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	<title>La Piccola Via &#187; grazia</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>Con Maria, la Piena di Grazia: la Grazia di amare</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[amare]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
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		<description><![CDATA[Di grazia che crede e di grazia che spera è grazia che ama. Gv. 19, 25-40 E’ una delle scene più tragiche del Vangelo, e in particolare il brevissimo dialogo tra il Crocefisso e sua Madre, richiede da noi un certo sforzo per essere compreso, non nelle parole, certamente, ma in ciò che propone, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di grazia che crede e di grazia che spera è grazia che <em>ama</em>.</p>
<p>Gv. 19, 25-40</p>
<p>E’ una delle scene più tragiche del Vangelo, e in particolare il brevissimo dialogo tra il Crocefisso e sua Madre, richiede da noi un certo sforzo per essere compreso, non nelle parole, certamente, ma in ciò che propone, perché va molto oltre le nostre misure ordinarie di amare.</p>
<p>Perché dico così? Eh, lo potete bene intuire.</p>
<p>Maria riceve e accetta, come figlio adottivo, un povero uomo, Giovanni, figlio di Zebedeo mentre sta perdendo il suo proprio Figlio. Il suo figlio naturale, nato dal suo grembo, allattato dal suo seno, curato da tutta la sua vita il quale è l’uomo perfetto perché è Dio.</p>
<p>Ecco lo scambio. Ecco lo scambio fortemente drammatico e se Maria non fosse Maria, dovremmo dire, tragico.</p>
<p>Misurate la riduzione dell’orizzonte d’amore, per Maria… Colui che ha amato totalmente sta andandosene e al posto, ‘Ecco tuo figlio’. Commentando questa scena, Bernardo, San Bernardo, dice <em>‘Che scambio! Giovanni al posto del Figlio, un uomo al posto di Dio.</em> – e continua - <em> Il ricordo di questo scambio spezza i nostri cuori che sono di sasso e di ferro.</em> <em>Dunque chissà che cosa accadde nel cuore di Lei?’</em>. Dunque, poche righe che raccontano una grande pagina della storia della  Madre di Dio</p>
<p>È proprio questa scena che ci aiuta a capire come amava Lei, come era capace di amare Lei. E questo per ammirarla, ma come sapete, anche per imitarla nello stesso Spirito Santo. Già Lei non sapeva che vivere di amore, non è vero?!… Quando si è senza peccato; quando lo Spirito penetra nel profondo del nostro piccolo spirito, arriviamo a questo alto livello di cui pure i santi ci hanno dato delle belle testimonianze: si vive perché si ama qualcuno.</p>
<p>Lei visse in <em>pienezza </em>questo livello e tutta la sua vita, ce la immaginiamo, Gesù era soltanto suo figlio. Non possiamo, anche dal punto di vista psicologico direi biologico, renderci conto di come fosse stretto il legame, fra Lei e Lui, Lui e Lei, dal punto di vista genetico era tutto, solo suo.</p>
<p>Mettete due cuori che siano perfettamente capaci di amare e cercate di valutare questa corrente di interazione di amore, questa reciprocità, profondissima, che negli anni poi, quanto più si conoscevano, è cresciuta. La vita di Maria, dal punto di vista affettivo, è tutta qua. Cresciuta in questo amore. E se Maria è arrivata fino al Calvario, non dobbiamo dimenticare, eh, che non era soltanto madre, ma era anche discepola.</p>
<p>È salita al Calvario dietro a Dio o dietro a suo Figlio?. Eh, fate presto a rispondermi: ‘dietro a tutti e due!’. Proprio così. Seguiva suo Figlio, il suo amatissimo Figlio, il Gesù della culla di Betlemme, che era Dio. E seguiva Dio, da discepola, con piena fede, quel Dio che era diventato suo Figlio e comprendete che sono due amori che si intrecciano in modo misterioso: quello della Madre e quello della Discepola…</p>
<p>Quello dunque che ha concepito il Verbo, nel suo grembo, ma prima ancora – avrebbe detto Agostino – nella sua Fede e nel suo profondissimo amore.</p>
<p>Lei era lì, e in questo momento Gesù finisce. Sta finendo la sua vita e in che modo? Non ci sarà più, tra poco, ed Ella rimarrà sola. Se non fosse Maria si potrebbe dire: ‘ecco una madre distrutta!’. E tanto più distrutta quanto tutta la sua vita, come ricordavamo, è stata vissuta in questo palpito, profondissimo, di amore umano e divino. Scompare Gesù e tu rimani un’ombra… e diventi una specie di lutto infinito ormai perché non c’è rimedio. Così ragioneremmo noi!. Sarebbe forse il tema di una grande tragedia poetica. Ma Lei non ha vissuto semplicemente così: ‘Tu muori e io muoio con te e scompaio, non mi si chieda più nulla perché ho perduto te!’, non è così che Maria risponde. E Maria non risponde così perché?… Eh, fratelli e sorelle, perché c’eravamo anche noi e ci siamo anche noi. Quel Giovanni che, come è ben noto, è simbolo di un’umanità intera.</p>
<p>Né Gesù, né Lei potevano, in quel supremo dramma di amore che gli univa, dimenticarci, non potevano! L’amore non dimentica proprio nessuno, voi che amate lo sapete benissimo. Così si apre qualche cosa di nuovo per Lei; la sua grandezza di amore, la sua capacità diventa piena di luce perché?!… Perché ci accetta, ma accettare è dire poco, perché ci accoglie, perché… ci prende dentro il suo cuore, come è tanto più grande di noi vero?!.</p>
<p>Noi non siamo capaci, umanamente, di un amore così grande, a noi non ci è possibile, non è colpa nostra, siamo… povere creature limitate. Siamo capaci di ‘qualche’ affetto ed è già bello ed è già tanto se viviamo, nella vita, fedeli e forti in qualche affetto tra i miliardi di persone che abbiamo attorno. E quando poi accadesse, nella vita, che la persona più amata scompare, eh, cosa ci insegna l’esperienza?!, che questa morte ci distrugge, appunto. Non abbiamo più voglia di vivere, non sappiamo più che cosa fare, per chi vivere, ecco. Noi siamo fatti così, invece Maria, piena della Grazia e della Carità, ama divinamente, il suo cuore è pronto per noi e quando da quella Croce, scende quella voce del Figlio, ebbene sì, l’avrà sentito lo scambio !… Era profondamente umana…, ma l’ha sentito come un dono in più che le era chiesto a nostro favore.</p>
<p>Giovanni Paolo II nella sua, molto bella Enciclica su Maria, e con dei suoi geniali momenti teologici, ma anche mistici, capisce così questo momento: <em>Dal momento del Golgota sgorgò in Maria</em> – dice – <em>una nuova maternità. Una nuova maternità frutto del nuovo amore che maturò definitivamente in Lei ai piedi della Croce.</em></p>
<p>Eh, dove il nostro<em> </em>amore ci chiude il suo amore la apre e diventa Madre, proprio lì. È molto bella questa intuizione profonda di Giovanni Paolo II. <em>L’amore per gli ultimi</em>, eravamo noi gli ultimi!; <em>per i più poveri</em>, eravamo noi i più poveri; per i <em>non amabili</em>, eravamo noi i non amabili, non il suo Figlio Gesù. Quel povero Giovanni che stava, anche lui, per sprofondare nel buio di una fede molto vacillante o perduta…</p>
<p>Ebbene, è così. Il Papa dice <em>‘maturò’</em>, è molto saggio anche questo perché non è che Maria non amasse prima,  pensate lo stesso cantico che Luca mette sulla sua bocca; non è neanche un magnifico aprirsi alla miseria degli uomini… E sì, i poveri, gli ultimi, gli affamati, finalmente saranno trattati come vanno trattati!. Sì, pensate Cana…, la delicatezza, la cura…; oh, certo che amava, Maria!. Ma non amava così, non amava così; la maturazione giunge proprio quando accetta con amore noi, ossia, accetta la Chiesa.</p>
<p>Infatti, il Concilio Vaticano II, la definisce <em>Madre di Cristo e Madre della Chiesa</em>, espressione, per noi, divenuta molto comune, ma recente nella Teologia mariana, è bellissima…, sgorgata là!. Sgorgata proprio là!.</p>
<p>Agostino commentava dicendo: <em>Maria ha cooperato con la sua Carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa</em>, che siamo noi, figli di questo cuore straziato. Pensate un po’…, quanto dunque ci ama, anche adesso, Maria. Se ci ha accettati in quel momento come gli siamo diventati cari…, era il momento in cui il suo cuore, aperto, svelava a Dio l’intimo di se stesso. È proprio in quell’intimo del cuore di Lei Cristo ci ha deposti: <em>Lo amerai come tuo figlio, gli amerai e saranno i tuoi figli.</em> Tutto questo proprio perché Lei sapeva amare.</p>
<p>Eh, fratelli, soprattutto oggi, nella nostra cultura non solo complessa, ma piuttosto sconvolta e piuttosto confusa è bello ricontemplare che cos’è l’amore, se è questo. Perché dietro la parola ‘amore’ – insegnate a me – quante mai cose, esperienze, situazioni si possono mettere: dalle più sublimi alle più sorbide; dalle più belle alle più vergognose, tutto sembra amore…</p>
