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	<title>La Piccola Via &#187; Maria</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>Maria madre di Dio &#8211; Omelia Don Pollano</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 18:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Madre di Dio]]></category>
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		<description><![CDATA[MARIA SS. MADRE DI DIO Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21 “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” Se avessimo dovuto descrivere noi questa scena presentata da Luca, colma di entusiasmo e di lode, è probabile che avremmo scelto, riguardo a Maria, le parole che l&#8217;evangelista utilizza in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>MARIA SS. MADRE DI DIO</h4>
<p>Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21</p>
<p>“<em>Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore</em>”</p>
<p>Se avessimo dovuto descrivere noi questa scena presentata da Luca, colma di entusiasmo e di lode, è probabile che avremmo scelto, riguardo a Maria, le parole che l&#8217;evangelista utilizza in un’altra occasione: “<em>Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano e Maria da parte sua disse:- L’anima mia magnifica il Signore, il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore</em>”. Infatti avremmo percepito molto più armonico, in una pagina di gioia, un grido di gioia. Troviamo, invece, nel versetto 19 del capitolo secondo di Luca, ora letto, che Maria fa tutto l’opposto: da parte sua, tace, tace meditando raccolta. È proprio qui che ci attende il Vangelo oggi, per capire con Lei perché tace, e tacere un poco con Lei. Non è strano che si taccia quando si vuole riflettere e comprendere meglio, lo facciamo sempre tutti. E già questo è interessante.</p>
<p>Mentre i pastori, come molti, come noi stessi qualche volta, riducono ciò che hanno visto al loro sentimento, alla loro emozione, Maria sente che di fronte a quel bambino, che giace nella mangiatoia, non deve limitarsi a una gioia umana, deve, invece, elevarsi Lei per capirlo. Perciò sta tacendo, per non perdere la grandezza dell’evento appena cominciato e del momento presente. Troviamo, dunque, Maria in <strong>un atteggiamento interiore di  elevazione</strong>.</p>
<p>Non si tratta solo di comprensione, come quando si dice: “Voglio capire meglio”, ma sapendo che con la nostra intelligenza  ci riusciremo. E’ di più. È un’elevazione a qualcosa che ci supera, però in modo tale che ci avvince, ci attira, come può accaderci qualche volta quando preghiamo. Non capiamo, ma ci sentiamo portati a star lì, perché lì c’è Dio.</p>
<p>Il bisogno di elevarsi, per trovare cose più grandi, non è soltanto di Maria e non interessa solo l’ambito religioso. Tutta la storia umana è piena di tentativi di elevarsi, come testimoniano i grandi sistemi ideali delle filosofie, le mitologie o anche la fantascienza: mille modi di superare la nostra misura, però tutti quanti umani, cioè fatti, in sostanza, d’immaginario.</p>
<p>Qui, invece, non c’è nulla d’immaginario, qui c’è un bambino, in carne ed ossa, ma Maria è obbligata ad elevarsi proprio guardandolo, perché ricorda benissimo com’è nato da Lei. Lo ricorda come fosse accaduto il giorno prima: <em>“Lo Spirito Santo scenderà su di te, l’ombra dell’Altissimo ti coprirà”</em>. Di conseguenza, guardando quel piccolo bambino, è costretta ad andare alle origini che, per la sua cultura ebraica e per la sua pietà personale, sono davvero altissime, si perdono in alto. L’essere Madre del Figlio dell’Altissimo la sta sollevando, la sta incantando, potremmo dire. Perciò, da parte sua, <strong>tace e contempla</strong>.</p>
<p>Questo atteggiamento ci interessa molto, perché, visto che quel bambino è Gesù, il Figlio di Dio, lo stesso atteggiamento è richiesto anche a noi; altrimenti perché saremmo credenti?</p>
<p>Dunque, tu, Maria, guardi tuo Figlio e vai molto in alto, più in alto che puoi, nel mistero di Jahvé, il trascendente Dio ebraico. Vai là per capire questo bambino e congiungi queste due realtà che sembrerebbero del tutto lontane, ma adesso non lo sono più: la suprema trascendenza di Dio e l’immanenza di questo piccolo bambino. Allora, oltre alla gratitudine, allo stupore, alla meraviglia, non può non nascerti in cuore anche un immenso: “Ma perché? Perché sei nato da me? E perché sei nato?”.</p>
<p>E il piccolo Gesù è la risposta incarnata.</p>
<p>“Prima di tutto volevo entrare nella storia del genere umano e allora sono nato da donna”.<em> Nato da donna </em>è l’espressione che usa l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. Essa, però,<em> </em>vuol anche dire: consegnato all’affetto, anzi all’amore profondo di una donna. E potremmo aggiungere, senza timore di sbagliare, al tipo di amore più profondo, dedicatorio, fedele che si trovi sulla terra<em>.</em> Ci sono tanti tipi di amore buono, lodevole, desiderabile, ma l’amore di una madre, che sia coerente e fedele, è imbattibile, perché sfida il tempo, i cambiamenti, le situazioni, sfida le ingratitudini, sfida tutto, e rimane.</p>
<p>Allora è già importante che Tu, Gesù, Figlio di Dio, per venire tra noi, non abbia solo cercato il grembo di tua Madre, ma anche il cuore di una creatura che, come madre, è quella che ti poteva accogliere di più. <strong> Hai cercato la via dell’affetto e della tenerezza</strong><em>.</em></p>
<p>Delle innumerevoli icone di Maria che esistono, alcune si fanno un po’ tradizionalmente risalire proprio a Luca, che si dice fosse anche pittore. Di lì sono nate tre figure tipiche dell’icona, che poi sono diventate modelli per tutti i ritratti della Madonna. La prima icona in assoluto comparsa nella tradizione cattolica è quella che probabilmente avrete visto qualche volta: la Madonna tutta china sul bimbo, che a sua volta le appoggia il volto sulla guancia, la cosiddetta <em>Madonna della Tenerezza</em>.</p>
<p>Dio cerca tenerezza e la cerca dove sa di trovarla: in un perfetto cuore materno. Sarebbe già molto, ma non è tutto, perché qui siamo davanti a Dio e, quando si parla di Dio, non basta fare né della biologia né della psicologia, bisogna fare della teologia: trovare le ragioni profonde di Dio in Dio.</p>
<p>Dio è amore, <em>agape </em>e la caratteristica dell’amore è il donarsi gratuitamente, il consegnarsi perdutamente all’altro. Allora ecco che<strong> Dio, attraverso Maria, si consegna a tutti noi</strong>: “Mi sono cercato una mamma per rassicurarvi. Potevo comparire tra voi come un San Giorgio con la spada, potevo fare quello che volevo, Io sono il Creatore. Ho scelto la via che convincesse di più, per farvi capire che era il mio infinito &#8211; che non è il freddo assoluto dei filosofi -, il mio vivo infinito d’amore che veniva a cercarvi”.</p>
<p><em> </em></p>
<p>Così Maria, a poco a poco, crescendo nella fede, capisce quel nome:<em> Gesù.</em></p>
<p>Era un nome piuttosto frequente: <em>Jehoshu’a</em>, ‘Dio salva’. Nella storia ebraica c’erano stati dei Jehoshu’a-Gesù, ma il Dio che salva, in prima persona, non era ancora venuto, ed ora eccolo.</p>
<p>Maria vede, dunque, quel Bambino com’è: piccolo bambino che, appena si muove, fa sì che Lei si chini su di lui, perché, se trascurasse di occuparsene per qualche ora, lui non potrebbe vivere. E’ un piccolo bambino come tutti. Ma, nello stesso tempo, come diventa grande! E’ l’<em>Altissimo,</em> che sceglie l’amore per venire, diventa inerme nelle nostre mani, dipende in tutto da noi, perché se no muore di fame; dunque ci rassicura, cerca il nostro cuore per avere un tepore di vita, vuol essere amato, ma è Lui l’Amore molto più grande che si dona.</p>
<p>E si dona a tutti. Questa maternità diventa arbitra della storia umana, perché da quel momento in avanti, quando diciamo: “Mamma, madre”, non possiamo più soltanto pensare alla nostra, seppure ottima, amatissima mamma, troppo poco! Dio ha avuto una mamma e noi a Lei ci rivolgiamo, anche perché, essendo madre di un Dio, che a sua volta è Creatore di tutto, è diventata la Madre del creato, la Madre della Chiesa.</p>
<p>Tutto questo non è affatto ridurre la teologia, che rimane molto alta, a dei parametri umani buoni, semplici, emotivi.</p>
<p>Dio è padrone del cuore umano e di tutte le sue ricchezze. Di conseguenza noi guardiamo a Lui, perché è Dio; guardiamo a Cristo, perché Cristo è Dio, Figlio di Dio, ma guardiamo anche a Lei, perché a Dio è piaciuto metterla così, tra noi e Lui, misteriosa, umilissima mediazione. Madre della nostra grazia: <strong>tutto ciò che Dio ci dona passa attraverso di Lei</strong>, mediatrice potente, silenziosa. Madre della nostra vita: pensate a tutte le cose grandi che le chiediamo, che andiamo a cercare a Lourdes, a Fatima, o qui, o dovunque! E’ una dispensatrice straordinaria, perché il suo cuore è materno. Chi ha un cuore materno non ha misura.</p>
<p>Come siamo saggi quando le diamo un posto importante nella nostra vita! Qualcuno qualche volta dice: “Ma io preferisco Gesù Cristo”. E’ un’ ingenuità, perché non è questione di preferenze, c’è ancora molto di psicologico in questo modo di esprimersi. Qui è questione di verità: è l’ordine di Dio.</p>
<p>Vi rivolgo allora una domanda molto concreta: l’umile ma sincera “<em>Ave Maria piena di grazia…”</em> che posto ha nella vostra vita?  Non c’è nulla di disdicevole nel dire: “<em>Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te…”, </em>nulla di popolare, nel senso riduttivo del termine. I contemplatori del Verbo non sono cristiani se fanno solo quello: bisogna prendere le cose come Dio ce le ha date, Egli ci conosce molto bene.</p>
<p>C’è davvero da augurarsi che quest’anno nuovo, che vuol dire un tempo nuovo, possa essere molto vissuto in un rapporto rinnovato e rafforzato con la Madre di Dio.</p>
<p>La Chiesa ha patito per definire Maria <em>Madre di Dio</em>. I primi secoli sono stati tormentati dal punto di vista teologico, perché questo attributo pareva ad alcuni eccessivo. Certo, se si pensa al Dio eterno e increato, non si pone una madre. Ma, quando Dio si fa uomo e rimane Dio, allora ecco scaturire dal Concilio di Calcedonia il termine, tanto caro ai nostri fratelli greco-ortodossi: <em>Theotokos</em>, la <em>Madre di Dio</em>. Li incanta questa espressione, di cui sentono tutta la grandezza. Non è un caso che l’icona, a differenza delle Madonne occidentali, abbia spesso l’aspetto trascendente che al nostro senso estetico può dire poco, mentre dice molto se lo si interpreta con intelligenza di arte e di fede. La <em>Theotokos, </em>la grandissima Madre di Dio!</p>
<p>Questo è il significato del nostro essere qui oggi: “<strong>Ti</strong> <strong>consegniamo non solo la nostra vita, ma il tempo del mondo. </strong>Tu sai, Tu che hai detto a Gesù quella volta: “<em>Non hanno più vino”</em>. Quanti significati ha questa frase! <em>Vino</em> rappresenta tutto ciò che serve all’uomo. Non hanno più chissà quante cose, ma, per tante che siano, ecco l’occhio e il cuore di Maria: “Non hanno più vino, Gesù! Che cosa fanno allora?”. E Gesù, come quella volta, agisce in modo che Lei possa dire: “<em>Fate quello che vi dirà</em>”, e tutto si risolve.</p>
<p>Ci riconsegniamo così, molto convinti, a Maria oggi. Non consideriamo certo questo gesto come un piccolo termine di devozione, ma le promettiamo che faremo quello che Gesù ci dirà, però col suo aiuto, perché Lei sa che siamo fragili e poveri: non è la Madre della Misericordia? Non è il Rifugio dei peccatori? Non è la Porta del Cielo?</p>
<p>Tutti i problemi, piccoli o grandi, personali, dei popoli, dell’ecumenismo… sono tutti nelle mani di Maria<em>.</em> Questo ci dà una fiducia sconfinata, però bisogna anche implorare: “Prendi, per favore, in mano Tu le sorti dell’umanità, perché, lasciata a se stessa, vedi quanto male sa fare. Prendi nelle mani Tu questo popolo in cammino”. Ditelo, e non ditelo solo oggi. Vi assicuro che potremo vedere risultati straordinari di bene e di grazia, per tutti.</p>
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		<title>Immacolata &#8211; Don  Pollano</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 16:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
