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	<title>La Piccola Via &#187; carmelo</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>Il Sorriso di Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 15:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[carmelo]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa di Lisieux]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono stati degli avvenimenti eccezionali alla base di un tale splendore spirituale? No, la chiamata del Signore si manifesta nella vita di Thérèse attraverso degli avvenimenti molto semplici. La vita le mostra passo dopo passo la volontà di Dio. Lei la riconosce dai desideri audaci che osa esprimere. Deve solo prenderne confidenza: il Signore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono stati degli avvenimenti eccezionali alla base di un tale splendore spirituale?</p>
<p>No, la chiamata del Signore si manifesta nella vita di Thérèse attraverso degli avvenimenti molto semplici. La vita le mostra passo dopo passo la volontà di Dio. Lei la riconosce dai desideri audaci che osa esprimere. Deve solo prenderne confidenza: il Signore è fedele; Egli non può ispirare dei desideri irrealizzabili; le circostanze della vita le permetteranno poi di capire poco a poco la reale portata del suo desiderio e così di sentire appieno la chiamata di Dio.</p>
<p>Thérèse si rallegra di questa condotta semplice del Signore nella sua vita. Lei non vuole che degli avvenimenti straordinari scoraggino i piccoli e gli umili dal seguirla sul cammino di una fede coraggiosa. In questo cammino si può sentire ad ogni tappa la voce del Buon Pastore, e crescere con come unico desiderio quello di seguirlo.</p>
<p>Thérèse, privata di sua madre, aveva trovato in sua sorella Pauline una seconda madre. Suo padre aveva associato al suo amore per lei un amore veramente materno (cf. f. 13 r°); tutta la famiglia d’altro canto offre a Thérèse, nella cornice dei Buissonnets, un ambiente protettivo e materno: lei è felice soltanto là! Il ruolo di Pauline è preponderante, e la sua partenza per il Carmelo provoca un profondo choc emotivo a Thérèse.</p>
<p><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-11-a-15.58.32.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-479" title="Schermata 2010-02-11 a 15.58.32" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-11-a-15.58.32.jpg" alt="" width="258" height="685" /></a>Durante la Pasqua del 1883, trovandosi dagli zii per l’assenza del padre e delle sue due sorelle Maria e Leonia, Thérèse cade in una malattia nervosa che costerna tutta la famiglia.</p>
<p>Prima di iniziare a scrivere i suoi ricordi, Teresa s’inginocchia davanti alla statua di Maria; questa statua proveniva dai Buissonnets ed era carica di una storia di grazie e di gioie familiari; agendo così, Thérèse resta fedele all’atto di consacrazione a Maria fatto il giorno della sua prima comunione; era stata scelta per pronunciarlo in nome di tutte le altre prime comunicanti:</p>
<p>“era giusto che parlassi io a nome delle mie compagne alla mia Madre del Cielo, io che così giovane ero rimasta priva della Madre della terra. Ci misi tutto il mio animo a parlarle, a consacrarmi a lei; come una bambina che si getta tra le braccia di sua madre e le chiede di vegliare su di lei.” (f. 35 v°).</p>
<p>Thérèse stessa stabilisce un legame tra la sofferenza causata dalla perdita di sua madre all’età di quattro anni e mezzo, ed il suo attaccamento alla Vergine Maria.</p>
<p>Non è stato anche il sorriso della Vergine che l’ha salvata dalla morte all’età di dieci anni?</p>
