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	<title>La Piccola Via &#187; Teresa di Lisieux</title>
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		<title>San Giuseppe Moscati &#8211; Biografia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 07:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giuseppe Moscati (1880-1927) laico Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880. Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #663300; font-family: Times; font-size: small;">Giuseppe Moscati (1880-1927)<br />
<em>laico </em></span></strong></p>
<p>Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento, settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880.</p>
<p>Nel 1881 la famiglia Moscati si trasferí ad Ancona e poi a Napoli, ove Giuseppe fece la sua prima comunione nella festa dell&#8217;Immacolata del 1888. Dal 1889 al 1894 Giuseppe compì i suoi studi ginnasiali e poi quelli liceali al &#8221; Vittorio Emanuele &#8220;, conseguendovi con voti brillanti la licenza liceale nel 1897, all&#8217;etá di appena 17 anni. Pochi mesi dopo, cominciò gli studi universitari presso la facoltà di medicina dell&#8217;Ateneo partenopeo.</p>
<p>E&#8217; possibile che la decisione di scegliere la professione medica sia stata in parte influenzata dal fatto che negli anni dell&#8217;adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe prodigò le sue cure premurose al fratello tanto amato, e allora dovette sperimentare la relativa impotenza dei rimedi umani e l&#8217;efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. È comunque un fatto che, fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt&#8217;uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all&#8217;opera salvifica del Medico Divino.</p>
<p>Il 4 agosto 1903, Giuseppe Moscati conseguì la laurea in medicina con pieni voti e diritto alla stampa, coronando così in modo degno il &#8221; curriculum &#8221; dei suoi studi universitari. A distanza di cinque mesi dalla laurea, il dottor Moscati prende parte al concorso pubblico indetto per l&#8217;ufficio di assistente ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli; quasi contemporaneamente sostiene un altro concorso per coadiutore straordinario negli stessi ospedali, a base di prove e titoli. Nel primo dei concorsi, su ventun classificati, riesce secondo; nell&#8217;altro riesce primo assoluto, e ciò in modo così trionfale che &#8211; come si legge in un giudizio qualificato &#8211; &#8221; fece sbalordire esaminatori e compagni &#8220;.</p>
<p>Dal 1904 il Moscati presta servizio di coadiutore all&#8217;ospedale degl&#8217;Incurabili, a Napoli, e fra l&#8217;altro organizza l&#8217;ospedalizzazione dei colpiti di rabbia e, mediante un intervento personale molto coraggioso, salva i ricoverati nell&#8217;ospedale di Torre del Greco, durante l&#8217;eruzione del Vesuvio nel 1906.</p>
<p>Negli anni successivi Giuseppe Moscati consegue l&#8217;idoneità, in un concorso per esami, al servizio di laboratorio presso l&#8217;ospedale di malattie infettive &#8221; Domenico Cotugno &#8220;. Nel 1911 prende parte al concorso pubblico per sei posti di aiuto ordinario negli Ospedali Riuniti e lo vince in modo clamoroso. Si succedono le nomine a coadiutore ordinario, negli ospedali e poi, in seguito al concorso per medico ordinario, la nomina a direttore di sala, cioè a primario. Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti. A questo &#8221; curriculum &#8221; ospedaliero si affiancano le diverse tappe di quello universitario e scientifico: dagli anni universitari fino al 1908, il Moscati è assistente volontario nel laboratorio di fisiologia; dal 1908 in poi è assistente ordinario nell&#8217;Istituto di Chimica fisiologica. Consegue per concorso un posto di studio nella stazione zoologica. In seguito a concorso viene nominato preparatore volontario della III Clinica Medica, e preposto al reparto chimico fino al 1911. Contemporaneamente, percorre i diversi gradi dell&#8217;insegnamento.</p>
<p>Nel 1911 ottiene, per titoli, la Libera Docenza in Chimica fisiologica; ha l&#8217;incarico di guidare le ricerche scientifiche e sperimentali nell&#8217;Istituto di Chimica biologica. Dal 1911 insegna, senza interruzioni, &#8221; Indagini di laboratorio applicate alla clinica &#8221; e &#8221; Chimica applicata alla medicina &#8220;, con esercitazioni e dimostrazioni pratiche. A titolo privato, durante alcuni anni scolastici, insegna a numerosi laureati e studenti semeiologia e casuistica ospedaliera, clinica e anatomo-patologica. Per vari anni accademici espleta la supplenza nei corsi ufficiali di Chimica fisiologica e Fisiologia. Nel 1922, consegue la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica ad unanimità di voti della commissione.</p>
<p>Celebre e ricercatissimo nell&#8217;ambiente partenopeo quando è ancora giovanissimo, il professor Moscati conquista ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i risultati delle quali vengono da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentrano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, assicurano al Moscati un posto d&#8217;onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo.</p>