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		<description><![CDATA[IMMACOLATA CONCEZIONE B.V.M. Gen 3,9-15; Ef 1,3-6; Lc 1,26-3 «Ti saluto, o piena di grazia» La giornata di oggi ci offre una grande occasione per capire Maria, prima contemplandola e  pregandola, poi anche parlandole così come sappiamo. Oggi infatti la Chiesa ce la propone come fu ed è, Immacolata, e lo fa con l’intenzione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IMMACOLATA CONCEZIONE B.V.M.</strong></p>
<h1>Gen 3,9-15; Ef 1,3-6; Lc 1,26-3</h1>
<p><em>«Ti saluto, o piena di grazia»</em></p>
<p>La giornata di oggi ci offre una <strong>grande occasione per capire Maria</strong>, prima contemplandola e  pregandola, poi anche parlandole così come sappiamo. Oggi infatti la Chiesa ce la propone come fu ed è, Immacolata, e lo fa con l’intenzione che tutti noi, Popolo di Dio, la fissiamo con fede convinta ed ammirata.</p>
<p>Ammirazione che però non ce la allontani: il Concilio Vaticano II ha ribadito, quanto a Maria, che la Chiesa riconosce in Lei la propria icona già perfetta, e di conseguenza tende a imitarla nella vita di grazia: noi la fissiamo per imparare come noi stessi siamo chiamati a divenire.</p>
<p>C’è di più: essendo nostra Madre, Maria ha ora il compito di fare fluire in noi la grazia di Cristo che ha resa Lei santa e immacolata qual è. Per questo noi le rivolgiamo oggi ancora una volta sguardo e desiderio secondo fede e amore.</p>
<p>Un teologo ha intitolato un suo saggio: “Maria, chi sei veramente?”. E’ la stessa domanda, lo ricorderete, che Bernadette rivolse alla figura misteriosa apparsale a Lourdes. A Bernadette la Signora rispose di persona, qui ci facciamo illuminare secondo la Chiesa dalla parola di Dio.</p>
<p>Si applicano infatti perfettamente a Lei le parole della Lettera agli Efesini: <em>“In Lui, Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà”. </em>Sì, anche Maria è diventata “figlia adottiva”; ma in più, privilegio incomparabile!, è stata fatta anche Madre del Figlio grazie al quale è divenuta figlia di Dio. Portentoso mistero.</p>
<p>Perciò il santo Vangelo la chiama la <em>“piena di grazia”, </em>la “<strong>colma del favore di Dio</strong>”. Riflettiamo su questo nome unico. Quando è che voi direste mai a qualcuno: “Tu sei colmo del mio favore”? Espressione iperbolica…Sarebbe come dire: “Io ti riempio del mio affetto e del mio amore, ti voglio appassionatamente, tu non mi sfuggirai mai, anzi mi amerai con tanta perfezione che io potrò sempre fidarmi di te in modo assoluto”. Siamo nel divino molto più che nell’umano. Gesù Cristo per primo è stato prediletto così dal Padre. E dopo di Lui, dalla pienezza di Lui, ecco Lei, la Tuttasanta e senza peccato.</p>
<p>Per essere nostra madre, perché anche noi Dio tiene nel suo favore particolare, noi battezzati, perdonati, eucaristici. e missionari. E’ questa la nostra grandezza comune: Maria colma, noi ricchi di grazia viva, dinamica e bella. E questo suo essere colma, e maternamente colma, la rende &#8211; pur così piccola davanti all’Onnipotente &#8211; figura feconda da cui nasce, con Cristo, la storia nuova, salvata; offrendoci il Santo Ella propone alla storia la contraddizione, e la spartisce in due fiumane: quella che crede nel Figlio, pieno di grazia e di verità, e perciò in Lei, per vivere come loro; quella invece che lo rifiuta preferendo costruirsi da sé sola.</p>
<p>Anche la pagina biblica della prima Lettura è piena di fascino. Nell’apparenza mitica essa contiene fra le altre una verità centrale per noi quando afferma che <em>“l’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi”.</em> E’ come dire  che con la mancata fede nella Parola di Dio e la conseguente trasgressione inizia per la creatura umana un tipo di vita che si è privato<strong><em> </em></strong>del favore di Dio. Possiamo chiamarlo tragedia.</p>
<p>L’uomo, rifiutando il favore di Dio, resta con le sue sole risorse ad affrontare l’avventura di esistere. Intelligente, capace di scienza, ricco di immaginario, creatore di bellezza, soggetto intraprendente, ricco di volontà e audacia, costruttore…Ma dopo la rottura d’amicizia con il suo Creatore, con cuore indurito e scarsissima capacità di amare: il fratricidio che insanguina subito la storia lo dirà chiaro.</p>
<p>All’uomo di tutti i progressi basterà sempre un nulla ormai per uccidere il fratello o il bimbo nel grembo di sua madre, e per lasciar morire senza un fremito milioni di uomini come lui, per malattia e fame.</p>
<p>E’ grazie a Maria che questo umanesimo tragico, in cui siamo immersi tutti, trova per virtù di  Dio il suo rimedio. Perché con Lei senza peccato viene nel mondo il nuovo cuore di Gesù Cristo, l’Uomo perfetto, la sovrabbondanza della carità divina: già Lei ne rispecchia e vive la ricchezza, e non per sé sola; è madre e dunque esiste per far passare in noi, dolce nutrice, la ricchezza della grazia del Figlio.</p>
<p>E’ eccellente, questo disegno divino.</p>
<p>Perché così ci troviamo affidati a una che non è come noi, incerti e peccatori, sempre esposti a perdere la nostra immacolatezza cristiana, o sovente perdendola, e tanto spesso scarsi nella sua misura; Maria vive immacolatezza piena, perfettamente in grado di proteggere e tutelare la nostra, sempre pronta alla nostra cura.</p>
<p>Per questo chi saggiamente ha con Lei grande rapporto di fede e devozione filiale cammina molto più sicuro verso il Regno.</p>
<p>Maria, la Immacolata, non si presenta dunque a noi come personaggio opzionale, che accetteremo secondo le nostre varie sensibilità. Sarebbe errore ben grave farlo. Ella fa semplicemente parte del disegno di Dio. Che lo si sappia o no, che lo si voglia o no, agisce nell’economia della Salvezza per ciascuno di noi e per tutti.</p>
<p>E’ cioè Madre insopprimibile. E si badi, è Madre che ha conosciuto il dolore e la fatica fedele di credere, sperare e amare per tutta la durata della vita terrena. Volle rimanere nel favore di Dio, a qualsiasi costo, e perciò può dire a noi con totale credibilità: “<strong>Restate anche voi fedeli al favore di Dio come me, a qualunque costo</strong>”.</p>
<p>Non c’è che una risposta, è evidente, al di là dei nostri compromessi e dei falsi equilibri fra bene e male, perché proprio a Lei, Immacolata, possiamo e dobbiamo rimanere vicini con ottimismo e gioia. Guardandola capiamo che il destino cristiano non è troppo per noi: il mondo grida, ma lo Spirito è più forte.</p>
<p>Se oggi dunque vogliamo fare un dono autentico a Maria, oltre quest’ora convinta di preghiera, allora riconosciamoci in Lei e riconosciamola in noi. Possiamo ripeterle, nel silenzio del cuore: “Anche noi siamo stati immersi nell’immacolatezza di Gesù, come te, per essere purificati e santi. Aiutaci Tu a ripercorrere con amore e coraggio nuovi le vie del nostro Battesimo, la nostra immacolatezza in questo mondo”.</p>
<p>E’ la preghiera che l’Immacolata<strong> </strong>attende e che è prontissima a esaudire.</p>
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		<title>Il Sorriso di Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 15:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[carmelo]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa di Lisieux]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono stati degli avvenimenti eccezionali alla base di un tale splendore spirituale? No, la chiamata del Signore si manifesta nella vita di Thérèse attraverso degli avvenimenti molto semplici. La vita le mostra passo dopo passo la volontà di Dio. Lei la riconosce dai desideri audaci che osa esprimere. Deve solo prenderne confidenza: il Signore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono stati degli avvenimenti eccezionali alla base di un tale splendore spirituale?</p>
<p>No, la chiamata del Signore si manifesta nella vita di Thérèse attraverso degli avvenimenti molto semplici. La vita le mostra passo dopo passo la volontà di Dio. Lei la riconosce dai desideri audaci che osa esprimere. Deve solo prenderne confidenza: il Signore è fedele; Egli non può ispirare dei desideri irrealizzabili; le circostanze della vita le permetteranno poi di capire poco a poco la reale portata del suo desiderio e così di sentire appieno la chiamata di Dio.</p>
<p>Thérèse si rallegra di questa condotta semplice del Signore nella sua vita. Lei non vuole che degli avvenimenti straordinari scoraggino i piccoli e gli umili dal seguirla sul cammino di una fede coraggiosa. In questo cammino si può sentire ad ogni tappa la voce del Buon Pastore, e crescere con come unico desiderio quello di seguirlo.</p>
<p>Thérèse, privata di sua madre, aveva trovato in sua sorella Pauline una seconda madre. Suo padre aveva associato al suo amore per lei un amore veramente materno (cf. f. 13 r°); tutta la famiglia d’altro canto offre a Thérèse, nella cornice dei Buissonnets, un ambiente protettivo e materno: lei è felice soltanto là! Il ruolo di Pauline è preponderante, e la sua partenza per il Carmelo provoca un profondo choc emotivo a Thérèse.</p>
<p><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-11-a-15.58.32.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-479" title="Schermata 2010-02-11 a 15.58.32" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-11-a-15.58.32.jpg" alt="" width="258" height="685" /></a>Durante la Pasqua del 1883, trovandosi dagli zii per l’assenza del padre e delle sue due sorelle Maria e Leonia, Thérèse cade in una malattia nervosa che costerna tutta la famiglia.</p>
<p>Prima di iniziare a scrivere i suoi ricordi, Teresa s’inginocchia davanti alla statua di Maria; questa statua proveniva dai Buissonnets ed era carica di una storia di grazie e di gioie familiari; agendo così, Thérèse resta fedele all’atto di consacrazione a Maria fatto il giorno della sua prima comunione; era stata scelta per pronunciarlo in nome di tutte le altre prime comunicanti:</p>
<p>“era giusto che parlassi io a nome delle mie compagne alla mia Madre del Cielo, io che così giovane ero rimasta priva della Madre della terra. Ci misi tutto il mio animo a parlarle, a consacrarmi a lei; come una bambina che si getta tra le braccia di sua madre e le chiede di vegliare su di lei.” (f. 35 v°).</p>
<p>Thérèse stessa stabilisce un legame tra la sofferenza causata dalla perdita di sua madre all’età di quattro anni e mezzo, ed il suo attaccamento alla Vergine Maria.</p>
<p>Non è stato anche il sorriso della Vergine che l’ha salvata dalla morte all’età di dieci anni?</p>
<p>Infine Lei dedicherà la sua ultima poesia a Maria (Perché t’amo, Maria), prima di morire, dopo aver offerto la sua corta vita a Cristo nell’ordine della Vergine:</p>
<p>“Al mattino della mia vita  m’ hai sorriso, vieni e sorridimi, Madre, è già sera! &#8230;” (P 54,25) Quando sua sorella maggiore Maria torna ai Buissonnets, non si stacca più da lei, riempiendola di costanti attenzioni, e Thérèse riversa su di lei tutto il suo bisogno di tenerezza materna.</p>
<p>Le è stata messa vicino quella famosa statua di Maria “che ha parlato due volte a Mamma” (f. 29 v°).</p>
<p>E Teresa le mostra tutto il suo sconforto. Il racconto che lei ci fa della disperazione che precede la grazia della sua guarigione è straziante. E’ il grido di una bimba che Thérèse pronuncia con crescente angoscia: “Mamma &#8230; Mamma &#8230;”. (f. 30 r°)</p>
<p>Sua sorella maggiore accorre e s’inginocchia vicino a lei, rivolta verso la statua, e subito dopo la seguono Céline e Leonia e fanno lo stesso.</p>
<p>Thérèse è nel baratro più profondo: “dal momento che non trovava alcun soccorso sulla terra, anche la piccola Teresa si era rivolta alla sua Madre del Cielo; la pregò con tutto il cuore di aver finalmente pietà di lei&#8230;” (f. 30 r°)</p>
<p>E’ allora che avviene il miracolo.</p>
<p>Teresa vede la Vergine Maria sorriderle. Colei che ci è stata donata da Gesù stesso, in segno della tenerezza materna di Dio, ha risposto al grido disperato della sua figlioletta.</p>
<p><em>Una nuova nascita.</em></p>
<p>Cos’è successo, infine?</p>
<p>Quando Thérèse, ristabilita, va a far visita al Carmelo per vedere sua sorella Pauline, le Carmelitane la colmano di domande sulla visione. Thérèse è sbalordita. Cerca di presentarla come fosse stata soprattutto una grazia spirituale di sicurezza interiore, la certezza d’avere in Maria la Madre più bella, più sorridente, più amorosa che si possa desiderare.</p>
