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	<title>La Piccola Via &#187; risposta</title>
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	<description>un blog della Famiglia di Therese</description>
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		<title>La responsabilità nei confronti di Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 13:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie - Catechesi don Pollano]]></category>
		<category><![CDATA[Quaresima]]></category>
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		<description><![CDATA[III DOMENICA  DI  QUARESIMA Es 3, 1-8a. 13-15; Sal 102; 1 Cor 10, 1-6. 10-12; Lc 13, 1-9 La responsabilità nei confronti di Dio Questa pagina di Vangelo evoca nella nostra mente e nella nostra coscienza un concetto fondamentale per la vita di tutti e, ancora di più, per l’esperienza del rapporto con Dio: il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>III DOMENICA  DI  QUARESIMA</p>
<p>Es 3, 1-8a. 13-15; Sal 102; 1 Cor 10, 1-6. 10-12; Lc 13, 1-9</p>
<h2><strong>La responsabilità nei confronti di Dio</strong></h2>
<p>Questa pagina di Vangelo evoca nella nostra mente e nella nostra coscienza un concetto fondamentale per la vita di tutti e, ancora di più, per l’esperienza del rapporto con Dio: <strong>il concetto della responsabilità</strong>. Il messaggio della parabola del fico sterile è evidente in proposito.</p>
<p>Per collocarci in questo discorso estremamente serio di Gesù, che pure è traboccante d’amore, teniamo conto del fatto che siamo eredi di una cultura europea la quale, a poco a poco, si è del tutto deresponsabilizzata nei riguardi di Dio. Siamo, dunque, come al fondo di una discesa da risalire e la nostra non sarebbe una posizione favorevole se non avessimo per noi ancora una volta la mano di Dio che si tende, perché Dio ci ama.</p>
<p>In ogni caso siamo in una condizione grave. <em>Responsabilità</em> è una parola suprema, quella che forse più di tutte descrive la dignità di una persona, e anche di una comunità di persone. Infatti il suo concetto richiama quello della libertà. Ciascuno di noi porta in sé il potere di determinarsi, di essere chi vuole o non essere chi non vuole e, malgrado la presenza di molti condizionamenti e limiti, è innegabile che abbiamo la facoltà di riferire a noi stessi ciò che vogliamo. Pensiamo a quante cose belle, buone, vantaggiose una persona può giustamente riferire a sé, ossia non ci sarebbero, se non le avesse fatte, pensate, volute. È bella la responsabilità positiva e porta con sé meritata gloria, fama, successo, retribuzione: realtà comunissima tra di noi.</p>
<p>La libertà, però, ha anche un altro aspetto: non sarebbe certo onesto, anche se spesso cerchiamo di farlo, volerci attribuire soltanto ciò che è buono e gratificante sottraendoci alle nostre responsabilità, quando si tratta di qualcosa di cattivo. La libertà riguarda ogni situazione. Dobbiamo avere il coraggio di dire: “Sono stato io” anche rispetto a ciò che abbiamo deciso, fatto, causato ed è risultato non positivo per noi e per gli altri.</p>
<p>E’ difficile ammetterlo, tendiamo tutti a evitare le responsabilità negative. Questo è un segno che siamo creati per il bene e non per il male. Rimane vero, però, che il nostro vivere è un gioco di queste libertà, perché, se io sono causa di tante cose e tu anche, e siamo fianco a fianco, dobbiamo far coesistere queste capacità ricche e belle, ma anche pericolose, nella maniera più vivibile che si possa. Allora si realizza il pratico liberalismo positivo: io ti rispetto e tu mi rispetti. Si può anzi persino ipotizzare che le nostre libertà si mettano in gara: da una competizione possono nascere molti risultati positivi nella storia degli uomini.</p>
<p>Ed ecco a questo proposito una riflessione di coscienza: il nostro è un tempo che acuisce fino all’ossessione la ricerca dei responsabili nella vita sociale, perché si vive nella paura. Si verifica, però, un paradosso: mentre riconosciamo tutte le responsabilità storiche che possiamo avere, contemporaneamente abbiamo portato quasi a zero le responsabilità teologiche, quelle verso Dio; di fronte a Lui è come se non si ritenesse responsabile quasi nessuno. Questo è un collasso della nostra civiltà ed è un atteggiamento di stoltezza; infatti <strong>se</strong> <strong>essere responsabili verso l’altro è giusto, perché evitare di esserlo verso l’Altro, il cui nome è Dio?</strong></p>