<p>Non sono tuttavia unicamente e neppure principalmente le doti geniali ed i successi clamorosi del Moscati &#8211; la sua sicura metodologia innovatrice nel campo della ricerca scientifica, il suo colpo d&#8217;occhio diagnostico fuori del comune &#8211; che suscitano la meraviglia di chi lo avvicina. Più di ogni altra cosa è la sua stessa personalità che lascia un&#8217;impressione profonda in coloro che lo incontrano, la sua vita limpida e coerente, tutta impregnata di fede e di carità verso Dio e verso gli uomini. Il Moscati è uno scienziato di prim&#8217;ordine; ma per lui non esistono contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore è al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato. L&#8217;accettazione della Parola di Dio non è, d&#8217;altronde, per il Moscati un semplice atto intellettuale, astratto e teorico: per lui la fede è, invece, la sorgente di tutta la sua vita, l&#8217;accettazione incondizionata, calda ed entusiasta della realtà del Dio personale e dei nostri rapporti con lui. Il Moscati vede nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo ama e lo serve in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinge a prodigarsi senza sosta per chi soffre, a non attendere che i malati vadano a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni. E tutti, ma in modo speciale coloro che vivono nella miseria, intuiscono ammirati la forza divina che anima il loro benefattore. Così il Moscati diventa l&#8217;apostolo di Gesù: senza mai predicare, annuncia, con la sua carità e con il modo in cui vive la sua professione di medico, il Divino Pastore e conduce a lui gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Mentre gli anni progrediscono, il fuoco dell&#8217;amore sembra divorare Giuseppe Moscati. L&#8217;attività esterna cresce costantemente, ma si prolungano pure le sue ore di preghiera e si interiorizzano progressivamente i suoi incontri con Gesù sacramentato.</p>
<p>Quando, il 12 aprile 1927, il Moscati muore improvvisamente, stroncato in piena attività, a soli 46 anni, la notizia del suo decesso viene annunciata e propagata di bocca in bocca con le parole: &#8221; È morto il medico santo &#8220;. Queste parole, che riassumono tutta la vita del Moscati, ricevono oggi il suggello ufficiale della Chiesa.</p>
<p>Il Prof. Giuseppe Moscati è stato beatificato da S. S. Paolo VI nel corso dell&#8217;Anno Santo, il 16 novembre 1975.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Papa: santa Teresa di Lisieux, una meravigliosa storia d&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 06:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, oggi vorrei parlarvi di santa Teresa di Lisieux, Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, che visse in questo mondo solo 24 anni, alla fine del XIX secolo, conducendo una vita molto semplice e nascosta, ma che, dopo la morte e la pubblicazione dei suoi scritti, è diventata una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>oggi vorrei parlarvi di santa Teresa di Lisieux, Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, che visse in questo mondo solo 24 anni, alla fine del XIX secolo, conducendo una vita molto semplice e nascosta, ma che, dopo la morte e la pubblicazione dei suoi scritti, è diventata una delle sante più conosciute e amate. La &#8220;piccola Teresa&#8221; non ha mai smesso di aiutare le anime più semplici, i piccoli, i poveri e i sofferenti che la pregano, ma ha anche illuminato tutta la Chiesa con la sua profonda dottrina spirituale, a tal punto che il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, nel 1997, ha voluto darle il titolo di Dottore della Chiesa, in aggiunta a quello di Patrona delle Missioni, già attribuitole da Pio XI nel 1939. Il mio amato Predecessore la definì &#8220;esperta della <em>scientia amoris</em>&#8221; (<em>Novo Millennio ineunte, </em>27). Questa <em>scienza</em>, che vede risplendere nell&#8217;amore tutta la verità della fede, Teresa la esprime principalmente nel <em>racconto della sua vita</em>, pubblicato un anno dopo la sua morte sotto il titolo di <em>Storia di un&#8217;anima.</em> E’ un libro che ebbe subito un enorme successo, fu tradotto in molte lingue e diffuso in tutto il mondo. Vorrei invitarvi a riscoprire questo piccolo-grande tesoro, questo luminoso commento del Vangelo pienamente vissuto! La <em>Storia di un&#8217;anima</em>, infatti, è una meravigliosa <em>storia d&#8217;Amore,</em> raccontata con una tale autenticità, semplicità e freschezza che il lettore non può non rimanerne affascinato! Ma qual è questo Amore che ha riempito tutta la vita di Teresa, dall’infanzia fino alla morte? Cari amici, questo Amore ha un Volto, ha un Nome, è Gesù! La Santa parla continuamente di Gesù. Vogliamo ripercorrere, allora, le grandi tappe della sua vita, per entrare nel cuore della sua dottrina.</p>