<p>Ma lei che viveva nel delirio da molte settimane, non si sarà sbagliata? Questa domanda diviene la causa di un tormento interiore che si placherà soltanto 4 anni dopo, davanti alla statua di Notre Dame des Victoires a Parigi.</p>
<p>Thérèse ha la certezza, allora, che Maria le ha sorriso al capezzale.</p>
<p>Difatti, non fu in quell’ momento che ritrovò la forza di riprendere fiducia nella vita e di accettarne la dolorosa realtà, con le sue separazioni ed i suoi morti?  Riconoscere ciò è come una seconda nascita.</p>
<p>Dopo aver ricevuto, con il sorriso di Maria, la grazia di vivere, ne resta profondamente colpita nel suo essere.</p>
<p>L’importante non è sapere se Thérèse ha avuto una visione o un’allucinazione, ma la fiducia nella vita che lei ha ricevuto tramite Maria.</p>
<p>Lei ha compreso che, attraverso Maria, Dio non lascerà mai morire l’amore materno di cui lei ha un bisogno vitale.</p>
<p>Ciò che è ammirevole in quest’avvenimento, è che la grazia Mariana sia in grado di raggiungere la sofferenza ad una tale profondità: questo è più miracoloso di una visione.</p>
<p>Nel contesto di una malattia che colpiva fino alle radici la sua personalità, è da Maria che riceve la grazia di sorridere di nuovo alla vita</p>
<p><em>Una luce per tutta l’esistenza.</em></p>
<p>Lei manifesterà la sua riconoscenza associandosi ai  “figli di Maria”, nonostante i sacrifici che ciò richiederà. Diventando carmelitana, sarà felice di entrare nell’ordine della Vergine e di portare il suo abito. Avvicinandosi la fine del suo itinerario terrestre, consacrerà a Maria la sua ultima e più lunga poesia:</p>
<p>“Al mattino della mia vita  m’ hai sorriso, vieni e sorridimi, Madre , è già sera!” (P 54,25)</p>
<p>Così il sorriso di Maria ha illuminato tutta la vita di fede di Thérèse. Lei, che fu ferita così in profondità nei suoi affetti, al punto di perdere la ragione e quasi la vita, grazie a questo sorriso ha ottenuto la grazia di una rinascita.</p>
<p>Colmandoci con il suo Spirito, Dio vuole anche donarci, rinati alla vita, la sua tenerezza.</p>
<p>Maria ci permette di scoprire questo mistero, Lei che si donò completamente allo Spirito Santo e che ricevette da Gesù sulla croce, la missione di essere nostra Madre.</p>
<p>Il sorriso di Maria è più vero di tutte le ferite che c’infligge la vita.</p>
<p>Questo sorriso può aprire alla fiducia il cuore di tutte le sofferenze umane e riportare in vita la profondità dell’uomo!</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>All’inizio, il sorriso</em></p>
<p>C’è una dimensione innata del sorriso in tutta l’esistenza umana.</p>
<p>Nelle regressioni provocate dalla sofferenza, possiamo, come Teresa, raggiungere nel più profondo il sorriso di Maria, per rinascere nella fiducia e nella speranza: lasciare sgorgare quelle dolci lacrime che liberano delle lacrime molto amare.</p>
<p>Contempliamo, per questo, Maria nel Vangelo, silenziosamente presente, che  conserva tutto nel suo cuore. (cf. Lc. 2,19.51)</p>
<p>Maria, nostra silenziosa memoria delle meraviglie di Dio, ci unisce, infatti, in questa dimensione fondamentale della nostra storia umana: l’esperienza del sorriso.</p>
<p>Il sorriso di Maria appare dunque come fondamento dell’esistenza e promessa del suo compimento in Dio, come segno dell’amore di Dio per noi. La nostra esperienza umana si radica così nell’esperienza di fede. Il sorriso della Madre è ciò su cui riposa la nostra esperienza di Dio. Esso diviene, tramite Maria, Rivelazione del mistero di Dio, come amore premuroso e incondizionato.</p>
<p>Questo sorriso rende possibile il tormento del lutto ed il consenso alla separazione, sulla base di una fondamentale fiducia.</p>
<p>Il bambino sa che non sarà mai abbandonato. Il credente sa che la Resurrezione è il significato della croce. Per passare da questo sorriso innato all’espressione adulta della fede evangelica è necessario un travaglio. C’è, infatti, un passaggio frequente attraverso un uso idolatrico di certi aspetti della fede.</p>
<p>Proiettiamo su tale aspetto del mistero il nostro desiderio d’onnipotenza, che è disconoscimento della morte e della fine.</p>
<p>Grazie al cammino della fede vissuto nella chiesa, integriamo tutte le dimensioni del mistero, ma la scoperta iniziale resta vera; lo è più che mai, poiché è arricchita da tutte le altre dimensioni del mistero della fede. Il sorriso di Maria diviene un segno proprio del Mistero di Dio, allorché Maria è contemplata in piedi sotto la Croce.</p>
<p>Il ricorso alla figura materna di Maria, allora, non conduce ad un diniego della sofferenza e della morte. I Vangeli dell’Infanzia fanno essi stessi quest’opera, annunciando già la Passione e la Morte di Gesù.</p>
<p><em>Sin dal principio, il servizio</em></p>
<p>Teresa mostra come lei stessa ha compiuto questo travaglio di fede, col suo poema dedicato a Maria (Perché t’amo, Maria.).</p>
<p>La sua meditazione è illustrata unicamente dal suo modo di scrivere, insolito rispetto a quello della Chiesa dei suoi tempi.</p>
<p>Passiamo così dalla rappresentazione di una madre onnipotente, capace d’assicurare la vita alla sua figlioletta minacciata d’annientamento, alla visione di una donna che visse nella notte della fede e servì umilmente la sua famiglia.</p>
<p>“Non sono i lavori di Marta che Gesù biasima: a questi lavori, la sua Madre divina si è umilmente sottomessa per tutta la sua vita poiché doveva preparare i pasti per la Santa Famiglia. ” (Ms.C 36 r°)</p>
<p>Invece di idealizzare Maria, Thérèse vede in Lei una donna semplice, e molto vicina a noi nel quotidiano. Così Maria è nostra madre, nello stare attenta ai nostri bisogni, ma soprattutto nel donarci Gesù. Noi possiamo anche riconoscerci in Lei, poiché Lei ha conosciuto la sofferenza, ed in questo Lei è prima di tutto nostra sorella. Maria, nostra sorella è, infatti, un modello imitabile da tutti i cristiani: modello di carità nell’umile servizio al prossimo, modello di speranza con il suo silenzio nelle difficoltà, modello d’esaltazione nella lode (Lc. 1,46-55) e di preghiera umile e confidente (Gv. 2,1-12), modello di perfetta donna cristiana.</p>
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		<title>Con Maria, la Piena di Grazia: la Grazia di amare</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[amare]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[grazia]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Di grazia che crede e di grazia che spera è grazia che ama. Gv. 19, 25-40 E’ una delle scene più tragiche del Vangelo, e in particolare il brevissimo dialogo tra il Crocefisso e sua Madre, richiede da noi un certo sforzo per essere compreso, non nelle parole, certamente, ma in ciò che propone, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di grazia che crede e di grazia che spera è grazia che <em>ama</em>.</p>
<p>Gv. 19, 25-40</p>
<p>E’ una delle scene più tragiche del Vangelo, e in particolare il brevissimo dialogo tra il Crocefisso e sua Madre, richiede da noi un certo sforzo per essere compreso, non nelle parole, certamente, ma in ciò che propone, perché va molto oltre le nostre misure ordinarie di amare.</p>
<p>Perché dico così? Eh, lo potete bene intuire.</p>
<p>Maria riceve e accetta, come figlio adottivo, un povero uomo, Giovanni, figlio di Zebedeo mentre sta perdendo il suo proprio Figlio. Il suo figlio naturale, nato dal suo grembo, allattato dal suo seno, curato da tutta la sua vita il quale è l’uomo perfetto perché è Dio.</p>
<p>Ecco lo scambio. Ecco lo scambio fortemente drammatico e se Maria non fosse Maria, dovremmo dire, tragico.</p>
<p>Misurate la riduzione dell’orizzonte d’amore, per Maria… Colui che ha amato totalmente sta andandosene e al posto, ‘Ecco tuo figlio’. Commentando questa scena, Bernardo, San Bernardo, dice <em>‘Che scambio! Giovanni al posto del Figlio, un uomo al posto di Dio.</em> – e continua - <em> Il ricordo di questo scambio spezza i nostri cuori che sono di sasso e di ferro.</em> <em>Dunque chissà che cosa accadde nel cuore di Lei?’</em>. Dunque, poche righe che raccontano una grande pagina della storia della  Madre di Dio</p>
<p>È proprio questa scena che ci aiuta a capire come amava Lei, come era capace di amare Lei. E questo per ammirarla, ma come sapete, anche per imitarla nello stesso Spirito Santo. Già Lei non sapeva che vivere di amore, non è vero?!… Quando si è senza peccato; quando lo Spirito penetra nel profondo del nostro piccolo spirito, arriviamo a questo alto livello di cui pure i santi ci hanno dato delle belle testimonianze: si vive perché si ama qualcuno.</p>
<p>Lei visse in <em>pienezza </em>questo livello e tutta la sua vita, ce la immaginiamo, Gesù era soltanto suo figlio. Non possiamo, anche dal punto di vista psicologico direi biologico, renderci conto di come fosse stretto il legame, fra Lei e Lui, Lui e Lei, dal punto di vista genetico era tutto, solo suo.</p>
<p>Mettete due cuori che siano perfettamente capaci di amare e cercate di valutare questa corrente di interazione di amore, questa reciprocità, profondissima, che negli anni poi, quanto più si conoscevano, è cresciuta. La vita di Maria, dal punto di vista affettivo, è tutta qua. Cresciuta in questo amore. E se Maria è arrivata fino al Calvario, non dobbiamo dimenticare, eh, che non era soltanto madre, ma era anche discepola.</p>
<p>È salita al Calvario dietro a Dio o dietro a suo Figlio?. Eh, fate presto a rispondermi: ‘dietro a tutti e due!’. Proprio così. Seguiva suo Figlio, il suo amatissimo Figlio, il Gesù della culla di Betlemme, che era Dio. E seguiva Dio, da discepola, con piena fede, quel Dio che era diventato suo Figlio e comprendete che sono due amori che si intrecciano in modo misterioso: quello della Madre e quello della Discepola…</p>
<p>Quello dunque che ha concepito il Verbo, nel suo grembo, ma prima ancora – avrebbe detto Agostino – nella sua Fede e nel suo profondissimo amore.</p>
<p>Lei era lì, e in questo momento Gesù finisce. Sta finendo la sua vita e in che modo? Non ci sarà più, tra poco, ed Ella rimarrà sola. Se non fosse Maria si potrebbe dire: ‘ecco una madre distrutta!’. E tanto più distrutta quanto tutta la sua vita, come ricordavamo, è stata vissuta in questo palpito, profondissimo, di amore umano e divino. Scompare Gesù e tu rimani un’ombra… e diventi una specie di lutto infinito ormai perché non c’è rimedio. Così ragioneremmo noi!. Sarebbe forse il tema di una grande tragedia poetica. Ma Lei non ha vissuto semplicemente così: ‘Tu muori e io muoio con te e scompaio, non mi si chieda più nulla perché ho perduto te!’, non è così che Maria risponde. E Maria non risponde così perché?… Eh, fratelli e sorelle, perché c’eravamo anche noi e ci siamo anche noi. Quel Giovanni che, come è ben noto, è simbolo di un’umanità intera.</p>
<p>Né Gesù, né Lei potevano, in quel supremo dramma di amore che gli univa, dimenticarci, non potevano! L’amore non dimentica proprio nessuno, voi che amate lo sapete benissimo. Così si apre qualche cosa di nuovo per Lei; la sua grandezza di amore, la sua capacità diventa piena di luce perché?!… Perché ci accetta, ma accettare è dire poco, perché ci accoglie, perché… ci prende dentro il suo cuore, come è tanto più grande di noi vero?!.</p>
<p>Noi non siamo capaci, umanamente, di un amore così grande, a noi non ci è possibile, non è colpa nostra, siamo… povere creature limitate. Siamo capaci di ‘qualche’ affetto ed è già bello ed è già tanto se viviamo, nella vita, fedeli e forti in qualche affetto tra i miliardi di persone che abbiamo attorno. E quando poi accadesse, nella vita, che la persona più amata scompare, eh, cosa ci insegna l’esperienza?!, che questa morte ci distrugge, appunto. Non abbiamo più voglia di vivere, non sappiamo più che cosa fare, per chi vivere, ecco. Noi siamo fatti così, invece Maria, piena della Grazia e della Carità, ama divinamente, il suo cuore è pronto per noi e quando da quella Croce, scende quella voce del Figlio, ebbene sì, l’avrà sentito lo scambio !… Era profondamente umana…, ma l’ha sentito come un dono in più che le era chiesto a nostro favore.</p>
