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	<title>La Piccola Via &#187; omelie</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>Immacolata &#8211; Don  Pollano</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 16:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo di Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Immacolata]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
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		<description><![CDATA[IMMACOLATA CONCEZIONE B.V.M. Gen 3,9-15; Ef 1,3-6; Lc 1,26-3 «Ti saluto, o piena di grazia» La giornata di oggi ci offre una grande occasione per capire Maria, prima contemplandola e  pregandola, poi anche parlandole così come sappiamo. Oggi infatti la Chiesa ce la propone come fu ed è, Immacolata, e lo fa con l’intenzione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IMMACOLATA CONCEZIONE B.V.M.</strong></p>
<h1>Gen 3,9-15; Ef 1,3-6; Lc 1,26-3</h1>
<p><em>«Ti saluto, o piena di grazia»</em></p>
<p>La giornata di oggi ci offre una <strong>grande occasione per capire Maria</strong>, prima contemplandola e  pregandola, poi anche parlandole così come sappiamo. Oggi infatti la Chiesa ce la propone come fu ed è, Immacolata, e lo fa con l’intenzione che tutti noi, Popolo di Dio, la fissiamo con fede convinta ed ammirata.</p>
<p>Ammirazione che però non ce la allontani: il Concilio Vaticano II ha ribadito, quanto a Maria, che la Chiesa riconosce in Lei la propria icona già perfetta, e di conseguenza tende a imitarla nella vita di grazia: noi la fissiamo per imparare come noi stessi siamo chiamati a divenire.</p>
<p>C’è di più: essendo nostra Madre, Maria ha ora il compito di fare fluire in noi la grazia di Cristo che ha resa Lei santa e immacolata qual è. Per questo noi le rivolgiamo oggi ancora una volta sguardo e desiderio secondo fede e amore.</p>
<p>Un teologo ha intitolato un suo saggio: “Maria, chi sei veramente?”. E’ la stessa domanda, lo ricorderete, che Bernadette rivolse alla figura misteriosa apparsale a Lourdes. A Bernadette la Signora rispose di persona, qui ci facciamo illuminare secondo la Chiesa dalla parola di Dio.</p>
<p>Si applicano infatti perfettamente a Lei le parole della Lettera agli Efesini: <em>“In Lui, Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà”. </em>Sì, anche Maria è diventata “figlia adottiva”; ma in più, privilegio incomparabile!, è stata fatta anche Madre del Figlio grazie al quale è divenuta figlia di Dio. Portentoso mistero.</p>
<p>Perciò il santo Vangelo la chiama la <em>“piena di grazia”, </em>la “<strong>colma del favore di Dio</strong>”. Riflettiamo su questo nome unico. Quando è che voi direste mai a qualcuno: “Tu sei colmo del mio favore”? Espressione iperbolica…Sarebbe come dire: “Io ti riempio del mio affetto e del mio amore, ti voglio appassionatamente, tu non mi sfuggirai mai, anzi mi amerai con tanta perfezione che io potrò sempre fidarmi di te in modo assoluto”. Siamo nel divino molto più che nell’umano. Gesù Cristo per primo è stato prediletto così dal Padre. E dopo di Lui, dalla pienezza di Lui, ecco Lei, la Tuttasanta e senza peccato.</p>
<p>Per essere nostra madre, perché anche noi Dio tiene nel suo favore particolare, noi battezzati, perdonati, eucaristici. e missionari. E’ questa la nostra grandezza comune: Maria colma, noi ricchi di grazia viva, dinamica e bella. E questo suo essere colma, e maternamente colma, la rende &#8211; pur così piccola davanti all’Onnipotente &#8211; figura feconda da cui nasce, con Cristo, la storia nuova, salvata; offrendoci il Santo Ella propone alla storia la contraddizione, e la spartisce in due fiumane: quella che crede nel Figlio, pieno di grazia e di verità, e perciò in Lei, per vivere come loro; quella invece che lo rifiuta preferendo costruirsi da sé sola.</p>
<p>Anche la pagina biblica della prima Lettura è piena di fascino. Nell’apparenza mitica essa contiene fra le altre una verità centrale per noi quando afferma che <em>“l’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi”.</em> E’ come dire  che con la mancata fede nella Parola di Dio e la conseguente trasgressione inizia per la creatura umana un tipo di vita che si è privato<strong><em> </em></strong>del favore di Dio. Possiamo chiamarlo tragedia.</p>
<p>L’uomo, rifiutando il favore di Dio, resta con le sue sole risorse ad affrontare l’avventura di esistere. Intelligente, capace di scienza, ricco di immaginario, creatore di bellezza, soggetto intraprendente, ricco di volontà e audacia, costruttore…Ma dopo la rottura d’amicizia con il suo Creatore, con cuore indurito e scarsissima capacità di amare: il fratricidio che insanguina subito la storia lo dirà chiaro.</p>
<p>All’uomo di tutti i progressi basterà sempre un nulla ormai per uccidere il fratello o il bimbo nel grembo di sua madre, e per lasciar morire senza un fremito milioni di uomini come lui, per malattia e fame.</p>
<p>E’ grazie a Maria che questo umanesimo tragico, in cui siamo immersi tutti, trova per virtù di  Dio il suo rimedio. Perché con Lei senza peccato viene nel mondo il nuovo cuore di Gesù Cristo, l’Uomo perfetto, la sovrabbondanza della carità divina: già Lei ne rispecchia e vive la ricchezza, e non per sé sola; è madre e dunque esiste per far passare in noi, dolce nutrice, la ricchezza della grazia del Figlio.</p>
<p>E’ eccellente, questo disegno divino.</p>
<p>Perché così ci troviamo affidati a una che non è come noi, incerti e peccatori, sempre esposti a perdere la nostra immacolatezza cristiana, o sovente perdendola, e tanto spesso scarsi nella sua misura; Maria vive immacolatezza piena, perfettamente in grado di proteggere e tutelare la nostra, sempre pronta alla nostra cura.</p>
<p>Per questo chi saggiamente ha con Lei grande rapporto di fede e devozione filiale cammina molto più sicuro verso il Regno.</p>
<p>Maria, la Immacolata, non si presenta dunque a noi come personaggio opzionale, che accetteremo secondo le nostre varie sensibilità. Sarebbe errore ben grave farlo. Ella fa semplicemente parte del disegno di Dio. Che lo si sappia o no, che lo si voglia o no, agisce nell’economia della Salvezza per ciascuno di noi e per tutti.</p>
<p>E’ cioè Madre insopprimibile. E si badi, è Madre che ha conosciuto il dolore e la fatica fedele di credere, sperare e amare per tutta la durata della vita terrena. Volle rimanere nel favore di Dio, a qualsiasi costo, e perciò può dire a noi con totale credibilità: “<strong>Restate anche voi fedeli al favore di Dio come me, a qualunque costo</strong>”.</p>
<p>Non c’è che una risposta, è evidente, al di là dei nostri compromessi e dei falsi equilibri fra bene e male, perché proprio a Lei, Immacolata, possiamo e dobbiamo rimanere vicini con ottimismo e gioia. Guardandola capiamo che il destino cristiano non è troppo per noi: il mondo grida, ma lo Spirito è più forte.</p>
<p>Se oggi dunque vogliamo fare un dono autentico a Maria, oltre quest’ora convinta di preghiera, allora riconosciamoci in Lei e riconosciamola in noi. Possiamo ripeterle, nel silenzio del cuore: “Anche noi siamo stati immersi nell’immacolatezza di Gesù, come te, per essere purificati e santi. Aiutaci Tu a ripercorrere con amore e coraggio nuovi le vie del nostro Battesimo, la nostra immacolatezza in questo mondo”.</p>
<p>E’ la preghiera che l’Immacolata<strong> </strong>attende e che è prontissima a esaudire.</p>
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		<title>Io sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 17:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[XXXI DOMENICA  DEL  TEMPO ORDINARIO Sap 11,22-12,2; Sal 144; 2 Tess 1,11-2,2; Lc 19,1-10 “Io sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” Anche oggi, come altre volte, dovremmo dire che a questo Vangelo manca solo la voce, perché ci darebbe un conforto potente ascoltare come allora il Signore, e  particolarmente la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>XXXI DOMENICA  DEL  TEMPO ORDINARIO</h1>
<p>Sap 11,22-12,2; Sal 144; 2 Tess 1,11-2,2; Lc 19,1-10</p>
<h2>“<em>Io sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto</em>”</h2>
<p>Anche oggi, come altre volte, dovremmo dire che a questo Vangelo manca solo la voce, perché ci darebbe un conforto potente ascoltare come allora il Signore, e  particolarmente la gioia che vibrò nella sua voce mentre Egli diceva “Io sono venuto a cercare e a salvare”. Capiremmo molto meglio chi era e chi continua a essere Gesù.</p>
<p>Di Dio si possono avere innumerevoli opinioni, alcune giuste, alcune difettose, alcune sbagliate. Ma qui siamo davanti al Dio della rivelazione, un Dio che non possiamo pensare se non davanti all’uomo perduto. E’ ciò che Egli ha accettato di essere e di fare: “Mi metterò davanti a te, mia carissima creatura, non perché sei importante, bella &#8211; non occorre che ti abbellisca per venire davanti a me ! -, ma per quella che ti sei ridotta ad essere: perduta”.</p>