<p>Ma se si guarda Lei si capisce di nuovo: tu ami quando vuoi, appassionatamente, il bene dell’altro…, non il tuo soltanto. E dico ‘appassionatamente’ non per aggiungere una parola di enfasi, ma perché Lei, nella passione di Cristo, era appassionata, altrimenti non avrebbe resistito all’intensità di quella situazione, e invece ha resistito. Quando vuoi appassionatamente il bene dell’altro, tu hai il diritto di dire: ‘ecco io amo’. Quando di questo ‘altro’ ti prendi cura, fino alla fine, ti metti completamente in giuoco… Eh, questo Crocefisso così messo in giuoco da morire in quel modo da morire per noi, cosa non avrà imparato Lei?!… Sì, ha imparato da Lui fin dove arriva l’amore, il prendersi cura dell’altro.</p>
<p>Anche Lei s’è messa tutta in giuoco. E questa capacità, badate, la conserva pienamente ad essere nel cielo, anzi, è il suo lavoro – potremmo dire così – prendersi cura di noi, di Gesù non ha più da curarsi in quanto è Gesù, ma devi curarsi di Lui in noi perché Gesù vuole crescere in noi – sappiamo bene, siamo i suoi tralci – e Lei si cura del suo Gesù in ciascuno di noi, oggi e domani, sempre!.</p>
<p>Siamo continuamente nel flusso misterioso della sua <em>maternità</em>. Oh, badate!, che noi lo sappiamo o che noi non lo sappiamo; che noi lo accettiamo o che noi non lo accettiamo, queste sono cose nostre. Ma il piano di Dio è… ‘Tu crescerai perché questa Madre si curerà di te e coltiverà il suo Gesù in te e te, nel suo Gesù!’.</p>
<p>Com’è saggio saperlo!, com’è saggio sapere questa grandissima capacità e volontà di Maria; ed è anche bello, sapete, perché anche se l’amore di Gesù Cristo è infinito perché divino e quindi non è paragonabile a quello di Lei perché è molto più grande, Lei stessa rispecchia questo amore, noi, che siamo creature della paura, qualche volta esitiamo ad accostarci a Gesù perché – e il tempo di Avvento ce lo sta ricordando – Egli, è pure e sarà, il Giudice della storia, a pieno titolo, è Dio!. E se non lo conosciamo abbastanza bene nella sua infinita tenerezza per noi, ecco, un poco di… sbagliato timore ci trattiene, temiamo i suoi occhi severi…, non è giusto, ma ci accade e, proprio a questo proposito, ancora San Bernardo diceva: <em>Ringraziate Colui, che è Dio, il Padre, la cui Provvidenza dolcissima e misericordiosissima, vi ha donato una tale mediatrice dalla quale non avete, assolutamente nulla da temere perché Maria non ci giudicherà mai.</em> È soltanto una madre, non è più buona di Gesù, questo è ridicolo ed è anche sbagliato teologicamente. Ella prende da suo Figlio, ma ha questo compito tutto particolare: ‘non tocca a me giudicare Figlio, sei Tu Dio, a me tocca accogliere, amare come ami 		Tu, essere icona di Misericordia. È molto bello questo perché allora l’amore di Maria, umile, tenero, pieno è a nostra disposizione. Siamo davvero pochi saggi, sapete, se noi ci rivolgiamo poco a Lei, se la nostra devozione a Maria, come si usa dire, è diventata un po’ frettolosa, un po’ meccanica, quando il Rosario detto, ma poi non un rapporto con una persona che sta sempre lì, che è questa, che è viva!, e che ha imparato ad amarci in quel famoso momento. Appoggiatevi all’amore di Maria, raccomandate voi stessi e tutte le persone che voi amate… Non abbiate paura di esagerare con la sua tenerezza, con la sua bontà, con la sua cura per voi… Eh, quando vedremo le cose in cielo, ci accorgeremo che di questa cura di Maria per noi, avevamo colto una piccola parte, ma massima parte era rimasta sommersa nella Provvidenza di Dio; la vedremo quanto ci ha amato, qui, torno a dire, non esagereremo mai a fidarci di Lei perciò ringraziamolo di quell’amore, che proprio in questo momento ha per noi e che la consola e che ci consola.</p>
<p>La ringraziamo e chiediamo, a Lei, di aiutarci.</p>
<p><em>Maria, Madre del bell’amore, tienici sempre nella tua pietà e nella tua tenerezza, ricordando che siamo entrati nel tuo cuore mentre era lacerato dalla morte di tuo Figlio e che proprio allora, tu ci hai voluti. Ci affidiamo in te in tutto, certissimi del tuo amore. Amen!.</em></p>
<p>Catechesi tenuta da Mons. G.Pollano &#8211; riveduta da Carlo di G.B.</p>
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		<title>Con Maria, la Piena di Grazia: la Grazia di sperare</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra, perciò colui che nascerà santo, sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per Lei che era detta sterile. Nulla sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra, perciò colui che nascerà santo, sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per Lei che era detta sterile. Nulla sarà impossibile a Dio.”</em></p>
<p>Come si sarà sentita Maria, dopo queste parole dell’Annuncio? Parole certo forti. Dio disposto a sfondare il muro dell’impossibile.</p>
<p>Non dubitiamo della perfetta Fede di Maria, che Ella cominciò ad essere certa delle cose che aveva ascoltate, ma certa di queste magnifiche cose che erano ancora nel futuro, in altre parole, cominciò a immergersi in una nuova grande speranza.</p>
<p>La Grazia di <em>Credere</em>, miei cari fratelli non sarebbe affatto sufficiente se non fosse accompagnata, per noi, in questa vita, dalla grande Grazia di <em>Sperare</em>.</p>
<p>Ella incominciò a immergersi in una speranza che entrava in una vita di tutti i giorni ed ecco una condizione tipica, che è anche nostra però.</p>
<p>Vedete in questa Maria di Nazaret la quotidianità, le piccole cose di ogni giorno: una casa, un lavoro, le mani ruvide per farlo, la stanchezza alla sera e tutto quanto, questa è la vita quotidiana. Il presente, quello che c’è, ma illuminato ormai da questo futuro che sarà, ma che non c’è ancora, ecco la speranza.</p>
<p>Parlando ai Romani, Paolo dice proprio questo a proposito della speranza cristiana, la nostra, fratelli…</p>
<p>‘Ciò che si spera, se fosse già visto, non è più speranza’. E certo questo lo sapevamo anche da soli, è proprio così.</p>
<p>Una vita quotidiana, dunque, del tutto insignificante, umanamente parlando, illuminata da questa potente luce che è nel futuro. Una creatura che vive protesa verso il futuro. Sotto questo punto di vista anche esistenziale della vita vissuta, Maria si fa profondamente vicina a tutti noi.</p>
<p>Il discorso della speranza ci tocca molto da vicino… per almeno tre ragioni. Prima di tutto, non cominceremo nulla senza un bricciolo di speranza.</p>
<p>Qualcuno ha scritto ‘la speranza è una buona colazione che spesso diventa una cattiva cena’. Come dire che, molte volte siamo delusi e lo sappiamo. Eppure… non cominceremmo nulla senza un po’ di speranza: è una delle doti della natura umana. Gli animali non sperano, in questo senso, vivono l’attualità. Noi viviamo così.</p>
<p>D’altra parte ecco, seconda ragione, quando noi nutriamo e anche realizziamo delle speranze, ci accorgiamo presto che le nostre speranze affrontano, anche i mali ma non riescono a eliminarli ed è una delle più grandi frustrazioni umane, personali e collettive: cerchiamo di affrontare tutti i mali, ma non riusciamo a farli scomparire. E con tutto ciò, anche con questa amarezza, anche se vorremmo molto di più nel nostro sforzo per vivere, noi continuiamo a guardare a un futuro migliore.</p>
<p>E, terza ragione, particolarmente significativa oggi, è che ci è difficile guardare a questo futuro migliore. Noi siamo gente che oggi si accontenta che il futuro non peggiori: è poco, è troppo poco! Ma la vita che abbiamo vissuta, storia vissuta, ci ha svelato che l’uomo è capace di cose… semplicemente spaventose, e naturalmente capace di ripeterle, sicché, stiamo vivendo augurandoci che non vada peggio e la potenza di Dio ci sembra in qualche modo lontana: siamo infatti tentati di sfiducia e di una sottile disperazione, noi, cristiani!</p>
<p>Il secolo scorso è stato illuminato da molte umane speranze, un libro molto letto e ha fatto cultura si intitolava: “Principio speranza”, bellissimo titolo, ma non era – tra l’altro – scritto da un cristiano.</p>
<p>Ecco perché questa creatura alla quale si sente investita dalla promessa di Dio e comincia a vivere guardando in alto, sperando con certezza che le cose si compiranno, dico <em>certezza</em>, non con un alto gradi di probabilità… <em>sperando con certezza che Dio è fedele</em>, ci è molto necessaria. Così precari come siamo e così intristiti siamo, ci è indispensabile. Infatti Lei diventa il modello di come si vive quando si fonda la nostra vita, appunto, su promesse certe.</p>
<p>Io non so bene come voi pensiate <em>la speranza cristiana</em>?! Ma badate di non confonderla con la speranza umana la quale, ha appunto, un certo tasso di probabilità: speriamo che vada bene, si dice, ma chi ne è sicuro? E’ vero, nessuno può esserne sicuro, ma quando si parla di Dio, attenzione che la speranza assume un significato molto diverso. E’ un bene certo che non abbiamo ancora, ma è <em>certo</em>!… il che getta una luce ben diversa sulla fatica di vivere.</p>
<p>Ebbene Lei ci indirizza proprio qui a dire: ‘Non stancatevi, figlie e figli miei, a sperare troppo in cose probabili, prima cominciate a sperare nelle cose certe e le cose certe, non aspettatevi che ve le riveli qualche creatura come voi, solo Dio è capace di fare promesse certe e di mantenerle. La Bibbia è tutta un poema su questo tema della promessa del Dio fedele che <em>certamente </em>promette. Sì, è vero, per Lui mille anni sono come un giorno, ma <em>certamente</em> Dio mantiene…</p>