<p>Giovanni Paolo II nella sua, molto bella Enciclica su Maria, e con dei suoi geniali momenti teologici, ma anche mistici, capisce così questo momento: <em>Dal momento del Golgota sgorgò in Maria</em> – dice – <em>una nuova maternità. Una nuova maternità frutto del nuovo amore che maturò definitivamente in Lei ai piedi della Croce.</em></p>
<p>Eh, dove il nostro<em> </em>amore ci chiude il suo amore la apre e diventa Madre, proprio lì. È molto bella questa intuizione profonda di Giovanni Paolo II. <em>L’amore per gli ultimi</em>, eravamo noi gli ultimi!; <em>per i più poveri</em>, eravamo noi i più poveri; per i <em>non amabili</em>, eravamo noi i non amabili, non il suo Figlio Gesù. Quel povero Giovanni che stava, anche lui, per sprofondare nel buio di una fede molto vacillante o perduta…</p>
<p>Ebbene, è così. Il Papa dice <em>‘maturò’</em>, è molto saggio anche questo perché non è che Maria non amasse prima,  pensate lo stesso cantico che Luca mette sulla sua bocca; non è neanche un magnifico aprirsi alla miseria degli uomini… E sì, i poveri, gli ultimi, gli affamati, finalmente saranno trattati come vanno trattati!. Sì, pensate Cana…, la delicatezza, la cura…; oh, certo che amava, Maria!. Ma non amava così, non amava così; la maturazione giunge proprio quando accetta con amore noi, ossia, accetta la Chiesa.</p>
<p>Infatti, il Concilio Vaticano II, la definisce <em>Madre di Cristo e Madre della Chiesa</em>, espressione, per noi, divenuta molto comune, ma recente nella Teologia mariana, è bellissima…, sgorgata là!. Sgorgata proprio là!.</p>
<p>Agostino commentava dicendo: <em>Maria ha cooperato con la sua Carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa</em>, che siamo noi, figli di questo cuore straziato. Pensate un po’…, quanto dunque ci ama, anche adesso, Maria. Se ci ha accettati in quel momento come gli siamo diventati cari…, era il momento in cui il suo cuore, aperto, svelava a Dio l’intimo di se stesso. È proprio in quell’intimo del cuore di Lei Cristo ci ha deposti: <em>Lo amerai come tuo figlio, gli amerai e saranno i tuoi figli.</em> Tutto questo proprio perché Lei sapeva amare.</p>
<p>Eh, fratelli, soprattutto oggi, nella nostra cultura non solo complessa, ma piuttosto sconvolta e piuttosto confusa è bello ricontemplare che cos’è l’amore, se è questo. Perché dietro la parola ‘amore’ – insegnate a me – quante mai cose, esperienze, situazioni si possono mettere: dalle più sublimi alle più sorbide; dalle più belle alle più vergognose, tutto sembra amore…</p>
<p>Ma se si guarda Lei si capisce di nuovo: tu ami quando vuoi, appassionatamente, il bene dell’altro…, non il tuo soltanto. E dico ‘appassionatamente’ non per aggiungere una parola di enfasi, ma perché Lei, nella passione di Cristo, era appassionata, altrimenti non avrebbe resistito all’intensità di quella situazione, e invece ha resistito. Quando vuoi appassionatamente il bene dell’altro, tu hai il diritto di dire: ‘ecco io amo’. Quando di questo ‘altro’ ti prendi cura, fino alla fine, ti metti completamente in giuoco… Eh, questo Crocefisso così messo in giuoco da morire in quel modo da morire per noi, cosa non avrà imparato Lei?!… Sì, ha imparato da Lui fin dove arriva l’amore, il prendersi cura dell’altro.</p>
<p>Anche Lei s’è messa tutta in giuoco. E questa capacità, badate, la conserva pienamente ad essere nel cielo, anzi, è il suo lavoro – potremmo dire così – prendersi cura di noi, di Gesù non ha più da curarsi in quanto è Gesù, ma devi curarsi di Lui in noi perché Gesù vuole crescere in noi – sappiamo bene, siamo i suoi tralci – e Lei si cura del suo Gesù in ciascuno di noi, oggi e domani, sempre!.</p>
<p>Siamo continuamente nel flusso misterioso della sua <em>maternità</em>. Oh, badate!, che noi lo sappiamo o che noi non lo sappiamo; che noi lo accettiamo o che noi non lo accettiamo, queste sono cose nostre. Ma il piano di Dio è… ‘Tu crescerai perché questa Madre si curerà di te e coltiverà il suo Gesù in te e te, nel suo Gesù!’.</p>
<p>Com’è saggio saperlo!, com’è saggio sapere questa grandissima capacità e volontà di Maria; ed è anche bello, sapete, perché anche se l’amore di Gesù Cristo è infinito perché divino e quindi non è paragonabile a quello di Lei perché è molto più grande, Lei stessa rispecchia questo amore, noi, che siamo creature della paura, qualche volta esitiamo ad accostarci a Gesù perché – e il tempo di Avvento ce lo sta ricordando – Egli, è pure e sarà, il Giudice della storia, a pieno titolo, è Dio!. E se non lo conosciamo abbastanza bene nella sua infinita tenerezza per noi, ecco, un poco di… sbagliato timore ci trattiene, temiamo i suoi occhi severi…, non è giusto, ma ci accade e, proprio a questo proposito, ancora San Bernardo diceva: <em>Ringraziate Colui, che è Dio, il Padre, la cui Provvidenza dolcissima e misericordiosissima, vi ha donato una tale mediatrice dalla quale non avete, assolutamente nulla da temere perché Maria non ci giudicherà mai.</em> È soltanto una madre, non è più buona di Gesù, questo è ridicolo ed è anche sbagliato teologicamente. Ella prende da suo Figlio, ma ha questo compito tutto particolare: ‘non tocca a me giudicare Figlio, sei Tu Dio, a me tocca accogliere, amare come ami 		Tu, essere icona di Misericordia. È molto bello questo perché allora l’amore di Maria, umile, tenero, pieno è a nostra disposizione. Siamo davvero pochi saggi, sapete, se noi ci rivolgiamo poco a Lei, se la nostra devozione a Maria, come si usa dire, è diventata un po’ frettolosa, un po’ meccanica, quando il Rosario detto, ma poi non un rapporto con una persona che sta sempre lì, che è questa, che è viva!, e che ha imparato ad amarci in quel famoso momento. Appoggiatevi all’amore di Maria, raccomandate voi stessi e tutte le persone che voi amate… Non abbiate paura di esagerare con la sua tenerezza, con la sua bontà, con la sua cura per voi… Eh, quando vedremo le cose in cielo, ci accorgeremo che di questa cura di Maria per noi, avevamo colto una piccola parte, ma massima parte era rimasta sommersa nella Provvidenza di Dio; la vedremo quanto ci ha amato, qui, torno a dire, non esagereremo mai a fidarci di Lei perciò ringraziamolo di quell’amore, che proprio in questo momento ha per noi e che la consola e che ci consola.</p>
<p>La ringraziamo e chiediamo, a Lei, di aiutarci.</p>
<p><em>Maria, Madre del bell’amore, tienici sempre nella tua pietà e nella tua tenerezza, ricordando che siamo entrati nel tuo cuore mentre era lacerato dalla morte di tuo Figlio e che proprio allora, tu ci hai voluti. Ci affidiamo in te in tutto, certissimi del tuo amore. Amen!.</em></p>
<p>Catechesi tenuta da Mons. G.Pollano &#8211; riveduta da Carlo di G.B.</p>
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		<title>Con Maria, la Piena di Grazia: la Grazia di sperare</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
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		<description><![CDATA[“Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra, perciò colui che nascerà santo, sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per Lei che era detta sterile. Nulla sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra, perciò colui che nascerà santo, sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per Lei che era detta sterile. Nulla sarà impossibile a Dio.”</em></p>
<p>Come si sarà sentita Maria, dopo queste parole dell’Annuncio? Parole certo forti. Dio disposto a sfondare il muro dell’impossibile.</p>
<p>Non dubitiamo della perfetta Fede di Maria, che Ella cominciò ad essere certa delle cose che aveva ascoltate, ma certa di queste magnifiche cose che erano ancora nel futuro, in altre parole, cominciò a immergersi in una nuova grande speranza.</p>
<p>La Grazia di <em>Credere</em>, miei cari fratelli non sarebbe affatto sufficiente se non fosse accompagnata, per noi, in questa vita, dalla grande Grazia di <em>Sperare</em>.</p>
<p>Ella incominciò a immergersi in una speranza che entrava in una vita di tutti i giorni ed ecco una condizione tipica, che è anche nostra però.</p>
<p>Vedete in questa Maria di Nazaret la quotidianità, le piccole cose di ogni giorno: una casa, un lavoro, le mani ruvide per farlo, la stanchezza alla sera e tutto quanto, questa è la vita quotidiana. Il presente, quello che c’è, ma illuminato ormai da questo futuro che sarà, ma che non c’è ancora, ecco la speranza.</p>
<p>Parlando ai Romani, Paolo dice proprio questo a proposito della speranza cristiana, la nostra, fratelli…</p>
<p>‘Ciò che si spera, se fosse già visto, non è più speranza’. E certo questo lo sapevamo anche da soli, è proprio così.</p>
<p>Una vita quotidiana, dunque, del tutto insignificante, umanamente parlando, illuminata da questa potente luce che è nel futuro. Una creatura che vive protesa verso il futuro. Sotto questo punto di vista anche esistenziale della vita vissuta, Maria si fa profondamente vicina a tutti noi.</p>
<p>Il discorso della speranza ci tocca molto da vicino… per almeno tre ragioni. Prima di tutto, non cominceremo nulla senza un bricciolo di speranza.</p>
<p>Qualcuno ha scritto ‘la speranza è una buona colazione che spesso diventa una cattiva cena’. Come dire che, molte volte siamo delusi e lo sappiamo. Eppure… non cominceremmo nulla senza un po’ di speranza: è una delle doti della natura umana. Gli animali non sperano, in questo senso, vivono l’attualità. Noi viviamo così.</p>
<p>D’altra parte ecco, seconda ragione, quando noi nutriamo e anche realizziamo delle speranze, ci accorgiamo presto che le nostre speranze affrontano, anche i mali ma non riescono a eliminarli ed è una delle più grandi frustrazioni umane, personali e collettive: cerchiamo di affrontare tutti i mali, ma non riusciamo a farli scomparire. E con tutto ciò, anche con questa amarezza, anche se vorremmo molto di più nel nostro sforzo per vivere, noi continuiamo a guardare a un futuro migliore.</p>
<p>E, terza ragione, particolarmente significativa oggi, è che ci è difficile guardare a questo futuro migliore. Noi siamo gente che oggi si accontenta che il futuro non peggiori: è poco, è troppo poco! Ma la vita che abbiamo vissuta, storia vissuta, ci ha svelato che l’uomo è capace di cose… semplicemente spaventose, e naturalmente capace di ripeterle, sicché, stiamo vivendo augurandoci che non vada peggio e la potenza di Dio ci sembra in qualche modo lontana: siamo infatti tentati di sfiducia e di una sottile disperazione, noi, cristiani!</p>
<p>Il secolo scorso è stato illuminato da molte umane speranze, un libro molto letto e ha fatto cultura si intitolava: “Principio speranza”, bellissimo titolo, ma non era – tra l’altro – scritto da un cristiano.</p>
<p>Ecco perché questa creatura alla quale si sente investita dalla promessa di Dio e comincia a vivere guardando in alto, sperando con certezza che le cose si compiranno, dico <em>certezza</em>, non con un alto gradi di probabilità… <em>sperando con certezza che Dio è fedele</em>, ci è molto necessaria. Così precari come siamo e così intristiti siamo, ci è indispensabile. Infatti Lei diventa il modello di come si vive quando si fonda la nostra vita, appunto, su promesse certe.</p>
<p>Io non so bene come voi pensiate <em>la speranza cristiana</em>?! Ma badate di non confonderla con la speranza umana la quale, ha appunto, un certo tasso di probabilità: speriamo che vada bene, si dice, ma chi ne è sicuro? E’ vero, nessuno può esserne sicuro, ma quando si parla di Dio, attenzione che la speranza assume un significato molto diverso. E’ un bene certo che non abbiamo ancora, ma è <em>certo</em>!… il che getta una luce ben diversa sulla fatica di vivere.</p>
<p>Ebbene Lei ci indirizza proprio qui a dire: ‘Non stancatevi, figlie e figli miei, a sperare troppo in cose probabili, prima cominciate a sperare nelle cose certe e le cose certe, non aspettatevi che ve le riveli qualche creatura come voi, solo Dio è capace di fare promesse certe e di mantenerle. La Bibbia è tutta un poema su questo tema della promessa del Dio fedele che <em>certamente </em>promette. Sì, è vero, per Lui mille anni sono come un giorno, ma <em>certamente</em> Dio mantiene…</p>
<p>‘Io sarò con voi per salvarvi – dice la Bibbia attraverso la bocca di Geremia e, Libro dei Numeri – promette forse Dio una cosa che poi non l’adempia?’. Eh, la risposta evidentemente ‘No! Se Dio promette  mantiene’. Dio non inganna e non si inganna, come si usa dire, proprio così. E noi siamo nelle mani e nel cuore di questo Dio.</p>