<p>Teresa nasce il 2 gennaio 1873 ad Alençon, una città della Normandia, in Francia. E&#8217; l&#8217;ultima figlia di Luigi e Zelia Martin, sposi e genitori esemplari, beatificati insieme il 19 ottobre 2008. Ebbero nove figli; di essi quattro morirono in tenera età. Rimasero le cinque figlie, che diventarono tutte religiose. Teresa, a 4 anni, rimase profondamente ferita dalla morte della madre (Ms A, 13r). Il padre con le figlie si trasferì allora nella città di Lisieux, dove si svolgerà tutta la vita della Santa. Più tardi Teresa, colpita da una grave malattia nervosa, guarì per una grazia divina, che lei stessa definisce il &#8220;sorriso della Madonna&#8221; (<em>ibid.</em>, 29v-30v). Ricevette poi la Prima Comunione, intensamente vissuta (<em>ibid.</em>, 35r), e mise Gesù Eucaristia al centro della sua esistenza.</p>
<p>La &#8220;Grazia di Natale&#8221; del 1886 segna la grande svolta, da lei chiamata la sua &#8220;completa conversione&#8221; (<em>ibid.</em>, 44v-45r). Guarisce, infatti, totalmente dalla sua ipersensibilità infantile e inizia una &#8220;corsa da gigante&#8221;. All&#8217;età di 14 anni, Teresa si avvicina sempre più, con grande fede, a Gesù Crocifisso, e si prende a cuore il caso, apparentemente disperato, di un criminale condannato a morte e impenitente (<em>ibid.</em>, 45v-46v). &#8220;Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell&#8217;inferno&#8221;, scrive la Santa, con la certezza che la sua preghiera lo avrebbe messo a contatto con il Sangue redentore di Gesù. E&#8217; la sua prima e fondamentale esperienza di <em>maternità spirituale</em>: &#8220;Tanta fiducia avevo nella Misericordia Infinita di Gesù&#8243;, scrive. Con Maria Santissima, la giovane Teresa ama, crede e spera con &#8220;un cuore di madre&#8221; (cfr PR 6/10r).</p>
<p>Nel novembre del 1887, Teresa si reca in pellegrinaggio a Roma insieme al padre e alla sorella Celina (<em>ibid.</em>, 55v-67r). Per lei, il momento culminante è l&#8217;Udienza del Papa Leone XIII, al quale domanda il permesso di entrare, appena quindicenne, nel Carmelo di Lisieux. Un anno dopo, il suo desiderio si realizza: si fa Carmelitana, &#8220;per salvare le anime e pregare per i sacerdoti&#8221; (<em>ibid.</em>, 69v). Contemporaneamente, inizia anche la dolorosa ed umiliante malattia mentale di suo padre. E’ una grande sofferenza che conduce Teresa alla contemplazione del Volto di Gesù nella sua Passione (<em>ibid.</em>, 71rv). Così, il suo nome da Religiosa - <em>suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo </em>- esprime il programma di tutta la sua vita, nella comunione ai Misteri centrali dell&#8217;Incarnazione e della Redenzione. La sua professione religiosa, nella festa della Natività di Maria, l’8 settembre 1890, è per lei un vero matrimonio spirituale nella &#8220;piccolezza&#8221; evangelica, caratterizzata dal simbolo del fiore: &#8220;Che bella festa la Natività di Maria per diventare la sposa di Gesù! &#8211; scrive &#8211; Era la <em>piccola </em>Vergine Santa di un giorno che presentava il suo <em>piccolo </em>fiore al <em>piccolo </em>Gesù&#8243; (<em>ibid.</em>, 77r). Per Teresa essere religiosa significa essere <em>sposa di Gesù e madre delle anime</em> (cfr Ms B, 2v). Lo stesso giorno, la Santa scrive una preghiera che indica tutto l&#8217;orientamento della sua vita: chiede a Gesù il dono del suo Amore infinito, di essere la più piccola, e sopratutto chiede la salvezza di tutti gli uomini: &#8220;Che nessuna anima sia dannata oggi&#8221; (Pr 2). Di grande importanza è la sua <em>Offerta all&#8217;Amore Misericordioso</em>, fatta nella festa della Santissima Trinità del 1895 (Ms A, 83v-84r; Pr 6): un&#8217;offerta che Teresa condivide subito con le sue consorelle, essendo già vice maestra delle novizie.</p>
<p>Dieci anni dopo la &#8220;Grazia di Natale&#8221;, nel 1896, viene la &#8220;Grazia di Pasqua&#8221;, che apre l&#8217;ultimo periodo della vita di Teresa, con l&#8217;inizio della sua passione in unione profonda alla Passione di Gesù; si tratta della passione del corpo, con la malattia che la condurrà alla morte attraverso grandi sofferenze, ma soprattutto si tratta della passione dell&#8217;anima, con una dolorosissima <em>prova della fede</em> (Ms C, 4v-7v). Con Maria accanto alla Croce di Gesù, Teresa vive allora la fede più eroica, come luce nelle tenebre che le invadono l’anima. La Carmelitana ha coscienza di vivere questa grande prova per la salvezza di tutti gli atei del mondo moderno, chiamati da lei &#8220;fratelli&#8221;. Vive allora ancora più intensamente l&#8217;amore fraterno (8r-33v): verso le sorelle della sua comunità, verso i suoi due fratelli spirituali missionari, verso i sacerdoti e tutti gli uomini, specialmente i più lontani. Diventa veramente una &#8220;sorella universale&#8221;! La sua carità amabile e sorridente è l&#8217;espressione della gioia profonda di cui ci rivela il segreto: &#8220;Gesù, la mia gioia è amare Te&#8221; (P 45/7). In questo contesto di sofferenza, vivendo il più grande amore nelle più piccole cose della vita quotidiana, la Santa porta a compimento la sua vocazione di essere l’Amore nel cuore della Chiesa (cfr Ms B, 3v).</p>