<p>Infine Lei dedicherà la sua ultima poesia a Maria (Perché t’amo, Maria), prima di morire, dopo aver offerto la sua corta vita a Cristo nell’ordine della Vergine:</p>
<p>“Al mattino della mia vita  m’ hai sorriso, vieni e sorridimi, Madre, è già sera! &#8230;” (P 54,25) Quando sua sorella maggiore Maria torna ai Buissonnets, non si stacca più da lei, riempiendola di costanti attenzioni, e Thérèse riversa su di lei tutto il suo bisogno di tenerezza materna.</p>
<p>Le è stata messa vicino quella famosa statua di Maria “che ha parlato due volte a Mamma” (f. 29 v°).</p>
<p>E Teresa le mostra tutto il suo sconforto. Il racconto che lei ci fa della disperazione che precede la grazia della sua guarigione è straziante. E’ il grido di una bimba che Thérèse pronuncia con crescente angoscia: “Mamma &#8230; Mamma &#8230;”. (f. 30 r°)</p>
<p>Sua sorella maggiore accorre e s’inginocchia vicino a lei, rivolta verso la statua, e subito dopo la seguono Céline e Leonia e fanno lo stesso.</p>
<p>Thérèse è nel baratro più profondo: “dal momento che non trovava alcun soccorso sulla terra, anche la piccola Teresa si era rivolta alla sua Madre del Cielo; la pregò con tutto il cuore di aver finalmente pietà di lei&#8230;” (f. 30 r°)</p>
<p>E’ allora che avviene il miracolo.</p>
<p>Teresa vede la Vergine Maria sorriderle. Colei che ci è stata donata da Gesù stesso, in segno della tenerezza materna di Dio, ha risposto al grido disperato della sua figlioletta.</p>
<p><em>Una nuova nascita.</em></p>
<p>Cos’è successo, infine?</p>
<p>Quando Thérèse, ristabilita, va a far visita al Carmelo per vedere sua sorella Pauline, le Carmelitane la colmano di domande sulla visione. Thérèse è sbalordita. Cerca di presentarla come fosse stata soprattutto una grazia spirituale di sicurezza interiore, la certezza d’avere in Maria la Madre più bella, più sorridente, più amorosa che si possa desiderare.</p>
<p>Ma lei che viveva nel delirio da molte settimane, non si sarà sbagliata? Questa domanda diviene la causa di un tormento interiore che si placherà soltanto 4 anni dopo, davanti alla statua di Notre Dame des Victoires a Parigi.</p>
<p>Thérèse ha la certezza, allora, che Maria le ha sorriso al capezzale.</p>
<p>Difatti, non fu in quell’ momento che ritrovò la forza di riprendere fiducia nella vita e di accettarne la dolorosa realtà, con le sue separazioni ed i suoi morti?  Riconoscere ciò è come una seconda nascita.</p>
<p>Dopo aver ricevuto, con il sorriso di Maria, la grazia di vivere, ne resta profondamente colpita nel suo essere.</p>
<p>L’importante non è sapere se Thérèse ha avuto una visione o un’allucinazione, ma la fiducia nella vita che lei ha ricevuto tramite Maria.</p>
<p>Lei ha compreso che, attraverso Maria, Dio non lascerà mai morire l’amore materno di cui lei ha un bisogno vitale.</p>
<p>Ciò che è ammirevole in quest’avvenimento, è che la grazia Mariana sia in grado di raggiungere la sofferenza ad una tale profondità: questo è più miracoloso di una visione.</p>
<p>Nel contesto di una malattia che colpiva fino alle radici la sua personalità, è da Maria che riceve la grazia di sorridere di nuovo alla vita</p>
<p><em>Una luce per tutta l’esistenza.</em></p>
<p>Lei manifesterà la sua riconoscenza associandosi ai  “figli di Maria”, nonostante i sacrifici che ciò richiederà. Diventando carmelitana, sarà felice di entrare nell’ordine della Vergine e di portare il suo abito. Avvicinandosi la fine del suo itinerario terrestre, consacrerà a Maria la sua ultima e più lunga poesia:</p>
<p>“Al mattino della mia vita  m’ hai sorriso, vieni e sorridimi, Madre , è già sera!” (P 54,25)</p>