<p>Inoltre nei suoi confronti non vi è solo una questione di responsabilità, ma molto di più:  ognuno di noi deve dire: “Dio mi ha tratto fuori dal suo essere, sono di Lui e sono anche per Lui. La mia capacità di determinarmi, di decidere chi sarò, mi è stata data, prima di tutto, per stabilire che io sarò con Lui, sarò di Lui, sarò in Lui. Dio è il senso del mio essere qui, non ne ho nessun altro. Allora, di fronte a Lui è ancora troppo poco che io riconosca di dover rendere conto delle mie azioni. La mia libertà è per Lui ed è a Lui che deve, che vuole giungere, altrimenti annaspo e annego nel nulla”.</p>
<p>Dio è infatti il termine della nostra libertà totale. E con Dio non possiamo soltanto assumere un atteggiamento liberale: tu rispetti me e io rispetto te; con Dio è diverso, sentiamo che la nostra risposta dev’essere appassionatamente piena.</p>
<p>E’ questa la tortuosità della nostra cultura. Dobbiamo infatti domandarci: “Se la nostra condizione dal punto di vista ontologico, dell’essere, è questa, come mai non siamo più disposti a riconoscerla?”.</p>
<p>La risposta non è difficile, il nostro cuore ce la suggerisce: purtroppo nascondiamo in noi anche la paura di Dio, il timore d’incontrarci con Lui. Di conseguenza, abbiamo rovesciato abilmente la situazione dicendo: “Non sono io responsabile di fronte a te, Dio, sei Tu  responsabile di fronte a me. Dov’eri ad Auschwitz? Dove sei quando capitano gli eventi drammatici della nostra storia? Parliamone e, se ti assolvo, riprenderemo la nostra intesa”.</p>
<p>È temerario l’uomo che parla così: non siamo neppure capaci di essere giusti con i nostri simili, anzi, ci macchiamo di atroci ingiustizie, eppure osiamo farci giudici di Dio. Dimentichiamo che Dio non ha la nostra statura, che la storia è momento penultimo, non ultimo, che siamo finiti, mentre Lui è infinito; dimentichiamo che Dio sa e noi non sappiamo, che Egli è capace di ricreare un’esistenza, di far rivivere le ossa infrante. Non ricordiamo più niente di tutto questo, cancelliamo la realtà di Dio, poi al suo nome, che è rimasto ormai quasi privo di significato, possiamo anche dire: “Rendi conto!”.</p>
<p>Ma quale Dio sarebbe questo, se potessimo risolvere così facilmente il rapporto con Lui? No, per noi <strong>è necessaria la profonda umiltà di renderci conto che Dio è Dio</strong>.</p>
<p>La Parola di oggi ci è di grande aiuto, perché questo Dio, al quale dobbiamo rispondere, non è un giudice, a cui nessuno di noi oserebbe presentarsi da imputato colpevole, ma un Padre che conosce la nostra situazione: “Non avere paura di me, so che sei colpevole, ma non potevo chiedere conto a te dei tuoi peccati, per questo ho chiesto a mio Figlio: &#8211; Ti vuoi fare uomo come loro? -. &#8211; Sì, Padre -. &#8211; Ti vuoi caricare dei loro peccati? -. &#8211; Sì, Padre -. &#8211; A qualunque costo? -. &#8211; A qualunque costo -. Ho fatto ricadere su mio Figlio, che era d’accordo, perché noi ti amiamo, tutto quello che pesava su di te. È pagato, non avere paura, lascia soltanto che adesso ti accompagni e smetti di agire da solo”.</p>
<p>E’ questo <strong>Dio accompagnatore dell’uomo </strong>a chiederci se accettiamo di camminare di nuovo con Lui. Egli ripropone a noi, poveri uomini e povere donne di oggi, che non sappiamo vivere e aiutarci l’un l’altro: “Lasciate che cammini con voi!”.</p>
<p>Non abbiate paura di questo accompagnatore, permettetegli di purificarvi il cuore, se ne avete bisogno, diventerete più felici. Ecco la responsabilità: “Tu, Dio, mi chiami con amore e io non risponderei? No, Signore, sarei l’uomo più folle del mondo se mi comportassi così. Tu ci chiami con amore, perché vedi che stiamo andando in ogni direzione senza orientamento; abbiamo perso il senso della storia, della creazione: è pessimista la società. Allora ti chiediamo che torni ad accompagnarci, che si compia una nuova teofania: &#8211; Compari di nuovo! &#8211; ”.</p>
<p>Ci possiamo domandare come e dove questo avvenga. C’è la Parola, ci siamo noi che siamo la comparsa di Dio in mezzo agli altri: Gesù Cristo è in noi. Quanti cristiani sono proprio una teofania: li incontri e ti si apre uno spiraglio di luce.</p>
<p>Ma è Dio che preme su questa storia con immensa compassione. È un Padre che ci cerca, non un Dio astratto. E noi oggi possiamo chiedere che tanti sentano di più quanto<strong> </strong>la responsabilità verso Dio è seria, e come non ci debba incutere paura: è la più seria e la più lieta del mondo. Che l’umanità senta che Dio la chiama: “Dove sei? Torna!”. E’ il padre della parabola, in attesa del ritorno del figlio che si ritrova poverissimo e ha nostalgia di Dio.</p>
<p>Chiediamo in questa Eucaristia &#8211; e Maria lo chiede con noi &#8211; che molti cuori si aprano a questa frase misteriosa:<strong> “Dio c’è, è mio Padre: e se tornassi a casa da Lui?”</strong>.<strong></strong></p>
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