<p>Teresa muore la sera del 30 settembre 1897, pronunciando le semplici parole &#8220;Mio Dio, vi amo!&#8221;, guardando il Crocifisso che stringeva nelle sue mani. Queste ultime parole della Santa sono la chiave di tutta la sua dottrina, della sua interpretazione del Vangelo. L&#8217;atto d&#8217;amore, espresso nel suo ultimo soffio, era come il continuo respiro della sua anima, come il battito del suo cuore. Le semplici parole &#8220;<em>Gesù Ti amo</em>&#8221; sono al centro di tutti i suoi scritti. L&#8217;atto d&#8217;amore a Gesù la immerge nella Santissima Trinità. Ella scrive: &#8220;Ah tu lo sai, Divin Gesù Ti amo, / Lo Spirito d&#8217;Amore m&#8217;infiamma col suo fuoco, / E&#8217; amando Te che io attiro il Padre&#8221; (P 17/2).</p>
<p>Cari amici, anche noi con santa Teresa di Gesù Bambino dovremmo poter ripetere ogni giorno al Signore che vogliamo vivere di amore a Lui e agli altri, imparare alla scuola dei santi ad amare in modo autentico e totale. Teresa è uno dei &#8220;piccoli&#8221; del Vangelo che si lasciano condurre da Dio nelle profondità del suo Mistero. Una guida per tutti, soprattutto per coloro che, nel Popolo di Dio, svolgono il ministero di teologi. Con l&#8217;umiltà e la carità, la fede e la speranza, Teresa entra continuamente nel cuore della Sacra Scrittura che racchiude il Mistero di Cristo. E tale lettura della Bibbia, nutrita dalla <em>scienza dell’amore</em>, non si oppone alla scienza accademica. La <em>scienza dei santi</em>, infatti, di cui lei stessa parla nell&#8217;ultima pagina della <em>Storia di un&#8217;anima</em>, è la scienza più alta &#8220;Tutti i santi l&#8217;hanno capito e in modo più particolare forse quelli che riempirono l&#8217;universo con l&#8217;irradiazione della dottrina evangelica. Non è forse dall&#8217;orazione che i Santi Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d&#8217;Aquino, Francesco, Domenico e tanti altri illustri Amici di Dio hanno attinto questa <em>scienza divina</em> che affascina i geni più grandi?&#8221; (Ms C, 36r). Inseparabile dal Vangelo, l&#8217;Eucaristia è per Teresa il Sacramento dell&#8217;Amore Divino che si abbassa all&#8217;estremo per innalzarci fino a Lui. Nella sua ultima <em>Lettera</em>, su un&#8217;immagine che rappresenta Gesù Bambino nell&#8217;Ostia consacrata, la Santa scrive queste semplici parole: &#8220;Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo! (&#8230;) Io Lo amo! Infatti, Egli non è che Amore e Misericordia!&#8221; (LT 266).</p>
<p>Nel Vangelo, Teresa scopre soprattutto la Misericordia di Gesù, al punto da affermare: &#8220;A me Egli ha dato la sua Misericordia infinita, attraverso essa contemplo e adoro le altre perfezioni divine! (&#8230;) Allora tutte mi paiono raggianti d&#8217;amore, la Giustizia stessa (e forse ancor più di qualsiasi altra) mi sembra rivestita d&#8217;amore&#8221; (Ms A, 84r). Così si esprime anche nelle ultime righe della <em>Storia di un&#8217;anima</em>: &#8220;Appena do un&#8217;occhiata al Santo Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù e so da che parte correre&#8230; Non è al primo posto, ma all&#8217;ultimo che mi slancio… Sì lo sento, anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei, con il cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia di Gesù, perché so quanto ami il figliol prodigo che ritorna a Lui&#8221; (Ms C, 36v-37r). &#8220;Fiducia e Amore&#8221; sono dunque il punto finale del racconto della sua vita, due parole che come fari hanno illuminato tutto il suo cammino di santità, per poter guidare gli altri sulla stessa sua &#8220;piccola via di fiducia e di amore&#8221;, dell’infanzia spirituale (cf Ms C, 2v-3r; LT 226). Fiducia come quella del bambino che si abbandona nelle mani di Dio, inseparabile dall&#8217;impegno forte, radicale del vero amore, che è dono totale di sé, per sempre, come dice la Santa contemplando Maria: &#8220;Amare è dare tutto, e dare se stesso&#8221; (<em>Perché ti amo, o Maria</em>, P 54/22). Così Teresa indica a tutti noi che la vita cristiana consiste nel vivere pienamente la grazia del Battesimo nel dono totale di sé all&#8217;Amore del Padre, per vivere come Cristo, nel fuoco dello Spirito Santo, il Suo stesso amore per tutti gli altri.</p>
<p>S.S. Benedetto XVI</p>
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		<title>Il Sorriso di Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 15:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono stati degli avvenimenti eccezionali alla base di un tale splendore spirituale? No, la chiamata del Signore si manifesta nella vita di Thérèse attraverso degli avvenimenti molto semplici. La vita le mostra passo dopo passo la volontà di Dio. Lei la riconosce dai desideri audaci che osa esprimere. Deve solo prenderne confidenza: il Signore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono stati degli avvenimenti eccezionali alla base di un tale splendore spirituale?</p>
