggio di voglia di incontrarLo davvero Dio, di guardarLo in faccia Dio, cosa che non finiremmo di fare. Perciò nell’andare avanti quotidiano dell’Avvento, questo Vangelo è molto stimolante.</p>
<p>Giovanni preannuncia Gesù come “il forte” per eccellenza. Essendo già Giovanni stesso un personaggio pieno di energia, scabro, che mangia quel che trova nel deserto, che veste poveramente, il sentirlo dire che: “dopo di me viene uno che è più forte di me”, eh, ci obbliga a dare a Gesù molta importanza.</p>
<p>Che venga il Verbo di Dio fatto uomo in Gesù Cristo e nasca, ci mette di fronte al tipo umano più forte umanamente, di tutti quelli che potessimo mai incontrare. Si tratta di capire il senso di questo aggettivo – forte – che, biblicamente ha un senso completo. Va dalla forza dei muscoli, ma questo non ci interessa molto, fino alla forza interiore, alla potenza umana, alla capacità di creare novità. È un termine molto forte, molto pregnante.</p>
<p>Dunque, noi, siamo chiamati a crearci momenti di deserto. Fatelo fratelli e sorelle, fatelo. Cercate di non dichiarare subito che lo fareste se aveste tempo naturalmente. Vi dico semplicemente, fatelo! Momenti diversi, staccati, in cui percepire la forza natalizia.</p>
<p>Per la verità chi ascoltava Giovanni, lo guardava e si sentiva dire: “Dopo di me verrà uno più forte di me.” Avrebbe anche potuto immaginarsi, chissà che personaggio?! Quasi vestito di un’armatura a questo punto.</p>
<p>Sappiamo bene che Gesù non si presentò come Giovanni. Ma attenzione, rimane vero che era molto più forte di Giovanni.</p>
<p>Quando si parla di rivoluzione e si cerca di definire che cos’è questo fatto storico, si dice che ci vogliono tre elementi per una rivoluzione, rispetto a un semplice progresso.</p>
<p>1° La volontà di un sovvertimento più ampio che si possa. E va bene.</p>
<p>2° Che questo accade in breve tempo. E va bene.</p>
<p>3° Che per farlo accadere si usi violenza.</p>
<p>Gesù si è presentato come Colui che stava per proporre al mondo un sovvertimento inimmaginabile e insuperabile: “Tu diventerai buono, umile, povero, generoso, pieno di speranza nel regno e vivrai per gli altri”.</p>
<p>Trovatelo un po’ voi un sovvertimento più ampio. E questo nel più breve tempo possibile. Seguitemi, subito! Vi farò pescatori di uomini; presto convertiti, diventa cristiano. Non chissà quando?!…</p>
<p>Resta il terzo elemento: con la violenza. Qui, il sovvertimento, diventa ancora più incisivo perché nelle rivoluzioni è sottinteso che la violenza la si usa sugli altri. Gesù rovescia tutto: Voi sarete miti e umili di cuore. Di violenza manco ci si sogni di parlare, con me. Dice Gesù. E quanti perdoni, tutti quanti, dobbiamo chiedere, noi e nei passati… “Ma violenti sarete” – “E contro chi Signore? “ – “Contro voi stessi. Prenderete la Croce e mi seguirete. Accetterete di morire a tutto ciò che in voi, anche se non ve ne accorgete, fratelli miei – ci dice Gesù &#8211; è profondamente anti-umano. Chiamalo egoismo, chiamalo orgoglio, chiamalo con quei soliti nomi che sappiamo bene.</p>
<p>Portiamo in noi questi elementi che limitano riducono il nostro cuore, spesso lo fanno diventare una pietra e perciò spengono la vita nostra e degli altri.</p>
<p>Contro questi nemici che porti, dentro di te devi essere violento fino ad ucciderli. Questo è molto più che il discorso di Giovanni: “Prendi la tua croce”.</p>
<p>O naturalmente, dicendovi queste cose, miei cari fratelli, mi rendo conto che parlo a battezzati non a pagani. E quindi a battezzati consapevoli, buoni e fedeli che assumono in sé la forza dell’essere sepolti al male e risorti al bene con Gesù Cristo.</p>
<p>Allora il discorso è coerente. “Dopo di me verrà uno, che è molto più forte di me. Egli vi immergerà nello Spirito Santo”, lo Spirito di fuoco, lo spirito che fa i Santi, che fa gli amici del bene, che fa coloro che sanno dare  la vita per gli altri, che fa gli amici dei poveri, che fa i martiri, quello spirito lì, che abbiamo anche in noi.</p>
<p>È certamente questo un Vangelo che rompe con la cultura di comodo; ricordate che Gesù, parlando proprio di questo Giovanni, disse: “Chi siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Un volubile?…, una banderuola?… . Siete andati a vedere un uomo vestito di morbide vesti? Uno che vive dei propri comodi?, eccetera? No”.  Ecco il contro-culturale di questa pagina e di tutto il Vangelo. Ecco la nostra vocazione.</p>
<p>Ciò spiega perché Isaia, in quella bellissima prefigurazione del Messia, per un lato lo presenta “ il forte”, “il potente”, per l’altro lato lo presenta come il pastore che cammina piano,  piano, e porta sul petto gli agnellini, quasi attento che non si sveglino.</p>
<p>E sì, Dio, il Fortissimo, Onnipotente : Dio è amore, può permettersi questi gesti supremi. Noi siamo figli di quel Dio lì. Fortissimi contro il peccato ed il male. Fortissimi ripeto. Gente che detesta il compromesso e, nello stesso tempo, umili, semplici come gli agnellini sul cuore di Dio.</p>