<p>Così il sorriso di Maria ha illuminato tutta la vita di fede di Thérèse. Lei, che fu ferita così in profondità nei suoi affetti, al punto di perdere la ragione e quasi la vita, grazie a questo sorriso ha ottenuto la grazia di una rinascita.</p>
<p>Colmandoci con il suo Spirito, Dio vuole anche donarci, rinati alla vita, la sua tenerezza.</p>
<p>Maria ci permette di scoprire questo mistero, Lei che si donò completamente allo Spirito Santo e che ricevette da Gesù sulla croce, la missione di essere nostra Madre.</p>
<p>Il sorriso di Maria è più vero di tutte le ferite che c’infligge la vita.</p>
<p>Questo sorriso può aprire alla fiducia il cuore di tutte le sofferenze umane e riportare in vita la profondità dell’uomo!</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>All’inizio, il sorriso</em></p>
<p>C’è una dimensione innata del sorriso in tutta l’esistenza umana.</p>
<p>Nelle regressioni provocate dalla sofferenza, possiamo, come Teresa, raggiungere nel più profondo il sorriso di Maria, per rinascere nella fiducia e nella speranza: lasciare sgorgare quelle dolci lacrime che liberano delle lacrime molto amare.</p>
<p>Contempliamo, per questo, Maria nel Vangelo, silenziosamente presente, che  conserva tutto nel suo cuore. (cf. Lc. 2,19.51)</p>
<p>Maria, nostra silenziosa memoria delle meraviglie di Dio, ci unisce, infatti, in questa dimensione fondamentale della nostra storia umana: l’esperienza del sorriso.</p>
<p>Il sorriso di Maria appare dunque come fondamento dell’esistenza e promessa del suo compimento in Dio, come segno dell’amore di Dio per noi. La nostra esperienza umana si radica così nell’esperienza di fede. Il sorriso della Madre è ciò su cui riposa la nostra esperienza di Dio. Esso diviene, tramite Maria, Rivelazione del mistero di Dio, come amore premuroso e incondizionato.</p>
<p>Questo sorriso rende possibile il tormento del lutto ed il consenso alla separazione, sulla base di una fondamentale fiducia.</p>
<p>Il bambino sa che non sarà mai abbandonato. Il credente sa che la Resurrezione è il significato della croce. Per passare da questo sorriso innato all’espressione adulta della fede evangelica è necessario un travaglio. C’è, infatti, un passaggio frequente attraverso un uso idolatrico di certi aspetti della fede.</p>
<p>Proiettiamo su tale aspetto del mistero il nostro desiderio d’onnipotenza, che è disconoscimento della morte e della fine.</p>
<p>Grazie al cammino della fede vissuto nella chiesa, integriamo tutte le dimensioni del mistero, ma la scoperta iniziale resta vera; lo è più che mai, poiché è arricchita da tutte le altre dimensioni del mistero della fede. Il sorriso di Maria diviene un segno proprio del Mistero di Dio, allorché Maria è contemplata in piedi sotto la Croce.</p>
<p>Il ricorso alla figura materna di Maria, allora, non conduce ad un diniego della sofferenza e della morte. I Vangeli dell’Infanzia fanno essi stessi quest’opera, annunciando già la Passione e la Morte di Gesù.</p>
<p><em>Sin dal principio, il servizio</em></p>
<p>Teresa mostra come lei stessa ha compiuto questo travaglio di fede, col suo poema dedicato a Maria (Perché t’amo, Maria.).</p>
<p>La sua meditazione è illustrata unicamente dal suo modo di scrivere, insolito rispetto a quello della Chiesa dei suoi tempi.</p>
<p>Passiamo così dalla rappresentazione di una madre onnipotente, capace d’assicurare la vita alla sua figlioletta minacciata d’annientamento, alla visione di una donna che visse nella notte della fede e servì umilmente la sua famiglia.</p>