<p>Cominciando dunque da quella “Tutto sarà possibile a Dio”, Maria ha cominciato anche un pellegrinaggio di speranza, oltre che di Fede, un pellegrinaggio di desiderio. Desiderava che si compissero le cose dette da Dio e la sua vita si protendeva umilmente, ma ardentemente a questo…, a questo adempimento di cui non sapeva nulla, né il tempo, né il modo, né il luogo, ma sapeva che si sarebbe compiuto. Eh, così anche per noi non è vero?… Non sappiamo nulla, come si dice in genere, non abbiamo nessuna sicurezza, ma abbiamo la certezza che ci viene da Dio e in una vita piena di insicurezze siamo certi di Dio, non è così tutti i giorni?</p>
<p>Ecco, lo ha proprio fatto perdutamente perché vivendo con Gesù, vedendolo crescere e continuando a ricordare che era Lui l’oggetto della Speranza, era Lui la Promessa di Dio, a poco a poco lo ha visto sempre più allontanarsi da questo ideale. L’orizzonte della speranza era là, ma quanto più Gesù viveva tanto più sembrava andare incontro a una specie di disastro, quello che poi avvenne davvero.</p>
<p>Che differenza vero?!… Tra il Gesù che incanta e i dottori del Tempio, gli scribi, e si fa ascoltare e si fa lodare; e perché no?… Che gioia per il cuore di sua madre, che differenza tra questi scribi e quegli altri scribi che riusciranno a farlo mettere in croce.</p>
<p>Un cammino in giù, eh? Un cammino verso il basso, proprio il contrario della speranza e Lei non ha mai…, non ha mai cessato di sperare perché Dio aveva detto così dunque, era vero.</p>
<p>Eh, se fossimo capaci anche noi di questa recisa dichiarazione di speranza: ‘Tu l’hai detto, mi fido, mi basta!’. Se Tu l’hai detto non ti giudico, Signore da ciò che capita, ma giudico le cose da Te, è un po’ diverso.</p>
<p>Dobbiamo chiedere perdono di tutte le volte in cui, invece, abbiamo giudicato Dio dalle cose che capitavano, perché questo è troppo umano, non si può pensare così di Dio; è un cattivo modo di applicare a Dio la nostra piccola mentalità.</p>
<p>Sì, Lei è andata sempre avanti e ci dice allora… “Non lasciatevi illudere dalle speranze umane, coltivatele sono legittime, Dio perché no? può anche esaudirle, ma non appoggiatevi soltanto alle speranze umane”.</p>
<p>Da quando, e sono ormai alcuni secoli, la nostra cultura occidentale, ha deciso di non appoggiarsi più alle Speranze divine perché le pareva di farcela, nella storia, non solo sono accadute molte pessime cose, ma… il cuore dell’uomo è diventato un cuore disperato… È vero, è stato scritto il <em>Principio Speranza…,</em> ma sono stati scritti anche altri volumi culturali… <em>La noia…</em>, di Moravia; <em>La Nausea</em>…, di Sartre, questo è vivere! E questo non è precisamente sperare?! cosa ne dite voi?… Siamo dei disperati al di là di tutto, siamo dei disperati, siamo dei poveretti che dicono la loro disperazione e poi muoiono. Dunque Lei ci dice ‘non appoggiatevi troppo a queste speranze e, vivete le sofferenze umane senza che vi distruggano.</p>
<p>Paolo ai Romani, ancora, dice: <em>Non è paragonabile la gloria che ci è preparata in confronto alla misura di sofferenza che adesso dobbiamo patire</em>, ecco la speranza…, ma se perdi questo rapporto allora non hai altra scelta che di disperarti; non sfuggite…, un cristiano non fa così, voi capite.</p>
<p>Lei è andata avanti e di nessuno, come di Lei si può dire ciò che era stato detto di altri, <em>sperare al di là di ogni speranza</em>, questa bellissima espressione biblica, molto nota, molto detta, ma giustamente detta. Dunque, siamo in grado di ‘sperare al di là di ogni speranza’. Che sia andata bene o che sia andata male, la mia speranza guarda altrove…, fissate per un momento Maria nel totale silenzio… del sabato santo… Non vedete lì la icona, unica, perfetta, di una speranza che va al di là di ogni speranza? Perché Gesù è nel Sepolcro, tutti sono disperati, Lei no. Questa è una icona molto confortante per noi. Ci incoraggia a vivere proprio come la Bibbia ci dice: avere speranza in Dio, Lettera agli Ebrei, perché questa Speranza è un’ancora per la nostra vita.</p>
<p>È per voi, carissimi, una speranza di questo genere che vi sostiene, l’ancora…. Quando ti senti, altro ché disancorato, ti senti sradicato, non sai più che cosa fare, dove andare, perché…, tirare avanti e la tua vita diventa un vivacchiare, triste…, no, non è vero, non è così…, hai un’ancora è la <em>certezza che Dio è con te</em>. Ma occorre stare attenti perché siamo sempre nel rischio, altra parola della nostra cultura, <em>del naufragio, </em>andare a fondo.</p>
<p>No, noi stiamo sperando!</p>
<p>Badate che Maria fu umanamente molto delusa. Seguendo la storia di Gesù, Maria fece delle esperienze che veramente la sconvolsero, perché no?!, dal punto di vista della ‘affidabilità’ degli uomini… Non era ingenua Maria, ma era innocente e pura, tendeva a fidarsi riconoscendo che nel cuore c’è il riflesso della Bontà di Dio, e fu molto delusa.</p>
<p>La fede del popolo di Dio a cui apparteneva e di cui era il fiore, Lei ha sperato che si aprisse al suo Gesù e invece…, Gesù ha dovuto piangere su questa fede che non c’è stata; che delusione, per Lei, <em>fiore di Israele, Figlia di Sion</em>, nel cui cuore tutte le speranze di Israele erano, massimamente aperte, una grande delusione!. I capi del popolo da cui tutti si aspettavano giustizia; dal loro discernimento su Gesù, avrà sperato Maria che riconoscessero il <em>Santo dei Santi?!, </em>e invece l’hanno mandato a morire. La giustizia di Pilato che ha riconosciuto Gesù innocente…, insomma, di delusione in delusione. Tutte le sue speranze più legittime dovevano essere polverizzate perché la Speranza in Dio trionfasse.</p>
<p>Imparate a leggerla così la vostra vita, impariamo fratelli; non meravigliamoci allora che certe cose che non dovrebbero accadere, accadano…; se accadono è perché la nostra speranza diventi immensa, in Dio soltanto, e allora facciamo un grande guadagno. Interpretatela, interpretiamola così, la nostra maniera di vivere, altrimenti diventeremo troppo tristi, troppo lamentosi, piangenti e scoraggiati e non va bene; il popoli di Dio non è un popolo di gente triste… Paolo osa dirci <em>Rallegratevi</em>, e naturalmente aggiunge, <em>nel Signore</em>, e lo facciamo se la Speranza in Dio è in noi.</p>
<p>Ecco perché la Chiesa vede Maria come Colei che, adesso, a speranza compiuta, perché ora Lei vede, ecco che la Chiesa vede Maria come Colei che si prende cura di noi, che sta prendendosi cura di noi, mentre ne parliamo, proprio adesso. <em>Noi che siamo ancora in cammino tra i pericoli e gli affanni</em>, così si è espresso il Concilio Vaticano II; Lei che incarna la speranza nuova, come diceva un antico inno, <em>La Signora della spirituale edificazione…</em>, e già, quando sono un po’ distrutto mi sento più macerie che edificio, Lei c’è e mi aiuta a ricostruirmi. <em>La stella della Nuova Evangelizzazione</em>, come l’ha chiamata il Papa…, che bella cosa!, perché Lei è viva, non dimentichiamolo, non stiamo parlando di una figura ideale e tanto meno di una figura passata, stiamo parlando di una persona contemporanea a noi, più viva di noi, che si protende a noi e alla quale abbiamo pieno diritto di andare con una fiducia sconfinata. Infelice il cristiano che non apprezza Maria così, che la lascia là, che cerca di cavarsela un po’ da solo; infelice il cristiano che dice ‘io vado da Gesù Cristo…, come se Gesù Cristo non fosse venuto, a noi, attraverso di Lei, e tu vuoi fare una strada migliore?… No fratelli!.</p>
<p>Affidiamoci a Lei e concludiamo con una preghiera che le chiede proprio queste cose.</p>
<p><em>Maria, figura di perfetta Speranza, volgiti a noi con la tua dolcezza e con la tua forza. Con la Chiesa ti chiamiamo Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice , Consolata. Aiutaci a confidare pienamente in Dio, in ogni circostanza della vita e a raggiungere la felicità dove tu regni risorta con Gesù per sempre. Amen!</em></p>
<div><span style="font-family: Garamond, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><em><br />
</em></span></div>
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		<title>Con Maria, la Piena di Grazia: la Grazia di credere</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[grazia]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[“In quei giorni Maria si mise in viaggio, verso la montagna, in fretta e si diresse verso la città della Giudea. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce : [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“In quei giorni Maria si mise in viaggio, verso la montagna, in fretta e si diresse verso la città della Giudea. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce : “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo, a che devo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo e beata lei colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.</em></p>
<p>Guardiamo la <em>“Piena di Grazia”</em> e cominciamo come Elisabetta a dirle, o a ripeterle, <em>Beata te che hai creduto</em>.</p>
<p>- e noi possiamo aggiungere, noi che sappiamo molto di più di quel che non sapesse Elisabetta, … &#8211; <em>beata te che hai creduto… anche per noi.</em></p>
<p>Se infatti, fratelli e sorelle, abbiamo la beatitudine di credere, la Grazia di credere, ciò dipende dal fatto che Maria ha creduto.</p>
<p>Se Maria non avesse creduto, non avremmo avuto Cristo e neppure il cristianesimo.</p>
<p>È fulgidissima questa figura alla quale ci rivolgiamo; sapendo – dice la Scrittura – che <em>per Grazia siamo salvi mediante la Fede</em>; e ancora che <em>Il giusto vivrà mediante la Fede</em>. Tre volte la Bibbia ripete questa grande affermazione: <em>Tu vivrai mediante la Fede</em>. E ancora, il nostro compito è, <em>completare ciò che manca alla nostra Fede</em>.</p>
<p>Ecco perché ispirarsi a Maria è, per noi, essenziale.</p>
<p>La Fede, infatti, è l’idea centrale di tutto il Nuovo Testamento, di tutta la Nuova Alleanza, senza Fede non ci si salva.</p>
<p>E noi siamo credenti in un mondo nel quale non è facile credere, e affermiamo che la Fede è il fondamento della nostra esistenza. Per questo che non cesseremo di approfondire la Fede; di pensarla e viverla la Fede, nessuno di noi è già un perfetto credente… La Fede è radice di opere. La Scrittura dice, in Giacomo, che ‘<em>se la Fede non ha le opere è morta</em>. <em>E le opere della Fede sono la speranza e l’amore’</em>.</p>
<p>Se dunque tu non speri abbastanza è perché non credi abbastanza, e se non ami abbastanza è perché non credi abbastanza.</p>
<p>Che cos’è dunque questa virtù così meravigliosa della quale non cessiamo di ringraziare Dio?</p>
<p>Dice la Bibbia nella Lettera agli Ebrei, che la Fede è una <em>‘conoscenza della verità’</em>. Molto semplice questa definizione: conoscere le cose come stanno. Con questa caratteristica, non solo prima non ci erano note e non lo conoscevamo affatto, ma non ci saremmo potuti arrivare in nessun modo perché come le cose stiano in Dio e tra Dio e gli uomini… è una verità che supera completamente la nostra capacità di intelligenza. Non è come una verità scientifica che, almeno qualcuno, giunge a capire, studiando, riflettendo… No, ci supera completamente. E quando si comincia a sapere come stanno le cose secondo la Fede, allora si comincia anche a comportarsi diversamente.</p>
<p>Il credente è colui che, illuminato da Dio dice: ‘se le cose stanno così… sarò così e farò così!’. ..La Fede, in altre parole, esercita un effetto trasformante sulla creatura e se non lo esercita vuol dire che la creatura pensa di credere, crede di credere, ma in realtà non crede più di tanto.</p>
<p>Il peggio della Fede è proprio questo perché il fatto di credere non è soltanto religioso. Tu accetti una verità da qualcuno che la sa e tu non la sai, ti fidi e non solo ti fidi, ma ti affidi. Perché se questa persona ti dice ‘le cose stanno così perciò va così…’, noi siamo pronti a eseguire. Quando un medico diagnostica in noi una malattia, egli lo sa, noi no, non dubitiamo affatto e ci affrettiamo a fare ciò che egli ci dice. Esiste una fede umana e naturale che noi applichiamo quasi sempre nella vita. La gran parte delle cose che sappiamo, non le abbiamo affatto scoperte da noi né verificate da soli, le abbiamo semplicemente credute fidandoci, a cominciare da nostro padre e da nostra madre, di quello che ci dicevano.</p>
