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	<title>La Piccola Via &#187; beatitudini</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>La nostra gioia è in Dio</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 17:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[beatitudini]]></category>
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		<description><![CDATA[La nostra gioia è in Dio 4 Domenica tempo ordinario Anno A Sof 2,3; 3, 12-13; Sal 145; 1 Cor 1, 26-31; Mt 5,1-12a La liturgia ci ripresenta la grande pagina delle Beatitudini: la vogliamo ricomprendere per diventare più discepoli di un tale Maestro. Queste parole prima di tutto vanno collocate nella situazione storica, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>La nostra gioia è in Dio</h1>
<p>4 Domenica tempo ordinario Anno A</p>
<p>Sof 2,3; 3, 12-13; Sal 145; 1 Cor 1, 26-31; Mt 5,1-12a</p>
<p>La liturgia ci ripresenta la grande pagina delle Beatitudini: la vogliamo ricomprendere per diventare più discepoli di un tale Maestro.</p>
<p>Queste parole prima di tutto vanno collocate nella situazione storica, nel momento della vita di Gesù a cui si riferiscono. Matteo inizia con questa pagina i tre capitoli del suo Vangelo, il quinto, il sesto e il settimo, chiamati «Il discorso della montagna»; essi co­stituiscono quella che potrebbe dirsi la divina Costituzione: come deve vivere il popolo di Dio, l&#8217;insieme di norme che reggono il suo ordinamento morale. Gesù non ha predicato i Comandamen­ti, li ha semplicemente presupposti, ma ci ha indicato questa nuo­vissima maniera di vivere, che soltanto grazie a Lui diventava rea­lizzabile, e che era la rivelazione della possibilità di un mondo rinnovato.</p>
<p><span id="more-1138"></span>Le parole, che precedono questo discorso: «Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando la buo­na novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo», ci dicono che Gesù sta attraversando un momento straor­dinariamente favorevole del suo ministero cominciato da poco. Egli attira a sé gente sempre più numerosa, diventa veramente l&#8217;uomo più famoso, ma la sua fama non è ancora legata alla sua dottrina, bensì ai suoi meravigliosi prodigi: “ .. .la sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati”.</p>
<p>Matteo moltiplica i termini per dire che erano proprio le perso­ne sofferenti ad accorrere da Gesù: «i malati, tormentati da varie ma­lattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici»; questo mondo di sof­ferenza si raccoglieva attorno a Gesù, ed Egli semplicemente li guariva. Perciò grandi folle cominciarono a seguirlo, e Matteo ci dà un&#8217;ulteriore informazione indicando le regioni di provenienza: Ga­lilea, Decàpoli, Gerusalemme, Giudea e i territori oltre il Giordano. Non si tratta tanto di una descrizione geografica, quanto, secondo l&#8217;intendimento dei suoi primi ascoltatori, della descrizione della Palestina felice, della terra promessa da Dio, quella «dove scorre lat­te e miele»: è quindi anche un&#8217;indicazione mistica e spirituale.</p>
<p>Gesù si trova di fronte a questa immensa folla che cresce e che è senza dubbio entusiasta di Lui. «Vedendo le folle, ecco l&#8217;altra reazione di Gesù dopo averle guarite -Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, &#8230; prendendo allora la parola, li ammaestrava». Anche questa è una formula molto solenne, perché per gli Ebrei la mon­tagna non era solo luogo fisico, ma il monte di Mosè, il luogo del­l&#8217;alleanza, il Sinai. Gesù quindi è presentato da Matteo come il nuovo Mosè, quello che definirà, una volta per tutte, la comunio­ne tra Dio e il suo popolo.</p>
<p>La montagna non è una specie di pulpito più alto, ma il luogo da cui Dio parla perché la sua sapienza si effonda su tutti quelli che ascoltano. E anche tra loro Matteo stabilisce una distinzione: « &#8230;gli si avvicinarono i suoi discepoli», mentre attorno c&#8217;era la marea della gente.</p>
<p>Quanti di questa folla diventeranno discepoli? Non si sa, certo non tutti. A queste persone entusiaste di Lui Gesù propone il con­fronto non più con la sua capacità di guarire -l&#8217;hanno accettata pienamente -, ma con la sua capacità di salvare evangelizzando. Egli vuole che si confrontino con la sua dottrina, con la sua inter­pretazione autentica della vita umana. È un grande momento, un fondamentale salto di qualità! Se infatti Gesù avesse cominciato il suo discorso dicendo: «Beati &#8230; » e avesse continuato domandando:</p>