<p>‘Io sarò con voi per salvarvi – dice la Bibbia attraverso la bocca di Geremia e, Libro dei Numeri – promette forse Dio una cosa che poi non l’adempia?’. Eh, la risposta evidentemente ‘No! Se Dio promette  mantiene’. Dio non inganna e non si inganna, come si usa dire, proprio così. E noi siamo nelle mani e nel cuore di questo Dio.</p>
<p>Cominciando dunque da quella “Tutto sarà possibile a Dio”, Maria ha cominciato anche un pellegrinaggio di speranza, oltre che di Fede, un pellegrinaggio di desiderio. Desiderava che si compissero le cose dette da Dio e la sua vita si protendeva umilmente, ma ardentemente a questo…, a questo adempimento di cui non sapeva nulla, né il tempo, né il modo, né il luogo, ma sapeva che si sarebbe compiuto. Eh, così anche per noi non è vero?… Non sappiamo nulla, come si dice in genere, non abbiamo nessuna sicurezza, ma abbiamo la certezza che ci viene da Dio e in una vita piena di insicurezze siamo certi di Dio, non è così tutti i giorni?</p>
<p>Ecco, lo ha proprio fatto perdutamente perché vivendo con Gesù, vedendolo crescere e continuando a ricordare che era Lui l’oggetto della Speranza, era Lui la Promessa di Dio, a poco a poco lo ha visto sempre più allontanarsi da questo ideale. L’orizzonte della speranza era là, ma quanto più Gesù viveva tanto più sembrava andare incontro a una specie di disastro, quello che poi avvenne davvero.</p>
<p>Che differenza vero?!… Tra il Gesù che incanta e i dottori del Tempio, gli scribi, e si fa ascoltare e si fa lodare; e perché no?… Che gioia per il cuore di sua madre, che differenza tra questi scribi e quegli altri scribi che riusciranno a farlo mettere in croce.</p>
<p>Un cammino in giù, eh? Un cammino verso il basso, proprio il contrario della speranza e Lei non ha mai…, non ha mai cessato di sperare perché Dio aveva detto così dunque, era vero.</p>
<p>Eh, se fossimo capaci anche noi di questa recisa dichiarazione di speranza: ‘Tu l’hai detto, mi fido, mi basta!’. Se Tu l’hai detto non ti giudico, Signore da ciò che capita, ma giudico le cose da Te, è un po’ diverso.</p>
<p>Dobbiamo chiedere perdono di tutte le volte in cui, invece, abbiamo giudicato Dio dalle cose che capitavano, perché questo è troppo umano, non si può pensare così di Dio; è un cattivo modo di applicare a Dio la nostra piccola mentalità.</p>
<p>Sì, Lei è andata sempre avanti e ci dice allora… “Non lasciatevi illudere dalle speranze umane, coltivatele sono legittime, Dio perché no? può anche esaudirle, ma non appoggiatevi soltanto alle speranze umane”.</p>
<p>Da quando, e sono ormai alcuni secoli, la nostra cultura occidentale, ha deciso di non appoggiarsi più alle Speranze divine perché le pareva di farcela, nella storia, non solo sono accadute molte pessime cose, ma… il cuore dell’uomo è diventato un cuore disperato… È vero, è stato scritto il <em>Principio Speranza…,</em> ma sono stati scritti anche altri volumi culturali… <em>La noia…</em>, di Moravia; <em>La Nausea</em>…, di Sartre, questo è vivere! E questo non è precisamente sperare?! cosa ne dite voi?… Siamo dei disperati al di là di tutto, siamo dei disperati, siamo dei poveretti che dicono la loro disperazione e poi muoiono. Dunque Lei ci dice ‘non appoggiatevi troppo a queste speranze e, vivete le sofferenze umane senza che vi distruggano.</p>
<p>Paolo ai Romani, ancora, dice: <em>Non è paragonabile la gloria che ci è preparata in confronto alla misura di sofferenza che adesso dobbiamo patire</em>, ecco la speranza…, ma se perdi questo rapporto allora non hai altra scelta che di disperarti; non sfuggite…, un cristiano non fa così, voi capite.</p>
<p>Lei è andata avanti e di nessuno, come di Lei si può dire ciò che era stato detto di altri, <em>sperare al di là di ogni speranza</em>, questa bellissima espressione biblica, molto nota, molto detta, ma giustamente detta. Dunque, siamo in grado di ‘sperare al di là di ogni speranza’. Che sia andata bene o che sia andata male, la mia speranza guarda altrove…, fissate per un momento Maria nel totale silenzio… del sabato santo… Non vedete lì la icona, unica, perfetta, di una speranza che va al di là di ogni speranza? Perché Gesù è nel Sepolcro, tutti sono disperati, Lei no. Questa è una icona molto confortante per noi. Ci incoraggia a vivere proprio come la Bibbia ci dice: avere speranza in Dio, Lettera agli Ebrei, perché questa Speranza è un’ancora per la nostra vita.</p>
<p>È per voi, carissimi, una speranza di questo genere che vi sostiene, l’ancora…. Quando ti senti, altro ché disancorato, ti senti sradicato, non sai più che cosa fare, dove andare, perché…, tirare avanti e la tua vita diventa un vivacchiare, triste…, no, non è vero, non è così…, hai un’ancora è la <em>certezza che Dio è con te</em>. Ma occorre stare attenti perché siamo sempre nel rischio, altra parola della nostra cultura, <em>del naufragio, </em>andare a fondo.</p>
<p>No, noi stiamo sperando!</p>
<p>Badate che Maria fu umanamente molto delusa. Seguendo la storia di Gesù, Maria fece delle esperienze che veramente la sconvolsero, perché no?!, dal punto di vista della ‘affidabilità’ degli uomini… Non era ingenua Maria, ma era innocente e pura, tendeva a fidarsi riconoscendo che nel cuore c’è il riflesso della Bontà di Dio, e fu molto delusa.</p>
<p>La fede del popolo di Dio a cui apparteneva e di cui era il fiore, Lei ha sperato che si aprisse al suo Gesù e invece…, Gesù ha dovuto piangere su questa fede che non c’è stata; che delusione, per Lei, <em>fiore di Israele, Figlia di Sion</em>, nel cui cuore tutte le speranze di Israele erano, massimamente aperte, una grande delusione!. I capi del popolo da cui tutti si aspettavano giustizia; dal loro discernimento su Gesù, avrà sperato Maria che riconoscessero il <em>Santo dei Santi?!, </em>e invece l’hanno mandato a morire. La giustizia di Pilato che ha riconosciuto Gesù innocente…, insomma, di delusione in delusione. Tutte le sue speranze più legittime dovevano essere polverizzate perché la Speranza in Dio trionfasse.</p>
<p>Imparate a leggerla così la vostra vita, impariamo fratelli; non meravigliamoci allora che certe cose che non dovrebbero accadere, accadano…; se accadono è perché la nostra speranza diventi immensa, in Dio soltanto, e allora facciamo un grande guadagno. Interpretatela, interpretiamola così, la nostra maniera di vivere, altrimenti diventeremo troppo tristi, troppo lamentosi, piangenti e scoraggiati e non va bene; il popoli di Dio non è un popolo di gente triste… Paolo osa dirci <em>Rallegratevi</em>, e naturalmente aggiunge, <em>nel Signore</em>, e lo facciamo se la Speranza in Dio è in noi.</p>
<p>Ecco perché la Chiesa vede Maria come Colei che, adesso, a speranza compiuta, perché ora Lei vede, ecco che la Chiesa vede Maria come Colei che si prende cura di noi, che sta prendendosi cura di noi, mentre ne parliamo, proprio adesso. <em>Noi che siamo ancora in cammino tra i pericoli e gli affanni</em>, così si è espresso il Concilio Vaticano II; Lei che incarna la speranza nuova, come diceva un antico inno, <em>La Signora della spirituale edificazione…</em>, e già, quando sono un po’ distrutto mi sento più macerie che edificio, Lei c’è e mi aiuta a ricostruirmi. <em>La stella della Nuova Evangelizzazione</em>, come l’ha chiamata il Papa…, che bella cosa!, perché Lei è viva, non dimentichiamolo, non stiamo parlando di una figura ideale e tanto meno di una figura passata, stiamo parlando di una persona contemporanea a noi, più viva di noi, che si protende a noi e alla quale abbiamo pieno diritto di andare con una fiducia sconfinata. Infelice il cristiano che non apprezza Maria così, che la lascia là, che cerca di cavarsela un po’ da solo; infelice il cristiano che dice ‘io vado da Gesù Cristo…, come se Gesù Cristo non fosse venuto, a noi, attraverso di Lei, e tu vuoi fare una strada migliore?… No fratelli!.</p>
<p>Affidiamoci a Lei e concludiamo con una preghiera che le chiede proprio queste cose.</p>
<p><em>Maria, figura di perfetta Speranza, volgiti a noi con la tua dolcezza e con la tua forza. Con la Chiesa ti chiamiamo Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice , Consolata. Aiutaci a confidare pienamente in Dio, in ogni circostanza della vita e a raggiungere la felicità dove tu regni risorta con Gesù per sempre. Amen!</em></p>
<div><span style="font-family: Garamond, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><em><br />
</em></span></div>