<p>È un grande richiamo, è un grande richiamo questo. Grande richiamo alla serietà. Grande, sorridente, ma non per questo meno grave, meno solenne che ci viene incontro giorno per giorno. Noi dobbiamo adeguarci, fratelli miei, a  queste grandezze che Dio ci offre, stare molto attenti a non livellarle troppo facilmente. Noi siamo partecipi della natura di Dio e abbiamo l’orecchio giusto per capire Dio. Se vogliamo possiamo capire. La nostra coscienza in noi parla, sussurra, mormora, grida secondo i casi, ma lo Spirito si fa sentire, o no?</p>
<p>Allora ecco, noi siamo gente che vede il tempo, ma sull’orizzonte dell’eterno: “per Dio un giorno mille anni, mille anni e un giorno, è un’altra cosa”. Tutto sta passando verso una diversa creazione, che sarà piena di eternità: cieli nuovi, terre nuove, ma siamo in un provvisorio del quale è prudente, è prudente fare memoria.</p>
<p>Ora possiamo domandarci: Sì, tutto questo ci è detto da Dio, siamo pronti? Siamo almeno pronti ad ascoltare?. Fratelli miei, la prontezza ad ascoltare ce la dobbiamo dare anche con buona volontà. Probabilmente il nostro stile di vita non è pronto, ma non ci siamo dentro per essere condizionati. Siamo liberi! Faccio un esempio.</p>
<p>Quest’anno è stata fatta una inchiesta nel mondo universitario; sono stati intervistati tremila studenti di dodici Facoltà e il Sermig, che ha preso questa iniziativa in prospettiva dell’anno mondiale dei giovani. E sono state fatte loro molte domande da esperti. È il Dipartimento di Psicologia che ha condotto questa indagine, quindi, con molta scientificità. E i risultati fanno pensare. Forse avete colto sui giornali, mercoledì scorso, alcune conclusioni.</p>
<p>I nostri universitari sognano: una felicità tranquilla, un amore ricambiato, una casa, una famiglia, un lavoro. Proprio niente di male!. Ma in maniera più mordente, e credo non tutta giusta &#8211; quella che ho letto era una frase della Stampa -; il giornale del Piemonte comincia così: Pantofole, un caldo giaciglio, una moglie o un marito a casa, tanta sicurezza, soprattutto il posto fisso. I giovani universitari torinesi non vogliono primeggiare, si accontentano di “campare”. Disincanto è la parola chiave. Questi sono dati di statistiche, io tendo a crederci fino a un certo punto, mi pare un giudizio anche un po’ appesantito dalle interpretazioni di chi fa l’articolo. Con tutto ciò, rimane vero che il disincanto, il lasciar perdere le grandi cose, il vivere tranquilli è insomma… è mentalità abbastanza diffusa.</p>
<p>Stiamo attenti a questa insidiosa maniera di essere. Il Natale che sarà pure il momento del cuore, la tenerezza la capanna, ci vogliono queste cose, Gesù è piccolo, è piccolo!. Ed è amabilissimo, però, inizia un fortissimo tempo di Dio.</p>
<p>“Pantofole”, non mi piace questo simbolo di una gioventù: gli intervistati erano nella fascia d’anni venti/venticinque -; c’è qualcosa di meglio nella vita. Ecco perché mi pare bello che accogliamo questo Giovanni, personaggio così diverso da tutti gli altri, così umile: “è Gesù il grande, non sono io”, ma così incisivo.</p>
<p>Accoglilo nel tuo cuore, lascia che l’annunzio del Signore faccia spazio in te, crei il silenzio, ti aiuti a guardare Dio, l’Altissimo ed il suo inviato, Gesù Cristo suo Figlio.</p>
<p>Ti aiuti a confrontarti con grande fiducia – è venuto a salvarci. Con grande amicizia – sei già battezzato, sei già battezzata. Ma con grande schiettezza di coscienza e di cuore.</p>
<p>Che cosa vuoi di meglio da me, Signore, da questo Natale in poi? In che cosa posso piacerTi di più? Questa è una domanda dell’amore, ed è giusto farla. Noi celebreremo fra tre giorni il giorno grandissimo di Maria, la senza peccato.</p>
<p>Provate in questi giorni, pregandola con più attenzione, a chiedere anche a Lei come potreste essere più gradevoli al Padre, come ho detto iniziando; più simili a Gesù Cristo al quale dovete assimilarvi per il vostro Battesimo. Lei vi suggerirà finezze, anche piccole cose forse, ma così vere, ma così adatte, ed è un cammino verso quella immacolatezza interiore alla quale – leggete la Lettera agli Efesini al principio -, siamo tutti chiamati. Chiamati a “essere santi e immacolati davanti a Dio nell’amore”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diamo la nostra professione di Fede per coloro che, in questa 2ª Domenica di Avvento, sono ancora dei “distratti” rispetto alla venuta di Dio. Credo…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora siamo forti nella preghiera, il Padre aspetta per trasformarla in misericordia per tutto questo mondo.</p>
<p>Ascolta, Padre, questa preghiera, rendila feconda con la tua Grazia, immergila nella supplica di Maria ed esaudiscila, per Cristo tuo Figlio, nostro Signore. Amen.</p>
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