<p>“Non sono i lavori di Marta che Gesù biasima: a questi lavori, la sua Madre divina si è umilmente sottomessa per tutta la sua vita poiché doveva preparare i pasti per la Santa Famiglia. ” (Ms.C 36 r°)</p>
<p>Invece di idealizzare Maria, Thérèse vede in Lei una donna semplice, e molto vicina a noi nel quotidiano. Così Maria è nostra madre, nello stare attenta ai nostri bisogni, ma soprattutto nel donarci Gesù. Noi possiamo anche riconoscerci in Lei, poiché Lei ha conosciuto la sofferenza, ed in questo Lei è prima di tutto nostra sorella. Maria, nostra sorella è, infatti, un modello imitabile da tutti i cristiani: modello di carità nell’umile servizio al prossimo, modello di speranza con il suo silenzio nelle difficoltà, modello d’esaltazione nella lode (Lc. 1,46-55) e di preghiera umile e confidente (Gv. 2,1-12), modello di perfetta donna cristiana.</p>
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		<title>Se vuoi essere santo, entra in un Carmelo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 20:18:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Piccola Via]]></category>
		<category><![CDATA[carmelo]]></category>
		<category><![CDATA[Santità]]></category>

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		<description><![CDATA[Avviato il processo di canonizzazione di una religiosa brasiliana di Alexandre Ribeiro TREMEMBÉ, martedì, 9 febbraio 2010 (ZENIT.org).- &#8220;Il Carmelo è un giardino di santi. Se vuoi essere santo, entra in un Carmelo&#8221;. Con gioia e buonumore le Carmelitane di Tremembé (a 135 km da San Paolo, in Brasile) hanno annunciato l&#8217;avviamento della causa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Avviato il processo di canonizzazione di una religiosa brasiliana</strong></h2>
<p>di Alexandre Ribeiro</p>
<p>TREMEMBÉ, martedì, 9 febbraio 2010 (ZENIT.org).- &#8220;Il Carmelo è un giardino di santi. Se vuoi essere santo, entra in un Carmelo&#8221;. Con gioia e buonumore le Carmelitane di Tremembé (a 135 km da San Paolo, in Brasile) hanno annunciato l&#8217;avviamento della causa di canonizzazione di Madre Maria do Carmo da Santíssima Trindade.<a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/me-carminha-novica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-411" title="Madre Maria del Carmelo della Santissima trinità" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/me-carminha-novica.jpg" alt="" width="428" height="612" /></a></p>
<p>Questa domenica il Vescovo di Taubaté, monsignor Carmo João Rhoden, ha presieduto la cerimonia di introduzione della causa della religiosa, nota come Carminha di Tremembé, fondatrice del Carmelo Santo Volto e Pio XII, dove oggi vivono 19 Carmelitane.</p>
<p>Madre Thereza Maria, una delle responsabili del processo di canonizzazione, non esagera nel descrivere il Carmelo come un &#8220;giardino di santi&#8221;. Santa Teresa d&#8217;Avila, San Giovanni della Croce e Santa Teresina del Bambin Gesù, per ricordarne solo tre, sono santi carmelitani dottori della Chiesa.</p>
<p>Ma qual è la gioia di vivere in un Carmelo? &#8220;E&#8217; vivere per Lui, vivere per Gesù&#8243;, hanno risposto col sorriso sulle labbra, quasi in coro, le cinque religiose che hanno ricevuto ZENIT la settimana scorsa per parlare della loro Madre fondatrice.</p>
<p>Madre Maria do Carmo (Carmen Catarina Bueno) nacque a Itu, nello Stato di San Paolo, il 25 dicembre 1898. A 18 anni era fidanzata, ma quando entrò in un rinomato collegio religioso di San Paolo &#8211; che il fidanzato, di una famiglia ricca, aveva indicato perché aumentasse le sue conoscenze e si preparasse al matrimonio &#8211; disse di sì alla vocazione religiosa.</p>