<p>No, la chiamata del Signore si manifesta nella vita di Thérèse attraverso degli avvenimenti molto semplici. La vita le mostra passo dopo passo la volontà di Dio. Lei la riconosce dai desideri audaci che osa esprimere. Deve solo prenderne confidenza: il Signore è fedele; Egli non può ispirare dei desideri irrealizzabili; le circostanze della vita le permetteranno poi di capire poco a poco la reale portata del suo desiderio e così di sentire appieno la chiamata di Dio.</p>
<p>Thérèse si rallegra di questa condotta semplice del Signore nella sua vita. Lei non vuole che degli avvenimenti straordinari scoraggino i piccoli e gli umili dal seguirla sul cammino di una fede coraggiosa. In questo cammino si può sentire ad ogni tappa la voce del Buon Pastore, e crescere con come unico desiderio quello di seguirlo.</p>
<p>Thérèse, privata di sua madre, aveva trovato in sua sorella Pauline una seconda madre. Suo padre aveva associato al suo amore per lei un amore veramente materno (cf. f. 13 r°); tutta la famiglia d’altro canto offre a Thérèse, nella cornice dei Buissonnets, un ambiente protettivo e materno: lei è felice soltanto là! Il ruolo di Pauline è preponderante, e la sua partenza per il Carmelo provoca un profondo choc emotivo a Thérèse.</p>
<p><a href="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-11-a-15.58.32.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-479" title="Schermata 2010-02-11 a 15.58.32" src="http://www.lapiccolavia.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-11-a-15.58.32.jpg" alt="" width="258" height="685" /></a>Durante la Pasqua del 1883, trovandosi dagli zii per l’assenza del padre e delle sue due sorelle Maria e Leonia, Thérèse cade in una malattia nervosa che costerna tutta la famiglia.</p>
<p>Prima di iniziare a scrivere i suoi ricordi, Teresa s’inginocchia davanti alla statua di Maria; questa statua proveniva dai Buissonnets ed era carica di una storia di grazie e di gioie familiari; agendo così, Thérèse resta fedele all’atto di consacrazione a Maria fatto il giorno della sua prima comunione; era stata scelta per pronunciarlo in nome di tutte le altre prime comunicanti:</p>
<p>“era giusto che parlassi io a nome delle mie compagne alla mia Madre del Cielo, io che così giovane ero rimasta priva della Madre della terra. Ci misi tutto il mio animo a parlarle, a consacrarmi a lei; come una bambina che si getta tra le braccia di sua madre e le chiede di vegliare su di lei.” (f. 35 v°).</p>
<p>Thérèse stessa stabilisce un legame tra la sofferenza causata dalla perdita di sua madre all’età di quattro anni e mezzo, ed il suo attaccamento alla Vergine Maria.</p>
<p>Non è stato anche il sorriso della Vergine che l’ha salvata dalla morte all’età di dieci anni?</p>
<p>Infine Lei dedicherà la sua ultima poesia a Maria (Perché t’amo, Maria), prima di morire, dopo aver offerto la sua corta vita a Cristo nell’ordine della Vergine:</p>
<p>“Al mattino della mia vita  m’ hai sorriso, vieni e sorridimi, Madre, è già sera! &#8230;” (P 54,25) Quando sua sorella maggiore Maria torna ai Buissonnets, non si stacca più da lei, riempiendola di costanti attenzioni, e Thérèse riversa su di lei tutto il suo bisogno di tenerezza materna.</p>
<p>Le è stata messa vicino quella famosa statua di Maria “che ha parlato due volte a Mamma” (f. 29 v°).</p>
<p>E Teresa le mostra tutto il suo sconforto. Il racconto che lei ci fa della disperazione che precede la grazia della sua guarigione è straziante. E’ il grido di una bimba che Thérèse pronuncia con crescente angoscia: “Mamma &#8230; Mamma &#8230;”. (f. 30 r°)</p>
<p>Sua sorella maggiore accorre e s’inginocchia vicino a lei, rivolta verso la statua, e subito dopo la seguono Céline e Leonia e fanno lo stesso.</p>
<p>Thérèse è nel baratro più profondo: “dal momento che non trovava alcun soccorso sulla terra, anche la piccola Teresa si era rivolta alla sua Madre del Cielo; la pregò con tutto il cuore di aver finalmente pietà di lei&#8230;” (f. 30 r°)</p>
<p>E’ allora che avviene il miracolo.</p>
<p>Teresa vede la Vergine Maria sorriderle. Colei che ci è stata donata da Gesù stesso, in segno della tenerezza materna di Dio, ha risposto al grido disperato della sua figlioletta.</p>
<p><em>Una nuova nascita.</em></p>
<p>Cos’è successo, infine?</p>
<p>Quando Thérèse, ristabilita, va a far visita al Carmelo per vedere sua sorella Pauline, le Carmelitane la colmano di domande sulla visione. Thérèse è sbalordita. Cerca di presentarla come fosse stata soprattutto una grazia spirituale di sicurezza interiore, la certezza d’avere in Maria la Madre più bella, più sorridente, più amorosa che si possa desiderare.</p>
<p>Ma lei che viveva nel delirio da molte settimane, non si sarà sbagliata? Questa domanda diviene la causa di un tormento interiore che si placherà soltanto 4 anni dopo, davanti alla statua di Notre Dame des Victoires a Parigi.</p>
<p>Thérèse ha la certezza, allora, che Maria le ha sorriso al capezzale.</p>
<p>Difatti, non fu in quell’ momento che ritrovò la forza di riprendere fiducia nella vita e di accettarne la dolorosa realtà, con le sue separazioni ed i suoi morti?  Riconoscere ciò è come una seconda nascita.</p>