<p>Un Dio così vale la pena conoscerlo, incontrarlo, vale la pena lasciarsi coinvolgere dalla sua gioia, la più grande che si possa immaginare, perché non è gioia di un uomo, pur vivissima come quella dell’artista davanti alla sua opera o dell’atleta davanti alla sua vittoria: <strong>è la gioia di Dio davanti all’uomo ritrovato</strong>.</p>
<p>Il che immediatamente ci obbliga a fermarci sulla parola chiave di questa pagina di Vangelo, che è appunto: “<em>perduto”</em>. Zaccheo è un peccatore pubblico per la mentalità ebraica, ma anche nella nostra realtà, per quel facile e pericoloso peccato che è l’attaccamento alla propria ricchezza. La questione, però, non riguarda il suo particolare peccato, ma il fatto che egli è peccatore, dunque tutti noi che peccatori siamo. Solo che accettiamo la bruciante parola: “<em>perduto”</em>.</p>
<p>Il verbo <em>perdere,</em> di uso così frequente, significa cessare di avere qualche cosa che si possedeva:“Non ho più la borsa”, “Sto perdendo la memoria”, si dice; o peggio: “Sto perdendo la mia dignità”. <em>Perdere</em> ha spessissimo un senso negativo, fino al degrado totale. L’ultimo gradino di questo viaggio verso il basso è allora raggiunto quando l’uomo deve ammettere di aver perso se stesso, e dice: “Lentamente ho perso il senso di me, il mio perché per esistere”. Quanto serve qui ricordare<strong> noi siamo creature di Dio</strong>, e il senso è l’unica cosa che non possiamo darci da soli! Il nostro senso infatti sta nascosto nel profondo legame che Lui ha voluto avere con noi cominciando a crearci e amandoci tanto. E l’uomo se lo deve spesso ripetere: “Il mio senso è che sono di Dio e che la luce di Dio, non la mia soltanto, m’illumina; che l’amore di Dio, e non soltanto il mio, mi sostiene e mi consola; che il bene di Dio nutre la mia speranza, e così via. Se rinuncio a tutto questo, resto io, perduto, non perché sia stato Dio a rendermi tale, ma perché  mi sono perduto”. Il termine del testo ha proprio tale significato: lì “<em>perduto</em>” non equivale a “smarrito”, ma include il concetto della personale  responsabilità.</p>
<p>Da tutto ciò si deduce che la rovina definitiva dell’uomo non è una di quelle a cui egli può andare incontro nell’esistenza terrena sul piano economico, sociale o della salute: la rovina delle rovine è quella teologica, quando la questione di Dio non è risolta, quando il legame con Lui non c’è più o non c’è ancora. Il perduto, dunque, è colui che non si ritrova o non si ritrova abbastanza, o peggio,  non vuole ritrovarsi in Dio. Ecco perché il Signore prende anche Lui la strada del viaggio verso il basso e viene. Ed è felice quando può dire a qualcuno: “Eri perduto, e ora ti ho trovato.”</p>
<p>Anche noi, per esperienza, sappiamo che cosa significhi ritrovare una persona che avevamo in qualche modo perduta. Come il cuore sussulta quando grida: “L’ho ritrovato! C’è!”. Eppure questo è ancor niente in confronto alla gioia che prova Dio quando ci perdona nel sacramento della Riconciliazione, per fare l’esempio più pertinente, ma anche ogni volta che può riconciliarsi con noi grazie a un’attenzione, uno sguardo, un palpito del cuore. <strong>Egli ci ritrova, ed è sempre felice</strong>.</p>
<p>L’uomo porta dunque dentro questa rovina teologica, della quale, quanto più i tempi sono  disinvolti e leggeri riguardo a Dio, tanto meno si rende conto. Gli rimane sì il senso di qualcosa che manca, ma non riesce più a risalire all’origine di questo malessere. Molti infatti oggi dicono: “Siamo perduti”; la letteratura del secolo scorso è traboccante di  senso di perdizione, ma non si riferisce più alla rovina teologica. E allora che cosa si può fare? All’uomo del tempo attuale bisogna ripetere con amore: “Se non gestisci più il bene prezioso e irrinunciabile che è la vita, prima di tutto nel tuo radicante e fondativo rapporto con Dio che ti ama, allora sarai costretto al tuo nulla. Cercherai sì di ritrovarti, visto che ti senti disorientato e perduto. Lo tenterai costruendo te stesso su qualche piattaforma terrena, con qualche valore buono, solido, cercando di difenderti dal male, dal delitto, dalla trasgressione, e di costruire un mondo che soddisfi le tue aspettative: ma il senso profondo di non riuscirci mai come vorresti ti creerà angoscia, e il sentimento assillante dell’essere perduto continuerà a pesare sul tuo cuore.</p>
<p>E Dio continua intanto a essere Gesù Cristo che percorre il mondo per trovare quelli a cui dire: “Oh, ti ho incontrato finalmente! Da sempre ti cerco, ma tu non ti voltavi mai a guardarmi! Facevi sempre il sordo; ora però ti sei accorto che senza di me sei perduto”. Questa consapevolezza è essenziale: non basta infatti essere dei perduti per andare da Dio, si possono anche tentare vie d’uscita del tutto diverse, e occorre invece capire qual è la vera radice della propria infelicità. Tra essere perduti e rendersene conto, tra rendersene conto e comprendere che la rovina è teologica, perché abbiamo bisogno solo di Dio, ci sono passi che si compiono, se vogliamo, rispondendo all’incoraggiante grazia di Dio.</p>
<p>Proprio perché è un  Dio che cerca, Egli è anche  un Dio che chiama:<strong> “</strong><em>Sto alla porta e busso</em><strong>” </strong>sta scritto; come a dire: “Prima che tu bussi alla mia porta, sono io che busso alla tua, al tuo cuore, alla tua mente. Quando hai dei dubbi, delle inquietudini, quando non sai più a chi rivolgerti, quando stai per dire: &#8211; Sono disperato! -, allora tu ti volgi a me, ma io bussavo già alla tua porta. Se vuoi aprimi”.</p>
<p>Questo è lo stato attuale delle cose: pochi sono felici, e lo saranno finché ci riescono; molti sono chiaramente infelici e hanno fatto diventare questa infelicità la loro filosofia, divenendo gelidamente pessimisti. Eppure si rendono conto che questa non dovrebbe essere la condizione umana. Cechov disse: “L’uomo è una corda musicale spezzata”. Semplice il paragone, ma efficace: tu non sei un pezzetto di fil di ferro più o meno contorto che non si sa a che serva, sei, eri una corda musicale da cui si potevano trarre  melodie meravigliose.</p>
<p>E Dio è appunto capace di rifare le cose da capo. Pensiamo ai nostri giovani: ce ne sono in Italia almeno 300.000 completamente allo sbando, non perché siano nati con dei difetti, ma perché si sono perduti. Chi li ricupererà? Questa è una domanda pratica e angosciosa, che tormenta e stimola. <strong>Quanto abbiamo bisogno che Gesù venga a dirci: “Sai, eri perduto e ti ho ritrovato”!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>A questo punto occorre assumere il discorso anche per noi singolarmente, senza pensare che il perduto sia sempre qualcun altro. Dobbiamo renderci conto che anche noi conosciamo il peccato, e ci conviene il posto di Zaccheo.</p>
<p>Avete notato le parole di Paolo ai Tessalonicesi?  Molto belle, perché egli si rivolge a dei cristiani, li loda in quanto buoni cristiani, ma con tutto ciò, anzi per questo, dice che prega per loro. Perché? “<em>… perché Dio vi renda degni</em> &#8211; sempre più degni &#8211; <em>della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù</em>”. E’ il movimento della grazia che si rinnova: noi speriamo di essere già salvati dal Signore, ma con questo non possiamo dire che in noi non ci sia più perdizione affatto, o un progresso di bene da compiere o altra chiamata a cui rispondere: “Signore, compi la tua volontà. C’è ancora qualcosa di me di cui tu devi dire: &#8211; Ti cerco e voglio trovarti &#8211; . Quando il mio egoismo è forte, quando il mio giudizio sugli altri è freddo, distante, quando non sono generoso, non sono puro di cuore, &#8211; le mille occasioni in cui non sono ancora cristiano &#8211; , è lì che ho bisogno d’incontrarti e di darti la grande gioia di lasciarmi salvare”.</p>
<p>Facciamolo oggi a Gesù questo discorso: “<strong>Io mi lascerò salvare ancora, Signore, mi lascerò santificare</strong>, e so anche &#8211; perché Tu non mi lasci al buio &#8211; da dove comincerò. C’è un perdono che ho da dare: è il momento. C’è una riconciliazione che ho da compiere, una compassione  che ho da avere: è il momento. C’è una parola che devo dire, un gesto che non devo più fare. C’è una corruzione nella quale non devo più discendere: è il momento, perché Tu mi aspetti lì e non ti basta tutto il resto. Mi vuoi  salvo  tutto, non in parte. Tu mi vuoi santo, e io so che cosa aspetti”.</p>
<p>Un momento di franchezza amichevole con Gesù, di grande  fiducia nella sua grazia, e d’impegno: “Fidati, Signore! Tu sei venuto quaggiù per cercarmi, non sono venuto io lassù a cercare te. E non voglio deludere questo tuo lungo amore, che durerà quanto la mia vita. Se morirò  cosciente, l’ultima parola che spero potrò dirti sarà questa: &#8211; Signore, abbi pietà di me &#8211; !”. E che cos’è questa se non l’invocazione di uno che, amato, vezzeggiato, da Dio con mille grazie, tuttavia sa ancora di dover essere salvato? Auguriamocelo, per noi e per i molti del mondo a cui Dio guarda con infinita pazienza.</p>