<p>«Chi sono i beati?», non c&#8217;è dubbio che tutti coloro che erano gua­riti e felici avrebbero risposto: «Noi!». A questa gente felice, già guarita o che si aspettava di diventarlo, Gesù propone dunque il discorso giusto, ma con un colpo d&#8217;ala che cambia tutto: «Vi ho re­si felici ma, se v&#8217;interrogassi sulle ragioni della vostra felicità, mi rispondereste soltanto che siete felici perché vi ho guariti. Invece vi devo dire altre cose sulla felicità».</p>
<p>Oggi la scienza comparata delle religioni ci consente di sfo­gliare tutti i testi delle letterature religiose del mondo di ogni epo­ca. Ebbene, non esiste una pagina comparabile a questa, dove, po­nendo Dio al centro -perché è Dio al centro di questo discorso -si affronta il tema della nostra gioia, ma in una maniera del tutto im­prevedibile, che metterà alla prova la fede di chi ascolta. E anche a noi oggi è chiesto di confrontarci con questa pagina. Non è det­to che l&#8217;abbiamo già accettata tutta, non teoricamente certo, ma nel vissuto di ogni giorno.</p>
<p>Il Signore ha dunque reso contenti i suoi ascoltatori e, appena compiuto quest&#8217; opera, «sposta» la gioia da ciò che l&#8217;ha causata, cioè le guarigioni, a Colui che le guarigioni ha compiute: «Non sarete mai felici se non metterete praticamente al centro della vita Dio, e solo Lui». E poteva permettersi di fare questa affer­mazione, perché li aveva resi felici, quindi era del tutto credibile. Ciò non toglie che il salto sia notevole. Il discorso è tutto centrato su Dio. Egli è nominato spesso in queste Beatitudini e in tutte le pagine che seguono, qualche volta in modo esplicito: «i puri di cuo­re &#8230; vedranno Dio» oppure «gli operatori di pace &#8230; saranno chiamati</p>
<p>figli di Dio» o ancora, con un&#8217; espressione equivalente, « &#8230; di essi è il regno dei cieli», cioè Dio, la sua presenza, la sua gioia.</p>
<p>Tu, cristiano, ti stupisci perché non sei felice, ma quanta impor­tanza hai dato a questo discorso che ti diceva che la tua gioia è in Dio? L&#8217;hai invece cercata nell&#8217;oggetto che ti piaceva, nel primo in­namoramento, nella tua vita anche ben organizzata, nel lavoro, nel matrimonio, nella famiglia &#8230; Avevi ragione a cercarla, ma ti sba­gliavi a farlo ovunque: avresti dovuto subito cominciare da Dio.</p>
<p>E Lui, che ti vuole bene ed è paziente, ti ha guardato cammi­nare, sbagliare, soffrire e, a poco a poco, ti ha condotto ad accor­gertene e a dire finalmente: «Ora so che Tu, Signore, sei la mia gioia, e ne sono convinto non solo perché ho riflettuto, ma perché lo sento nel cuore. La mia gioia la trovo quando sto con Te, quan­do t&#8217;incontro nel silenzio della mia preghiera, quando rileggo una pagina di Vangelo, quando incontro gli altri nella carità che Tu hai insegnato. Ora so, Signore, che avevi ragione».</p>
<p>Quel giorno Gesù aveva già ragione evidentemente, ma lan­ciava un messaggio che doveva fare una lunga strada nel cuore delle generazioni, e ora è offerto a noi: «Vi ho guariti, sÌ, ma non fermatevi a questo, non ingannatevi. La gioia che vi ho data non è la gioia: fate un passo oltre, guardate Dio». E a questo punto c&#8217;è un&#8217;altra sorpresa: per Gesù la gioia non è soltanto un sentimen­to felice di qualche attimo, ma è una maniera di vivere. Non sol­tanto Egli ci dice che la gioia viene da Dio, ma ci indica anche la strada per raggiungerla.</p>
<p>Le Beatitudini hanno sempre meravigliato tutti, perché sono cosÌ lontane dal comune pensare e cosÌ misteriosamente attraenti, e dunque ci intimidiscono, eppure ancora di più ci attirano in tut­te le loro maniere di presentare la stessa strada: i poveri, gli afflit­ti, i miti, gli affamati di giustizia di Dio sono persone in cui ci ri­conosciamo, e siamo convinti che è il modo giusto per arrivare a Dio, non quello della facilità e di tutto ciò che essa, fin che può, ci procura.</p>
<p>«Il discorso della montagna» non è molto lungo: sono tre capi­toli che vi consiglio di continuare a leggere, mese per mese, ripren­dendo sempre da capo. Non importa che li sappiate a memoria, sa­ranno sempre per il vostro cuore un nutrimento stupendo. Impa­rerete il Vangelo una volta di più e, mentre lo leggerete, lo Spirito vi suggerirà la situazione nuova dove non l&#8217;avevate ancora applicato, e invece lo farete. Il Vangelo s&#8217;impara cosÌ. Queste sono le pagine che dovremmo insegnare ai piccoli in famiglia; nella nostra infan­zia in genere non ce le hanno fatte conoscere; impariamole bene al­meno da adulti, come se fossimo noi stessi dei piccoli.</p>