<p>Dopo aver ricevuto, con il sorriso di Maria, la grazia di vivere, ne resta profondamente colpita nel suo essere.</p>
<p>L’importante non è sapere se Thérèse ha avuto una visione o un’allucinazione, ma la fiducia nella vita che lei ha ricevuto tramite Maria.</p>
<p>Lei ha compreso che, attraverso Maria, Dio non lascerà mai morire l’amore materno di cui lei ha un bisogno vitale.</p>
<p>Ciò che è ammirevole in quest’avvenimento, è che la grazia Mariana sia in grado di raggiungere la sofferenza ad una tale profondità: questo è più miracoloso di una visione.</p>
<p>Nel contesto di una malattia che colpiva fino alle radici la sua personalità, è da Maria che riceve la grazia di sorridere di nuovo alla vita</p>
<p><em>Una luce per tutta l’esistenza.</em></p>
<p>Lei manifesterà la sua riconoscenza associandosi ai  “figli di Maria”, nonostante i sacrifici che ciò richiederà. Diventando carmelitana, sarà felice di entrare nell’ordine della Vergine e di portare il suo abito. Avvicinandosi la fine del suo itinerario terrestre, consacrerà a Maria la sua ultima e più lunga poesia:</p>
<p>“Al mattino della mia vita  m’ hai sorriso, vieni e sorridimi, Madre , è già sera!” (P 54,25)</p>
<p>Così il sorriso di Maria ha illuminato tutta la vita di fede di Thérèse. Lei, che fu ferita così in profondità nei suoi affetti, al punto di perdere la ragione e quasi la vita, grazie a questo sorriso ha ottenuto la grazia di una rinascita.</p>
<p>Colmandoci con il suo Spirito, Dio vuole anche donarci, rinati alla vita, la sua tenerezza.</p>
<p>Maria ci permette di scoprire questo mistero, Lei che si donò completamente allo Spirito Santo e che ricevette da Gesù sulla croce, la missione di essere nostra Madre.</p>
<p>Il sorriso di Maria è più vero di tutte le ferite che c’infligge la vita.</p>
<p>Questo sorriso può aprire alla fiducia il cuore di tutte le sofferenze umane e riportare in vita la profondità dell’uomo!</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>All’inizio, il sorriso</em></p>
<p>C’è una dimensione innata del sorriso in tutta l’esistenza umana.</p>
<p>Nelle regressioni provocate dalla sofferenza, possiamo, come Teresa, raggiungere nel più profondo il sorriso di Maria, per rinascere nella fiducia e nella speranza: lasciare sgorgare quelle dolci lacrime che liberano delle lacrime molto amare.</p>
<p>Contempliamo, per questo, Maria nel Vangelo, silenziosamente presente, che  conserva tutto nel suo cuore. (cf. Lc. 2,19.51)</p>
<p>Maria, nostra silenziosa memoria delle meraviglie di Dio, ci unisce, infatti, in questa dimensione fondamentale della nostra storia umana: l’esperienza del sorriso.</p>
<p>Il sorriso di Maria appare dunque come fondamento dell’esistenza e promessa del suo compimento in Dio, come segno dell’amore di Dio per noi. La nostra esperienza umana si radica così nell’esperienza di fede. Il sorriso della Madre è ciò su cui riposa la nostra esperienza di Dio. Esso diviene, tramite Maria, Rivelazione del mistero di Dio, come amore premuroso e incondizionato.</p>
<p>Questo sorriso rende possibile il tormento del lutto ed il consenso alla separazione, sulla base di una fondamentale fiducia.</p>
<p>Il bambino sa che non sarà mai abbandonato. Il credente sa che la Resurrezione è il significato della croce. Per passare da questo sorriso innato all’espressione adulta della fede evangelica è necessario un travaglio. C’è, infatti, un passaggio frequente attraverso un uso idolatrico di certi aspetti della fede.</p>
<p>Proiettiamo su tale aspetto del mistero il nostro desiderio d’onnipotenza, che è disconoscimento della morte e della fine.</p>
<p>Grazie al cammino della fede vissuto nella chiesa, integriamo tutte le dimensioni del mistero, ma la scoperta iniziale resta vera; lo è più che mai, poiché è arricchita da tutte le altre dimensioni del mistero della fede. Il sorriso di Maria diviene un segno proprio del Mistero di Dio, allorché Maria è contemplata in piedi sotto la Croce.</p>
<p>Il ricorso alla figura materna di Maria, allora, non conduce ad un diniego della sofferenza e della morte. I Vangeli dell’Infanzia fanno essi stessi quest’opera, annunciando già la Passione e la Morte di Gesù.</p>
<p><em>Sin dal principio, il servizio</em></p>
<p>Teresa mostra come lei stessa ha compiuto questo travaglio di fede, col suo poema dedicato a Maria (Perché t’amo, Maria.).</p>
<p>La sua meditazione è illustrata unicamente dal suo modo di scrivere, insolito rispetto a quello della Chiesa dei suoi tempi.</p>
<p>Passiamo così dalla rappresentazione di una madre onnipotente, capace d’assicurare la vita alla sua figlioletta minacciata d’annientamento, alla visione di una donna che visse nella notte della fede e servì umilmente la sua famiglia.</p>
<p>“Non sono i lavori di Marta che Gesù biasima: a questi lavori, la sua Madre divina si è umilmente sottomessa per tutta la sua vita poiché doveva preparare i pasti per la Santa Famiglia. ” (Ms.C 36 r°)</p>