<p>Affidiamo noi stessi e il mondo a Maria, a cui conviene particolarmente oggi il grande titolo <em>Regina del mondo</em>, ma anche non di meno <em>Madre della misericordia</em>.</p>
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		<title>Essere dimora di Dio</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 15:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[dimora di Dio]]></category>
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		<description><![CDATA[VI DOMENICA  DI  PASQUA At 15, 1-2. 22-29; Sal 66; Ap 21, 10-14. 22-23; Gv 14, 23-29 Essere dimora di Dio Gesù, in questo brano di Giovanni, che è il più profondo nel descrivere il rapporto reale tra Dio e l’uomo, ci rivela il progetto straordinario suo e del Padre verso il credente: “&#8230;verremo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>VI DOMENICA  DI  PASQUA</h1>
<p>At 15, 1-2. 22-29; Sal 66; Ap 21, 10-14. 22-23; Gv 14, 23-29</p>
<p><em>Essere dimora di Dio</em></p>
<p>Gesù, in questo brano di Giovanni, che è il più profondo nel descrivere il rapporto reale tra Dio e l’uomo, ci rivela il progetto straordinario suo e del Padre verso il credente: <strong><em>“&#8230;verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”</em></strong>.</p>
<p>Tu, cristiano, tu, cristiana, se ami il Signore, ne diventi la dimora. Una dimora, nella quale Dio non sta nascosto e immobile, ma, all’opposto, nel suo Spirito, ti insegna ogni cosa e ti ricorda ciò che Gesù ha detto di fare. Dimora di Dio, che è il tuo maestro momento per momento: questo sei tu. Qui occorre fermarsi e domandarsi con serietà: “E’ così che vivi il tuo cristianesimo?”.</p>
<p>Se accettiamo infatti questa nostra straordinaria condizione, cioè accogliamo Dio che, senza nessuna violenza, ma con amore, invade però il nostro intimo, e ci ammaestra  nel cuore, <strong>la vita comincia poi di qui, di qui il nostro essere Chiesa.</strong></p>
<p>Nessuna appartenenza ad altri mondi è paragonabile a tale intima, continua relazione tra Lui e noi, noi e Lui. Allora, poiché questa è ben vera, occorre esaminare il nostro modo di vivere, dal momento che noi di fatto apparteniamo a molti mondi: il mondo della economia, del lavoro, della politica, della cultura, dell’arte…Non è male appartenere ad essi, è anzi inevitabile. Ma se tu, cristiano, appartieni talmente a uno di questi mondi, che soprattutto esso ti fa vivere, pensare, agire, gioire, soffrire, come eviterai di essere distratto da Dio che dimora in te? Come riuscirai ancora ad ascoltare il mormorio dello Spirito, che ti istruisce nel cuore? La risposta onesta, purtroppo è: “Non lo eviterò, e non ci riuscirò”.</p>
<p>Se viviamo troppo intensamente un mondo o un intreccio di mondi, saremo dei cristiani sempre distratti da Dio. Tale è la malattia del cristianesimo. D&#8217;altronde il demonio è un ottimo costruttore della ‘città della distrazione da Dio’, non solo per quanto riguarda piccole distrazioni, ma soprattutto mediante azioni e impegni, a cui conferiamo idolatrica serietà. Pensiamo alla vita dell’uomo politico, d’affari, dell’atleta, tutta soltanto spesa per successo e vittoria.Questa non è distrazione per loro, è il massimo della concentrazione delle loro possibilità. Non stanno tendendo ai loro obiettivi  con tutto il cuore, la mente, l’anima, le forze? Sì. Solo che la mente, il cuore, l’anima e le forze, li dobbiamo totalmente dedicare a Dio  amato.</p>
<p>La domanda, che ci siamo posti all’inizio, non è, quindi, di poco conto: “Mio Dio,  tu hai deciso che io sia tua dimora, una realtà persino impensabile nella sua grandezza, ma, nel tuo amore, resa vera. Tu sei il mio maestro interiore, ma ti do io l’attenzione sufficiente? Quell’attenzione che si chiama la mia preghiera, l’ascolto della tua voce nella mia coscienza, la nostra amicizia, e che mi fa vivere nel modo che piace a te prima che a tutti gli altri”.</p>
<p>Di fronte a un Vangelo così penetrante e chiaro, prima di tutto <strong>chiediamo perdono a Dio di essere un popolo molto distratto e convertiamoci</strong>, donandogli più attenzione.</p>
<p>L’insegnamento, però, non è tutto qui, perché, se lo fosse, l’essere Chiesa resterebbe soprattutto lo stare nascosti con Dio nell’interiorità, mentre non è solo questo. Quando Dio viene a dimorare in te, tu sei &#8211; è il paragone di Gesù &#8211; come una lucerna, che non si mette sotto il moggio, ma sul lucerniere, perché faccia luce. Da te escono raggi di verità, di bontà, di tutte le cose belle e buone, che Lui stesso come uomo ha vissuto, e che tu devi irradiare. Questa è la Chiesa abitata profondamente da Dio e perciò capace di mandare attorno tali  raggi, di cui tutti hanno bisogno disperato. Pertanto, nella misura in cui siamo Chiesa abitata da Dio, siamo Chiesa luminosa, il vero popolo di Dio. Anzi, una piccola parte di questo popolo, chiamata dal Signore ad altissima responsabilità, ha addirittura il compito di tenere ben vivo il dimorare di Dio, la luce, la bontà, il come si deve vivere, di esercitare cioè quello che chiamiamo <em>il magistero dottrinale, morale, spirituale  della Chiesa</em>.</p>
<p>Nel brano degli Atti è descritto un primo momento esemplare di tale magistero: confusione, discussioni, incertezze sul da farsi nella comunità. Allora quella parte di Chiesa piccola, ma estremamente responsabile, prega, si raccoglie, e osa dire: “È parso allo Spirito Santo e a noi che occorra agire così”. Fu il primo piccolo Concilio, il Vaticano II è stato il ventunesimo o, con quello, il ventiduesimo.  Ecco il continuo dimorare di Dio dentro il cuore e nell’intera Chiesa, perché luce e bontà rimangano nel mondo.</p>
<p>Alle ricorrenti domande, che l’umanità continua a porre a se stessa: “Che cosa posso sapere? Che cosa posso sperare? Che cosa devo fare? Chi sono?”, la Chiesa, illuminata dallo Spirito, continua a rispondere: “La verità è questa, la tua speranza sconfina oltre, guarda l’Eterno, il tuo dovere si chiama: amore, purezza di cuore, rettitudine di spirito e tutte le altre virtù”.</p>
<p>Questo è essere Chiesa, e comincia dal cuore abitato da Dio. Se la Chiesa continuasse a esistere, ma, per assurdo, la dimora di Dio si spegnesse nel suo cuore, essa rimarrebbe un guscio vuoto. Tutte le volte che accade qua e là qualcosa di simile, sempre finisce l’essere autenticamente cristiano.</p>
<p>Dio ci ha garantito dunque che, col suo Spirito, non ci abbandonerà, ma occorre vigilare. <strong>Possiamo ricordare meglio che siamo &#8211; e non solo qui adesso &#8211; dimora di Dio?</strong> Non a parole, ma in modo tale che chi ci sfiora appena se ne accorga bene, perché da noi irradia qualche cosa di semplice, di comprensibile: da un gesto di bontà a una parola di verità, a un modo di vivere, di scegliere, di comportarci. Questi raggi partono da ciascuno di noi e Dio diventa maestro di molti grazie a noi.</p>
<p>Siamo qui per dirgli: “Vogliamo che sia così!”. Allora, senza nessuna difficoltà, s’innalza all’orizzonte la stupenda città finale: la Chiesa della gloria, dove non ci saranno più contrasti, conflitti, peccato, morte, lacrime, tutto ciò che qui ci travaglia; dove stiamo andando, dove &#8211; bellissima espressione! &#8211; non ci saranno più né sole, né luce “<em>perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello</em>”.</p>
<p>Anticipiamo questa visione e, offrendo attraverso Maria questa intenzione, diciamo solennemente al Signore che stiamo celebrando: “Signore, fin da ora la gloria del Padre è la nostra luce, fin da ora, Gesù, Tu sei la lampada che illumina noi e, attraverso di noi, illumini molti”.</p>
<p><em> Don Pollano</em></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Seguire Gesù buon pastore</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 04:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Buon Pastore]]></category>
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		<description><![CDATA[IV DOMENICA  DI  PASQUA At 13, 14. 43-52; Sal 99; Ap 7, 9. 14b-17; Gv 10, 27-30 Seguire Gesù buon pastore La prima parola di commento di questo Vangelo non può essere che un grandioso: “Grazie, Signore! Grazie perché sei quello che sei, grazie perché hai voluto diventare il nostro Pastore”. In questo tempo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>IV DOMENICA  DI  PASQUA</h2>
<p>At 13, 14. 43-52; Sal 99; Ap 7, 9. 14b-17; Gv 10, 27-30</p>
<p><em>Seguire Gesù buon pastore</em></p>
<p>La prima parola di commento di questo Vangelo non può essere che un grandioso: “Grazie, Signore! Grazie perché sei quello che sei, <strong>grazie perché hai voluto diventare il nostro Pastore</strong>”.</p>