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		<title>Con Maria, la Piena di Grazia: la Grazia di credere</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[grazia]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[“In quei giorni Maria si mise in viaggio, verso la montagna, in fretta e si diresse verso la città della Giudea. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce : [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“In quei giorni Maria si mise in viaggio, verso la montagna, in fretta e si diresse verso la città della Giudea. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce : “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo, a che devo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo e beata lei colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.</em></p>
<p>Guardiamo la <em>“Piena di Grazia”</em> e cominciamo come Elisabetta a dirle, o a ripeterle, <em>Beata te che hai creduto</em>.</p>
<p>- e noi possiamo aggiungere, noi che sappiamo molto di più di quel che non sapesse Elisabetta, … &#8211; <em>beata te che hai creduto… anche per noi.</em></p>
<p>Se infatti, fratelli e sorelle, abbiamo la beatitudine di credere, la Grazia di credere, ciò dipende dal fatto che Maria ha creduto.</p>
<p>Se Maria non avesse creduto, non avremmo avuto Cristo e neppure il cristianesimo.</p>
<p>È fulgidissima questa figura alla quale ci rivolgiamo; sapendo – dice la Scrittura – che <em>per Grazia siamo salvi mediante la Fede</em>; e ancora che <em>Il giusto vivrà mediante la Fede</em>. Tre volte la Bibbia ripete questa grande affermazione: <em>Tu vivrai mediante la Fede</em>. E ancora, il nostro compito è, <em>completare ciò che manca alla nostra Fede</em>.</p>
<p>Ecco perché ispirarsi a Maria è, per noi, essenziale.</p>
<p>La Fede, infatti, è l’idea centrale di tutto il Nuovo Testamento, di tutta la Nuova Alleanza, senza Fede non ci si salva.</p>
<p>E noi siamo credenti in un mondo nel quale non è facile credere, e affermiamo che la Fede è il fondamento della nostra esistenza. Per questo che non cesseremo di approfondire la Fede; di pensarla e viverla la Fede, nessuno di noi è già un perfetto credente… La Fede è radice di opere. La Scrittura dice, in Giacomo, che ‘<em>se la Fede non ha le opere è morta</em>. <em>E le opere della Fede sono la speranza e l’amore’</em>.</p>
<p>Se dunque tu non speri abbastanza è perché non credi abbastanza, e se non ami abbastanza è perché non credi abbastanza.</p>
<p>Che cos’è dunque questa virtù così meravigliosa della quale non cessiamo di ringraziare Dio?</p>
<p>Dice la Bibbia nella Lettera agli Ebrei, che la Fede è una <em>‘conoscenza della verità’</em>. Molto semplice questa definizione: conoscere le cose come stanno. Con questa caratteristica, non solo prima non ci erano note e non lo conoscevamo affatto, ma non ci saremmo potuti arrivare in nessun modo perché come le cose stiano in Dio e tra Dio e gli uomini… è una verità che supera completamente la nostra capacità di intelligenza. Non è come una verità scientifica che, almeno qualcuno, giunge a capire, studiando, riflettendo… No, ci supera completamente. E quando si comincia a sapere come stanno le cose secondo la Fede, allora si comincia anche a comportarsi diversamente.</p>
<p>Il credente è colui che, illuminato da Dio dice: ‘se le cose stanno così… sarò così e farò così!’. ..La Fede, in altre parole, esercita un effetto trasformante sulla creatura e se non lo esercita vuol dire che la creatura pensa di credere, crede di credere, ma in realtà non crede più di tanto.</p>
<p>Il peggio della Fede è proprio questo perché il fatto di credere non è soltanto religioso. Tu accetti una verità da qualcuno che la sa e tu non la sai, ti fidi e non solo ti fidi, ma ti affidi. Perché se questa persona ti dice ‘le cose stanno così perciò va così…’, noi siamo pronti a eseguire. Quando un medico diagnostica in noi una malattia, egli lo sa, noi no, non dubitiamo affatto e ci affrettiamo a fare ciò che egli ci dice. Esiste una fede umana e naturale che noi applichiamo quasi sempre nella vita. La gran parte delle cose che sappiamo, non le abbiamo affatto scoperte da noi né verificate da soli, le abbiamo semplicemente credute fidandoci, a cominciare da nostro padre e da nostra madre, di quello che ci dicevano.</p>
<p>Quando colui che ci informa non è un uomo come noi, anche molto esperto, professionalmente eccelso, ma è Dio in persona, allora questa si chiama la <em>Fede che Salva</em>, infatti, soltanto Dio sa come stanno le cose. Tutte le cose.</p>
<p>La saggezza della Fede è quest’umile riconoscimento: da soli non possiamo conoscere più di tanto e che nessun uomo è in grado di dirci come le cose stanno in ordine ai problemi più grandi, quelli che ci angosciano, che ci assillano: perché siamo vivi, dove andiamo? Che facciamo? Perché soffriamo…? Le solite, ma grandi domande che tormentano il cuore di tutti. A queste domande è noto, non esiste risposta umana.</p>
<p>Ma Colui che sa è venuto a dircelo e Colui che sa, giustamente si attende che noi, ci fidiamo di Lui, e ci affidiamo a Lui anche quando ciò che Egli ci dice è molto diverso da ciò che noi ci aspetteremmo.</p>
<p>Due cose infatti fa la Fede. Primo: ti fa interpretare in modo nuovo tutte le cose che conoscevi già.</p>
<p>Tu dici umanamente ‘Oh, beata la gente che è piena di soldi!’. La Fede stravolge il tuo giudizio, dice ‘No, beati i poveri!’… E così via, il Vangelo lo conosciamo.</p>
<p>Il primo effetto della Fede, è dunque che capovolge i giudizi, ci fa ragionare in un modo nuovo, direbbe Paolo, ci dà il pensiero di Cristo.</p>
<p>Ma c’è un’altra cosa in più… oltre che a trasformare i significati, la Fede ci rivela cose che mai avremmo immaginato: che Dio è un Padre… . Che esiste un Regno che ci attende; che siamo peccatori, che c’è il perdono… Tutte quelle verità ultraterrene, che però ci interessano moltissimo nella vita e che sono vere e proprie rivelazioni.</p>
<p>Se ti fidi di Gesù e nella misura che ti fidi di Lui, tu dici ‘Se lo dici Tu è vero! Non lo vedo, non lo so, spesso non lo capisco…, ma è vero!’. Ci vuole umiltà per tutto questo. Infatti, sta scritto che <em>Dio dà la grazia agli umili</em>.</p>
<p>Bellissima questa virtù che ci aiuta a superare gli orizzonti della nostra ignoranza umana e ci dice tutto ciò che Dio ci svela per la nostra pace, per la nostra speranza e perché viviamo in maniera convinta che vale la pena di vivere, vale la pena di morire per arrivare dov’Egli è, la Fede.</p>
<p>Maria fu, semplicemente, sempre condotta dalla Fede. Per noi la Fede, qualche volta, confessiamolo, è un problema… Non per nulla Gesù disse: ‘Beati coloro che non si scandalizzeranno di me’, eh!… Mi offendono, ho tutte le ragioni e Tu mi dici ‘perdona’… Signore mi scandalizzi… io voglio giustizia!. È giusto volere la giustizia eppure Tu mi dici: ‘Vai oltre! Beato se non ti scandalizzi quando ciò che Io ti dico ti sembra incredibile, impossibile, assurdo, folle… Beato se non ti scandalizzi’.</p>
<p>Bene fratelli, nessuno di noi non si è mai scandalizzato… qualche volta ci siamo scandalizzati, abbiamo dubitato, abbiamo protestato, abbiamo detto ‘No, Signore, non è possibile!’.</p>
<p>Ecco quello che non ha mai fatto Maria, la Piena di Grazia –<em> piena della Grazia di credere</em>. Si è lasciata, sempre…, superare dalla Fede, sorpassare da questa verità; è andata avanti così a cominciare dall’Annuncio che l’ha, completamente, avvolta in un Mistero.</p>
<p>“Tu diventerai la madre dell’Altissimo”. Eccola, qui o credo o dici: “Ma come è possibile?”.</p>
<p>Lei ha detto ‘come è possibile?’ ma non perché dubitava, ma soltanto perché non capiva come, vergine nella sua intima vocazione, potesse avere un figlio. Sciolto questo nodo tutto è stato molto chiaro: “Eccomi!”.</p>
<p>Giovanni Paolo II, nell’ Enciclica sulla Madonna dice, ‘E così Lei, cominciò un pellegrinaggio di Fede. Camminava e credeva, credeva e perciò andava avanti nella vita’, si potrebbe dire, tutta sempre sostenuta dalla Parola; di Parola in Parola, perché c’è stato Betlemme e Lei cominciava a credere meditando nel cuore davanti a un piccolo bambino che era come tutti gli altri piccoli bambini del mondo, non si vedeva nulla, solo la Fede diceva ‘questo è il Figlio di Dio’.</p>
<p>Ma poi vanno da Simeone, ecco il passo ulteriore della Fede: “Una spada ti trapasserà l’anima”. Ma pensate un poco, l’avessero detto a noi!… E poi Gerusalemme… “Perché ci hai fatto così figlio?” E poi avanti fino alla croce, la ‘scandalizzante’ croce. ‘Questo sarebbe il figlio dell’Altissimo? Sì, questo è il Figlio dell’altissimo’.</p>
<p>Forse lo sognavi circondato di Angeli, eccolo lì che muore nella maniera più atroce e più brutta del mondo…</p>
<p>Di Parola in Parola, di fatto in fatto, la Fede di Maria continuava sempre ad andare avanti.</p>
<p>E ancora il Papa ci dice: ‘Maria conobbe l’oscurità della Fede; conobbe la fatica del cuore di quando si crede nel buio della vita’.</p>
<p>E chi è che non sa cosa vuol dire questo?!… Non hai speranza, non hai ragione d’essere sereno, tutto sembra buio, è buio e tu continui a credere che Dio è con te.</p>