<p>Invece di idealizzare Maria, Thérèse vede in Lei una donna semplice, e molto vicina a noi nel quotidiano. Così Maria è nostra madre, nello stare attenta ai nostri bisogni, ma soprattutto nel donarci Gesù. Noi possiamo anche riconoscerci in Lei, poiché Lei ha conosciuto la sofferenza, ed in questo Lei è prima di tutto nostra sorella. Maria, nostra sorella è, infatti, un modello imitabile da tutti i cristiani: modello di carità nell’umile servizio al prossimo, modello di speranza con il suo silenzio nelle difficoltà, modello d’esaltazione nella lode (Lc. 1,46-55) e di preghiera umile e confidente (Gv. 2,1-12), modello di perfetta donna cristiana.</p>
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		<title>Alla tavola dei peccatori e dei lontani</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[conversione]]></category>
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		<description><![CDATA[Teresa e i peccatori: nella sua vita un rapporto costante e crescente. A 14 anni capisce che il suo posto è «sotto la Croce» per spargere sui peccatori il sangue di Gesù, e proprio a lui chiede un segno di gradimento. Lo ottiene: Enrico Pranzini, pluriassassino impenitente, già sulla ghigliottina, bacia tre volte il Crocifisso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="font-weight: normal;">Teresa e i peccatori: nella sua vita un rapporto costante e crescente. A 14 anni capisce che il suo posto è «sotto la Croce» per spargere sui peccatori il sangue di Gesù, e proprio a lui chiede un segno di gradimento. Lo ottiene: Enrico Pranzini, pluriassassino impenitente, già sulla ghigliottina, bacia tre volte il Crocifisso. È il «suo primo figlio». Ne seguiranno tanti, laici e preti, ma alla fine arrivano in folla. Negli ultimi 18 mesi di vita subisce la prova più tremenda. Lei che ha vissuto solo di fede e per il cielo, «non sente» più la fede: è sommersa dalle tenebre e dai dubbi.</span></h4>
<p>Diventa &#8220;sorella&#8221; degli atei, dei disperati, seduta con loro «alla tavola dove mangiano i peccatori», che sente veri &#8220;fratelli&#8221;. Nella tempesta, reagisce: «Credo di aver fatto più atti di fede ora che in tutta la mia vita». Ma acconsente a restare lì, con i peccatori, i senza fede, i disperati, fino alla fine. Non basta: elabora una teologia del peccato tutta sua. Attorno a lei vivono Dio come &#8220;giustizia&#8221; inesorabile. Per lei Dio è «Amore, la cui proprietà sta nell’abbassarsi» (Man. A) per amare la creatura. E allora il peccato, nella sua essenza, è un rifiuto, è una «diga opposta all’Amore», a Dio che vuole invadere la sua creatura.</p>
<p>Perciò chi si lascia amare da Dio, senza riserve, trascina i suoi fratelli («Attirami! Noi correremo», Man. C). Non solo. Perciò chi si lascia amare è subito purificato, anche se è il più grande peccatore. Sono le ultime righe della Storia di un’Anima : «Anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati&#8230; andrei, con il cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia di Gesù&#8230;». Alle soglie del 2000 è un messaggio per tutti, soprattutto per chi è alla tavola dei peccatori, dei lontani, dei disperati&#8230;</p>
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		<title>Nel cuore della Chiesa-Mistero</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[Teresa e la Chiesa. Ci vorrebbe un volume. Pare che non ne abbia parlato molto. Ha vissuto la sua vita cristiana. Nel viaggio a Roma ha visto anche i limiti dei preti e dell’istituzione storica. È arrivata a stringere le ginocchia del vecchio Leone XIII. Non ha mai avuto un vero direttore spirituale, e si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Teresa e la Chiesa. Ci vorrebbe un volume. Pare che non ne abbia parlato molto. Ha vissuto la sua vita cristiana. Nel viaggio a Roma ha visto anche i limiti dei preti e dell’istituzione storica. È arrivata a stringere le ginocchia del vecchio Leone XIII. Non ha mai avuto un vero direttore spirituale, e si è scelta il &#8220;direttore dei direttori&#8221;, Gesù. Da morta, poi, ha conquistato Papi, vescovi, preti, fedeli&#8230; E invece c’è ben altro. Nel Man. B racconta di aver «trovato il suo posto nella Chiesa» e, «finalmente», «scoperto la sua vocazione».</p>
<p>Eccone l’essenza schematica. Nel &#8220;Corpo Mistico della Chiesa&#8221; – lei lo chiamava già così – come «carmelitana, sposa di Cristo e madre delle anime», sapeva di essere «nel cuore», tra quelli cioè il cui «mestiere» è amare. Ma non le bastava: voleva essere «anche» e «insieme», Apostolo, Dottore, Martire, Profeta&#8230; Voleva essere «tutto», era «tormentata da desideri infiniti». Il cap. 13 della prima lettera ai Corinzi le dà una &#8220;chiave&#8221;: la cosa più importante è l’amore. Ma proprio lì Paolo dice il contrario di quello che lei vuole: ciascuno stia al suo posto, non tutti possono essere tutto. Ma lei va oltre, e fa la sua scoperta, tutta sua.</p>