<p>In questo tempo di ampi orizzonti, anche religiosi, di grandi confronti tra le diverse confessioni, tanto più emerge alla nostra consapevolezza, e ci conforta, la figura del Signore Gesù come di Colui che sa guidarci alla patria.. Fratelli di tutti, perché tutti guardiamo Dio, noi, però, possiamo appartenere al Padre per mezzo di Gesù Cristo. E’ questa una grazia di  valore inestimabile e, se oggi riflettiamo su questa Parola, è per riconfermarci nell’essere quelli che siamo: “Tu, Signore Gesù, dici che siamo il tuo gregge, e noi ti rispondiamo che vogliamo esserlo”.</p>
<p>Questo è peraltro un Vangelo che, nella sua estrema semplicità espressiva, va profondamente capito.</p>
<p>Una premessa: dobbiamo domandarci se noi siamo oggi il tipo di ascoltatori adatto a questo genere di discorso, visto che viene proposta un’immagine non consueta e non sempre simpatica: “Il gregge”. Siamo il gregge di Dio, e ne siamo ben fieri, tuttavia questa realtà  può sembrare attualmente passiva e dequalificante. Allora occorre superare un equivoco: essere uomini e donne liberi non vuole per nulla dire che non abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi in modo giusto. Noi siamo figli di una storia recente dove non la libertà, ma un’amplissima schiavitù è stata inaugurata, mai così potente, mai così ben organizzata, e mai così micidiale.</p>
<p>1934, Monaco di Baviera, in una piccola scuola elementare la maestra detta alla scolaresca un confronto tra Gesù Cristo e Hitler; il testo proposto finisce con questa frase: “Gesù Cristo ha lavorato per il paradiso, Hitler lavora per la terra tedesca”. E’ un episodio; ma, pur cambiando bandiere, distintivi, ideologie, il punto rimane quello: la terra edificata da chi non è Dio. Questo è costato e sta costando la dignità, la libertà, la vita di innumerevoli vittime.</p>
<p>Attenti allora a sostenere che siamo uomini e donne liberi. Lo siamo, ma in che cosa? Liberi di compiere piccole scelte, ma basta andare un poco oltre ed ecco che la libertà scompare. A proposito delle grandi dittature, gli storici affermano che esse si sono imposte su uomini che aspettavano soltanto una parola d’ordine, disposti a essere resi schiavi. Non illudiamoci di essere tanto diversi da loro. Al giorno d’oggi non occorre neppure che sia un capo carismatico a gridarci una parola d’ordine, spesso per noi essa è costituita da un breve spot televisivo: vedi, ti piace, parti, compri, libero e schiavo.</p>
<p>Abbiamo tutti grande bisogno che Gesù dunque ci dica: “Venite dietro a me!”. <strong>Non ci vergogniamo affatto di essere gregge di Cristo</strong>, il quale è Dio, è una cosa sola con il Padre,<strong> anzi ci rinfranchiamo in questa sequela</strong></p>
<p>.</p>
<p>La seconda Lettura, che meriterebbe una meditazione contemplativa, presenta la meta: una moltitudine immensa, incalcolabile, sta attorno a Dio; lo guarda, lo gode, lo osanna, lo serve, lo ama in una suprema libertà finale. Gesù Cristo ci ha aperto e donato il paradiso, stiamo camminando verso questa patria se siamo fedeli a Lui,  non lo possiamo dimenticare!</p>
<p>Decidiamo, dunque, di non lasciarci guidare da qualunque ombra, di non vivere senza meta, senza patria, e quindi senza futuro. La nostra storia sembra chiusa, abbiamo così scarse prospettive. Quando parliamo del futuro, spesso ci riferiamo semplicemente all’ambito economico: “Potremo avere domani un po’ più di oggi? E allora che cosa compreremo, che cosa faremo?”. Ma il termine <em>futuro</em> ha un altro significato! E’ quando pensiamo, per noi e per gli altri, il meglio che non c’è ancora, il bene che dorme e che nessuno fa.</p>
<p>Gandhi è stato il futuro per l’India, così come Teresa di Calcutta. Noi troppo spesso  siamo paralizzati in un presente squallido e, per vivere la condizione descritta nell’Apocalisse: “<em>Non avranno più fame, non avranno più sete…</em>”, dobbiamo immaginare il paradiso. Eppure da quanto tempo gli esperti di statistica presentano cifre e percentuali terribili sulla gente che ha fame e sete, anzi, ne muore, senza che noi ce ne curiamo? Siamo una storia senza futuro, perché continuiamo a badare solo a noi, a quel piccolo ‘futuro’, che è  la proiezione del nostro profitto di oggi.</p>
<p>Soltanto Gesù ci promette il futuro autentico, perché vi mette dentro ciò che caratterizzò la vita di Madre Teresa e del Mahatma Gandhi: la potenza della benevolenza e dell’amore.</p>
<p>Finché non ti curi degli altri più di quanto tu faccia oggi, dunque tu sei una statua: anche se mobiliti il mondo, sei statua di pietra. Se, invece, cresci nella benevolenza e nell’amore, fosse anche oggi a casa, trattando meglio i tuoi familiari, tu hai fatto qualcosa di meglio che non c’era ancora, hai costruito un po’ di storia degna di questo nome.</p>
<p>Gesù Cristo ha insegnato proprio questo. Non ha solo detto: “C’è il Regno, quel luogo stupendo di luce, di gioia, dove c’è la patria”, ma &#8211; e questa è la cosa decisiva per noi -: “ Io vi conduco perché vi amo, e vi ho amato al punto da farmi ponte tra voi e quella patria, un ponte crocifisso, se no passare non potevate”.</p>
<p>Questa rimane la proposta di Gesù Cristo e, se non passi per quel ponte di amore sacrificato, è soltanto perché tu, a tua volta, non ami abbastanza. Ma la strada c’è, la persona che, grazie a te, domani potrà avere un futuro più bello, è vicina a te, e chi ti impedisce di amare di più? Nessuno. “<em>Amatevi come io vi ho amati</em>”: non è questo il messaggio che Gesù continuamente ti sussurra o ti grida dal Vangelo? “Non amate voi stessi, non accumulate tesori che i ladri rubano e le tignole rodono, costruitevi tesori per il Regno, procuratevi amici nella vita eterna, agite in modo che vi riconoscano come miei discepoli perché amate”. Discorso che non ha senso per quelli del: “Chissà se domani guadagnerò più di oggi?”, ma, proprio perché assurdo per gli stolti,  invece, pieno del senso di Dio.</p>
<p>Tutti noi stiamo camminando verso la felicità eterna: qui sulla terra avremo qualche gioia, e tante mancanze di gioia &#8211; il dramma della vita è quello che è -, ma<strong> noi sappiamo dove stiamo andando, perché seguiamo attentamente le orme del Signore</strong>.</p>
<p>Si tratta di una sequela molto concreta. Gesù parlava a gente che era abituata a vedere il pastore, che guidava il gregge e si rivolgeva alle pecore con un gergo speciale. Molto realistico, Gesù. Ancora oggi Egli continua a parlare a ciascuno con il linguaggio adatto. Non parla a voi come a me, non parla a un uomo come a una donna, a un giovane come a un vecchio, a uno sposato come a uno non sposato. E ogni giorno  cambia parola, perché sa che cambiamo stati d’animo anche noi, spesso molte volte in una giornata: “Io mi rivolgo a te con una parola che non ho ancora detto a nessuno, la invento per te adesso, perché amo te adesso: mi vuoi ascoltare?”.</p>
<p>Che ottimo esercizio pratico! Partendo dalla nostra coscienza, ci obbligherà qualche volta, per udirla, a turarci le orecchie sopraffatte dal chiasso, ma siamo ancora capaci di farlo: <em>“Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”</em>.</p>
<p><strong> Il Pastore parla sempre</strong>. Che il Signore ci risparmi il dolore grande di vederlo andare innanzi, ma come uno che si allontana, perché nel frattempo noi ci siamo fermati. Se accadesse, dovremmo agire come il bambino che si è fermato mentre la mamma è andata un po’ avanti: subito parte di corsa e la raggiunge, spaventato dalla distanza. O lo segui, Gesù, o lo raggiungi di nuovo, perché lo avevi lasciato andare oltre: è il Pastore!</p>
<p>Noi chiediamo che tutto il popolo di Dio riconosca di nuovo che Gesù è il Pastore, a tutti i livelli, poi lo chiediamo per l’umanità intera. E ci offriremo in quest&#8217;Eucaristia come un popolo che è beato e felice di essere il gregge del Signore, e vuole ascoltarlo ogni volta che gli  parla nel cuore.</p>
<p><em> Don Giuseppe Pollano</em></p>
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		<title>Eccomi, manda me!</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 08:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[don Pollano]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lasciamo che la Parola di Dio bussi oggi alla nostra coscienza, ci interpelli, ci faccia una richiesta semplice, ma tanto grande: essere anche noi, proprio perché cristiani, uomini e donne che sanno «dire» Gesù, non soltanto mentre si prega, ma quando si vive.<br />
Occorre cancellare la singolare distinzione, che siamo capaci di fare, tra l&#8217;essere cristiani e l&#8217;essere apostoli. Dobbiamo confessare che questi due concetti, nella nostra mentalità, non coincidono perfettamente: è come se ci fosse una divisione del lavoro tra chi crede e chi predica, mentre non è così. </p>