<p>Credere che Dio ti ama quando tutto in te si ribellerebbe, tu continui a credere che Dio ti è Padre… Buio, fede oscura… è un’esperienza di tutti i grandi santi, ma non c’è dubbio che Maria andò molto più avanti di tutti i santi nella notte profonda della Fede, con la fatica del cuore.</p>
<p>È meravigliosa questa figura che cammina sempre, una fortezza straordinaria e, nello stesso tempo ispira tenerezza. Questa creatura che non dice mai, ‘Mah…! Mah…!’, non dice mai così; dice sempre ‘Eccomi!’, fino all’ultimo sospiro, si potrebbe dire, con Gesù morto tra le braccia.</p>
<p>Anche lì la Madonna ha creduto.</p>
<p>Vedete, questa è la nostra Madre, questa è la Immacolata perché mai dubitò; mai dubitò… Anzi mai fermò, per un attimo, la sua Fede. L’ho detto, credeva e perciò viveva…</p>
<p>Poiché non si tratta di ammirare una splendida figura, un capolavoro messo là, ma di ‘imitare’ la nostra Madre, perché ne abbiamo la Grazia, allora…, il programma è questo. Noi ci rendiamo conto, cara Mamma – potremmo dirLe – che la tua Fede è stata una meraviglia e la nostra può e deve crescere.</p>
<p>Oh! Ti ringraziamo di essere credenti – ringraziate, fratelli e sorelle, perché siete credenti. Io sono sicuro che siete dei buoni credenti e quindi le battaglie della Fede le conoscete e le avrete anche vinte… Come so anche che forse qualcuna l’avete perduta. E va bene non scoraggiamoci…; però , dobbiamo proprio dirle – vogliamo diventare più credenti, ecco, completare ciò che manca alla nostra Fede.</p>
<p>Interrogati fratello, interrogati sorella… A tuo giudizio che cosa manca alla tua Fede?… E ciascuno di noi, credo, la risposta se la possa trovare nella coscienza.</p>
<p>Più abbandono, più coraggio, più audacia, più obbedienza di Fede, come dice la Scrittura; vivere di più secondo quello che la Parola mi dice e non secondo ciò che il mio umano pensiero mi dice… Insomma la Parola è lì perché tu la creda, affinché la creda.</p>
<p>Dimmi un poco… vai a vedere che cosa ti dice la Parola, spesso…?. Di questa Parola che è la verità, fai oggetto di un tuo pensiero serio…?, di una tua riflessione…? Almeno come quella che dedichi alle tue faccende più importanti, anzi, io dico di più, fai questo? Ti nutri di verità?…</p>
<p>Allora puoi dire sì, riconosco che pur nelle mie fragilità, la mia fede cresce; leggo la mia vita, la memoria della mia vita, la storia della mia fede e posso dire con gioia e gratitudine sono molto più credente di dieci anni fa, di trent’anni fa… ; nella prova della vita mi sono temprato, ora credo e so che posso crescere nella fede.</p>
<p>Dobbiamo chiederla a Lei questa grande intercessione che ci renda perfetti credenti.</p>
<p>Dobbiamo crederle e concludere la nostra riflessione con una preghiera, con una invocazione, che vogliamo che sia proprio così, perciò chiediamo che l’intensità della Fede, anzi la gioia di credere, fratelli e sorelle, la gratitudine di credere ci dilati il cuore e intanto a Lei ci rivolgiamo dicendo:</p>
<p>Maria, credente perfetta, noi cerchiamo in te il sostegno per la nostra Fede. Aiutaci a vedere tutto in modo nuovo nella luce di Gesù, tuo Figlio. Aiutaci tu che gloriosa sei già in possesso della beata eternità , di giungervi anche noi grazie alla Fede in modo che Gesù ci possa dire: “Entrate benedetti nel mio regno perché avete creduto come mia madre, Maria”. Amen!.</p>
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		<title>Con Maria,  la Piena di Grazia &#8211; 1 parte</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[grazia]]></category>
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		<description><![CDATA[Incominciamo un piccolo cammino verso Maria, figura umile e splendida, secondo la Chiesa. Verso questa donna, vestita di sole, ossia vestita di Gesù Cristo, direbbe Paolo, Colei che Paolo VI ha chiamato “la perfetta cristiana”. Cominciamo un cammino verso di Lei, chiamandola anche noi beata, proprio perché è Piena di Grazia. Camminare verso l’icona di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incominciamo un piccolo cammino verso Maria, figura umile e splendida, secondo la Chiesa. Verso questa donna, vestita di sole, ossia vestita di Gesù Cristo, direbbe Paolo, Colei che Paolo VI ha <em>chiamato “la perfetta cristiana</em>”.</p>
<p>Cominciamo un cammino verso di Lei, chiamandola anche noi <em>beata</em>, proprio perché è Piena di Grazia.</p>
<p>Camminare verso l’icona di Maria, l’Immacolata non è solo un cammino di devozione. La devozione è una strada preziosa per andare verso Dio, ma ci sono delle devozioni che potrebbero anche non esserci o essere sostituite da altre. Non è il nostro caso. Noi camminiamo verso la Vergine Immacolata e facciamo un cammino che non potremmo non fare. Per due grandi ragioni. La prima: la Vergine Maria è la Piena di Grazia, l’Immacolata, uno dei grandi quattro dogmi che la riguardano. Il primo, la <em>Madre di Dio</em>, quattro secoli dopo Gesù. Il secondo dopo quasi duecent’anni, la <em>Verginità di Maria</em>. Il terzo, dopo dodici secoli, <em>l’Immacolata Concezione,</em> e l’ultimo nel 1950 <em>la Vergine Assunta</em> <em>in Cielo</em>.  Non siamo davanti ad una scelta, ma siamo davanti a questa profonda liberazione della nostra intelligenza che è invece contemplare qualche aspetto del disegno di Dio riguardo a questa mirabile creatura.</p>
<p>Ma c’è anche un’altra ragione, e la ragione biblica è che <em>guardando l’Immacolata, noi guardiamo il nostro stesso </em>destino di battezzati. Se aprite la scrittura, e cercate l’inizio della lettera di San Paolo agli Efesini, trovate proprio questo nome. Egli benedice il Padre, e benedice il Padre perché il Padre ha benedetto noi in Gesù Cristo, riservandoci questo preciso destino: <em>essere e presentarci dinanzi a lui immacolati nella carità</em>. Non possiamo quindi non guardare a Maria con profonda attenzione. E dovrebbe essere questo lo sguardo che tutto il popolo di Dio dà all’Immacolata. Così conviene che noi stessi benediciamo, ma con più convinzione: <em>ti saluto o Piena di Grazia</em>; Queste non sono parole di tutti i giorni, non appartengono alla nostra vita quotidiana. La nostra cultura di oggi è piuttosto lontana sia da questi termini sia dal loro significato profondo.</p>
<p>Che cosa vuol dire che <em>“ tu sei Piena di Grazia?</em>” potremo cominciare a domandarLe oggi. E Maria con molta semplicità ci risponderebbe : <em>vuol dire che prima di salvare voi, mio Figlio ha salvato me. Vuol dire che io sono, la più redenta di tutte, così redenta che mio Figlio, Gesù Cristo, mi ha tratto nella pienezza della Grazia, senza alcun peccato</em>. E questo ci ravvicina a Maria, redenta come tutti noi, colma del favore di Dio, immagine della Chiesa stessa ormai perfetta &#8211; definizione del Concilio Vaticano II- ; la Chiesa è redenta, ma la Chiesa è fatta di peccatori. La Chiesa, con molto desiderio, alza lo sguardo a Maria e la vede perfetta: “<em>Tu sei come dovrò essere io</em>”. Le nostre immacolatezze si mescoleranno, tutte fatte dallo steso Spirito. Il modello e noi, il popolo ancora pellegrinante che cerca la sua meta e si lascia illuminare da questa fulgida figura.</p>
<p>Incomincia ad avere senso, più senso: se le cose stanno così, non si può essere cristiani senza di Lei. Non si può e più si è capaci di capirla, contemplarla, imitarla e più si ha il diritto di dire che si è cristiani. Questo termine, Grazia, &#8211; così bello -, che ci è molto famigliare, va capito</p>
<p>nel profondo. “<em>Piena di Grazia</em>”, &#8211; avete sentito in Luca che segue uno schema convenzionale ma eppure veritiero-, Ella rimane turbata dalla grandezza di questo saluto. Che cos’è la Grazia?</p>
<p>La Grazia è il favore che qualcuno ti manifesta perché ti vuole bene, è l’effetto dell’amore che qualcuno ha per te. Ed è un modo molto generale per intendere questo vocabolo. Quando fate un sorriso profondo e cordiale a qualcuno, lo toccate con un segno del vostro amore: è una grazia. Ma quando questo qualcuno è Dio, allora potete immaginare la grandezza di questo messaggio, di questo dono. La totalmente amata, la più amata, la piena del favore di Dio: la Piena di Grazia. Ecco allora che tutto ciò ci ridiviene famigliare, perché guardare Maria così, ci ricorda chi siamo. Chissà se ricordate spesso e con gioia, che voi siete prima di tutto profondamente amati da Dio!</p>
<p>Che prima ancora che esistesse il mondo voi eravate pensati come creature che Dio avrebbe amato, portato poco a poco fino a se stesso. Non è cosa dei nostri pensieri abituali: siamo pieni di fastidi, ma anche di distrazioni. Se preghiamo, e se preghiamo in modo un po’ attento e un po’ contemplativo è per ricordare questa verità profonda. Se ne fossimo convinti, la nostra vita sarebbe spesso molto meno addolorata, molto meno triste. Giungiamo perfino a dubitare che Dio ci ami proprio. Lo mettiamo in questione, ma siamo fragili e Dio ci capisce, e ci invita a ricordare la Piena di Grazia, che è<em>: Ella è il tuo modello prima di tutto perché Io l’ho amata pienamente ma amo anche te dello stesso amore</em>. E la figura di Maria diventa convincente, diventa vicina, molto vicina, Quando si parla di Maria, si tende a mettere in evidenza le sue grandezze, di Madre di Dio, c’è stata Lei sola, d’Immacolata come Lei c’è solo Maria.</p>