<p>Nel collegio di San Paolo, tra gli studi umanistici e l&#8217;amore per la letteratura e la poesia, lesse la &#8220;Storia di un&#8217;anima&#8221;, della futura Santa Teresina. Decise allora di essere come la giovane di Lisieux, carmelitana.<span id="more-406"></span></p>
<p>Nel 1926, a 27 anni, Carminha entrò nel Carmelo San Giuseppe a Rio de Janeiro. Lì fu maestra delle novizie, vicepriora e priora. Nel 1955 lasciò Rio per andare a fondare il Carmelo Santo Volto e Pio XII a Tremembé.</p>
<p>Sotto la sua guida e con la sua determinazione, in due anni era stata costruita un&#8217;ala e mezza del monastero. Qualche anno dopo tutta l&#8217;area era strutturata, con cappella, refettorio, giardini&#8230;</p>
<p>Lì visse in preghiera e umiltà, virtù sottolineata dalle religiose con cui viveva. Dedicò grande attenzione alla formazione del noviziato e alla cura delle sorelle di comunità.</p>
<p>Con grafia ferma, descrisse durante tutta la vita in poemi il suo spirito e la sua dedizione totale all&#8217;amore di Dio.</p>
<p>Riflettendo sulla morte, confessò in un sonetto: &#8220;Dio, Padre mio, non posso più soffrire / la nostalgia del cielo che consuma&#8230; / l&#8217;ansia torturante di vederti (&#8230;)&#8221;.</p>
<p>Madre Carminha morì nel 1966 per emorragia cerebrale. Aveva 67 anni. La sua fama di santità valicò la clausura del Carmelo nel 1972. Si progettava di trasferire il monastero nella città di Mairinque (San Paolo); la sua tomba venne aperta e il suo corpo venne trovato incorrotto.</p>
<p>&#8220;Sembrava il pomeriggio del seppellimento&#8221;, racconta Madre Teresa Margarida, priora del Carmelo. &#8220;Perfino i fiori si erano conservati&#8221;, ha aggiunto la priora, che visse 10 anni con Madre Carminha.</p>
<p>Da allora, la fama di santità si diffuse nei Carmeli e nelle comunità. Il popolo di Tremembé si mobilitò e impedì che il corpo e il monastero cambiassero città.</p>
<p>Una deposizione registrata del medico che accompagnò la riesumazione rivela la sua sorpresa: &#8220;Sono profondamente emozionato&#8221; disse il dottor Mário Degni, dell&#8217;Università di San Paolo.</p>
<p>Gli stessi tecnici che procedettero alla riesumazione dissero di tornare a porre il corpo nella tomba, lasciando due aperture per il passaggio dell&#8217;aria, per vedere se il cadavere si decomponeva.</p>
<p>Il corpo andò in decomposizione, come si è constatato con riesumazioni successive.</p>
<p>L&#8217;indicazione della Chiesa, tuttavia, &#8220;è non mettere mano&#8221;, ha spiegato Madre Thereza Maria, che riconosce che per disinformazione è stato commesso un errore facendo le aperture nella bara.</p>
<p>La decomposizione del corpo non ha ad ogni modo compromesso la devozione. I fedeli hanno iniziato a rivolgersi sempre più all&#8217;intercessione di Madre Carminha per chiedere guarigioni e benedizioni di Dio.</p>
<p>Secondo le Carmelitane di Tremembé, ci sono due casi di miracoli che potrebbero già integrare un processo di canonizzazione: quello di un neonato guarito da una lussazione congenita al ginocchio (oggi è un bambino di due anni che correva nel giardino del Carmelo un giorno prima della visita di ZENIT alle religiose) e il caso di un adulto guarito da peritonite acuta quando i medici già disperavano. Oggi è un signore che diffonde la devozione a Madre Carminha.</p>
<p>Solo Dio sa se in futuro il nome di Madre Carminha di Tremembé brillerà nel giardino dei santi del Carmelo, ma ciò che la Chiesa sa è che ogni giorno aumentano i fedeli che si rivolgono alla religiosa.</p>
<p>[Traduzione dal portoghese di Roberta Sciamplicotti]</p>
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