<p>Queste pagine della Scrittura così ricche di movimento, di moti del cuore, quindi di entusiasmo verso Gesù, ci danno a questo proposito una lezione. Esse ci trasmettono anche la domanda di Dio, che ha suscitato la profezia della chiamata di Isaia: «Chi manderò?». Allora noi dovremmo essere in grado di rispondere: «Manda me, Signore». A che fare? A dare testimonianza di Dio, in Gesù Cristo.<br />
Non c&#8217;è differenza tra l&#8217;essere cristiani, cioè appartenere a Gesù Cristo, ed essere apostoli, cioè annunziare Gesù Cristo.<br />
Infatti, essere di Gesù Cristo significa che Egli ha preso possesso del nostro cuore. È quello che Paolo esprime quando dichiara: «Gesù Cristo mi ha conquistato».<br />
Non si tratta di conquista umana, emotiva, impulsiva, ma della conquista profonda della nostra intelligenza, che guarda il Signore e si convince totalmente di Lui: come Gesù non c&#8217;è nessuno e di Gesù hanno bisogno tutti. Non è convinzione che proviene dalla lettura di un libro &#8211; anche se tutto questo sta scritto nei libri -, ma intuizione suscitata dalla ricchezza dello Spirito: “Ti guardo, Signore, e mi convinco che Tu sei l&#8217;Unico, e sei il Salvatore”.<br />
Di conseguenza, il nostro spirito, sempre per effetto dello Spirito di Dio, sente in sé un fremito, un desiderio di andare verso il Signore, una specie di profondo, si potrebbe dire quieto, ma irresistibile, entusiasmo per Lui. Il discepolo è questo. «Lasciarono tutto  e lo seguirono»: non risposero a un comando dell&#8217;autorità &#8211; Gesù era uno come loro -; avrebbero benissimo potuto, come tanti altri, non accogliere la sua proposta, invece furono attratti da Lui e conquistati.<br />
Un cristiano «di Gesù Cristo» è dunque uno che sente il primato affascinante del Signore. Quando questo accade, è difficile, quasi impossibile, non parlare di Colui che ci ha preso la mente e ci ha convinti nel cuore. Se qualcuno diventa il «tesoro» nostro cuore, come Gesù ha detto, lo teniamo tutto per noi, eppure anche lo riveliamo.<br />
È ben vero che nella Chiesa esistono ministeri diversi e c’è chi è chiamato a spendere l&#8217;intera vita in una sorta di professione dell&#8217;annuncio&#8221; per così dire; ma ciò non esime affatto i battezzati dal «dire» quel Gesù, al quale appartengono e di cui sono convinti.<br />
C&#8217;è un solo Gesù Cristo, un solo Salvatore, e ne hanno tutti indicibile bisogno. I nostri ragazzi, che affollano le discoteche , hanno un disperato bisogno di Lui. Cresciuti, forse là non andranno più, ma, come molti adulti oggi avranno dentro il clima del vuoto. E noi siamo, nella nostra pochezza, la medicina di questa disperazione, perché possiamo testimoniare Gesù, purchè lo vogliamo.<br />
L&#8217;episodio narrato nel Vangelo è molto significativo in proposito nel suo valore simbolico. «Abbiamo faticato tutta la notte e abbiamo preso nulla»: affermazione di uomini concreti, pescatori che sanno il loro mestiere, ma nello stesso tempo parola esistenziale, perché la notte e il nulla sono diventati termini delle nostre filosofie, quelle che ci dicono di convivere col nulla, deboli e rassegnati.<br />
La risposta di Simon Pietro è, dunque, realistica e metaforica. Tu fatichi e fatichi, ed è notte, non vedi il sole, le sponde, la bellezza del paesaggio, sei nel buio e nella stanchezza. Almeno alla fine tirassi fuori un tesoro che ti ripaga! Invece viene il mattino, viene la luce, e tu devi dire: «Nulla». Se questo non è disperante! E questa non è più la notte del pescatore: è la vita dell&#8217;uomo.<br />
Com&#8217;è consolante invece questo Vangelo! Non sei nella notte, non stai faticando per niente come tante volte senti nel cuore, perché sulla parola di Gesù la vita riacquista un profondissimo senso. La Parola diventa stupendamente salvatrice.<br />
Benedetto Gesù anche per questo! È venuto proprio lì dove noi dovevamo riconoscere: «Ho faticato nel buio per niente». E venuto a sollevarci all&#8217;ultimo momento dicendoci: «No, tutto ha senso sulla mia parola. Sono venuto apposta a dirtela, so che non sei felice. Sono venuto a rivelarti che non è questa la tua condizione, che la vita è diversa».<br />
Ecco perché si deve «dire» Gesù. Non si tratta di andare a offrire formule sia pure giuste, o a fare discorsi, sia pure adeguati, ma di entrare nel dramma della vita degli altri, dove la fatica, il nulla, la notte ci sono. E se, per grazia di Dio, qualcuno vi ha raccontato il buio che ha nel cuore, poiché siete buoni, ispirate confidenza e sapete ascoltare, allora è il momento di dire «Sai, c&#8217;è ancora Uno che può far luce, l&#8217;unico, ma c&#8217;è». Si dice Gesù.<br />
La vita oggi è talmente piena di infelici, che non c&#8217;è che l&#8217;imbarazzo della scelta. Nessuno può affermare che non ne vede, sarebbe una bugia. Occorre solo leggere in modo giusto parole che sembrano un discorso ordinario, ma nel tono, nel modo, in ciò che non dicono, svelano l&#8217;angoscia che c&#8217;è dentro.<br />
Sappiate capire, l&#8217;amore fa comprendere tutto! Allora testimonierete Gesù. </p>
<p>Paolo, nella sua breve «autobiografia», esprime tutto ciò con poche parole: «lo annuncio ciò che mi è stato annunciato». Tre affermazioni concise: «Cristo, che è Dio, è morto per i peccati, è risorto ed è vivo». Sono l&#8217;annuncio che Lui vuole fare giungere a tutti con serietà immensa. Se Dio infatti, di fronte al peccato, va su una croce, vuoI dire che &#8211; qualsiasi opinione circoli tra la gente il peccato rimane la sventura suprema. Quell&#8217;ucciso è proprio Dio ucciso, solo dopo risorge, e regna vivo.<br />
Com&#8217;è grande il cristianesimo, com&#8217;è meraviglioso! Come scuote le nostre piccole mentalità, i nostri piccoli aggiustamenti; davanti a un Dio ucciso e risorto! Questo lo sappiamo, non ci vogliono anni di studio per capirlo, ci vuole la fede nella Parola. Quando abbiamo questa convinzione e sperimentiamo la pace di un Dio che, essendo risorto, cammina con noi, siamo in grado di fare ciò che Lui ci chiede: percepiamo il nulla, la fatica di chi ci è vicino e sappiamo tendere la mano. Non c&#8217;è azione più grande. È il gesto del Padre che ci porge la mano in Gesù Cristo. «È la mano tesa ai peccatori» diciamo in un testo della Liturgia.<br />
Siate anche voi questa mano che si tende, non chiudetevi mai né nei vostri problemi, né nei vostri pensieri, così che non creino su di voi una specie di cupola impenetrabile, che non vi lascia vedere più nulla. Apritevi, accorgetevi degli altri, soprattutto delle loro difficoltà e delle loro sofferenze. Fatelo, questo è Vangelo, è così che si annuncia Gesù. È soprattutto così, con la carica del cuore, con la propria capacità di essere buoni. Lasciate che il vostro cuore sussurri al Signore: «Andremo noi, oggi, e domani e dopodomani. Continueremo ad andare». Questa è la medicina del mondo.<br />
Fatelo con Maria, datele questa consolazione. E preghiamo per tutti coloro che potrebbero dire sui loro 50, 60, 70 anni, ma anche sui loro 15,20 anni: «Ho faticato tutta la notte e non ho preso niente». Per tutta questa folla anonima, che forse non apre neppure più bocca, noi adesso ci prepariamo ad andare, a portare la consolazione del Signore. </p>
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		<title>Omelie di Don Pollano: Battesimo del Signore</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 17:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Battesimo]]></category>
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		<category><![CDATA[Figli di Dio]]></category>
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		<description><![CDATA[Dom. 09.01.00 Battesimo del Signore B Oggi, fratelli e sorelle, la grazia di una giornata che vi arricchisca di ‘grazia’ per tutta la settimana, perché viviate davanti a Dio in tutto ciò che farete, sia con tutti voi. E con … Concludiamo il periodo della comparsa di Gesù nel mondo, il periodo del Natale. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dom. 09.01.00 Battesimo del Signore B</p>
<p>	Oggi, fratelli e sorelle, la grazia di una giornata che vi arricchisca di ‘grazia’ per tutta la settimana, perché viviate davanti a Dio in tutto ciò che farete, sia con tutti voi. E con …<br />
Concludiamo il periodo della comparsa di Gesù nel mondo, il periodo del Natale. Con la sua comparsa, ormai adulto, nella nostra vita di uomini chiediamo, in questo clima giubilare, che la comparsa del Signore torni ad essere un evento che attira, che affascina gli uomini della nostra epoca.<br />
	Ora, con tanta umiltà incominciamo ad accoglierlo nel nostro cuore riconoscendo di essere peccatori e cercando la Misericordia di Dio.<br />
<strong>Is 55,1-11; Cant. Is 12,2-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11</strong><br />
	Grande occasione ci è data oggi da questa Parola, fratelli e sorelle, per due cose sempre molto importanti e la prima è: Ricomprendere, ancora una volta, Gesù; e la seconda, legatissima alla prima: Ricomprendere, ancora una volta, in Gesù, noi stessi.<br />