<p>La verità profondissima, che Gesù, nuovo e definitivo Mosè, ci annuncia -Dio al centro, la nostra gioia possibile attraverso queste strade -, presume, però, da parte nostra un particolare at­teggiamento. La pagina di Paolo è molto forte nell&#8217;indicarcelo: bi­sogna che noi non andiamo da Gesù come se fossimo già dei sa­pienti, persone che sanno tutto e vanno a vedere che cosa dice questo Maestro di Nazaret, per giudicare della sua dottrina. È tra il folle ed il ridicolo questa posizione, anche se è piuttosto diffusa perché siamo in genere arroganti e presuntuosi.</p>
<p>Paolo ci dice che «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto» e ci esorta a essere umili di fronte a Lui: «Signore, davanti a Te io non so niente, però Tu ci sei e mi illumini. Non solo non capisco nien­te, ma sono capace anche di ragionare in modo sbagliato: mi co­struisco le mie teorie sulla vita, do i miei giudizi, e non so niente. Vengo da Te, Signore, come un povero ignorante: mi istruisci?». Il discepolo comincia da questa profonda umiltà.</p>
<p>Allora la mia povera sapienza è confusa: ero anch&#8217;io un inso­lente, un arrivista &#8230; , e Lui mi dice: «Beato te, se sarai mite e pove­ro». Tutta la mia presunzione se ne va in un attimo: «Signore del­la Vita, sono vissuto tanti anni senza capire niente. Che grazia averti incontrato! Adesso comincio a vedere, a comprendere qual­che cosa. Non mi spaventa più la mia debolezza, non invidio i for­ti che premono un pulsante e fanno muovere diecimila persone, non desidero affatto essere come loro. Sono debole, Signore, sono anche ignobile e disprezzato qualche volta dai sapienti, perché credo in Te. Ebbene, io scelgo di essere nulla perché Tu, nel mio nulla, &#8220;riduci a nulla&#8221; le cose che ritengono di valere».</p>
<p>È molto forte il contrasto prospettato da Paolo: «Tu sei un po­vero, un umiliato, ma con il tuo niente, con la tua preghiera, con la tua sofferenza bene offerta, con la tua testimonianza e il tuo esem­pio, Dio &#8220;confonderà&#8221; coloro che credono di essere qualche cosa».</p>
<p>Le Beatitudini, ben vissute, sono una grande medicina, di cui questo mondo ha molto bisogno, perché i «sapienti secondo la carne» sono numerosi, quelli che -dice Paolo nella Lettera ai Ro­mani -Dio abbandona alla loro intelligenza depravata. Spesso nel­la Bibbia si parla di un concetto che noi, anche noi predicatori, non ricordiamo volentieri: l&#8217;ira di Dio. È un Dio crocifisso, ma nel­l&#8217;Antico e nel Nuovo Testamento si parla anche dell&#8217; ira di Dio, del suo sdegno, del suo amore deluso. Quando c&#8217;è l&#8217;ira di Dio, che co­sa capita? Non capitano i terremoti e i disastri, semplicemente Dio ci lascia fare. «Dio li ha abbandonati in balìa d&#8217;una intelligenza depra­vata»: perché? Perché hanno disprezzato la conoscenza di Lui: «A che cosa ci serve Dio? Ce la caviamo da soli».</p>
<p>La risposta di Dio non è una rivalsa: «Allora fate da soli!». Dio ci lascia semplicemente liberi e sa che, attraverso le nostre infeli­cità, ritroveremo la strada per tornare a Lui. Non ci abbandona a noi stessi, ci permette solo di provare che cosa, da soli, siamo ca­paci di fare. Vediamo anche sui giornali le conseguenze di questo comportamento in coloro che, secondo le parole di Paolo, sono</p>
<p>«colmi di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d&#8217;invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamato­ri, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza miseri­cordia». Sembra eccessiva questa pagina, è invece realistica: ba­stano i mass-media per rendersene conto. Solo che, non avendo fe­de, non comprendiamo che questa è la condizione di gente ab­bandonata alla propria intelligenza depravata.</p>
<p>Allora ecco la medicina del mondo, ecco i piccoli, i poveri che, credendo nel Vangelo, dicono: «Noi, invece, scegliamo l&#8217;altra ma­niera di vivere, la tua, Signore. Riprendiamo &#8220;il discorso della montagna&#8221;, ci confrontiamo con le tue parole, e andiamo avanti». Dovete credere che siete la medicina del mondo, non siate mai rassegnati, sopraffatti dal male. Che errore! Gesù ha vinto la mor­te. Siate invece profondamente evangelici: queste pagine così con­crete le potete vivere a casa vostra, in famiglia, al lavoro, nelle si­tuazioni più importanti, dovunque voi siate. Le Beatitudini si adattano sempre a tutto e a tutti.</p>
<p>Questa è la medicina che silenziosamente risana. Ecco che cosa vuol dire uscire di chiesa più discepoli, più animati, più entusiasti di questo Gesù, come a dirgli: «Lo faremo, Signore: fidati di noi!».</p>
<p>Don Pollano</p>
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