<p>Quando colui che ci informa non è un uomo come noi, anche molto esperto, professionalmente eccelso, ma è Dio in persona, allora questa si chiama la <em>Fede che Salva</em>, infatti, soltanto Dio sa come stanno le cose. Tutte le cose.</p>
<p>La saggezza della Fede è quest’umile riconoscimento: da soli non possiamo conoscere più di tanto e che nessun uomo è in grado di dirci come le cose stanno in ordine ai problemi più grandi, quelli che ci angosciano, che ci assillano: perché siamo vivi, dove andiamo? Che facciamo? Perché soffriamo…? Le solite, ma grandi domande che tormentano il cuore di tutti. A queste domande è noto, non esiste risposta umana.</p>
<p>Ma Colui che sa è venuto a dircelo e Colui che sa, giustamente si attende che noi, ci fidiamo di Lui, e ci affidiamo a Lui anche quando ciò che Egli ci dice è molto diverso da ciò che noi ci aspetteremmo.</p>
<p>Due cose infatti fa la Fede. Primo: ti fa interpretare in modo nuovo tutte le cose che conoscevi già.</p>
<p>Tu dici umanamente ‘Oh, beata la gente che è piena di soldi!’. La Fede stravolge il tuo giudizio, dice ‘No, beati i poveri!’… E così via, il Vangelo lo conosciamo.</p>
<p>Il primo effetto della Fede, è dunque che capovolge i giudizi, ci fa ragionare in un modo nuovo, direbbe Paolo, ci dà il pensiero di Cristo.</p>
<p>Ma c’è un’altra cosa in più… oltre che a trasformare i significati, la Fede ci rivela cose che mai avremmo immaginato: che Dio è un Padre… . Che esiste un Regno che ci attende; che siamo peccatori, che c’è il perdono… Tutte quelle verità ultraterrene, che però ci interessano moltissimo nella vita e che sono vere e proprie rivelazioni.</p>
<p>Se ti fidi di Gesù e nella misura che ti fidi di Lui, tu dici ‘Se lo dici Tu è vero! Non lo vedo, non lo so, spesso non lo capisco…, ma è vero!’. Ci vuole umiltà per tutto questo. Infatti, sta scritto che <em>Dio dà la grazia agli umili</em>.</p>
<p>Bellissima questa virtù che ci aiuta a superare gli orizzonti della nostra ignoranza umana e ci dice tutto ciò che Dio ci svela per la nostra pace, per la nostra speranza e perché viviamo in maniera convinta che vale la pena di vivere, vale la pena di morire per arrivare dov’Egli è, la Fede.</p>
<p>Maria fu, semplicemente, sempre condotta dalla Fede. Per noi la Fede, qualche volta, confessiamolo, è un problema… Non per nulla Gesù disse: ‘Beati coloro che non si scandalizzeranno di me’, eh!… Mi offendono, ho tutte le ragioni e Tu mi dici ‘perdona’… Signore mi scandalizzi… io voglio giustizia!. È giusto volere la giustizia eppure Tu mi dici: ‘Vai oltre! Beato se non ti scandalizzi quando ciò che Io ti dico ti sembra incredibile, impossibile, assurdo, folle… Beato se non ti scandalizzi’.</p>
<p>Bene fratelli, nessuno di noi non si è mai scandalizzato… qualche volta ci siamo scandalizzati, abbiamo dubitato, abbiamo protestato, abbiamo detto ‘No, Signore, non è possibile!’.</p>
<p>Ecco quello che non ha mai fatto Maria, la Piena di Grazia –<em> piena della Grazia di credere</em>. Si è lasciata, sempre…, superare dalla Fede, sorpassare da questa verità; è andata avanti così a cominciare dall’Annuncio che l’ha, completamente, avvolta in un Mistero.</p>
<p>“Tu diventerai la madre dell’Altissimo”. Eccola, qui o credo o dici: “Ma come è possibile?”.</p>
<p>Lei ha detto ‘come è possibile?’ ma non perché dubitava, ma soltanto perché non capiva come, vergine nella sua intima vocazione, potesse avere un figlio. Sciolto questo nodo tutto è stato molto chiaro: “Eccomi!”.</p>
<p>Giovanni Paolo II, nell’ Enciclica sulla Madonna dice, ‘E così Lei, cominciò un pellegrinaggio di Fede. Camminava e credeva, credeva e perciò andava avanti nella vita’, si potrebbe dire, tutta sempre sostenuta dalla Parola; di Parola in Parola, perché c’è stato Betlemme e Lei cominciava a credere meditando nel cuore davanti a un piccolo bambino che era come tutti gli altri piccoli bambini del mondo, non si vedeva nulla, solo la Fede diceva ‘questo è il Figlio di Dio’.</p>
<p>Ma poi vanno da Simeone, ecco il passo ulteriore della Fede: “Una spada ti trapasserà l’anima”. Ma pensate un poco, l’avessero detto a noi!… E poi Gerusalemme… “Perché ci hai fatto così figlio?” E poi avanti fino alla croce, la ‘scandalizzante’ croce. ‘Questo sarebbe il figlio dell’Altissimo? Sì, questo è il Figlio dell’altissimo’.</p>
<p>Forse lo sognavi circondato di Angeli, eccolo lì che muore nella maniera più atroce e più brutta del mondo…</p>
<p>Di Parola in Parola, di fatto in fatto, la Fede di Maria continuava sempre ad andare avanti.</p>
<p>E ancora il Papa ci dice: ‘Maria conobbe l’oscurità della Fede; conobbe la fatica del cuore di quando si crede nel buio della vita’.</p>
<p>E chi è che non sa cosa vuol dire questo?!… Non hai speranza, non hai ragione d’essere sereno, tutto sembra buio, è buio e tu continui a credere che Dio è con te.</p>
<p>Credere che Dio ti ama quando tutto in te si ribellerebbe, tu continui a credere che Dio ti è Padre… Buio, fede oscura… è un’esperienza di tutti i grandi santi, ma non c’è dubbio che Maria andò molto più avanti di tutti i santi nella notte profonda della Fede, con la fatica del cuore.</p>
<p>È meravigliosa questa figura che cammina sempre, una fortezza straordinaria e, nello stesso tempo ispira tenerezza. Questa creatura che non dice mai, ‘Mah…! Mah…!’, non dice mai così; dice sempre ‘Eccomi!’, fino all’ultimo sospiro, si potrebbe dire, con Gesù morto tra le braccia.</p>
<p>Anche lì la Madonna ha creduto.</p>
<p>Vedete, questa è la nostra Madre, questa è la Immacolata perché mai dubitò; mai dubitò… Anzi mai fermò, per un attimo, la sua Fede. L’ho detto, credeva e perciò viveva…</p>
<p>Poiché non si tratta di ammirare una splendida figura, un capolavoro messo là, ma di ‘imitare’ la nostra Madre, perché ne abbiamo la Grazia, allora…, il programma è questo. Noi ci rendiamo conto, cara Mamma – potremmo dirLe – che la tua Fede è stata una meraviglia e la nostra può e deve crescere.</p>
<p>Oh! Ti ringraziamo di essere credenti – ringraziate, fratelli e sorelle, perché siete credenti. Io sono sicuro che siete dei buoni credenti e quindi le battaglie della Fede le conoscete e le avrete anche vinte… Come so anche che forse qualcuna l’avete perduta. E va bene non scoraggiamoci…; però , dobbiamo proprio dirle – vogliamo diventare più credenti, ecco, completare ciò che manca alla nostra Fede.</p>
<p>Interrogati fratello, interrogati sorella… A tuo giudizio che cosa manca alla tua Fede?… E ciascuno di noi, credo, la risposta se la possa trovare nella coscienza.</p>
<p>Più abbandono, più coraggio, più audacia, più obbedienza di Fede, come dice la Scrittura; vivere di più secondo quello che la Parola mi dice e non secondo ciò che il mio umano pensiero mi dice… Insomma la Parola è lì perché tu la creda, affinché la creda.</p>
<p>Dimmi un poco… vai a vedere che cosa ti dice la Parola, spesso…?. Di questa Parola che è la verità, fai oggetto di un tuo pensiero serio…?, di una tua riflessione…? Almeno come quella che dedichi alle tue faccende più importanti, anzi, io dico di più, fai questo? Ti nutri di verità?…</p>
<p>Allora puoi dire sì, riconosco che pur nelle mie fragilità, la mia fede cresce; leggo la mia vita, la memoria della mia vita, la storia della mia fede e posso dire con gioia e gratitudine sono molto più credente di dieci anni fa, di trent’anni fa… ; nella prova della vita mi sono temprato, ora credo e so che posso crescere nella fede.</p>
<p>Dobbiamo chiederla a Lei questa grande intercessione che ci renda perfetti credenti.</p>
<p>Dobbiamo crederle e concludere la nostra riflessione con una preghiera, con una invocazione, che vogliamo che sia proprio così, perciò chiediamo che l’intensità della Fede, anzi la gioia di credere, fratelli e sorelle, la gratitudine di credere ci dilati il cuore e intanto a Lei ci rivolgiamo dicendo:</p>
<p>Maria, credente perfetta, noi cerchiamo in te il sostegno per la nostra Fede. Aiutaci a vedere tutto in modo nuovo nella luce di Gesù, tuo Figlio. Aiutaci tu che gloriosa sei già in possesso della beata eternità , di giungervi anche noi grazie alla Fede in modo che Gesù ci possa dire: “Entrate benedetti nel mio regno perché avete creduto come mia madre, Maria”. Amen!.</p>
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</span></div>
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		<title>Con Maria,  la Piena di Grazia &#8211; 1 parte</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
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		<description><![CDATA[Incominciamo un piccolo cammino verso Maria, figura umile e splendida, secondo la Chiesa. Verso questa donna, vestita di sole, ossia vestita di Gesù Cristo, direbbe Paolo, Colei che Paolo VI ha chiamato “la perfetta cristiana”. Cominciamo un cammino verso di Lei, chiamandola anche noi beata, proprio perché è Piena di Grazia. Camminare verso l’icona di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incominciamo un piccolo cammino verso Maria, figura umile e splendida, secondo la Chiesa. Verso questa donna, vestita di sole, ossia vestita di Gesù Cristo, direbbe Paolo, Colei che Paolo VI ha <em>chiamato “la perfetta cristiana</em>”.</p>
<p>Cominciamo un cammino verso di Lei, chiamandola anche noi <em>beata</em>, proprio perché è Piena di Grazia.</p>
<p>Camminare verso l’icona di Maria, l’Immacolata non è solo un cammino di devozione. La devozione è una strada preziosa per andare verso Dio, ma ci sono delle devozioni che potrebbero anche non esserci o essere sostituite da altre. Non è il nostro caso. Noi camminiamo verso la Vergine Immacolata e facciamo un cammino che non potremmo non fare. Per due grandi ragioni. La prima: la Vergine Maria è la Piena di Grazia, l’Immacolata, uno dei grandi quattro dogmi che la riguardano. Il primo, la <em>Madre di Dio</em>, quattro secoli dopo Gesù. Il secondo dopo quasi duecent’anni, la <em>Verginità di Maria</em>. Il terzo, dopo dodici secoli, <em>l’Immacolata Concezione,</em> e l’ultimo nel 1950 <em>la Vergine Assunta</em> <em>in Cielo</em>.  Non siamo davanti ad una scelta, ma siamo davanti a questa profonda liberazione della nostra intelligenza che è invece contemplare qualche aspetto del disegno di Dio riguardo a questa mirabile creatura.</p>
<p>Ma c’è anche un’altra ragione, e la ragione biblica è che <em>guardando l’Immacolata, noi guardiamo il nostro stesso </em>destino di battezzati. Se aprite la scrittura, e cercate l’inizio della lettera di San Paolo agli Efesini, trovate proprio questo nome. Egli benedice il Padre, e benedice il Padre perché il Padre ha benedetto noi in Gesù Cristo, riservandoci questo preciso destino: <em>essere e presentarci dinanzi a lui immacolati nella carità</em>. Non possiamo quindi non guardare a Maria con profonda attenzione. E dovrebbe essere questo lo sguardo che tutto il popolo di Dio dà all’Immacolata. Così conviene che noi stessi benediciamo, ma con più convinzione: <em>ti saluto o Piena di Grazia</em>; Queste non sono parole di tutti i giorni, non appartengono alla nostra vita quotidiana. La nostra cultura di oggi è piuttosto lontana sia da questi termini sia dal loro significato profondo.</p>
<p>Che cosa vuol dire che <em>“ tu sei Piena di Grazia?</em>” potremo cominciare a domandarLe oggi. E Maria con molta semplicità ci risponderebbe : <em>vuol dire che prima di salvare voi, mio Figlio ha salvato me. Vuol dire che io sono, la più redenta di tutte, così redenta che mio Figlio, Gesù Cristo, mi ha tratto nella pienezza della Grazia, senza alcun peccato</em>. E questo ci ravvicina a Maria, redenta come tutti noi, colma del favore di Dio, immagine della Chiesa stessa ormai perfetta &#8211; definizione del Concilio Vaticano II- ; la Chiesa è redenta, ma la Chiesa è fatta di peccatori. La Chiesa, con molto desiderio, alza lo sguardo a Maria e la vede perfetta: “<em>Tu sei come dovrò essere io</em>”. Le nostre immacolatezze si mescoleranno, tutte fatte dallo steso Spirito. Il modello e noi, il popolo ancora pellegrinante che cerca la sua meta e si lascia illuminare da questa fulgida figura.</p>