	Ricomprendere Gesù significa entrare nel suo pensiero quando Egli venne, come avete ascoltato, e assunse la figura dell’uomo che deve essere perdonato.<br />
Per renderci conto dell’importanza di questo gesto, serve ricordare, un momento, quale era la situazione religiosa di quei momenti vissuti, da Gerusalemme e da Giovanni.<br />
Si era aperta con la comparsa di Giovanni, il Battista, una grande crisi culturale – diremmo noi oggi – nell’anima di Gerusalemme. Giovanni il Battista, aveva intenzionalmente ripreso aspetto e stile di quei personaggi ormai non più comparsi da secoli, e attorno a cui però il cuore di Israele, sempre, sempre si commuoveva: i Profeti, i grandi parlatori in nome di Dio. Compare Giovanni e fa un discorso semplicissimo e nuovo con il quale contesta pienamente la maniera che la cultura degli Ebrei ha adottata per vivere il suo rapporto con Dio.<br />
Giovanni dice chiaro: ‘la vostra religione si è talmente indebolita che non vi serve più per salvarvi’. Discorso fortissimo, che urta, turba, scandalizza.<br />
Gerusalemme, come sapete, era impregnata di religiosità. Tutto sembrava andar bene, nei rapporti con Dio, ed ecco Giovanni viene a dire: “No, niente va bene; dovete ricostruire con molta maggiore serietà il rapporto con Dio, del quale vi vantate tanto, ma che non ha più niente dentro”.<br />
Discorso che, tra l’altro, si attua molto bene anche per noi, anche per noi sì.<br />
La religiosità di quel tempo, ha perso il suo segreto, ossia la sua profondità. È ricca di segni, di simboli, di leggi e di manifestazioni che però lasciano il cuore degli uomini e delle donne, tal qual era.<br />
Dio non è più il ‘primo’ perché è il più amato e perciò anche più obbedito; è un Dio blandamente venerato. Una religione che ha persa la sua profondità, che non dimora più dove dovrebbe dimorare, nel cuore dell’uomo, può diventare qualsiasi altra cosa. L’uomo non cambia più sotto il suo influsso e in effetti diventa un’ampia costruzione, uno scenario ininterrotto, ma soltanto uno scenario. Nel quale, tra l’altro, può allineare, e come lo dirà Gesù, l’ipocrisia. I gesti finti che non arrivano mai al cuore: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.<br />
Dunque si tratta, in quell’epoca, di fare una scelta: o, ha ragione Giovanni e occorre rimettere tutto in questione, riaccettando con Dio un rapporto che, a questo punto, non può non diventare un ‘Abbi pietà di noi!’; ci convertiamo Signore, purificaci Signore. Oppure no, si mette Giovanni dalla parte degli uomini strambi, esaltati, e ci si ritira nella propria tradizione: nessun cambiamento.<br />
Tutta Gerusalemme è di fronte a questo dilemma e di fatto gli uomini si schierano: alcuni prendono Giovanni sul serio, capiscono che qui c’è la pretesa di Dio, c’è la voce autentica che non si può fingere di non capire; molti altri si chiudono nella difensiva e non accettano la proposta.<br />
In questa scena, quindi, molto viva, molto più viva di quanto non ci immaginiamo, giunge Gesù.<br />
È chiaro che anch’Egli deve schierarsi. O starà con la religione ufficiale di Gerusalemme e potrà battere la mano sulla spalla di Giovanni e dire: “Non esaltarti troppo”; oppure starà dalla parte di Giovanni e dirà: “Purifica, battezza, voglio immergermi in Dio; hai ragione tu quando ci dici che dobbiamo cambiare”.<br />
Il Vangelo, come avete sentito, documenta che la scelta di Gesù è stata molto chiara, senza equivoco. Si è messo dalla parte di coloro che riconoscevano l’urgente necessità di cambiare il rapporto, personale e sociale, con Dio.<br />
E questo è già un ricapire Gesù. È il Gesù della santità e della salvezza sottolineato, in maniera impressionante, da quel lampo che è la frase che intercorre tra il Padre e il Figlio &#8211; l’avete sentita &#8211; quando Gesù, Figlio di Dio Uomo, prende questa posizione, si mette dalla parte dei peccatori per riconciliarli con Dio, il Padre non può non gridare il suo compiacimento.<br />
Prima c’è una frase eterna che è: il mio Figlio, il prediletto, l’unico. Eh…, è davvero un lampo d’amore.<br />
E poi c’è la dichiarazione del compiacimento di Dio. Questo verbo ‘compiacersi’ non significa soltanto ‘essere contento’, ma biblicamente significa anche che Dio, essendo contento del Figlio, lo elegge, lo sceglie, lo fa diventare il Salvatore. È dunque un compiacimento forte, insomma, non è un verbo della ‘testa’ per cui io mi compiaccio per qualche cosa di buono, ma è un verbo della ‘volontà’: Ecco Colui nel quali mi compiaccio e talmente me ne compiaccio che diventerà il Re della vicenda umana. In Lui – dice il Padre – troverete tutta la mia Ragione, la mia Verità e la mia Volontà.<br />
Così di colpo, Gesù che dopo questa scena comincerà a essere il Gesù delle predicazioni, così di colpo Gesù diventa la Verità. La Verità che cammina, che poco per volta invade; che tende con dolcezza a scatenarsi, però, dentro la mente degli uomini, che tende a far loro capire che Dio è Dio e che continua anche oggi, in questo mai finito tentativo di farci capire che Dio è Dio; e se Dio è Dio – miei cari fratelli –, davvero può cambiare tutto.<br />
In questo Gesù che emerge così, scegliendo Dio, scrollando la religiosità che è appassita, che non dà più frutto, che non cambia più niente, che consente tutti i peccati in sostanza…; in questo Gesù – ecco l’altro aspetto – Noi riconosciamo noi stessi.<br />
Eh, fratelli e sorelle, non siamo qui come visitatori di una Chiesa, siamo qui come battezzati.<br />
E se quel Battesimo di Giovanni, rimaneva simbolico, il nostro Battesimo, pur avendo conservato l’elemento simbolico – l’acqua che purifica – in realtà è stato immergerci in quel mistero di amore, del Figlio al Padre, che il Figlio ha testimoniato fino alla effusione del Sangue, “vero Sangue”.<br />
Dunque immergerci in questa totale conversione d’amore al Padre che ci ha resi autenticamente figli, nel Figlio e con il Figlio. Questo è il Battesimo simboleggiato dall’acqua.<br />
E in questo discendere in Dio, purificati dal Sangue, ha potuto fare irruzione lo Spirito. Noi siamo creature spirituali, ci continua a dire la Bibbia, ossia che vivono secondo lo Spirito di Dio che non è lo spirito dell’uomo e, per poco che siamo cristiani, lo sappiamo tutti per esperienza, e lo Spirito di Dio, il Santo Spirito, non è il nostro.<br />
Battezzati così, capite, abbiamo subito una profonda metamorfosi: Dio si è impresso dentro la nostra personalità e il nostro lavorio, in questo mondo, al di là delle nostre vicende e delle responsabilità, consiste nel far crescere questa identità secondo quel dinamismo, della Bibbia: “farsi sempre più simili a…”.<br />
Ecco perché ci ‘ri-troviamo’ a nostra volta in quel Gesù. Perché il Gesù di quella scelta, adesso, adesso siamo noi. Tocca a noi, oggi, ri-accettare, la profondità e la serietà di un rapporto con Dio che cominciando dal cuore, abbia una forza dirompente, “uno zampillo in vita eterna”, diceva Gesù. Che, se è necessario, sconvolga, disfi, faccia cadere tutto ciò che non è secondo Dio e ricomponga l’unità della nostra vita, secondo Dio, secondo l’amore.<br />
È una grande chiamata. Difatti oggi, come facciamo sempre in un giorno come questo, invece di dire il nostro Credo in Dio, io vi chiederò di rinnovare le vostre promesse di battezzati. Piccole parole, ma grande impegno. E sì. E sì perché se consenti che il tuo Battesimo ti possegga, tutto è fatto. Noi stiamo vivendo il Giubileo, che come sapete, ha avuto tre anni di preparazione immediata. E il primo di questi tre anni, il 1997 dedicato a Gesù, portava proprio come suo programma nel commento del Papa, che i credenti riscoprissero il Battesimo come fondamento dell’esistenza cristiana; secondo la Parola dell’Apostolo, in Galati 3,27, quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.<br />
Fratelli, per noi un vestito è il regalo di uno stilista, attenzione, per gli Ebrei il vestito era la persona. Tu assumi la Persona di Cristo. E questo è il tuo essere battezzato, oggi, domani, dopodomani, fino a quando entrerai in Colui nel quale hai creduto e che hai amato.<br />
Vorremo domandarci, mah, speriamo in bene, chissà quanti hanno, in qualche modo, riscoperto il Battesimo?!. Il verbo è giusto, siamo talmente presi, distratti, in tutt’altra cultura che il Battesimo è davvero il tesoro nascosto sotto molti strati di altre esperienze, occorre scavare, riflettere è vero. Chissà quanti da quel 1997 a oggi hanno riscoperto il Battesimo? Io spero non pochi.<br />
Essenziale è che lo abbiamo accettato e oggi lo riaccettiamo come il Fondamento, altra parola molto forte. Chiedete a un architetto, a un ingegnere cos’è un fondamento, ve lo spiega. Allora il fondamento non è nulla di accessorio, è ovvio.<br />