<p>A settembre 1896, da più di un anno, dall’&#8221;Atto di offerta come vittima all’Amore misericordioso&#8221;, lei sa di essere, per grazia di Dio stesso, realmente, «una cosa sola» con lo Spirito Santo che «arde nel cuore della Chiesa» e che dà vita a tutto, anzi, che «è tutto». Ha trovato! La sua «follia» è realizzata, il suo «sogno» è realtà: «Ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto sei tu, o Dio, che me l’hai dato. Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’Amore, e così sarò tutto!». Il Mistero di Dio e della Chiesa intrecciato in una sola realtà. È questa l’ecclesiologia di Teresa.</p>
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		<title>Teresa e Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Maria]]></category>
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		<description><![CDATA[La vita di Teresa è tutta segnata da Maria, dal battesimo al &#8220;sorriso&#8221; della guarigione (13 maggio 1883), dalla professione religiosa (8 settembre 1890) alle ultime parole scritte a mano, ancora l’8 settembre 1897: «O Maria, se io fossi la Regina del Cielo, e tu fossi Teresa, vorrei essere Teresa affinché tu fossi la Regina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vita di Teresa è tutta segnata da Maria, dal battesimo al &#8220;sorriso&#8221; della guarigione (13 maggio 1883), dalla professione religiosa (8 settembre 1890) alle ultime parole scritte a mano, ancora l’8 settembre 1897: «O Maria, se io fossi la Regina del Cielo, e tu fossi Teresa, vorrei essere Teresa affinché tu fossi la Regina del cielo!!!&#8230;». Non è un gioco di parole, ma un vero scambio di amore. Per lei Maria è madre di tutti i figli di Dio e sorella di tutte le donne. Teresa e le donne: a 14 anni manifesta, durante il viaggio in Italia, la sua reazione ai segni di certo antifemminismo di Chiesa.</p>
<p>Ma il suo messaggio essenziale su Maria è nell’ultima poesia che ha composto: &#8220;Perché ti amo, o Maria&#8221;: 200 versi in 25 strofe. Per lei Maria non è Regina inaccessibile nei Cieli e sovrana nei suoi privilegi («Se ti guardassi nella tua gloria sublime, non potrei credermi tua figlia, e abbasserei gli occhi»).</p>
<p>La sua Maria è quella che trova nel Vangelo (str. 2), «mortale e sofferente» come noi, vicina ai suoi figli, anche «deboli e peccatori» (str. 4), capace di «tacere» e di «nascondersi» in mezzo alla gente di Nazareth (str. 17), di «gioire, ma anche di piangere» (str. 18), di capire con delicatezza il bisogno degli sposi di Cana (str. 19), di mescolarsi ai peccatori che ascoltano suo Figlio senza pretendere la prima fila (str. 20), vero «rifugio dei peccatori» (str. 21) che sa resistere ai piedi della Croce (str. 23) e poi fare da madre a Giovanni per lunghi anni (str. 24).</p>
<p>Una Maria, dunque, «più madre che regina», più sorella che sovrana, più da amare che da ammirare. Una vera mariologia d’Incarnazione. Era il 1897: il capitolo VIII della <em>Lumen gentium</em>, la <em>Marialis cultus </em>di Paolo VI e <em>la Redemptoris Mater</em> di Giovanni Paolo II erano ancora tanto lontani.</p>
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		<title>Perché ti amo Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 09:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Giacoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Perché t’amo Maria Vorrei cantare, madre, perché t’amo; e perché il dolce tuo nome mi fa trasalire il cuore. E perché il pensiero della tua suprema grandezza non saprebbe ispirarmi spavento nell’anima. Se  ti contemplassi nella sublime gloria che di tanto sorpassa la luce degli eletti, ah, non potrei credere che sono la tua bambina, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Perché t’amo Maria</strong></p>
<p>Vorrei cantare, madre, perché t’amo; e perché il dolce tuo nome mi fa trasalire il cuore. E perché il pensiero della tua suprema grandezza non saprebbe ispirarmi spavento nell’anima. Se  ti contemplassi nella sublime gloria che di tanto sorpassa la luce degli eletti, ah, non potrei credere che sono la tua bambina, Maria, e davanti a te abbasserei gli occhi.</p>
<p>Perché una creatura possa darsi tutta alla mamma bisogna che questa pianga con lei, divida i suoi dolori. regina del mio cuore, quando piangesti quaggiù per attirarmi a te ! ben meditando la tua vita sul Vangelo, io oso guardarti e avvicinarmi a te: non m’è difficile credermi tua creatura, perché ti vedo mortale e sofferente come me.</p>
<p>Il Vangelo m’insegna che crescendo in saggezza, Gesù resto sotto messo a Maria, a Giuseppe. ed il cuore mi dice con che tenerezza egli sempre obbedì ai genitori amatissimi. ma ora capisco il mister del tempio, la risposta del dolce mio Re, ed il suo tono. Maria, questo caro Fanciullo vuole che tu sia l’esempio dell’anima che lo cerca nella notte della fede&#8230;.</p>
<p>Un dì che i peccatori ascoltano la dottrina di colui che é venuto per condurli al cielo, io ti trovo con loro, Madre, in attesa. C’è chi avverte Gesù che tu vorresti vederlo ed allora, davanti alla gran folla, ecco che il tuo divin Figliolo esprime l’immensità del suo amore per noi dicendo:” Chi mi é fratello, e sorella, e madre, se non colui che fa la mia volontà?”</p>
<p>Teresa di Gesù Bambino</p>
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