<p>Incomincia ad avere senso, più senso: se le cose stanno così, non si può essere cristiani senza di Lei. Non si può e più si è capaci di capirla, contemplarla, imitarla e più si ha il diritto di dire che si è cristiani. Questo termine, Grazia, &#8211; così bello -, che ci è molto famigliare, va capito</p>
<p>nel profondo. “<em>Piena di Grazia</em>”, &#8211; avete sentito in Luca che segue uno schema convenzionale ma eppure veritiero-, Ella rimane turbata dalla grandezza di questo saluto. Che cos’è la Grazia?</p>
<p>La Grazia è il favore che qualcuno ti manifesta perché ti vuole bene, è l’effetto dell’amore che qualcuno ha per te. Ed è un modo molto generale per intendere questo vocabolo. Quando fate un sorriso profondo e cordiale a qualcuno, lo toccate con un segno del vostro amore: è una grazia. Ma quando questo qualcuno è Dio, allora potete immaginare la grandezza di questo messaggio, di questo dono. La totalmente amata, la più amata, la piena del favore di Dio: la Piena di Grazia. Ecco allora che tutto ciò ci ridiviene famigliare, perché guardare Maria così, ci ricorda chi siamo. Chissà se ricordate spesso e con gioia, che voi siete prima di tutto profondamente amati da Dio!</p>
<p>Che prima ancora che esistesse il mondo voi eravate pensati come creature che Dio avrebbe amato, portato poco a poco fino a se stesso. Non è cosa dei nostri pensieri abituali: siamo pieni di fastidi, ma anche di distrazioni. Se preghiamo, e se preghiamo in modo un po’ attento e un po’ contemplativo è per ricordare questa verità profonda. Se ne fossimo convinti, la nostra vita sarebbe spesso molto meno addolorata, molto meno triste. Giungiamo perfino a dubitare che Dio ci ami proprio. Lo mettiamo in questione, ma siamo fragili e Dio ci capisce, e ci invita a ricordare la Piena di Grazia, che è<em>: Ella è il tuo modello prima di tutto perché Io l’ho amata pienamente ma amo anche te dello stesso amore</em>. E la figura di Maria diventa convincente, diventa vicina, molto vicina, Quando si parla di Maria, si tende a mettere in evidenza le sue grandezze, di Madre di Dio, c’è stata Lei sola, d’Immacolata come Lei c’è solo Maria.</p>
<p>Voi capite che questi splendidi, realistici titoli, in qualche modo, la fanno diventare molto grande davanti a noi, così grande che ci intimidisce o, se vogliamo, quasi irraggiungibile. Se la nostra devozione a Maria prendesse questa strada, sarebbe completamente fuorviante. Tutt’all’opposto. <em>Noi ci ricordiamo di Lei perché siamo chiamati alla stessa Grazia.</em> Diceva una santa che voi conoscete un po’ e spero amiate<em>, Santa Teresa di Gesù Bambino</em> &#8211; a proposito di Maria -, <em>che non le piaceva sentire prediche nelle quali si parlasse solo sempre delle grandezze di Maria</em>. Negli ultimi mesi della sua vita, molto tribolata, come voi sapete, proprio parlando del culto a Maria ella scrisse delle parole anche spiritose ma soprattutto molto vere per noi. Disse: “<em>I sacerdoti non dovrebbero sempre parlarci di Maria come di una meraviglia delle meraviglie e basta. Certo che lo è! Ma dovrebbero insegnarci ad amarla</em>”. Perché diceva: “<em>Quando hai ascoltato una predica durante la quale hai sempre dovuto dire haa, hooo..; magnifico… alla fine sei stanca e basta.</em>”</p>
<div><span style="font-family: Garamond, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;">Verissimo, l’ammirazione è una bellissima cosa, ma Maria l’Immacolata creatura non desidera tanto essere ammirata, quanto essere amata; quanto ripercorsa nella sua vita da noi, che siamo realmente i suoi figli.</p>
<p>Sicché dicendogli oggi: “ti saluto o Piena di Grazia”, ci congratuliamo con Lei, e ringraziamo Dio che ce L’ha donata, ma non meno, ne vogliamo prendere esempio.</p>
<p>Cercheremo di comprendere la ricchezza di questa Grazia. Pensate nel mondo d’oggi alla Grazia di credere, ma credere sul serio.</p>
<p>Pensate la grazia di sperare, in un mondo così disperato.</p>
<p>Pensate voi la Grazia di amare.</p>
<p>Pensate voi la Grazia di saper dire davvero a Dio, Padre, di dire davvero a Dio, Gesù, di dire davvero a Dio, O Spirito vieni..</p>
<p>Pensate la Grazia di dire e di vivere <em>“ ecco l’ancella del Signore, si faccia di me seconda la tua parola</em>.”</p>
<p>Questa è Grazia, questa è pienezza di Grazia, tutta la storia della salvezza è allora la storia della Grazia di Dio per noi.</p>
<p>La chiamavano, in un inno, che noi non conosciamo neppure, con dei termini tra il poetico, mistico e teologico che dovremmo imparare.</p>
<p>Ad esempio, <em>fioritura del Paradiso che ci alimenta</em>. Dio ci alimenta con se stesso, il nostro cielo, <em>e Lei è la fioritura di questo paradiso</em>. Oppure<em>: Aurora del giorno misterioso</em>, che è Gesù Cristo stesso, la luce che viene nel mondo. E non sono solo degli appellativi gentili, ma un po’ lirici: sono profondente veri, molto più veri di quanto noi abituati ad una vita banale, affaccendata, pratica e molto superficiale possiamo immaginare.</p>
<p><em>Tutta la storia della salvezza è storia di Grazia.</em> Se ripercorressimo i salmi in questa luce, vi accorgereste che Dio ci carica di Grazia, ci colma di Grazia. Dio dona tutto, ad esempio, Dio guarisce il malato, Dio vede le infelicità del perseguitato, Dio rinfranca l’uomo, Dio cancella il peccato e molte altre cose. Che cosa è questo, se non l’effetto della sua benevolenza? <em>Grazia su Grazia.</em> S.Paolo, scrivendo ai Corinzi, dirà che noi cresciamo di fronte a Cristo come in uno specchio, ci riflettiamo in Lui e di Grazia in Grazia, secondo il dono dello Spirito, ci facciamo cristiani. Questa è vita vissuta. Il grande pericolo lo corriamo anche adesso. Di sentire che sono cose belle e giuste, ma sono là e noi siamo qua.</p>
<p>Se fosse così avremmo eliminato, distrutto il senso di essere cristiani. No. Paolo VI diceva di Maria : “<em>Non possiamo certo imitare la sua vita pratica, partendo da una cultura così distante da noi, che non ci interessa più, non potremmo tornare ad andare a prendere l’acqua alla fonte, perché Maria lo faceva. Ma ci sono molti aspetti profondissimi, che vanno al di là del tempo, perché sono di ogni tempo, che sono le virtù profonde che la grazia in Maria provoca, e sono anche le nostre virtù.”</em> Torniamo all’imitazione<em>: Perché guardi Maria?</em> Perché misteriosamente L’ amo! Questa potrebbe essere la prima risposta che noi diamo. Non ci sono molte spiegazioni all’amore profondo che la Grazia ispira. Certo tu La guardi perché La ami, e poi La guardi ancora perché ti attira.. Ti piace guardarLa com’è, creatura come noi, così grande, così semplice, così completa, così secondo Dio. <em>Ecco per </em></p>
<p><em>questo mi piace Maria.</em> Abituatevi, se già non siete capaci di farlo, a dare alla Madonna qualche volta degli sguardi così, per guardarla, come si fa per una cosa molto bella, che attira il tuo occhio e prende il tuo cuore e ti da pace. Poi certo, Le si parla, ne abbiamo bisogno, Le chiediamo aiuto, ma sempre con una devozione semplice, non una falsa devozione che mescola tutto questo a mille cose che a Maria non piacciono affatto. No! L’umile richiesta dei figli. Questo va molto bene. Non soltanto il “<em>prega per noi</em>”, il “<em>prega per noi</em>” che riguarda tutta la vita. Adesso, momento per momento e quando ci presenteremo a Dio. Questo è perché tu guardi Maria. Poi la guardi soprattutto per imparare a vivere. Per imparare a vivere, perché, non sappiamo mica tanto vivere. Un po’ ci hanno educato e un po’ abbiamo fatto da soli. E spesso abbiamo sbagliato. Tutti abbiamo sbagliato.</p>
<p>Lei è un modello molto pratico, molto concreto. Lei c’insegna le cose essenziali. Se tu avrai questi atteggiamenti vai in pace. Non sbaglierai la vita. Ma questi atteggiamenti devi averli, chiunque tu sia. Da un capo di governo al più sconosciuto dei cittadini, da un monaco di clausura a chi è più esposto alla vita sociale ed economica, <em>tu devi avere questa struttura morale</em>, dovunque tu sia non sbaglierai a vivere. Ma se non l’avrai, allora sbaglierai.</p>
<p>Paolo VI nel “L’esortazione al culto mariano”, ha descritto questi atteggiamenti che voglio ricordare anche solo nominandoli, perché sono molto nostri. E ci aiuta anche a fare un’esame di coscienza.</p>
<p>Lei <em>era piena d’accoglienza dolce della Parola di Dio</em>. Che bella espressione. Anche tu puoi essere pieno dell’accoglienza dolce della Parola di Dio. Apri il Vangelo e Gesù ti riconforta, ti consola. L’accoglienza dolce vuol dire che il tuo cuore si rallegra: ecco Maria. Non puoi farlo anche tu? Se non lo fai, bada, ti manca una sapienza.</p>
<p>Dice ancora: <em>l’obbedienza generosa a Dio</em>. Dovremo ritornare su questa splendida virtù che ci ha redenti in Gesù Cristo. L’obbedienza generosa a Dio, in questo mondo dove tutti obbediscono a chi non dovrebbero obbedire, e quindi sono tutti schiavi. Malamente schiavi. Come diventa grande e pura quest’obbedienza generosa a Dio.</p>
<p>Ancora: <em>la sapienza riflessiva</em>: non abbiamo neanche più il tempo di decidere per la velocità delle cose che ci sono proposte, oggi. Invece, Lei la vediamo sapientemente riflessiva nella grande domanda: “<em>ma come mi è accaduto questo? Io non conosco uomo</em>!” Questa è una donna che prima di dire sì a Dio gli ha detto gentilmente no. E’ straordinario. Nella sua libertà, ma nella sua sapienza riflessiva. E’ splendido.</p>
<p>Ancora: <em>la fortezza nell’esilio e nel dolore</em>. Il dolore ci fa molto male. Non solo perché il dolore fa male, ma perché non sappiamo che cosa fare; il dolore ci schianta, ci vince ci rende pessimisti, anche noi cristiani. Eppure guardiamo il Crocifisso.</p>
<p>Eccola questa creatura come me, come voi, ha sofferto più di me più, più di voi<em>. Forte nell’esilio e nel dolore</em>. Questa</p>
<p>creatura che visse <em>una povertà dignitosa e fidente in Dio</em>. Si, non è stata certo ricca, Maria, una povertà dignitosa e fidente, non in miseria, ma una povertà dignitosa e fidente. In questo mondo affamato di denaro o pieno di invidia per chi ne ha. <em>Una delicatezza previdente.</em> Sapeva pensare per se e per gli altri. Per se e per gli altri. Non soltanto per se, evidentemente. <em>Una purezza verginale</em>. Si possono ancora dire forte queste parole, oggi? Ce le diciamo tra noi, qui in chiesa, ma chi ha il coraggio di dirle fuori? Il cristiano che dice: “<em>Io credo nella purezza verginale primo di Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, secondo di sua Madre, terzo di tutti i santi. E la vivo</em>”.</p>
<p>Il casto amore sponsale. E’ impossibile onorare la Piena di Grazia, a meno che siano solo parole,… parole: e’ impossibile senza onorare in se stessi lo stato di Grazia, cioè l’amicizia con Dio.</p>
<p>Non dire tante volte<em>: Piena di Grazia, Piena di Grazia</em>, come diresti a Gesù: <em>Signore, Signore</em>.. se poi di quella Grazia non te ne fai niente. Non fare così. Questa sarebbe la devozione ipocrita, di cui parla San Luigi. Se dici Piena di Grazia, apprezza in te la Grazia, vivila in te la Grazia, cercala in te, recuperala in te, se l’avessi perduta, falla crescere in te la grazia, dentro la tua storia, se è vero com’è vero -Parola di Dio &#8211; <em>che tu sarai invitato nell’immacolatezza dell’amore, nella pienezza della tua Grazia</em>. Non dimenticate che chi muore e non ha questa pienezza si purifica nel Purgatorio. Non sono favole. E’ la verità profonda della vita cristiana così com’è. Ecco perché La guardiamo così, rallegrandoci con Lei, riconoscendo però che è così, e ricordando che è nostra Madre. Giovanni Paolo II fa un’osservazione molto interessante a proposito di Maria: distingue molto bene tra il culto ai Santi e il culto a Maria. I Santi sono fratelli, Maria è Madre. Non hai ricevuto la vita dai tuoi fratelli, ma con loro dal Padre e dalla Madre. I fratelli potrebbero non esserci, potrebbero essere diversi, puoi venerarli più o meno come ti piace. Ma di una Madre non puoi farne a meno. E’ una mediazione tutta particolare. E bello pensare che questo destino ci è ottenuto da Lei. Puntiamo poco per volta, grazia, su grazia, perché Lei continuamente pensa a noi. Ecco cominciamo il cammino così, con lo sguardo che L’ammira e La ringrazia e forse incomincia a dirle: Ti prometto che cercherò di somigliarti di più. Ogni altra celebrazione sarebbe una pura ritualità. Non servirebbe quasi a nulla, se non decidessimo a cominciare da oggi, umilmente, di somigliarle di più, perché <em>Tu sei il nostro destino, essendo Tu la più salvata, La più simile a Cristo, Tu ce lo indichi</em>. E noi, come diceva San Bernardo, attraverso di Te, arriviamo fino a Lui.</p>