<p>Voi capite che questi splendidi, realistici titoli, in qualche modo, la fanno diventare molto grande davanti a noi, così grande che ci intimidisce o, se vogliamo, quasi irraggiungibile. Se la nostra devozione a Maria prendesse questa strada, sarebbe completamente fuorviante. Tutt’all’opposto. <em>Noi ci ricordiamo di Lei perché siamo chiamati alla stessa Grazia.</em> Diceva una santa che voi conoscete un po’ e spero amiate<em>, Santa Teresa di Gesù Bambino</em> &#8211; a proposito di Maria -, <em>che non le piaceva sentire prediche nelle quali si parlasse solo sempre delle grandezze di Maria</em>. Negli ultimi mesi della sua vita, molto tribolata, come voi sapete, proprio parlando del culto a Maria ella scrisse delle parole anche spiritose ma soprattutto molto vere per noi. Disse: “<em>I sacerdoti non dovrebbero sempre parlarci di Maria come di una meraviglia delle meraviglie e basta. Certo che lo è! Ma dovrebbero insegnarci ad amarla</em>”. Perché diceva: “<em>Quando hai ascoltato una predica durante la quale hai sempre dovuto dire haa, hooo..; magnifico… alla fine sei stanca e basta.</em>”</p>
<div><span style="font-family: Garamond, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;">Verissimo, l’ammirazione è una bellissima cosa, ma Maria l’Immacolata creatura non desidera tanto essere ammirata, quanto essere amata; quanto ripercorsa nella sua vita da noi, che siamo realmente i suoi figli.</p>
<p>Sicché dicendogli oggi: “ti saluto o Piena di Grazia”, ci congratuliamo con Lei, e ringraziamo Dio che ce L’ha donata, ma non meno, ne vogliamo prendere esempio.</p>
<p>Cercheremo di comprendere la ricchezza di questa Grazia. Pensate nel mondo d’oggi alla Grazia di credere, ma credere sul serio.</p>
<p>Pensate la grazia di sperare, in un mondo così disperato.</p>
<p>Pensate voi la Grazia di amare.</p>
<p>Pensate voi la Grazia di saper dire davvero a Dio, Padre, di dire davvero a Dio, Gesù, di dire davvero a Dio, O Spirito vieni..</p>
<p>Pensate la Grazia di dire e di vivere <em>“ ecco l’ancella del Signore, si faccia di me seconda la tua parola</em>.”</p>
<p>Questa è Grazia, questa è pienezza di Grazia, tutta la storia della salvezza è allora la storia della Grazia di Dio per noi.</p>
<p>La chiamavano, in un inno, che noi non conosciamo neppure, con dei termini tra il poetico, mistico e teologico che dovremmo imparare.</p>
<p>Ad esempio, <em>fioritura del Paradiso che ci alimenta</em>. Dio ci alimenta con se stesso, il nostro cielo, <em>e Lei è la fioritura di questo paradiso</em>. Oppure<em>: Aurora del giorno misterioso</em>, che è Gesù Cristo stesso, la luce che viene nel mondo. E non sono solo degli appellativi gentili, ma un po’ lirici: sono profondente veri, molto più veri di quanto noi abituati ad una vita banale, affaccendata, pratica e molto superficiale possiamo immaginare.</p>
<p><em>Tutta la storia della salvezza è storia di Grazia.</em> Se ripercorressimo i salmi in questa luce, vi accorgereste che Dio ci carica di Grazia, ci colma di Grazia. Dio dona tutto, ad esempio, Dio guarisce il malato, Dio vede le infelicità del perseguitato, Dio rinfranca l’uomo, Dio cancella il peccato e molte altre cose. Che cosa è questo, se non l’effetto della sua benevolenza? <em>Grazia su Grazia.</em> S.Paolo, scrivendo ai Corinzi, dirà che noi cresciamo di fronte a Cristo come in uno specchio, ci riflettiamo in Lui e di Grazia in Grazia, secondo il dono dello Spirito, ci facciamo cristiani. Questa è vita vissuta. Il grande pericolo lo corriamo anche adesso. Di sentire che sono cose belle e giuste, ma sono là e noi siamo qua.</p>
<p>Se fosse così avremmo eliminato, distrutto il senso di essere cristiani. No. Paolo VI diceva di Maria : “<em>Non possiamo certo imitare la sua vita pratica, partendo da una cultura così distante da noi, che non ci interessa più, non potremmo tornare ad andare a prendere l’acqua alla fonte, perché Maria lo faceva. Ma ci sono molti aspetti profondissimi, che vanno al di là del tempo, perché sono di ogni tempo, che sono le virtù profonde che la grazia in Maria provoca, e sono anche le nostre virtù.”</em> Torniamo all’imitazione<em>: Perché guardi Maria?</em> Perché misteriosamente L’ amo! Questa potrebbe essere la prima risposta che noi diamo. Non ci sono molte spiegazioni all’amore profondo che la Grazia ispira. Certo tu La guardi perché La ami, e poi La guardi ancora perché ti attira.. Ti piace guardarLa com’è, creatura come noi, così grande, così semplice, così completa, così secondo Dio. <em>Ecco per </em></p>
<p><em>questo mi piace Maria.</em> Abituatevi, se già non siete capaci di farlo, a dare alla Madonna qualche volta degli sguardi così, per guardarla, come si fa per una cosa molto bella, che attira il tuo occhio e prende il tuo cuore e ti da pace. Poi certo, Le si parla, ne abbiamo bisogno, Le chiediamo aiuto, ma sempre con una devozione semplice, non una falsa devozione che mescola tutto questo a mille cose che a Maria non piacciono affatto. No! L’umile richiesta dei figli. Questo va molto bene. Non soltanto il “<em>prega per noi</em>”, il “<em>prega per noi</em>” che riguarda tutta la vita. Adesso, momento per momento e quando ci presenteremo a Dio. Questo è perché tu guardi Maria. Poi la guardi soprattutto per imparare a vivere. Per imparare a vivere, perché, non sappiamo mica tanto vivere. Un po’ ci hanno educato e un po’ abbiamo fatto da soli. E spesso abbiamo sbagliato. Tutti abbiamo sbagliato.</p>
<p>Lei è un modello molto pratico, molto concreto. Lei c’insegna le cose essenziali. Se tu avrai questi atteggiamenti vai in pace. Non sbaglierai la vita. Ma questi atteggiamenti devi averli, chiunque tu sia. Da un capo di governo al più sconosciuto dei cittadini, da un monaco di clausura a chi è più esposto alla vita sociale ed economica, <em>tu devi avere questa struttura morale</em>, dovunque tu sia non sbaglierai a vivere. Ma se non l’avrai, allora sbaglierai.</p>
<p>Paolo VI nel “L’esortazione al culto mariano”, ha descritto questi atteggiamenti che voglio ricordare anche solo nominandoli, perché sono molto nostri. E ci aiuta anche a fare un’esame di coscienza.</p>
<p>Lei <em>era piena d’accoglienza dolce della Parola di Dio</em>. Che bella espressione. Anche tu puoi essere pieno dell’accoglienza dolce della Parola di Dio. Apri il Vangelo e Gesù ti riconforta, ti consola. L’accoglienza dolce vuol dire che il tuo cuore si rallegra: ecco Maria. Non puoi farlo anche tu? Se non lo fai, bada, ti manca una sapienza.</p>
<p>Dice ancora: <em>l’obbedienza generosa a Dio</em>. Dovremo ritornare su questa splendida virtù che ci ha redenti in Gesù Cristo. L’obbedienza generosa a Dio, in questo mondo dove tutti obbediscono a chi non dovrebbero obbedire, e quindi sono tutti schiavi. Malamente schiavi. Come diventa grande e pura quest’obbedienza generosa a Dio.</p>
<p>Ancora: <em>la sapienza riflessiva</em>: non abbiamo neanche più il tempo di decidere per la velocità delle cose che ci sono proposte, oggi. Invece, Lei la vediamo sapientemente riflessiva nella grande domanda: “<em>ma come mi è accaduto questo? Io non conosco uomo</em>!” Questa è una donna che prima di dire sì a Dio gli ha detto gentilmente no. E’ straordinario. Nella sua libertà, ma nella sua sapienza riflessiva. E’ splendido.</p>
<p>Ancora: <em>la fortezza nell’esilio e nel dolore</em>. Il dolore ci fa molto male. Non solo perché il dolore fa male, ma perché non sappiamo che cosa fare; il dolore ci schianta, ci vince ci rende pessimisti, anche noi cristiani. Eppure guardiamo il Crocifisso.</p>
<p>Eccola questa creatura come me, come voi, ha sofferto più di me più, più di voi<em>. Forte nell’esilio e nel dolore</em>. Questa</p>
<p>creatura che visse <em>una povertà dignitosa e fidente in Dio</em>. Si, non è stata certo ricca, Maria, una povertà dignitosa e fidente, non in miseria, ma una povertà dignitosa e fidente. In questo mondo affamato di denaro o pieno di invidia per chi ne ha. <em>Una delicatezza previdente.</em> Sapeva pensare per se e per gli altri. Per se e per gli altri. Non soltanto per se, evidentemente. <em>Una purezza verginale</em>. Si possono ancora dire forte queste parole, oggi? Ce le diciamo tra noi, qui in chiesa, ma chi ha il coraggio di dirle fuori? Il cristiano che dice: “<em>Io credo nella purezza verginale primo di Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, secondo di sua Madre, terzo di tutti i santi. E la vivo</em>”.</p>