Il mio fondamento sei Tu Signore; Tu come sei Tu. Il mio fondamento. Mi fondo su di Te. Faccio partire da Te il mio pensare e il mio agire. Mi sforzo di farlo, via. Eh, la nostra amicizia consente anche, poiché sei così buono, che io qualche volta non ce la faccio, non sono perfetto. Ma il mio progetto torna lì: Tu sei il mio fondamento Gesù. E non il fondamento della domenica quando sono in Chiesa, il fondamento della Esistenza.<br />
Ciascuno ha la sua esistenza, le sue situazioni evidentemente. Cristo Signore mi fonda lì, dove sono me stesso, nei miei ruoli, nelle mie responsabilità, in tutte le cose – le più importanti e le meno importanti – mi fonda dovunque. Questo però vuol dire molto, eh, in una cultura che non ha nessun bisogno di fondamenta religiose, vivere con questa pretesa è una bellissima audacia e una grande testimonianza.<br />
Avete voi…, avete voi, fratelli e sorelle, la percezione che il fondarvi in Gesù Cristo sia la vostra aspirazione? Dico aspirazione, non dico di più; a, ma non dico di meno eh!…<br />
Abbiamo tali e tanti piccoli ideali, obiettivi da raggiungere, immediatezze che, le nostre aspirazioni si confondono, sono aggrovigliate, ne abbiamo cento… . Si muore dietro a una piccola aspirazione non realizzata, …ci spendiamo la vita; no, no…; sei battezzato, se sei battezzata la tua aspirazione di fondo, la scelta, l’opzione di fondo &#8211; come si dice -, rimane Gesù Cristo benedetto. E tu lo sai, tu te ne accorgi, tu  senti che lo Spirito, quel famoso Spirito, ti dà dentro delle spinte, eh?!. delle dritte, come si dice. Ti conduce, ti contraddice oppure ti incoraggia. Percepisci che Cristo in te non è un nome, ma è un vivente.<br />
E allora, ora capite, capite com’è seria la cosa, perché…, quella scena là, sulle rive del Giordano, beh, insomma diventa un programma che mi tocca oggi e domani, che mi diventa terribilmente concreto – che bello però! –. Mi sentirò sempre chiamato da Dio, Isaia è molto bello, “I miei pensieri non sono i tuoi pensieri”, dice Dio; lo so, lo so…, e ti ringrazio perché i miei pensieri qualche volta sono anche molto belli, qualche volta sono sordidi, ma insomma, ad ogni modo sono i miei ‘piccoli’ pensieri.<br />
I Tuoi pensieri Tu me li ridai, mi fai pensare come Te. Prendete Matteo, apritelo sulla pagina delle Beatitudini, eccoli i pensieri di Dio che non sono i nostri. Ma che grazia avere quella pagina da leggere e da fare leggere a qualcuno.<br />
Se dunque Tu Signore mi porti nei luoghi celesti – direbbe Paolo –, se mi fai vivere a casa tua in questo mondo, ecco allora io sono contento; mi sento lieto di essere cristiano, dovunque, sempre. E senza esibizioni solo che farò luce, dicevi Tu Signore; so che altri coglieranno la beatitudine di essere ‘figli di Dio’. Eh sì. Servirebbe ben a poco, io credo parlare di un battesimo di Gesù, espressione un po’ strana per noi, se poi di fatto tutto questo non diventasse il fatto che noi siamo stati battezzati in Gesù e ce ne gloriamo, fratelli e sorelle.<br />
Facciamolo questo inventario della vita che ne dite? Quell’angolo della vita, quella situazione, forse anche importante, dove tu impedisci a Cristo di essere tuo, e tu di essere suo perché qualcosa stride, stona, su… fa pulito, su convertiti, su purificati, su… battezzati nella penitenza; su sveglia la coscienza, su cerca la santità credici! Ecco il popolo di Dio che finalmente apre gli occhi. Vibra, vibra di vita, risponde alla sua vocazione.<br />
È il dono che possiamo fare oggi al Signore, credete, lo attende, Gesù è vivo. Gesù è vivo, ci ama tanto e aspetta tutto da noi.<br />
E lo facciamo passare, come sempre, attraverso la silenziosissima, ma intensissima attesa di Colei, che avendo generato Lui, ora aspetta di generarlo anche a noi. Consegnate a Maria la vostra volontà battesimale, mentre, come vi dicevo prima, insieme riconfermiamo – in modo dialogico -, che battezzati siamo e vogliamo essere, nel Nome benedetto del Signore.</p>
<p>Innanzi al Padre, al Figlio e allo Spirito, dunque fratelli e sorelle, vi ripropongo le domande della Chiesa: Credete…</p>
<p>Ora, insieme, gli rivolgiamo la comune preghiera…<br />
Donaci, Padre il tuo Spirito, non nella misura in cui sappiamo chiedertelo, ma in quella in cui vuoi donarcelo Tu; facci santi per il bene del mondo, e che il mondo ti glorifichi vedendo come operi nei tuoi figli, te lo chiede per noi Maria, ascoltala ed esaudiscici, per Cristo tuo figlio, nostro Signore. Amen.</p>
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		<title>Omelie di Don Pollano: Epifania</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 17:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Angolo della Famiglia di Therese]]></category>
		<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
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		<description><![CDATA[Giovedì, 6 gennaio 2000 EPIFANIA DEL SIGNORE Oggi, fratelli e sorelle, ancora convenuti qui per la vostra Fede, la grazia di gioire perché siete cristiani e di rinnovare, in qualche modo, la scena di questa visita misteriosa a Gesù bimbo, sia con tutti voi – E con il tuo Spirito. La Chiesa ha sempre inteso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì, 6 gennaio 2000 EPIFANIA DEL SIGNORE</p>
<p>	Oggi, fratelli e sorelle, ancora convenuti qui per la vostra Fede, la grazia di gioire perché siete cristiani e di rinnovare, in qualche modo, la scena di questa visita misteriosa a Gesù bimbo, sia con tutti voi – E con il tuo Spirito.<br />
La Chiesa ha sempre inteso questa solennità epifanica come la ‘solennità di Gesù’, venuto per tutti. Raccogliamo dunque nel nostro cuore la totalità del mondo, presentiamola a Dio, che tanto la ama e la vuole salvare.<br />
Offriamogli anche, fratelli e sorelle, la purezza dei nostri cuori. Siamo peccatori, ma siamo nella Misericordia di Dio e gli chiediamo perdono. Confesso…<br />
<strong>Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12</strong><br />
	Cominciamo il commento a questa pagina di Vangelo leggendo due frasi del documento con cui, G. Paolo II, ha lanciato il Giubileo.<br />
La prima delle frasi dice così: “Ci sono, oggi nel mondo, molti che sono alla ricerca di un segno propizio che gli aiuti a scorgere le tracce della presenza di Dio nel nostro tempo”.<br />
Dunque molti e molte che aspettano un segno, attualizzando il Vangelo potremmo dire che aspettano di vedere la loro ‘stella’.<br />
	L’altra frase del documento dice: “ed esistono persone che lasciano dietro di sé come un ‘sovrappiù’ di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che coinvolge e sostiene gli altri”.<br />
Ecco le ‘stelle’, no?! Ecco le persone che, quell’altro genere di persone che sta cercando, ha appunto bisogno di incontrare.<br />
	Allora, carissimi fratelli e sorelle, per rendere vero questo giorno e poiché siete qui, credenti…, lasciate che vi domandi: vi piacerebbe? Desiderate essere di quelle persone che nella vita di ogni giorno, umile e semplice, lasciano dietro di sé come un ‘sovrappiù’ di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che coinvolge e sostiene gli altri, quelli appunto, che stanno cercando un segno che li aiuti a trovare la presenza di Dio.<br />
	Rispondere di sì con il nostro cuore, mi sembra il frutto concreto, essenziale di un giorno come questo. Vuol dire entrarci davvero a condizione, si capisce, che questo giorno lo capiamo nella sua “sconfinata” grandezza; il che evidentemente, il cristiano vuole essere il ‘segno’ per qualcun altro, nella misura che è convinto che ne valga la pena.<br />
	Dunque, a Dio diciamo “Sì, accettiamo di essere quelle persone che vivendo con un sovrappiù di amore, diventano segno per molte altre che ti cercano, Signore”, e lo facciamo consapevoli che proprio questa, e soltanto questa l’urgenza della nostra epoca. E dico ‘epoca’ per non dire un mese, o un anno, o un certo tempo. Ma per dire una di quelle pagine della storia che bisogna, assolutamente, realizzare.<br />
Dunque, questa scena dell’Epifania è la scena della nostra epoca, perché? Le ragioni sono chiare.<br />
Chi abbiamo ritrovato in questa scena? Certamente abbiamo ritrovato Lui, il Verbo di Dio fatto uomo, abbiamo ritrovato il bambino nel cuore della sua piccola famiglia. Abbiamo ritrovato il Dio che superando, anche qui, incalcolabili distanze è venuto, si è reso visibile. Il grande viaggio evidentemente non lo fanno i Magi, lo fa Dio venendo fino a noi. Lo fa Dio passando dall’infinito al finito; dall’assoluto al relativo; dall’eterno al tempo, è Lui che supera tutto ed eccolo qui: un bambino visibile, tangibile, un bambino.<br />
La prima grande verità è che Dio si è reso visibile ed è evidente che, se si rende visibile è perché lo guardiamo. È una ‘ostensione’ questo piccolo bambino, lì a Betlemme. È già dinanzi agli occhi di tutti, non vuole non essere visto, non è venuto per il nascondimento. Un Dio che si vuole far vedere perché vuole attirare a sé l’occhio famelico, assetato, di tutti noi, povere creature, che continuiamo a guardare, a guardare, a guardare, a cercare gli occhi degli altri, la faccia degli altri, i gesti degli altri e non troviamo mai niente dietro.<br />