<p>Concludiamo con questa preghiera. Il modo più vero ed autentico per “proseguire” la nostra riflessione.</p>
<div><span style="font-family: Garamond, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><em>Maria piena di Grazia,</p>
<p>aiutaci, esortaci ogni giorno</p>
<p>ad essere nella Grazia,</p>
<p>a crescere nella Grazia,</p>
<p>a diventare forti, nella Grazia,</p>
<p>a perseverare nella Grazia,</p>
<p>preservaci dal decadere dalla Grazia,</p>
<p>dal venir meno alla Grazia,</p>
<p>dal disprezzare lo Spirito della Grazia.</p>
<p>Facci somigliare sempre a te</p>
<p>per la forza della tua maternità.</p>
<p>Amen</p>
<p></em></p>
<p></span></div>
<p></span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>LA MADONNA E LA FIDUCIA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[don Giuseppe De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>

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		<description><![CDATA[Non altro che a pronunziarla, questa parola “fiducia” slarga i polmoni e dà le ali al cuore; fa l’effetto di una liberazione, dà un sollievo senza misura, é qualcosa come un uscir dall’incubo, e rassomiglia a un principio misterioso ma certo di paradiso. L’età nostra é per eccellenza l’età dell’angoscia, e nella storia non resterà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="font-weight: normal;">Non altro che a pronunziarla, questa parola “fiducia” slarga i polmoni e dà le ali al cuore; fa l’effetto di una liberazione, dà un sollievo senza misura, é qualcosa come un uscir dall’incubo, e rassomiglia a un principio misterioso ma certo di paradiso.</span></h4>
<p>L’età nostra é per eccellenza l’età dell’angoscia, e nella storia non resterà con altro nome; come si dice di quei che vissero nell’età di mezzo, o nel secolo dei lumi, di noi si dirà che siamo vissuti nell’età dell’angoscia.</p>
<p>Niente di meglio, dunque, che la fiducia, naturale contrapposto di quanto ci affanna, restringendo e oscurando, innanzi a noi, lo spazio di luce necessario agli occhi nostri.</p>
<p>Dir poi <em>fiducia</em>, facendo nello stesso tempo il nome della Madonna, significa propriamente uno sterminio di contentezza, un colmo di gioia, un abisso di felicità, una voragine di luce. Significa un voler dar fondo all’universo della natura e della grazia.</p>
<p>Nessun dubbio che la fiducia non sia nella sua essenza una cosa lieta, e che la Madonna non sia la radice della nostra letizia.</p>
<p>La radice sta nella terra, il fiore si leva nell’aria: la Madonna é stata come noi, cosa della terra; ma quale fiore si é levato da lei, e in che aria si é levato!</p>
<p>Se Gesù é il fiore della nostra letizia, Maria é lo stelo di questo fiore. Respiriamo a pieni polmoni questa aria dell’altezza, tersa, cristallina, vivificante, che é la fiducia e nasce dal sorriso di Maria; sentiamola però come aria alta. La fiducia non é, quale a prima vista parrebbe, noncuranza. Non é gettarsi dietro le spalle ogni pensiero, scusandoci col dire che “nutriamo fiducia”. Nemmeno é un adagiarsi, supinamente e indifferentemente su ciò che porta la nostra terrestrità, come fa un torrente che scende a valle: peccato? peccato; preghiera? preghiera; debolezza? debolezza, e così via.</p>
<p>Non fiducia, far così, ma un fatalismo inerte, un abbandono iniquo, una maschera dell’inettezza, un equivalente della diserzione. Amare non ha mai voluto dire starsene colle mani alla cintola. Credere non é stato mai sinonimo, fuorché per i faziosi e per gli sciocchi; di rinunzia alla luce, alla ragione, all’intelligenza.</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="29" height="0"></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Le cose stanno altrimenti, e per dire come stanno, l’amore é una battaglia, e la fede é una guerra di conquista: battaglia sempre in corso, sempre dubbia, guerra senza tregua, di una pericolosità sempre imminente e spesso suprema. Chi ci ha insegnato a militare nei ranghi di Dio, col cuore dei conigli e con quest’aria di poltroni?</p>
<p>E’ vero, dobbiamo essere pronti a dare la vita, senza una perplessità, senza un lamento; ma dare la vita così, con la sovrana intrepidezza di Gesù, che per chi lo crocifiggeva al diede, e la diede al padre che lo abbandonava, non é qualcosa di passivo, ma é tutto al contrario l’apice e il vertice dell’azione e dell’attività. Morire martiri é l’atto vitale più pieno della vita.</p>
<p>Soltanto per via di simili discorsi, ci si può avvicinare a un concetto giusto di fiducia.</p>
<p>La quale non é lasciar  andare, un dare le dimissioni, un disertare il posto, uno “squagliarsela”, un rimettersi (come si suol dire) alla divina Provvidenza senz’altro voler fare né patire.</p>
<p>Se questo fosse, sarebbe una fuga obbrobriosa, una rinunzia, un tradimento. Ci verrebbe consigliata dalla pusillanimità di fronte al dolore, e sarebbe un sinonimo di vigliaccheria di fronte alle responsabilità precise, che sorgono dalla nostra condizione di uomini e di cristiani, di questi uomini e questi cristiani, in queste e non altre circostanze, di questa età, con questi obblighi, con questi prossimi (il tale e il talaltro, eccetera), con queste forze, con questi soldi e non più, e così via.</p>
<p>La fiducia non si esprime con altra parola da quella pronunziata da Cristo sulla croce: “Padre, rimetto il mio spirito nelle tue mani”. E’ la parola, che esprime alla perfezione ciò che é la fiducia, ed é preceduta dall’altra:  “Tutto é fatto, tutto é finito”.</p>
<p>La fiducia é lo sguardo levato al cielo, per dire al Padre che, quando noi abbiamo fatto tutto, nulla é ancora stato fatto, faccia dunque lui. La fiducia é l’offerta ultima dell’olocausto compiuto: bruciati che ci siamo senza relitti e senza cenere nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo, allora ricorriamo al fuoco e alla luce di Dio che solo contano.</p>
<p>Fiducia é quella fiamma lieve e alta che si leva dal fuoco che le legna del sacrificio alimentano: amore é la fiamma che li leva, amore é la bracia che consuma.</p>
<p>La fiducia é l’inno dell’immolazione avvenuta e della intatta aspettazione da Dio. Nulla da noi aspettiamo, e pure ci consumiamo sino all’ultimo fiato, sino all’ultima forza; tutta la somma l’attendiamo da Dio, ma nulla lasciamo di non speso in noi.</p>
<p>Non solo, ma da Dio attendiamo tutto, non già secondo il voler nostro, bensì secondo il voler suo. Gli diciamo le cose nostre, gliele diciamo così come noi le vediamo; quando gliele diciamo così come noi le vediamo, quando gliele abbiamo ben dette,  le bruciamo tutte, queste povere cose nostre, in favore delle cose sue e di come lui le vede.</p>
<p>Simile “bruciamento”, che trasforma la volontà nostra imbelle, cieca, zoppa e storta, nella folgorante e onnipotente volontà di Dio, si chiama “la fiducia”: trasmutazione del cuor nostro umano nel Cuore del figlio di Dio e figlio  di Maria. In tanto la Madonna si può e si deve dire Madre della fiducia, in quanto sulle sue ginocchia noi impariamo ad essere fratelli  del  suo figliuolo divino, cioè figli anche noi dl Padre che è nei cieli.</p>
<p>Questa educazione concreta, reale, divina, c’impartisce Maria, facendo di noi suoi figli altrettanti figli di Dio.</p>
<p>Don GIUSEPPE DE LUCA</p>
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		<title>Teresa e Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
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		<description><![CDATA[La vita di Teresa è tutta segnata da Maria, dal battesimo al &#8220;sorriso&#8221; della guarigione (13 maggio 1883), dalla professione religiosa (8 settembre 1890) alle ultime parole scritte a mano, ancora l’8 settembre 1897: «O Maria, se io fossi la Regina del Cielo, e tu fossi Teresa, vorrei essere Teresa affinché tu fossi la Regina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vita di Teresa è tutta segnata da Maria, dal battesimo al &#8220;sorriso&#8221; della guarigione (13 maggio 1883), dalla professione religiosa (8 settembre 1890) alle ultime parole scritte a mano, ancora l’8 settembre 1897: «O Maria, se io fossi la Regina del Cielo, e tu fossi Teresa, vorrei essere Teresa affinché tu fossi la Regina del cielo!!!&#8230;». Non è un gioco di parole, ma un vero scambio di amore. Per lei Maria è madre di tutti i figli di Dio e sorella di tutte le donne. Teresa e le donne: a 14 anni manifesta, durante il viaggio in Italia, la sua reazione ai segni di certo antifemminismo di Chiesa.</p>
<p>Ma il suo messaggio essenziale su Maria è nell’ultima poesia che ha composto: &#8220;Perché ti amo, o Maria&#8221;: 200 versi in 25 strofe. Per lei Maria non è Regina inaccessibile nei Cieli e sovrana nei suoi privilegi («Se ti guardassi nella tua gloria sublime, non potrei credermi tua figlia, e abbasserei gli occhi»).</p>
<p>La sua Maria è quella che trova nel Vangelo (str. 2), «mortale e sofferente» come noi, vicina ai suoi figli, anche «deboli e peccatori» (str. 4), capace di «tacere» e di «nascondersi» in mezzo alla gente di Nazareth (str. 17), di «gioire, ma anche di piangere» (str. 18), di capire con delicatezza il bisogno degli sposi di Cana (str. 19), di mescolarsi ai peccatori che ascoltano suo Figlio senza pretendere la prima fila (str. 20), vero «rifugio dei peccatori» (str. 21) che sa resistere ai piedi della Croce (str. 23) e poi fare da madre a Giovanni per lunghi anni (str. 24).</p>
<p>Una Maria, dunque, «più madre che regina», più sorella che sovrana, più da amare che da ammirare. Una vera mariologia d’Incarnazione. Era il 1897: il capitolo VIII della <em>Lumen gentium</em>, la <em>Marialis cultus </em>di Paolo VI e <em>la Redemptoris Mater</em> di Giovanni Paolo II erano ancora tanto lontani.</p>
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		<title>Perché ti amo Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 09:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Perché t’amo Maria Vorrei cantare, madre, perché t’amo; e perché il dolce tuo nome mi fa trasalire il cuore. E perché il pensiero della tua suprema grandezza non saprebbe ispirarmi spavento nell’anima. Se  ti contemplassi nella sublime gloria che di tanto sorpassa la luce degli eletti, ah, non potrei credere che sono la tua bambina, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Perché t’amo Maria</strong></p>
<p>Vorrei cantare, madre, perché t’amo; e perché il dolce tuo nome mi fa trasalire il cuore. E perché il pensiero della tua suprema grandezza non saprebbe ispirarmi spavento nell’anima. Se  ti contemplassi nella sublime gloria che di tanto sorpassa la luce degli eletti, ah, non potrei credere che sono la tua bambina, Maria, e davanti a te abbasserei gli occhi.</p>
<p>Perché una creatura possa darsi tutta alla mamma bisogna che questa pianga con lei, divida i suoi dolori. regina del mio cuore, quando piangesti quaggiù per attirarmi a te ! ben meditando la tua vita sul Vangelo, io oso guardarti e avvicinarmi a te: non m’è difficile credermi tua creatura, perché ti vedo mortale e sofferente come me.</p>
<p>Il Vangelo m’insegna che crescendo in saggezza, Gesù resto sotto messo a Maria, a Giuseppe. ed il cuore mi dice con che tenerezza egli sempre obbedì ai genitori amatissimi. ma ora capisco il mister del tempio, la risposta del dolce mio Re, ed il suo tono. Maria, questo caro Fanciullo vuole che tu sia l’esempio dell’anima che lo cerca nella notte della fede&#8230;.</p>
<p>Un dì che i peccatori ascoltano la dottrina di colui che é venuto per condurli al cielo, io ti trovo con loro, Madre, in attesa. C’è chi avverte Gesù che tu vorresti vederlo ed allora, davanti alla gran folla, ecco che il tuo divin Figliolo esprime l’immensità del suo amore per noi dicendo:” Chi mi é fratello, e sorella, e madre, se non colui che fa la mia volontà?”</p>
<p>Teresa di Gesù Bambino</p>
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