<p>Il casto amore sponsale. E’ impossibile onorare la Piena di Grazia, a meno che siano solo parole,… parole: e’ impossibile senza onorare in se stessi lo stato di Grazia, cioè l’amicizia con Dio.</p>
<p>Non dire tante volte<em>: Piena di Grazia, Piena di Grazia</em>, come diresti a Gesù: <em>Signore, Signore</em>.. se poi di quella Grazia non te ne fai niente. Non fare così. Questa sarebbe la devozione ipocrita, di cui parla San Luigi. Se dici Piena di Grazia, apprezza in te la Grazia, vivila in te la Grazia, cercala in te, recuperala in te, se l’avessi perduta, falla crescere in te la grazia, dentro la tua storia, se è vero com’è vero -Parola di Dio &#8211; <em>che tu sarai invitato nell’immacolatezza dell’amore, nella pienezza della tua Grazia</em>. Non dimenticate che chi muore e non ha questa pienezza si purifica nel Purgatorio. Non sono favole. E’ la verità profonda della vita cristiana così com’è. Ecco perché La guardiamo così, rallegrandoci con Lei, riconoscendo però che è così, e ricordando che è nostra Madre. Giovanni Paolo II fa un’osservazione molto interessante a proposito di Maria: distingue molto bene tra il culto ai Santi e il culto a Maria. I Santi sono fratelli, Maria è Madre. Non hai ricevuto la vita dai tuoi fratelli, ma con loro dal Padre e dalla Madre. I fratelli potrebbero non esserci, potrebbero essere diversi, puoi venerarli più o meno come ti piace. Ma di una Madre non puoi farne a meno. E’ una mediazione tutta particolare. E bello pensare che questo destino ci è ottenuto da Lei. Puntiamo poco per volta, grazia, su grazia, perché Lei continuamente pensa a noi. Ecco cominciamo il cammino così, con lo sguardo che L’ammira e La ringrazia e forse incomincia a dirle: Ti prometto che cercherò di somigliarti di più. Ogni altra celebrazione sarebbe una pura ritualità. Non servirebbe quasi a nulla, se non decidessimo a cominciare da oggi, umilmente, di somigliarle di più, perché <em>Tu sei il nostro destino, essendo Tu la più salvata, La più simile a Cristo, Tu ce lo indichi</em>. E noi, come diceva San Bernardo, attraverso di Te, arriviamo fino a Lui.</p>
<p>Concludiamo con questa preghiera. Il modo più vero ed autentico per “proseguire” la nostra riflessione.</p>
<div><span style="font-family: Garamond, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><em>Maria piena di Grazia,</p>
<p>aiutaci, esortaci ogni giorno</p>
<p>ad essere nella Grazia,</p>
<p>a crescere nella Grazia,</p>
<p>a diventare forti, nella Grazia,</p>
<p>a perseverare nella Grazia,</p>
<p>preservaci dal decadere dalla Grazia,</p>
<p>dal venir meno alla Grazia,</p>
<p>dal disprezzare lo Spirito della Grazia.</p>
<p>Facci somigliare sempre a te</p>
<p>per la forza della tua maternità.</p>
<p>Amen</p>
<p></em></p>
<p></span></div>
<p></span></div>
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		<title>Omelie di Don Pollano: Battesimo del Signore</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 17:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Battesimo]]></category>
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		<category><![CDATA[Figli di Dio]]></category>
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		<description><![CDATA[Dom. 09.01.00 Battesimo del Signore B Oggi, fratelli e sorelle, la grazia di una giornata che vi arricchisca di ‘grazia’ per tutta la settimana, perché viviate davanti a Dio in tutto ciò che farete, sia con tutti voi. E con … Concludiamo il periodo della comparsa di Gesù nel mondo, il periodo del Natale. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dom. 09.01.00 Battesimo del Signore B</p>
<p>	Oggi, fratelli e sorelle, la grazia di una giornata che vi arricchisca di ‘grazia’ per tutta la settimana, perché viviate davanti a Dio in tutto ciò che farete, sia con tutti voi. E con …<br />
Concludiamo il periodo della comparsa di Gesù nel mondo, il periodo del Natale. Con la sua comparsa, ormai adulto, nella nostra vita di uomini chiediamo, in questo clima giubilare, che la comparsa del Signore torni ad essere un evento che attira, che affascina gli uomini della nostra epoca.<br />
	Ora, con tanta umiltà incominciamo ad accoglierlo nel nostro cuore riconoscendo di essere peccatori e cercando la Misericordia di Dio.<br />
<strong>Is 55,1-11; Cant. Is 12,2-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11</strong><br />
	Grande occasione ci è data oggi da questa Parola, fratelli e sorelle, per due cose sempre molto importanti e la prima è: Ricomprendere, ancora una volta, Gesù; e la seconda, legatissima alla prima: Ricomprendere, ancora una volta, in Gesù, noi stessi.<br />
	Ricomprendere Gesù significa entrare nel suo pensiero quando Egli venne, come avete ascoltato, e assunse la figura dell’uomo che deve essere perdonato.<br />
Per renderci conto dell’importanza di questo gesto, serve ricordare, un momento, quale era la situazione religiosa di quei momenti vissuti, da Gerusalemme e da Giovanni.<br />
Si era aperta con la comparsa di Giovanni, il Battista, una grande crisi culturale – diremmo noi oggi – nell’anima di Gerusalemme. Giovanni il Battista, aveva intenzionalmente ripreso aspetto e stile di quei personaggi ormai non più comparsi da secoli, e attorno a cui però il cuore di Israele, sempre, sempre si commuoveva: i Profeti, i grandi parlatori in nome di Dio. Compare Giovanni e fa un discorso semplicissimo e nuovo con il quale contesta pienamente la maniera che la cultura degli Ebrei ha adottata per vivere il suo rapporto con Dio.<br />
Giovanni dice chiaro: ‘la vostra religione si è talmente indebolita che non vi serve più per salvarvi’. Discorso fortissimo, che urta, turba, scandalizza.<br />
Gerusalemme, come sapete, era impregnata di religiosità. Tutto sembrava andar bene, nei rapporti con Dio, ed ecco Giovanni viene a dire: “No, niente va bene; dovete ricostruire con molta maggiore serietà il rapporto con Dio, del quale vi vantate tanto, ma che non ha più niente dentro”.<br />
Discorso che, tra l’altro, si attua molto bene anche per noi, anche per noi sì.<br />
La religiosità di quel tempo, ha perso il suo segreto, ossia la sua profondità. È ricca di segni, di simboli, di leggi e di manifestazioni che però lasciano il cuore degli uomini e delle donne, tal qual era.<br />
Dio non è più il ‘primo’ perché è il più amato e perciò anche più obbedito; è un Dio blandamente venerato. Una religione che ha persa la sua profondità, che non dimora più dove dovrebbe dimorare, nel cuore dell’uomo, può diventare qualsiasi altra cosa. L’uomo non cambia più sotto il suo influsso e in effetti diventa un’ampia costruzione, uno scenario ininterrotto, ma soltanto uno scenario. Nel quale, tra l’altro, può allineare, e come lo dirà Gesù, l’ipocrisia. I gesti finti che non arrivano mai al cuore: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.<br />
Dunque si tratta, in quell’epoca, di fare una scelta: o, ha ragione Giovanni e occorre rimettere tutto in questione, riaccettando con Dio un rapporto che, a questo punto, non può non diventare un ‘Abbi pietà di noi!’; ci convertiamo Signore, purificaci Signore. Oppure no, si mette Giovanni dalla parte degli uomini strambi, esaltati, e ci si ritira nella propria tradizione: nessun cambiamento.<br />
Tutta Gerusalemme è di fronte a questo dilemma e di fatto gli uomini si schierano: alcuni prendono Giovanni sul serio, capiscono che qui c’è la pretesa di Dio, c’è la voce autentica che non si può fingere di non capire; molti altri si chiudono nella difensiva e non accettano la proposta.<br />
In questa scena, quindi, molto viva, molto più viva di quanto non ci immaginiamo, giunge Gesù.<br />
È chiaro che anch’Egli deve schierarsi. O starà con la religione ufficiale di Gerusalemme e potrà battere la mano sulla spalla di Giovanni e dire: “Non esaltarti troppo”; oppure starà dalla parte di Giovanni e dirà: “Purifica, battezza, voglio immergermi in Dio; hai ragione tu quando ci dici che dobbiamo cambiare”.<br />
Il Vangelo, come avete sentito, documenta che la scelta di Gesù è stata molto chiara, senza equivoco. Si è messo dalla parte di coloro che riconoscevano l’urgente necessità di cambiare il rapporto, personale e sociale, con Dio.<br />
E questo è già un ricapire Gesù. È il Gesù della santità e della salvezza sottolineato, in maniera impressionante, da quel lampo che è la frase che intercorre tra il Padre e il Figlio &#8211; l’avete sentita &#8211; quando Gesù, Figlio di Dio Uomo, prende questa posizione, si mette dalla parte dei peccatori per riconciliarli con Dio, il Padre non può non gridare il suo compiacimento.<br />
Prima c’è una frase eterna che è: il mio Figlio, il prediletto, l’unico. Eh…, è davvero un lampo d’amore.<br />