Dio è venuto a dire “Guardami!”. E anche qui, la Parola della Chiesa è molto adatta. Questo Documento, come sapete, inizia con una raccomandazione centrale: “Fissate Gesù Cristo”; dunque Dio è visibile e il mondo ha bisogno di vederlo.<br />
Se non fosse così, potremmo starcene tranquilli a casa nostra. Ma Dio è visibile, e il mondo ha bisogno di vederlo. Ci vuole qualcuno che, con amore e con coraggio si metta di mezzo fra questo grande evento: l’apparizione di Dio e questo grande bisogno .<br />
I nostri occhi vuoti…, quel qualcuno siamo appunto noi.<br />
Un Dio visibile in una carne come la nostra, con uno scopo ben preciso che noi conosciamo benissimo: risolvere il nostro mistero. Nel Concilio c’è una frase ‘molto’ bella, tra le più belle forse, di quel Concilio: “Nel Mistero del Verbo fatto uomo, trova spiegazione il mistero dell’uomo stesso”.<br />
Due misteri vedete, il nostro: tu che vivi, vai avanti…, e sei abbastanza misterioso per te stesso e, il mistero di Dio il quale si fa uomo come noi, e viene a prendere parte alla nostra esperienza. Ma, come sappiamo è la spiegazione: “Venite a me voi tutti che siete affannati e oppressi e Io vi ristorerò”.  Oh fratelli, Gesù non parla soltanto dell’affanno del dolore, dell’angoscia, parla proprio di quell’affanno più profondo che ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa di solido.<br />
“Chi costruisce su di me, costruisce sulla pietra, non costruite sulla sabbia, non c’è altro significato al mondo di quello che ‘Io’ porto”. E il Papa ha ribadito con grande forza, in questi tempi così relativistici, così confusi: “Gesù è la vera novità che supera ogni attesa dell’umanità e tale rimarrà sempre”. Ecco chi è Gesù.<br />
Allora Lui si rende visibile e il suo mistero mi sconvolge. Perché dice la Lett. Agli Ebrei a proposito di Gesù: “Avendo dinanzi a sé la gioia Egli si sottopose alla croce”.<br />
Ecco il mistero di questo Mistero.<br />
Perché ti sei sottoposto alla croce avendo davanti a te la gioia con pieno diritto di averla? Io avrei scelto la gioia…<br />
Ebbene Dio è capace anche di questo: scegliere la croce per dare senso anche al “non senso”; per dare significato al “niente del niente”; per ‘riscattare’ tutto e allora il tuo Mistero. Tu che entri nella mia umanità, sai benissimo che cosa ti accadrà. Tu ti rendi visibile, a un certo punto sarai così brutto sulla croce che, distoglieremo gli occhi da te perché ci farai letteralmente orrore, e Tu rimani visibile lo stesso; entri dentro a questa umanità per sollevarla tutta – Tu, Verbo di Dio – e dire: “ha senso esistere se si viene da me”.<br />
Ecco questo è il primo forte pensiero che dobbiamo avere: la rivelazione di Dio che ci dice: “Guardatemi  e troverete significato e gioia”. Ma certo voi lo capite, il cristiano deve essere convinto lui per primo di questo, qui non siamo mica a verità da pochi soldi, eh; qui siamo alla sostanza dell’essere stesso, al profondo, alla radice di tutto sicché, il cristiano è pure uno come tutto gli altri, porta dentro questo zoccolo duro – diremo -, questa convinzione incrollabile: che Dio c’è, che Dio è il senso di tutto; che lui, il cristiano ‘condivide’ con Dio la vita; che ha la pace e la forza di Dio, eh sì questo è il cristiano.<br />
D’accordo, possiamo avere le nostre crisi, le nostre difficoltà, tutto ciò che ci accade…, ma la roccia non si infrange, ma radicati in Gesù Cristo, niente e nessuno ci sradica da Gesù Cristo. Siamo di Gesù Cristo.<br />
E allora, ecco la seconda grande idea. Questo venire di gente ‘da lontano’.<br />
Perché è vero che Dio s’è reso visibile, ma voi capite, se quelli non arrivavano, non lo vedevano. C’è anche tutto un movimento da parte dell’umanità che risponde, diciamo nel suo piccolo, a quel grande viaggio di Dio verso di noi. Anche noi ci muoveremo verso di Te, e ciò che con una parola, per noi è molto corrente, si chiama: “La ricerca”, la ricerca di Dio.<br />
Questi Magi, questi personaggi simboleggiano molto bene alcune situazioni.<br />
Primo: sono molto estranei. Rappresentano la ‘estraneità’ di molte persone riguardo a Dio, come Dio non fosse; come non avesse importanza; oppure come essendoci dovesse essere un altro da quello che è; dovesse far diverso, oppure…, insomma, estraneità.<br />
“Ho messo le tende lontano da te, e sto lì…”, Apostasia, hanno detto i vescovi non tanto tempo fa, “me ne sto lontano…”. Ebbene, questi uomini cosa fanno? Rompono l’estraneità, decidono di muoversi e partono.<br />
Oh, dobbiamo ottenerla questa grazia, per tanti fratelli e sorelle che rinuncino alla loro estraneità rispetto a Dio e decidano di cominciare il viaggio. Di mettersi per strada nel lungo pellegrinaggio verso Betlemme, anche questo è molto giubilare, no?!<br />
“Cammina, cammina, esci dalla tua casa, vai per i campi incolti, non aver paura del deserto; cammina, cammina…, va a cercare Colui di cui hai bisogno che è Dio.<br />
E badate che questo serve anche a noi. Chi di noi oserebbe dire: “in me non c’è nulla di estraneo a Dio!”, eeh no, non sarebbe vero. I miei peccati sono estranei a Dio, i miei difetti, le mie durezze di cuore e così via.<br />
Ma non me ne sto lì, come uno che dice: “Non mi muoverò più, cristiano così sono e cristiano così resto”, e perché? Muoviti, anche tu, mettiti per strada.<br />
E allora, dopo il cammino, il ritrovamento e la gioia.<br />
Io vi auguro, fratelli carissimi, che voi conosciate questa gioia di ritrovare Dio, di ritrovarlo, trovarlo, ritrovarlo…: una preghiera ben riuscita, una confessione ben fatta, una opera buona che ti riempie il cuore, una fraternità, insomma…; quella gioia che viene proprio dal fatto, che in un modo o nell’altro, hai trovato un’altra volta Dio.<br />
Oh sì, queste sono le nostre gioie no?! Bene, esse arrivano e, il Vangelo sottolinea, una grandissima gioia rimane. Dopo di che cosa fanno? Beh, si comportano come chi ha trovato, oramai, il punto culminante: ‘adorano’ hanno trovato il senso di tutto; ‘donano’ si donano e poi ricominciano la loro vita, ma non più come prima perché il punto culminante, ora si chiama Gesù. Questo è l’altro aspetto della scena.<br />
Noi vogliamo essere il segno, le persone che hanno un più di amore, di purezza, di bontà e attirano le altre. Noi vogliamo proprio questo.<br />
Convinti che il tempo in cui Dio si rende particolarmente visibile, si schiaccia quasi contro i nostri occhi per essere visto, Dio in questo tempo. Fa di tutto, dà mille segni, e siamo convinti che…, che tanti devono alzarsi e mettersi in ricerca per avere quella famosa gioia: “Ti ho trovato Signore, ora ci vedo, ora credo, ora so”.<br />
È bello vivere così, proprio la vita quotidiana, non poi la vita delle celebrazioni; la vita di tutti i giorni dove incontrate persone, come sappiamo tutti, con il loro mille problemi, ma voi, siete le persone che hanno un ‘sovrappiù di amore, di purezza e di giustizia’.<br />
Ricordatevi di volerlo essere, fratelli e sorelle.<br />
È come un debito che abbiamo con chi non è cristiano. Dobbiamo essere segni, ‘testimoni’, una parola che sappiamo bene a memoria. Dunque dobbiamo essere la ‘stella’ che guida qualcuno. Non crediate che sia una presunzione, è semplicemente il nostro mandato.<br />
Guardatevi attorno, nella vita di casa vostra: la famiglia, il gruppo di lavoro, l’ambiente e la vita sociale…, vedete un po’ se non potete acquistare luce, in qualche modo essere notati, di più e meglio, perché siete cristiani. Non potreste fare miglior dono, credetelo sinceramente a Dio oggi.<br />
Quella Epifania è là, ma questa ‘epifania’, che siamo tutti noi, è qua. Facciamola splendere. Come sarà consolato quel bambino, che non ha detto niente, eppure è il centro di tutto. Quella Madre, che non ha detto niente, eppure anche oggi regge le sorti del mondo. Ecco, camminiamo così.<br />
Offriamoci nella Eucarestia e rendiamo grazie. Di poter capire con il cuore e realizzare con la vita questa splendida maniera di ‘capirla’, la nostra vita.</p>
<p>A Dio, regaliamo la nostra Fede perché la faccia ridiscendere, come dire, come una pioggia di scintille di luce nel cuore di tanti che ne hanno bisogno. Credo…</p>
<p>Come i veri figli di Dio rivolgiamoci con tanta familiarità, tanta fiducia al Signore che ci ascolta. O Signore che ci hai chiamati alla fede, ascoltaci.</p>
<p>Ascoltaci Padre e accogli il dono dei nostri cuori che ti amano. Vorremmo amarti tanto quanto meriti, cogli la nostra intenzione buona, la grande preghiera che Maria fa per noi ed esaudisci per amore di Cristo tuo Figlio, nostro Signore. Amen</p>
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