E poi c’è la dichiarazione del compiacimento di Dio. Questo verbo ‘compiacersi’ non significa soltanto ‘essere contento’, ma biblicamente significa anche che Dio, essendo contento del Figlio, lo elegge, lo sceglie, lo fa diventare il Salvatore. È dunque un compiacimento forte, insomma, non è un verbo della ‘testa’ per cui io mi compiaccio per qualche cosa di buono, ma è un verbo della ‘volontà’: Ecco Colui nel quali mi compiaccio e talmente me ne compiaccio che diventerà il Re della vicenda umana. In Lui – dice il Padre – troverete tutta la mia Ragione, la mia Verità e la mia Volontà.<br />
Così di colpo, Gesù che dopo questa scena comincerà a essere il Gesù delle predicazioni, così di colpo Gesù diventa la Verità. La Verità che cammina, che poco per volta invade; che tende con dolcezza a scatenarsi, però, dentro la mente degli uomini, che tende a far loro capire che Dio è Dio e che continua anche oggi, in questo mai finito tentativo di farci capire che Dio è Dio; e se Dio è Dio – miei cari fratelli –, davvero può cambiare tutto.<br />
In questo Gesù che emerge così, scegliendo Dio, scrollando la religiosità che è appassita, che non dà più frutto, che non cambia più niente, che consente tutti i peccati in sostanza…; in questo Gesù – ecco l’altro aspetto – Noi riconosciamo noi stessi.<br />
Eh, fratelli e sorelle, non siamo qui come visitatori di una Chiesa, siamo qui come battezzati.<br />
E se quel Battesimo di Giovanni, rimaneva simbolico, il nostro Battesimo, pur avendo conservato l’elemento simbolico – l’acqua che purifica – in realtà è stato immergerci in quel mistero di amore, del Figlio al Padre, che il Figlio ha testimoniato fino alla effusione del Sangue, “vero Sangue”.<br />
Dunque immergerci in questa totale conversione d’amore al Padre che ci ha resi autenticamente figli, nel Figlio e con il Figlio. Questo è il Battesimo simboleggiato dall’acqua.<br />
E in questo discendere in Dio, purificati dal Sangue, ha potuto fare irruzione lo Spirito. Noi siamo creature spirituali, ci continua a dire la Bibbia, ossia che vivono secondo lo Spirito di Dio che non è lo spirito dell’uomo e, per poco che siamo cristiani, lo sappiamo tutti per esperienza, e lo Spirito di Dio, il Santo Spirito, non è il nostro.<br />
Battezzati così, capite, abbiamo subito una profonda metamorfosi: Dio si è impresso dentro la nostra personalità e il nostro lavorio, in questo mondo, al di là delle nostre vicende e delle responsabilità, consiste nel far crescere questa identità secondo quel dinamismo, della Bibbia: “farsi sempre più simili a…”.<br />
Ecco perché ci ‘ri-troviamo’ a nostra volta in quel Gesù. Perché il Gesù di quella scelta, adesso, adesso siamo noi. Tocca a noi, oggi, ri-accettare, la profondità e la serietà di un rapporto con Dio che cominciando dal cuore, abbia una forza dirompente, “uno zampillo in vita eterna”, diceva Gesù. Che, se è necessario, sconvolga, disfi, faccia cadere tutto ciò che non è secondo Dio e ricomponga l’unità della nostra vita, secondo Dio, secondo l’amore.<br />
È una grande chiamata. Difatti oggi, come facciamo sempre in un giorno come questo, invece di dire il nostro Credo in Dio, io vi chiederò di rinnovare le vostre promesse di battezzati. Piccole parole, ma grande impegno. E sì. E sì perché se consenti che il tuo Battesimo ti possegga, tutto è fatto. Noi stiamo vivendo il Giubileo, che come sapete, ha avuto tre anni di preparazione immediata. E il primo di questi tre anni, il 1997 dedicato a Gesù, portava proprio come suo programma nel commento del Papa, che i credenti riscoprissero il Battesimo come fondamento dell’esistenza cristiana; secondo la Parola dell’Apostolo, in Galati 3,27, quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.<br />
Fratelli, per noi un vestito è il regalo di uno stilista, attenzione, per gli Ebrei il vestito era la persona. Tu assumi la Persona di Cristo. E questo è il tuo essere battezzato, oggi, domani, dopodomani, fino a quando entrerai in Colui nel quale hai creduto e che hai amato.<br />
Vorremo domandarci, mah, speriamo in bene, chissà quanti hanno, in qualche modo, riscoperto il Battesimo?!. Il verbo è giusto, siamo talmente presi, distratti, in tutt’altra cultura che il Battesimo è davvero il tesoro nascosto sotto molti strati di altre esperienze, occorre scavare, riflettere è vero. Chissà quanti da quel 1997 a oggi hanno riscoperto il Battesimo? Io spero non pochi.<br />
Essenziale è che lo abbiamo accettato e oggi lo riaccettiamo come il Fondamento, altra parola molto forte. Chiedete a un architetto, a un ingegnere cos’è un fondamento, ve lo spiega. Allora il fondamento non è nulla di accessorio, è ovvio.<br />
Il mio fondamento sei Tu Signore; Tu come sei Tu. Il mio fondamento. Mi fondo su di Te. Faccio partire da Te il mio pensare e il mio agire. Mi sforzo di farlo, via. Eh, la nostra amicizia consente anche, poiché sei così buono, che io qualche volta non ce la faccio, non sono perfetto. Ma il mio progetto torna lì: Tu sei il mio fondamento Gesù. E non il fondamento della domenica quando sono in Chiesa, il fondamento della Esistenza.<br />
Ciascuno ha la sua esistenza, le sue situazioni evidentemente. Cristo Signore mi fonda lì, dove sono me stesso, nei miei ruoli, nelle mie responsabilità, in tutte le cose – le più importanti e le meno importanti – mi fonda dovunque. Questo però vuol dire molto, eh, in una cultura che non ha nessun bisogno di fondamenta religiose, vivere con questa pretesa è una bellissima audacia e una grande testimonianza.<br />
Avete voi…, avete voi, fratelli e sorelle, la percezione che il fondarvi in Gesù Cristo sia la vostra aspirazione? Dico aspirazione, non dico di più; a, ma non dico di meno eh!…<br />
Abbiamo tali e tanti piccoli ideali, obiettivi da raggiungere, immediatezze che, le nostre aspirazioni si confondono, sono aggrovigliate, ne abbiamo cento… . Si muore dietro a una piccola aspirazione non realizzata, …ci spendiamo la vita; no, no…; sei battezzato, se sei battezzata la tua aspirazione di fondo, la scelta, l’opzione di fondo &#8211; come si dice -, rimane Gesù Cristo benedetto. E tu lo sai, tu te ne accorgi, tu  senti che lo Spirito, quel famoso Spirito, ti dà dentro delle spinte, eh?!. delle dritte, come si dice. Ti conduce, ti contraddice oppure ti incoraggia. Percepisci che Cristo in te non è un nome, ma è un vivente.<br />
E allora, ora capite, capite com’è seria la cosa, perché…, quella scena là, sulle rive del Giordano, beh, insomma diventa un programma che mi tocca oggi e domani, che mi diventa terribilmente concreto – che bello però! –. Mi sentirò sempre chiamato da Dio, Isaia è molto bello, “I miei pensieri non sono i tuoi pensieri”, dice Dio; lo so, lo so…, e ti ringrazio perché i miei pensieri qualche volta sono anche molto belli, qualche volta sono sordidi, ma insomma, ad ogni modo sono i miei ‘piccoli’ pensieri.<br />
I Tuoi pensieri Tu me li ridai, mi fai pensare come Te. Prendete Matteo, apritelo sulla pagina delle Beatitudini, eccoli i pensieri di Dio che non sono i nostri. Ma che grazia avere quella pagina da leggere e da fare leggere a qualcuno.<br />
Se dunque Tu Signore mi porti nei luoghi celesti – direbbe Paolo –, se mi fai vivere a casa tua in questo mondo, ecco allora io sono contento; mi sento lieto di essere cristiano, dovunque, sempre. E senza esibizioni solo che farò luce, dicevi Tu Signore; so che altri coglieranno la beatitudine di essere ‘figli di Dio’. Eh sì. Servirebbe ben a poco, io credo parlare di un battesimo di Gesù, espressione un po’ strana per noi, se poi di fatto tutto questo non diventasse il fatto che noi siamo stati battezzati in Gesù e ce ne gloriamo, fratelli e sorelle.<br />
Facciamolo questo inventario della vita che ne dite? Quell’angolo della vita, quella situazione, forse anche importante, dove tu impedisci a Cristo di essere tuo, e tu di essere suo perché qualcosa stride, stona, su… fa pulito, su convertiti, su purificati, su… battezzati nella penitenza; su sveglia la coscienza, su cerca la santità credici! Ecco il popolo di Dio che finalmente apre gli occhi. Vibra, vibra di vita, risponde alla sua vocazione.<br />
È il dono che possiamo fare oggi al Signore, credete, lo attende, Gesù è vivo. Gesù è vivo, ci ama tanto e aspetta tutto da noi.<br />
E lo facciamo passare, come sempre, attraverso la silenziosissima, ma intensissima attesa di Colei, che avendo generato Lui, ora aspetta di generarlo anche a noi. Consegnate a Maria la vostra volontà battesimale, mentre, come vi dicevo prima, insieme riconfermiamo – in modo dialogico -, che battezzati siamo e vogliamo essere, nel Nome benedetto del Signore.</p>
<p>Innanzi al Padre, al Figlio e allo Spirito, dunque fratelli e sorelle, vi ripropongo le domande della Chiesa: Credete…</p>
<p>Ora, insieme, gli rivolgiamo la comune preghiera…<br />
Donaci, Padre il tuo Spirito, non nella misura in cui sappiamo chiedertelo, ma in quella in cui vuoi donarcelo Tu; facci santi per il bene del mondo, e che il mondo ti glorifichi vedendo come operi nei tuoi figli, te lo chiede per noi Maria, ascoltala ed esaudiscici, per Cristo tuo figlio, nostro Signore. Amen.</p>
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